Creato da Licia.Cutaia il 26/03/2008
Psicologo, psicoterapeuta relazionale - Tel: 3392436046 - Via Antonio De Gregorio 15 - Palermo

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Sono Licia Cutaia ed ho creato questo blog con il fine di presentarmi, di far conoscere il mio approccio professionale e condividere con i visitatori alcuni miei articoli, immagini, fimati e considerazioni che esprimono i miei interessi, la mia sensibilità, la mia professionalità.

In fondo al blog troverete il mio curriculum vitae e gli articoli che descrivono il modo in cui lavoro.

Potrete contattarmi al mio cellulare o al mio indirizzo di posta elettronica, sia per un consiglio sia per intraprendere un percorso terapeutico. 

 

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La forza non deriva dalle capacità fisiche,

ma da una volontà indomita.

(Mahatma Gandhi)

 

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CORPO - MENTE - EMOZIONI

 

 

 

Nell'uomo corpo e mente sono indissolubilmente connessi

L'uomo è costituito  da corpo, dalla mente e dallo spirito.

Lo spirito è curato dalla fede, il corpo dalla medicina, la mente dalla psicologia e dalla psichiatria

Quando il corpo ha un sintomo  - se un medico ne esclude la causa organica - esso può esprimere un disagio  di origine psichica.

Le emozioni sono processi della mente (hanno origine nel sistema limbico) sono decodificate dai nostri processi cognitivi (intellettivi) e sono nominate con il linguaggio.

Quando le emozioni disturbanti invece di essere connesse alla neocorteccia cerebrale si esprimono direttamente attraverso le vie autonome corporee, allora si costituisce il linguaggio organico.

IL CORPO COMUNICA

Se avete sintomi fisici che non hanno trovato un riscontro in una diagnosi medica, l'origine della vostra sofferenza potrebbe essere un conflitto emotivo individuale, relazionale, comunicativo!

In questi casi, è opportuno parlarne con il vostro medico di fiducia e valutare l'opportunità di richiedere una consulenza psicologica.

 
 

 

 
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LA TERAPIA DEL DISTURBO DA ATTACCO DI PANICO

Post n°24 pubblicato il 11 Maggio 2009 da Licia.Cutaia

 

 

 

Il DAP (disturbo da attacco di panico) è una sindrome psicopatologica molto diffusa.

Solitamente l’intervento per questa patologia vede l'applicazione di tecniche cognitivo comportamentali con approcci di tipo relazionale.

Spesso il sintomo agorafobico ( Agorafobia: paura di risiedere in luoghi aperti; tale angoscia  attiva il panico. Da qui si dice disturbo da attacco di panico con agorafobia) consiste in un inspiegabile e doloroso sentimento di angoscia quando il paziente si trova nella situazione di allontanamento dalla propria abitazione ed/o in uno stato di solitudine.

Gli agorafobici  attribuiscono il loro stato ad una malattia fisica o al timore di “perdere il controllo”, trascurando i rapporti interpersonali, le emozioni derivate dalla minaccia di separazione o la perdita di una persona significativa.

Invece è ricorrente  che il sintomo compaia in concorrenza ad episodi significativi di cambiamento, in cui il cambiamento è paventato o atteso seppur comportando la separazione dalla famiglia di origine o da una particolare persona di riferimento ( il coniuge, il convivente…)

Le prime esperienze di attaccamento tra bambino e genitore sono importantissime per la decodifica di tutte le esperienze relazionali che un individuo sperimenta nella propria vita.

Attraverso le esperienze infantili di attaccamento il bambino (futuro adulto) organizza il bagaglio interiore di sé stesso in relazione all’altro e conserva nella memoria le emozioni connesse a quelle esperienze. Questo bagaglio prende il nome di MOI (

(modello operativo interno) e guida la consapevolezza di un bambino  sulle proprie capacità e sull’essere più o meno degno di essere amato.

Talvolta alcune persone che soffrono di attacchi di panico, hanno sperimentato l’accudimento di un genitore intrusivo ed imprevedibile che nell’infanzia violava continuamente i loro spazi di autonomia, prospettando situazioni di tragedia qualora essi si fossero trovati fuori dalla loro protezione e diretto controllo.

La conseguenza era una forte rabbia ed ostilità mortificata e repressa per non dispiacere all’adulto che rappresentava al contempo la fonte di amore e di sicurezza.

L’approccio relazionale che mira a comprendere l’origine e la funzione degli attacchi di panico, si propone di trovare un collegamento tra i modelli operativi interni di un individuo e la percezione che esso ha nell’entrare in rapporto con gli altri.

Il lavoro terapeutico così mira a ridurre la cecità emozionale del paziente che non connette le emozioni al timore del distacco e della perdita; al contempo occorre impegnarsi in un lavoro cognitivo che metta in relazione i pensieri, le emozioni e i comportamenti che si attivano durante gli episodi di panico.

Il lavoro terapeutico è un lavoro soprattutto di ascolto della propria storia attraverso il racconto di sé all’Altro capace di mettere un ordine nuovo ricucendo una storia ben formata in cui le emozioni, i pensieri e i comportamenti possano accordarsi in una nuova armonia.

 
 
 
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