Giorni e nuvole
così la vita.. il titolo in prestito da Soldini
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Post n°38 pubblicato il 11 Febbraio 2012 da occhineriocchineri
Il mio arrivo nella città di N. Eri stato avvertito Il treno è arrivato sul terzo binario. Alcune donne mi hanno sostituito Si sono scambiati L'insieme restava al suo posto. Fuori dalla portata
Altrove.
Wislawa Szymborska
[fotografia di Stafano Ciotti] |
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Post n°36 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da occhineriocchineri
Paolo Buonvino |
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Post n°35 pubblicato il 20 Ottobre 2011 da occhineriocchineri
........................ di Bill Evans ........................... perché ogni volta che l'ascolto io ci sento la vita |
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Post n°34 pubblicato il 15 Ottobre 2011 da occhineriocchineri
Così per noi anche l’ora della libertà suonò grave e chiusa, e ci riempì gli animi, ad un tempo, di gioia e di un doloroso senso di pudore, per cui avremmo voluto lavare le nostre coscienze e le nostre memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perché sentivamo che questo non poteva avvenire, che nulla mai più sarebbe potuto avvenire di così buono e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell’offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti. Poiché, ed è questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del mio popolo, nessuno mai ha potuto meglio di noi cogliere la natura insanabile dell’offesa, che dilaga come un contagio. E’ stolto pensare che la natura umana la estingua. Essa è una inesauribile fonte di male: spezza il corpo e l’anima dei sommersi, li spegne e li rende abietti; risale come infamia sugli oppressori, si perpetua come odio nei superstiti, e pullula in mille modi, contro la stessa volontà di tutti, come sete di vendetta, come cedimento morale, come negazione, come stanchezza, come rinuncia.
da La tregua di P. Levi
come stanchezza, come rinuncia come stanchezza come rinuncia come
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Post n°33 pubblicato il 29 Settembre 2011 da occhineriocchineri
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Post n°32 pubblicato il 29 Settembre 2011 da occhineriocchineri
.. in quello delle speranze vane. Ho appena riempito un carrello di niente
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Post n°31 pubblicato il 01 Agosto 2011 da occhineriocchineri
quelle rose senza più petali.. |
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Post n°29 pubblicato il 14 Gennaio 2011 da occhineriocchineri
la vita è un mantello grande grande grande lungo e spesso di novanta taglie in più rispetto alla mia.. non copre, non ripara.. P E S A
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Post n°28 pubblicato il 08 Gennaio 2011 da occhineriocchineri
a proposito delle immagini Un quadro romantico (si tratta del mare di ghiaccio di Caspar David Friedrich) raffigura in una luce polare un cumulo di lastre di ghiaccio frantumate; in quello spazio desolato non c’è nessun uomo, nessun oggetto; ma, proprio per questo, per poco che io sia in preda alla tristezza amorosa, quel vuoto vuole che mi ci proietti; mi vedo come una figurina, seduto su uno di quei blocchi, abbandonato là per sempre. “Ho freddo, - dice l’innamorato - torniamo a casa”, ma non c’è nessuna strada e la nave è sfasciata. Esiste un freddo speciale dell’innamorato: la freddolosità del cucciolo (d’uomo, d’animale) che ha bisogno del calore materno.
Il mare di ghiaccio di Caspar David Friedrich
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Post n°27 pubblicato il 29 Dicembre 2010 da occhineriocchineri
Scartò un cioccolatino.. che non era ino e nemmeno one..
un cioccolat ricoperto di piccolissime scaglie di nocciole.. che forse erano mandorle, ma poco importava tanto erano buone.. dentro era ripieno di crema gianduia.. e ancora più indentro c'era una nocciola intera non tanto grossa che quando lei l’addentava faceva croc, spargendo in ogni dove per tutta la bocca tanti minuscoli pezzettini.. quei pezzettini, tanti come bambini in festa, come i bambini dell’asilo quando escono urlanti in giardino per ricreazione.. che scappano felici ed è come se facessero croc alla vita..
croc..
i pezzettini di nocciola si incastravano come frammenti preziosi negli anfratti dei denti e lei con cura doveva liberarli con la lingua.. e diventavan sempre più piccoli fino a svanire piano, fino a lasciare dietro di sé il sapore di qualcosa di buono che quando l’assapori è già finito..
Assaporò quel cioccolat mentre il collega le avvicinava il cellulare all'orecchio.. all’altro capo la voce pacata e finta del suo dirigente che doveva chiarirle, confondendole le idee, su quel tal mandato.. quella tal e-mail… quel tal episodio.. il cellulare in mano, la voce all’orecchio, quello destro.. due parole buttate lì giusto per rispondere a quella voce estranea e darle il tempo di far provvista di dolcezza.. almeno per un attimo.. non pensò nemmeno un secondo al lavoro del suo dentista..
Era stata una brutta giornata.. la mail di un amico che le rinfacciava com’era, perché era, perché non era… in una sola parola sbagliata..
il tono seccato di suo padre a telefono.. quel giornale e quell’inserto da comprare per lui, che cinque minuti dopo averli ricevuti li avrebbe dimenticati e le avrebbe rinfacciato il giornale che 20 giorni fa lei aveva dimenticato di acquistare.. lui ci teneva tanto..
la sua macchina sempre più rotta.. chissà se pure oggi avrebbe resistito e l'avrebbe portata a casa..
e quei 497,00 euro.. che proprio non ci volevano.. per riacquistare un nuovo copriruote per l’auto formato transatlantico di proprietà del portiere dello stabile presso cui si trovava il suo ufficio.. appena una traccia di rossetto lasciata da un'impronta di labbra, come fosse un bacio.. così lei aveva pensato quando, uscendo dal lavoro esausta, aveva urtato (piano) con la sua vettura rosso porpora sbiadito quella sezione di mondo, grigia come la vita.. come la sua vita
quel giorno lei si sentiva così.. sbagliata.. senza un posto nel mondo.. |
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