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gradualitate
Post n°1033 pubblicato il 29 Gennaio 2012 da odisseando
ho preso il mio lanternino, che d'ora in avanti scriverò lanternin, e mi sono messo in cammino pure io. piove che puoi scambiarla per scighera, anche se qui non so se esattamente sappiano cosa sia, la scighera, intendo. ma poi i goccioloni s'addensano. lo faccio ogni ultimo sabato di gennaio. che poi sarebbe quello della merla. se qualche buontempone avesse l'irrefrenabile desiderio può scartabellare questo blogghe indietro negli anni. ci troverà altri post che parlano di questa cosa qui. [la storia dell'irrefrenabile desiderio era una battuta, ma i post ci sono. giuringiurello]. tengo molto a questa specie di camminata. quest'anno però mi sa che mi trascinerò il malumore fittofitto che m'ammanta da un paio di giorni. e che non si stempera. siamo in un bel po' di gente. ma in fondo me ne sto con un magone incazzoso da solo, poca voglia di parlare. a momenti spaesato, fino a scivolare ogni tanto in una specie di inutile autocommiserazione. su per la mulattiera si è in centosessantacinque, e tre cani. tutti con il lanternin tranne i cani, o qualcosa che ne faccia le veci. tutto sommato in pochi. ed in effetti piove. con il bel tempo saremmo stati forse quasi il doppio. presi i primi metri di quota la pioggia s'approssima a qualcosa che assomiglia a neve. e già l'affare s'intuisce a guardare il sentiero: bagnato, ma come se qualcosa di bianco pallido cominciasse a rimanere. quel che s'intuisce al baluginio del lanternin. all'inizio si è tutti piuttosto l'un prossimo all'altro. in fila indiana, ma tutti vicini. siamo al cambio di stato. la pioggia che diventerà neve. è una questione di variazione di pochi gradi di temperatura, percentuale d'umidità. ci s'infila nelle nuvole basse. si sta attraversando la gradualità di questo confine. si guadagna quota lentamente, ed il passaggio è lento, quasi delicato. una coppia davanti a me sale tenendosi per mano. è un gesto d'affetto e di unione che ovviamente invidio un poco. il voler tenersi in contatto che però rende meno semplice trovar l'equilibrio sui sassi della mulattiera umidi, ed anche col primo strato di neve. si staccano, procedono soli, come faccio io. dietro di me un paio di maschi dominanti si raccontano machisticamente le prestazioni di particolari mountain-bike, o come affrontano quella pista di sci in quella stazione sciistica. la strada si apre un poco. mi stacco da costoro. siamo dentro quella specie di nebbia che è foschia che sono le nuvole basse e rade. l'effetto del serpentone di lanternitt è molto suggestivo. ovviamente lanternitt è il plurale di lanternin. già, perché come tutti gli effetti complessi, anche l'andamento una fila di centosessantacinque marciatori è modellabile secondo un qualche sistema d'equazioni. che forse non verranno mai scritte. ma l'effetto, che poi sarebbe la soluzione delle equazioni, è che ci si dirada. la biscia luminosa a puntini effetto flou nella nebbia è una cosa che non mi era capitata di vedere. ci si allontana l'un l'altro, tranne i piccoli capannelli mobili. questo anche perché ognuno prende il suo ritmo. che poi dovrebbe essere quello che lo mette in equilibrio aerobico sostenibile. ci si arriva con gradualità anche in quello. come la neve ormai è neve. il fondo ancora non è del tutto bianco. si scivola un poco. a proposito di ritmo il mio è quello che comunque mi fa sudare, a prescindere. forse un qualche significato simbolico ce l'ha. forse, a prescindere, qualcosa di passionevole e di impegnativo mi avvolge quando seguo il mio ritmo, qualsiasi cosa faccia. e gli effetti rimangono: vestiti inzuppati, viso un po' stravolto, necessità di assumere liquidi. non riesco ad andar più piano. meno simbolicamente, questa sera, non riesco nemmeno ad andare troppo più veloce, ho le gambe un po' imballate. sudo, il viso è caldo e fa da contraltare alla neve che ormai con gradualità ha conquistato con convinzione il fondo. in quel punto, probabilmente, nevica da ormai un po' di ore. dei tre moccoli che avevo nel lanternino ne è rimasto acceso uno. sono di nuovo solo. ora c'è solo il mio baluginio sulla neve, è un colore caldo, per quanto minuto. la luce è strana, come quando nevica. gradualità per gradualità si sente lo scrocchiare sotto lo scarpone, il ticchettio dei fiocchi ghiacciati punzecchia la giacca a vento. è l'ultima rampetta. s'intravvede il cimitero che sta fuori il paesino che poi è anche la meta: il paesino, non il cimitero. appena lo passo si spegne anche l'ultimo moccolo: il lanternin mi ha abbandonato con cronometrica precisione. ormai ci sono le luci artificiali dell'illuminazione pubblica. la gradualità del cammino faticato ha prodotto un poco di endorfine e serotonina. mi sento un poco meglio. anche questo con la gradualità che ammanta tutto e tutti. come l'ampiezza di veder abbassare di un paio di gradi la temperatura e la pioggia farsi neve. percepisco nettamente sia una specie di piccolo contentino chimico-endocrino, una maggiore leggerezza quasi artefatta. così come sembra più leggera la neve a piccoli fiocchi ghiacciati rispetto alla noiosissima pioggia. sono piccole gradualitate, quasi superficiali, momentanee. ma in questo periodo, quando ci sono, vanno benissimo anche queste. [me ne torno in auto con mio fratello, mia cognata e mio nipote. parlo e scherzo con lui. capita raramente. parlando del più e del meno, tengo lontano il parlar di cose più fondanti. verso cui provo un'instabile paura ansiogena] |
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