Creato da odisseando il 31/10/2006

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poi a un tratto l'amore scoppiò dappertutto

 

 

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sulle annualita, sul loro finire e sui resoconti postici

Post n°1289 pubblicato il 31 Dicembre 2013 da odisseando

sto leggendo erri de luca.

mi rende un lettore placido. fruirne la scrittura è come osservare un meccanismo, precisione millimetrica. si legge lento, perché racconta denso.

ho letto molto in questo anno dispari. probabilmente come non mai. perché ho spento la tivvvvvù. perché non ho più molto da viaggiare sui mezzi pubblici. perché ho provato a fare la parte duale, scrivere. ma non solo qui sui post. tanto che ne ho scritti pochi, probabilmente come non mai. quando si legge molto, senza troppo filtro, può capitare di tutto. e infatti ho letto delle emerite puttanate. però capita anche di incrociare libri che ti entrano dentro.

il più bello è stato "miele", di ian mcewan. miele di castagno, per l'amarognolo che lascia nel retrogusto. che è stato condividerne quanto mi fosse piaciuto. non riuscendo a farlo capire fino in fondo. forse fu una pretesa stupida. come tutte le pretese del resto.

il più illuminante è stato "imperfetti e felici" di christophe andré. faccia a faccia con l'autostima, che non c'è. o meglio: non c'era. ora non è che ci sia del tutto. ma almeno so che era [anche] quello, una questione di autostima. ma non solo a parole. per quanto l'abbia capito [anche] leggendo un libro.

il più punto angoloso è stato un libercolo di galimberti. i libricini di repubblica sui filosofi. usciti un paio di anni fa. ne avevo lasciati da parte tanti. mi son rimesso a leggerli perché c'è stato un momento in cui mi son detto "basta romanzi". la classica delusione da prima stroncatura, di un racconto. mi è venuto sotto mano e sott'occhio quello su freud e su jung.

freud ho cercato di calarlo, come un vestito obbligato addosso ai miei buchi che chissà da dove venivano. anche se l'avrei scoperto presto, osservando i meandri del mio passato. non ha funzionato. tirava da tutte le parti. come un artefatto, come pianificare di diventare amico di qualcuno. ho fatto anche questo, in anni andietro.

jung è stata una folgorazione. la guarigione come individuazione di se stessi. divenire. jung tutta la vita, mi sono detto.

tanto che, senza volerlo, sensa saperlo, senza analizzarlo ho avuto una splendida epifania. era giovedì, quasi di fine maggio. tra un negozio di toelettatura ed un bar. quasi dietro l'esselunga di via washington. pochi minuti a piedi da casa mia. ci stavo ritornando. camminavo e pensavo, il solito flusso di pensieri. il ricordo improvviso di un'incompresione con mio padre migLioni di anni fa. l'eco dell'amaro che provai allora. il questionare - banale - su quanto, come, in che punto era l'ennesimo buco alle mi sicurezze che mi attanagliavano. che l'avrei capito prima o poi, a furia di odg.

e poi la testa che si solleva, guardando verso via costanza. e la chiarissima consapevolezza che il passato, etimologicamente, è passato. andato. vengo da lì e tutte le magagnette coeve. ma vivo nel presente e mi proietto nel futuro. quella è l'unica direzione. quindi basta menarsela coi buchi che sono indietro. c'è da costruirci sopra il presente per il futuro. energie e vigore nel tempo che viene.

ecco. quello è stato il momento più fulminante dell'anno. un punto angoloso, che ci sono anche quelli che sono svolte per migliorare.

quindi è passato nel divenire anche questo di anno.

quello dove ho fatturato mille euro, ed incassato la metà.

quello delle persone nuove che ho conosciuto, ed alcune di cui non sentirò molto la mancanza.

quello dove ho lasciato lo stanzino. e all'aperto tutto è più chiaro che nei sei anni passati.

quello dove ho [ri]trovato un certo struggimento pensando ai bambini, e alla partenità mancata.

quello dove ho fatto magnificamente pure all'ammmore. poco. ma intenso.

quello dove ho pittato casa [mia?]. con le solite compulsioni perfezionistiche. e poi i filetti color glicine a tratti imperfetti vanno bene così.

quello dove ormai la pizza la faccio a mano. ed usare il lievito madre e non quello di birra è per il futuro che viene.

quello della maglietta "bella e possibile".

quello dove ho scoperto mi piace un sacco anche el pepìn verdi.

quello dove ovviamente ho frignato, a tratti, da odg.

quello dove il centrosinistra ha onorato la sua tradizione di non saper vincere. quello in cui grillo mi è stato sui coglioni, ma in effetti era già da prima. quello dove quell'altro è diventato un pregiudicato.

quello delle foto fatte, ma troppo poche. e la correzione del bianco che non è un optional.

quello dove mi son sentito perso, a volte. ma più volte che avrei ritrovato la direzione, anche quando ostinata e contraria.

quello dei refusi nel post. ne avrà un sacco anche questo. ma è un po' come gli altri anni, del resto.

 

sto leggendo de luca. per celia mi stavo domandando se finire il libro prima della prossima mezzanotte o meno. se tenerlo, con i suoi periodi incastonati l'uno con l'altro, a ricamare i lembi di due anni diversi. che è una stupida convenzione. però forse proprio per questo non mi sottraggo all'eco di una ritualistica, financo un po' annualistica. potrei fare questo giochetto spostando il riferimento, che ne so, al 24 di maggio. ma non funzionerebbe, lo so. perché nella divengo nella mia individuazione. ma c'è il limite, financo alla snobbaggine, o snobbimento, o snobbivevolezza, o snobbivevolità. perché, in fondo, sarò pure solo. ma lo sono in buona compagnia.

peraltro il libro si intitola "storia di irene". Irene viene dal greco Eiréne. significa pace. sarebbe un bel nome da dare ad una figlia.

 
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