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La nube grigia

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Una poesia di qualche giorno fa

Post n°738 pubblicato il 08 Giugno 2017 da olivieromatteo

Venni qui quand’ero bambino,
la prima volta mi alzavo sulle punte
e raggiungevo a malapena
quel ramo lontano.
Quando il mio sguardo cadde lì vicino,
verso il rumore di quel fiume
che scorreva sotto un ponte.
Era forte quel rumore,
tanto quanto l’acqua stesa sulle rocce,
potente, rabbiosa, veloce,
correva verso il mare
lasciando nell’eco la sua voce.
Quegl’occhi da bambino,
così vispi e così sinceri,
incantati da quell’acqua,
ignoravano del fiume
il suo domani, il suo ieri.
Venni qui ancora da giovane,
e su quel ramo poggiai la mano
alzando appena il braccio.
I miei occhi svegli, sapienti,
ormai colmi d’acume,
seguirono quel tuono continuo,
quasi un immenso boato
era l’acqua di quel fiume.
Ancora più veloce,
ancora più potente,
come acqua caduta fin dal cielo
che sulle rocce si distende.
Aveva dato vita e nutrito l’erba
tutto intorno,
e tra quell’erba il colore di fiore.
Salutai il fiume
chiedendo di aspettare il mio ritorno.
Ora che sono qui da adulto,
ancora non ci credo.
Eppure i miei occhi saggi
l’hanno sempre saputo,
che prima o poi quel fiume
senza alcun motivo
senza alcun preavviso
sarebbe divenuto muto.
Alzo la mano ma non trovo nulla,
l’albero con i suoi rami spogli
e le radici secche non c’è più,
è caduto.
Le rocce sembrano ormai asciutte
e l’acqua par rimasta solo sul fondo.
E senza più alcuna voce,
l’acqua immobile giace,
come se non ci fosse uno sbocco,
come se non ci fosse una foce.
Alzo lo sguardo
fino a posarlo sull’intero orizzonte,
da un lato che par lontano
solo una gran radura,
quel fiume non riesco più a vedere,
allora inizio a capire
che è proprio lì
che il fiume andrà a morire.
Inizio allora camminare nell’opposto lato,
seguendo il fiume mentre leggermente sale
verso l’alto, verso un monti
da cui ha avuto origine,
da cui ha fatto il primo salto.
Ci vuol coraggio,
ci vuole forza,
occorre render innocuo ogni pericolo,
a far questo cammino verso l’alto
cercando di rimuovere ogni ostacolo.
Lo faccio sapendo che un giorno tornerò
laddove un nuovo albero sarà cresciuto,
proprio nel punto dove l’altro
ormai secco e spoglio,
era caduto.
Tornerò verso quel fiume
dove intorno l’erba è tornata a crescere.
Sarà di nuovo pieno, vigoroso, forte,
un tuono da farmi perfino dimenticare
di aver visto poco prima la sua morte.
Ascoltando nuovamente la sua voce,
alzerò lo sguardo fino a scrutare
ogni lato,
fino a dimenticare il suo inizio e la sua foce,
proprio come se
non me ne fossi mai andato

 
 
 
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