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Creato da abradoz il 16/05/2008
Un giorno incontrai un bambino cieco...mi chiese di descrivergli il mare, io osservandolo glielo descrissi, poi mi chiese di descrivergli il mondo...io piangendo glielo inventai...
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il mago Merlyno
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Orme
Sognò di passeggiare lungo la spiaggia con il Signore.
In cielo balenavano scene della sua vita.
Per ciascuna scena notò due serie di orme sulla sabbia:
una apparteneva a lui e l'altra al Signore.
Quando gli fu balenata davanti agli occhi l'ultima scena,
si voltò a guardare le orme
e notò che molte volte lungo il cammino vi era una sola serie di impronte.
Notò anche che questo avveniva durante i periodi più sfavorevoli
e più tristi della sua vita.
Ne rimase disorientato e interrogò il Signore.
"Signore, tu hai detto che se io avessi deciso di seguirti,
tu avresti camminato tutta la strada accanto a me,
ma io ho notato che durante i periodi più difficili della mia vita
vi era una sola serie di orme.
Non capisco perché,
quando avevo più bisogno di te,
mi hai abbandonato."
Il Signore rispose:
"Mio amato figlio, io ti voglio bene e non ti abbandonerei mai.
Durante i tuoi periodi di dolore e sofferenza,
quando vedi solo una serie di orme,
quelli sono i periodi in cui io ti ho portato in braccio."
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Post n°557 pubblicato il 03 Maggio 2012 da abradoz
FORSE, GLI ANGELI SONO PAROLE CHE SALGONO E SCENDONO TRASCINANDO LUCE. GIACOBBE VIDE LA SCALA E CAPI'...
Lo scheletro di cristallo
Il notaio inforcò gli occhiali e cominciò a leggere: “Vi chiederete,miei cari, perchè vi abbia fatto convocare per l'apertura di un testamento privo di contenuti. Già in vita, infatti, vi ho donato tutto ciò che possedevo. Ciascuno di voi ha ottenuto quello che desiderava e può operare nel settore che gli è più congeniale. Lascio una famiglia serena, ricca e unita negli affetti. Ma c'è una cosa che non ho dato perchè è legata a un episodio della mia vita che ancora considero inspiegabile. Mi è sembrato un sogno, ma l'esistenza della cosa dimostra che non lo è stato”. A questo punto il notaio si interruppe e guardò i tre figli del miliardario Kest. Dan, proprietario di un'azienda farmaceutica quotata in borsa; Ross, amministratore e socio di maggioranza di una multinazionale leader nel settore delle telecomunicazioni; e Tim, il minore, poeta e visionario, ma proprietario della banca di famiglia che il padre gli aveva donato con la clausola di non dirigerla lui, ma di affidarla ad esperti banchieri. Tim, insomma, non doveva lavorare, ma solo incassare i dividendi. Il notaio, avendo notato la perplessità dei tre, cercò di chiarire la circostanza: “Vostro padre venne nel mio studio circa un anno fa con un pacchetto e i fogli che vi sto leggendo. Mi incaricò di convocarvi dopo la sua morte e di leggervi ciò che aveva scritto. Aggiunse di custodire il pacchetto in cassaforte e di aprirlo davanti a voi solo dopo aver terminato la lettura. Non mi ha detto a chi consegnare il contenuto e quando gliel'ho chiesto mi ha risposto che non era affar suo. I tre giovani uomini si guardarono, perplessi. Il padre era considerato un eccentrico ma non un pazzo, anzi, molti lo apprezzavano per la sua genialità ed il suo anticonformismo. “Prosegua” disse Dan il maggiore dei tre. “La ascoltiamo”. Il notaio riprese a leggere: “C'è una storia che non voglio portarmi nella tomba e, inoltre, non so dove lasciare la cosa. Tutto accadde mentre ero giovane e non ancora miliardario. Durante un viaggio a Gerusalemme, feci la scommessa con un amico di passare una notte chiuso nel Santo Sepolcro. Riuscii ad aggirare l'ispezione prima della chiusura nascondendomi in una nicchia sopraelevata rispetto al pavimento e coperta da un blocco di pietra. Compiuta la bravata, cominciai ad annoiarmi e mi addormentai. Mi svegliai di colpo, tutto intorpidito, perchè avevo i piedi bagnati. Cercai di muovermi appoggiandomi a una sporgenza, ma sentii uno scatto. La pietra su cui mi trovavo ruotò di colpo e mi si aprì dinnanzi una visione incredibile. In fondo a un cunicolo invaso da almeno cinquanta centimetri d'acqua si apriva uno spazio da cui proveniva un chiarore diffuso. Preoccupato per la mia posizione, decisi di andare a vedere se esisteva un'altra uscita. Avanzai con estrema cautela e, in breve, mi ritrovai in una cella circolare invasa dall'acqua. Al centro, su una pietra sepolcrale era posato uno scheletro da cui irraggiava il soffuso chiarore che si spandeva per l'ambiente. Mi avvicinai. Lo scheletro sembrava composto da ossa umane di puro cristallo. Non riuscii a toccarlo perchè una forte scossa mi impediva di accostare la mano oltre un certo limite. Anche l'acqua che arrivava a lambire la pietra sepolcrale era respinta in un piccolo vortice che la allontanava dallo scheletro. Il suo livello,però, continuava a crescere. Ai piedi dello scheletro c'era un piccolo vaso tondeggiante fornito di uno stretto beccuccio per immettere o far uscire liquido. Lo presi senza difficoltà. Era leggero, sembrava vuoto. Avvicinando il beccuccio alle narici, percepii un intenso profumo di fiori. Preoccupato dall'acqua che ormai mi arrivava alle cosce, decisi di tornare indietro. Il vaso mi scivolò dalle mani bagnate, ma riuscii a riprenderlo senza danneggiarlo. Ripercorsi il cunicolo e risalii sulla mia pietra che subito ruotò riportandomi nella posizione di partenza. Mi resi conto di aver perso il senso del tempo perchè era già mattina e i guardiani avevano riaperto il sepolcro. Cominciavano a entrare i primi visitatori. Mi confusi con essi e uscii. Per giorni rimuginai sull'accaduto. Lo scheletro era un vero enigma, quanto al piccolo vaso mi pentii di averlo preso. Avrei potuto distruggerlo, ma cadendomi dalle mani aveva assorbito dal beccuccio un po' di quell'acqua per cui decisi di tenerlo, come prova di non aver sognato. Molti anni dopo lo mostrai a una archeologo che confermò la sua antichità: era un ariballo, tipo di vaso globoso che si usava per conservare oli profumati. Questa vicenda mi fece tornare alla mente gli antichi mistici che dicevano di essere saliti nei Sacri Palazzi di Dio. Alcuni di loro erano stati spaventati da una materia luminosa che avevano scambiato per acqua prossima a travolgerli. E un racconto, in particolare, mi aiutò a capire: Parlava delle acque sfrontate che si ribellarono a Dio quando, durante la creazione, le volle dividere in superiori e inferiori. Tutte le acque salirono e all'ordine divino risposero “ Non scenderemo.” Dio si adirò e disse:” Sappiate che intendo far passare calzati i miei figli in mezzo a voi”. Ripensai la mia avventura alla luce di questa frase e le acque superbe mi apparvero come le cose di questo mondo non sottomesse alla Legge eterna dell'Essere Assoluto. Solo chi avverte in sé quella Legge può sopportare il mondo senza perdersi. Io mi sono sempre piegato al giogo di quella Legge. Ho accumulato un'ingente ricchezza senza far torto ad alcuno. Credo che questo sia il capolavoro della mia vita. Oltre a voi, miei cari. Quando vi verranno lette queste righe, forse sarò nei Sacri Palazzi e certamente non scambierò le forse luminose per acqua. Da lì o dal nulla vi benedico. Credo che neppure il nulla,ormai, possa spezzare la catena della vita che scorre, fulgida e cristallina, nei figli di Dio coi piedi calzati. Calzati, protetti dalla Legge. E anche se io non sono, ciascuno di voi è, irripetibilmente, anello fulgido della mia catena.” La voce del notaio si incrinò e lesse le ultime parole a fatica. Anche i tre giovani uomini erano commossi e il silenzio regnò nella stanza per alcuni minuti. Poi, il notaio si alzò, aprì la cassaforte e prese un pacchetto. Lo aprì con cautela e ne trasse un piccolo vaso di argilla. Lo pose sul tavolo e chiese:” Chi lo prende?” Dan si alzò e rivolto a Tim disse:” Sei tu il poeta di famiglia, mi sembri il più adatto acustodirlo”. Dei tre, infatti, Tim era il più commosso. Guardò Ross che fece un cenno d'assenso. Solo allora, Tim si avvicinò al tavolo. Prese il vasetto con estrema delicatezza, per rimetterlo nella scatola, ma proprio allora squillò il telefono. Tim si voltò e, in quell'attimo, il vaso gli cadde di mano. Andò in frantumi. I cocci si sparsero sul tavolo e fra essi apparvero, enormi e splendenti, tre purissimi diamanti. |
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Post n°556 pubblicato il 01 Maggio 2012 da abradoz
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Post n°555 pubblicato il 30 Aprile 2012 da abradoz
Now and then I think of when we were together
TRADUZIONE Di tanto in tanto penso a quando stavamo insieme |
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Post n°554 pubblicato il 26 Marzo 2012 da abradoz
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Post n°553 pubblicato il 14 Marzo 2012 da abradoz
Un giorno tutti quanti l'animali
Trilussa - (1930) |







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Inviato da: giuly.lo
il 10/05/2012 alle 23:20
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il 26/03/2012 alle 17:59