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Creato da rosecestIavie il 05/02/2011

IL FARO

Il faro di Rose

 

 

PRIMA PARTE (OMPHALOS)

Post n°78 pubblicato il 23 Febbraio 2012 da rosecestIavie

 

CAPITOLO PRIMO.

 
 
 

No Future.

Post n°76 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da rosecestIavie

Questo posto non lo sopporto più.

A cosa è servito che la popolazione mondiale fosse così drasticamente ridotta se poi vengono tutti ad ammucchiarsi qui?

E’ vero che questa parte del mondo fu la meno devastata dalla Catastrofe.
Si dice che questa fosse già una grande città: Istanbul… però, mi chiedo perché le abbiano cambiato nome. Queste sono le tipiche idiosincrasie dei funzionari imperiali. Un’elite di grassoni che parla una lingua morta, e si crede la reincarnazione dei sapienti di Atene.

Tutti felici e riconoscenti, ecco come dovremmo essere.

 Di che vi lamentate? Siete cittadini di Omphalos ! ”.

Siamo polli in gabbia, sì.

Ammassati, soffocati, controllati.

Ma a questi deficienti degli Onfaloniani non importa nulla.

Sono una folla di succubi e di pavidi, terrorizzati dai proclami reboanti dell’Impero: “Non toccate questo: è radioattivo; non uscite mai dai confini della città: non è sicuro; se trovate una forma di vita sopravvissuta: consegnatela subito ai funzionari scientifici; date sempre le vostre coordinate per ragioni di sicurezza… così potremo proteggervi; votate sempre per dare la pagella all’amministrazione pubblica che, con i vostri preziosi consigli e suggerimenti, potrà migliorare e offrirvi servizi più soddisfacenti; ascoltate sempre il bollettino dell’Impero; osservate le vostre tavolette telematiche per almeno 6 ore al giorno: ci trovate lo svago, le informazioni, la sapienza, la compagnia di cui avete bisogno; se vi dovesse capitare tra le mani un testo precedente alla Catastrofe: consegnatelo immediatamente ai funzionari del patrimonio culturale; non dimenticate il motto dell’Impero: solidali si sopravvive...”
Mi viene il voltastomaco.

Gli Onfaloniani ronfano da quasi nove secoli, e qui non manchiamo certo di nulla… di nulla salvo di una cosa: un giorno che sia diverso dal precedente.

 

 
 
 

Felix Infelix.

Post n°75 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da rosecestIavie

La mia laurea in “organismi acquatici e terrestri sopravvissuti ” non è stata del tutto inutile.

A parte gli scarafaggi, alcuni insetti poco attraenti e due specie tanto evolute quanto moleste di ratti non si vedono facilmente altre bestie ai giorni nostri.

Funzionari imperiali esclusi. Ah, Ah, Ah !

Polli, suini, bovini e o-vini (pochi e sobri) sono chiusi nelle grandi stazioni imperiali di allevamento e l’uomo della strada non ha neppure idea di come siano fatti esattamente.

Io che ho studiato lo so.

Stesso discorso vale per le piante.

Se si tratta di coltivazioni utili alla sopravvivenza sono massicciamente curate nelle serre imperiali, ma l’unico “albero” che la gente conosce è una specie di arbusto così spinoso (l’Arbatax) che provoca un disinteresse comprensibile, quando non una dichiarata ostilità.

Esistono in commercio tutta una serie di fiori sintetici, ma sono riproduzioni grossolane e scientificamente inesatte di specie estinte.

La “rosa azzurra di Omphalos” è molto reputata.

A questa autentica schifezza avrebbero potuto lasciare almeno qualche spina… forse però temevano che ricordasse ai delicati cittadini l’arbusto malefico di cui sopra.

Qualcuno ha tentato di riprodurre anche altre piante ma il fallimento è stato clamoroso, così questa non è diventata una florida industria. Anzi, non è sbocciata affatto.

Pare che un tempo fossero molto diffusi animali da compagnia come i canidi e i felini.

Procurarsene uno oggi è quasi impossibile. Se non hai almeno uno stipendio da funzionario alfa di secondo grado, s’intende.

Beh, voi potete anche non crederci ma… io possiedo un gato.

Dovrei piuttosto dire che è il contrario, ma soprassediamo.

Non navigo nell’oro, non faccio parte della casta, però la spiegazione di questa anomalia è semplice: la conoscenza dei canali giusti, grazie alla Regia Università Imperiale.

Infelix è gato grigio metallico; la coda è naturalmente assente; il cranio è rettilineo: caratterizzato da una fronte larga e arrotondata; ha un gigantesco occhio arancione fluorescente. Le orecchie sono molto sviluppate ed appuntite. Le zampe sottili e palmate.

Ne osservo quotidianamente il comportamento e lo annoto su un quadernetto. Vorrei farne una piccola pubblicazione per iniziati.

Spesso Infelix dorme.

Come gli Onfaloniani ! Ah, Ah, Ah !

Una scarica elettrica lo attraversa allora con piccoli movimenti nervosi e scattanti. Le lunghe vibrisse tremano, mentre un flebile suono arrotato e pietoso sfugge dalla bocca socchiusa.

Forse sogna la Catastrofe che si è depositata, memoria della specie, nei suoi poveri geni.

Improvvisamente, apre a metà il ciclopico occhio e mi fissa.

Se non trovo rapidamente qualche pillola verde di tipo K69 (sinonimo di classe 69 N.d.A.) da rifilargli mi caverà il respiro.

Dopo estenuanti spazzolate ai denti e navigate nella vasca da bagno, mi reclama ostinatamente con un sonoro vocalizzo: vuole salirmi sulla spalla, qualunque cosa stia facendo.

E’ incredibile come noi due ci si possa sopportare da tanti anni.

Immagino che anche lui abbia il suo felino “cahiers de doléances”.

Mi tocca aspettare che si addormenti appollaiato sul trespolo al quale mi ha ridotto (che vergogna!) per piazzarlo tosto sul suo cuscino, e tornare finalmente alle mie occupazioni.

Una vera schiavitù.

Ma non è questo l’amore?

 



 
 
 

Quartieri alti.

Post n°74 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da rosecestIavie

— “Ah, è lei…”

Mi guarda sospettosa il distintivo sulla tuta, dalla striscia sottile della porta socchiusa.

Ma se ho superato i controlli, di che diavolo ha paura?

— “Venga avanti….” aggiunge voltandomi le spalle.

Proprio come me l’ero immaginata. La tipica moglie di un funzionario beta di seconda classe.

Bionda, snella, curata, in vestaglia di seta, l’aria annoiata e stanca.

Lo “spazio domestico” è lussuoso, ma senza esagerare.

Qui, al quartiere “Paradiso di Omphalos” sono tutti uguali. Pretenziosi e modulari.
Grandi mazzi di finte rose azzurre sui tavolini di vetro. Un gigantesco schermo sintonizzato su tele Impero 2.

Tutto è pulito, preciso, asettico.

— “Signorìa vostra, è sicura che si tratti di ratti ?” chiedo con un tono forse leggermente seccato.

Lei mi fissa come se fossi un insetto.

— “Ma certo. Non sono mica scema !”. La sua voce perde per un secondo il controllo. Poi, di nuovo calmissima: “Da quando in qua i derattizzatori fanno domande, invece di fare il loro lavoro?”

— “Veda” mi schiarisco la voce “è estremamente raro, per non dire unico, che mi chiamino nei quartieri alti… qui i ratti non ci vengono, di solito”.

— “Beh, si vede che si sono fatti più aggressivi e furbi… Venti pillole azzurre di classe 6 e ben quattro rosse addirittura di classe 3… come ho detto ai funzionari. Ma lei conosce il valore complessivo di tutta quella roba? Ovviamente, no !”.

— “Hum… facciamo 830 dinari circa, centesimo più centesimo meno?” dico distrattamente.

Per la prima volta lei si mostra sorpresa. Apre la bocca come per dire qualcosa ma la richiude subito. Mi guarda finalmente come se facessi vagamente parte della razza umana.

— “Mi può mostrare la cucina, Signorìa vostra ?”

Ha un’esitazione. Poi mi precede muovendo leggermente il fondoschiena nella sua vestaglia di seta. Io la seguo con il mio bidone e l’armamentario. Mi sento un pesce fuor d’acqua.

— “Vede… i barattoli erano qui, rovesciati… mancavano un sacco di pillole rosa. Il peggio è quando mi sono accorta che avevano aperto l’armadio di sicurezza con la mia password, e hanno rubato quel tesoro. E’ inaudito cosa riescano a fare queste bestiacce. Ma dove andremo a finire?...”

Io guardo perplesso. Qui non c’è traccia del passaggio dei topi. Neppure la razza più evoluta avrebbe potuto compiere un furto così perfetto. Digitare una password, poi. Roba da chiodi. La moglie del funzionario continua imperterrita a blaterare scemenze: “Pensavamo di comprarci un gato. Ma le trattative sono troppo lunghe e il prezzo è proibitivo. Ci abbiamo rinunciato mio marito Poldo ed io.”

Poldo? Ma come avrà fatto a diventare funzionario beta uno che si chiama Poldo?
— “Meglio così” replico fingendo di cercare delle piste “un gato non le servirebbe a niente…”

Lei è di nuovo scossa. Mi risponde indispettita: “E lei cosa ne sa? E’ solo un derattizzatore…”
— “Ho una laurea in “organismi acquatici e terrestri sopravvissuti” alla Regia Università di Omphalos…”

Quella sgrana gli occhi: “Eeeeh? E fa questo mestiere? Com’è possibile?”

— “Non ho voluto accettare alcuni compromessi… ma è inutile parlarne… lei non capirebbe, con tutto il rispetto. E poi… “ adesso le darò il colpo finale, penso “possiedo io stesso un gato. Si chiama Infelix. Mangia solo pillole verdi. Tipo K69. Mi costa un occhio della testa. Se vedesse un ratto ci farebbe amicizia, glielo assicuro…”.

Lei mi guarda come se mi fossi appena tolto le mutande: “Ma… ma… lei… è un semplice operaio di terzo livello… un gato… nello spazio domestico… suo??”

— “Sì, si chiama Infelix le ho già detto” rispondo, cercando la mia tavoletta telematica su cui ho una foto della bestiola sulla spalla.

— “Mi sta raccontando delle bugie… ora chiamo l’Amministrazione e verifico che lei sia veramente un derattizzatore… non si avvicini, ho paura!”

Le metto a forza sotto il naso la foto di Infelix, illudendomi che questo la calmi.
Lei fissa lo schermo con gli occhi rotondi dallo spavento.

Tutto quello che riesce a dire è: “Ma chi è lei, cosa vuole?”


 

 



 
 
 

Kika.

Post n°73 pubblicato il 21 Febbraio 2012 da rosecestIavie

Sto per perdere la pazienza.

Qualcosa però mi trattiene. La osservo con più attenzione, adesso che mi è tanto vicina.

Certo, la sua espressione terrorizzata mi irrita, eppure… non c’è nulla di volgare nei suoi grandi occhi, e questo la distingue dalle donne del quartiere “Paradiso”.

Anzi, il volto intero emana una certa fierezza e nobiltà, sotto la maschera deformante della paura.

Ne rimango un po’ sconcertato.

Faccio un profondo respiro, e con la voce più tranquilla e controllata possibile dico: “ Signorìa vostra, si calmi. La prego. Lei non sa quanti controlli vocali ho dovuto subire per entrare in questa “riserva per ricchi”. Mi è toccato fornire 4 volte le mie coordinate, ed esibire il mio cartellino di derattizzatore ogni volta che incrociavo un funzionario della sicurezza. Posso giurarle che ci sono più poliziotti qui che ratti nei quartieri poveri. Se mi scusa il paragone”.

— “Si, è scusato. Mi dispiace…. io non sapevo…”

— “Sarebbe bene invece saperle queste cose. Così, lei può anche chiamare questa fottuta amministrazione e spifferare che ho persino un gato a casa mia. Tutto quello che otterrà sarà che le confermeranno la mia identità, e che mi costringeranno a buttare via un pomeriggio in stupida burocrazia per dimostrare che ho la licenza in regola per l’animale. Perciò, non lo faccia.”

Lei annuisce. Sembra rassicurata. Tiro un sospiro di sollievo.

— “Quanto ai presunti ladri di pillole… parliamoci con franchezza, Signorìa vostra…”

— “Humhum…” risponde rapidissima lei, strizzando i grandi occhi.

— “Chi ha accesso alla dispensa, oltre… oltre suo marito… ?”

— “I domestici… due di loro” risponde con l’aria di chi è stato preso con le dita nella marmellata.

— “Bene, ritengo che sia impossibile per qualsiasi ratto eseguire un furto del genere. Non mi sembra che ci siano dubbi sulla vera pista.”

Lei ha uno sguardo triste e preoccupato. Fissa le mie scarpe senza rispondere.

— “Vostra Sign…”

— “Chiamami con il mio nome: Atena”

— “Ehm... sì, come vuole… come vuoi tu. Accidenti... Atena, nientemeno. E’ un nome da casta sacerdotale questo !”.

— “Sì, la mia famiglia è tra le fondatrici dell’Impero. Ma i passati splendori sono ormai tanto lontani…”

— “Cosa diamine vi è successo?”

— “Beh, il mio bisnonno si è lanciato nella fabbricazione di finte camelie…”

— “Ahia…”

— “Abbiamo avuto un tracollo finanziario. Abbiamo perso migliaia di Imperiali d’oro e milioni di dinari d’argento. Così, io ho sposato un uomo di una casta inferiore ma non avevo scelta. Poldo è un bravo tipo.”

— “Non ne dubito...” la interrompo io

— “Suo padre era un funzionario gamma che non è riuscito a passare il livello superiore. Poldo è ambizioso, ed è già un beta di seconda classe. Però, dubito che possa andare più lontano… viste le sue origini…”

— “Molto interessante, ma ti dispiace se torniamo ai domestici?”

— “Oh, scusa… ho dei sospetti sulla più giovane. Una bella brunetta vivace. Ma…”

— “Ma se la denunci per furto di pillole azzurre e rosse… quelli la vengono a prendere, la portano via, e non se ne sa più nulla. Anzi, posso immaginare che fine…”

— “No, basta. Ti prego. Non andare avanti. E’ anche peggio di quello che pensi… sono la moglie di un funzionario della sicurezza segreta “ dice Atena con la voce spezzata.

Silenzio cupo.

— “Non vedo altra soluzione che inventarmi una storia assurda di ratti mutanti… col rischio di coprirmi di ridicolo con gli altri operai. Topi che maneggiano le password, che idiozia. Ma è l’unico modo per evitare un crimine…”

Atena mi guarda. Ha gli occhi rossi e pieni di lacrime.

— “Le pillole saranno già state rivendute al mercato nero. Inutile sperare di recuperarle.” dico stancamente “Posso almeno sapere il nome della piccola ladra?”

Atena resta un attimo silenziosa, sovrappensiero.


Poi mormora: “Kika. Si chiama Kika. Ha solo vent’anni.”

 


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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