Parole ben scandite, sguardo ispirato che punta fiducioso l´osservatore, lenti ed efficaci movimenti del capo per accompagnare il fluire del discorso, sorrisini strategici, e ovviamente una mimica accattivante per tenere viva l´attenzione. Sono questi alcuni degli stratagemmi mediatici utilizzati dai politici per parlare in pubblico, schiacciare l´avversario per cercare di ottenere voti durante le campagne elettorali. Perché non è tanto importante ciò che viene detto, ma come viene comunicato e recepito da chi ascolta. Partendo da queste riflessioni unite alla lucida analisi dell´ultima campagna elettorale italiana, è nato il progetto Electoral Drum Machine, di Ruben Coen Cagli un sistema veloce e geniale in grado di confezionare un perfetto discorso elettorale. Il meccanismo è molto semplice: cercare di riprodurre meccanicamente quel tono ritmato e un po´ cantilenante, quegli atteggiamenti e piccoli movimenti del viso, che comunicano forza e ispirano fiducia nel pubblico.
Su uno sfondo bianco, all´interno di uno schermo profilato di rosso, viene inquadrato il volto di Berlusconi, l'abile comunicatore, il politico che si trasforma in una sorta di macchina mediatica ossessivamente attenta a come apparire. Al di sotto dello schermo, su una semplice tastiera si può scrivere il discorso che il "politico-modello" pronuncerà in tempo reale con sguardo penetrante e un accento vagamente milanese. Ogni lettera dell´alfabeto corrisponde non soltanto ad un suono, ma anche ad un particolare movimento degli occhi e della testa, ad una smorfia di disappunto o a un cenno di approvazione. Se la L è pronunciata con un sorriso sornione, la V è accompagnata da uno sguardo vagamente contrito e la Z si unisce all´abbassamento della testa, come a indicare un tono di compiacente assenso. Si può scrivere ciò che si vuole: dai discorsi ben orchestrati a sciocchezze e frasi prive di senso, il tono con cui verrà pronunciato sarà sempre compito, inappuntabile e dannatamente convincente. E con questi presupposti non bisogna stupirsi di vedere sempre più facce sorridenti e sguardi penetranti che parlano in pubblico: per diventare politici, in fondo, basta fingersi come lui.
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Fabiano Ballarin detto INOKI ha 27 anni ed è considerato il “giovane padre” del nuovo hip hop italiano.
E’ molto rispettato dal mondo hip hop e dalla stampa musicale (XL e TRIBE in primis) per il suo hip hop diretto e “nobile”.
Le sue origini povere e la sua vita di strada, gli consentono di scrivere e di cantare realtà realmente vissute, a dispetto di tanto conformismo e della scarsa profondità dei suoi colleghi più noti.
Vanta collaborazioni live e di studio con tutti i migliori rappers italiani. Brani su compilation, concerti sia da solista che come spalla per artisti di calibro internazionale.
Cresce nella scena hip-hop di Bologna. Nel '95 con le sue prime esperienze dal vivo all'eta' di 16 anni. Fonda insieme ad altri la "PMC", il collettivo di rappers piu' grande di Bologna e tra i piu' attivi ancora oggi in Italia.
Collabora a programmi radiofonici per Radio Dj e Radio Raitre.
Debutta ufficialmente come cantante nel 1998 insieme a Joe Cassano (R.I.P) con il brano "Giorno e notte", questo duo verrà considerato da molti la migliore combinazione street-rap italiana di tutti i tempi.
Dopo aver pubblicato alcuni Mixtapes “Demolizione (PMC)” nel 1998 “Demolizione 2 (PMC)” nel 2002 e “PMC vs Club Dogo (PMC)” nel 2004 e due album con vendite superiori alle 5000 copie cadauno “5° Dan (PMC/Vibra) nel 2001 e “ Fabiano detto Inoki (Relief Records EU) nel 2005, Inoki firma con Warner per la pubblicazione di un nuovo album solista dal titolo “Nobiltà di strada” in uscita prossimamente, anticipato dal singolo “Sentimento reciproco”.
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DAL BLOG DI BEPPE GRILLO
Gore Vidal è venuto in questi giorni in Italia e mi ha inviato una lettera per il blog.
“Caro Beppe,
l’umanità – e con essa il mondo intero – è a un bivio. Dobbiamo cominciare ad agire ora, perché se non cambiamo rotta vi sono buone probabilità che non ci sarà un mondo di cui preoccuparci tra dieci o quindici anni. E noi saremo morti, o moribondi. E la cosa più triste è che questo non accadrebbe a causa di un destino ineluttabile, ma per semplice mancanza di volontà politica...
Vi è bisogno di un impulso primitivo, di uno spirito di sopravvivenza, di cui non vi è traccia oggi. Nel 1957 scrissi una commedia intitolata: 'Visit to a Small Planet', e tutti rimasero sconvolti. Al tempo il pianeta era ancora considerato una fonte di eterna ricchezza, e tutt’altro che piccolo. Ovviamente oggi sappiamo che non è così. Recentemente ho avuto una conversazione con Gorbaciov, che mi ha chiesto: “Sai qual è il liquido più importante della terra?” "La vodka?”, ho risposto. “Il petrolio?” “No, l’acqua”, mi ha detto. Ed è vero. Anche l’acqua è una risorsa limitata. Ma l’umanità si è sempre crogiolata nelle sue illusioni di eternità...
L’umanità – e l’Occidente in particolare – deve cambiare radicalmente il proprio stile di vita se non vuole estinguersi. E un cambio di rotta deve venire prima di tutto dagli Stati Uniti, i primi consumatori e inquinatori al mondo. Il problema è convincere il nostro governo, o meglio il governo ombra che lo controlla, che risponde solo alle leggi di un capitalismo delirante. Che, in parole povere, consistono nel creare prodotti di cui non abbiamo bisogno e trovare il modo di venderceli, incuranti delle conseguenze. Per di più, il capitalismo non può sopravvivere che nell’assenza di leggi. Non obbedisce a nessuna legge eccetto quelle fittizie che il sistema stesso ha creato, come la 'domanda e l’offerta'. È per questo che non possiamo aspettarci nessun cambiamento dall’alto, se non sotto il peso di una spinta popolare. È paradossale che molti governi, come quello degli Stati Uniti, si sentano legittimati a immischiarsi nella nostra libertà riproduttiva ma non spendano una parola sull’elettricità che consumiamo. È per questo che il cambiamento deve iniziare dal basso.
Quest’anno comincerò ad alimentare la mia casa, in California, esclusivamente a energia solare. Ma non vedo come lo possa fare il cittadino medio. È ancora molto costoso, almeno negli Stati Uniti. È per questo che l’azione individuale – per quanto importante – deve avere come obiettivo un cambiamento istituzionale. E oggi la nostra causa è sostenuta da una serie di strumenti potenti e innovativi, come Internet...
E dobbiamo andare ancora più in là nel riorganizzare le nostre vite. Ed è questa la parte difficile: rinunciare a quello che ci procura piacere non ha mai fatto parte della nostra natura. Pensate ai milioni di fumatori nel mondo. Io ho recentemente perso un carissimo amico che ha continuato a fumare fino al giorno della sua morte, nonostante sapesse che il fumo lo stava uccidendo...
La gente – anche gli americani – comincia a svegliarsi. Vi è un crescente sentimento rivoluzionario nell’aria. I governi cominciano a svegliarsi: guardo con ammirazione a quello che sta facendo Hugo Chavez, per esempio. È un’ispirazione per il mondo intero, a differenza degli Stati Uniti, che non sono un’ispirazione per nessuno, tranne per potenziali dittatori. Anche i nostri politici sanno molto bene quello che sta accadendo nel mondo, ma sono pagati per stare in silenzio. Questo non toglie che un giorno possano ribellarsi ai loro padroni. Ma vi avverto: il processo di cambiamento sarà anche un processo violento. Le élites – le corporation – non rinunceranno facilmente ai loro privilegi. Comunque, voi iniziate la rivoluzione e io sarò felice di essere il vostro Trotsky”.
Gore Vidal.
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Nato in un quartiere multietnico Amir si presenta al grande pubblico con il suo album d’esordio, "Uomo di Prestigio", un opera in bilico fra rap e musica orientale(11/07/2006) È questo un momento molto prolifico per l’hip hop italiano. Dopo che gli album di Mondo Marcio e Fabri Fibra hanno fatto il loro trionfale ingresso nelle classifiche di vendita, le grandi major discografiche si dimostrano sempre più interessate ai rapper della scena underground. Ed è proprio dall’undeground, in particolare da quello romano, che proviene Amir il giovane rapper italo-egiziano che grazie all’aiuto del producer italo-canadese E-money, pubblica in questi giorni il suo album di debutto, intitolato Uomo di Prestigio.
Figlio di un immigrato egiziano, Amir Issaa è nato nel 1978 a Roma e cresciuto nel quartiere multiculturale di Torpignattara. Amir si avvicina alla cultura Hip Hop nel 1992, inizialmente attraverso la breakdance. L’hip hop diventa quindi la colonna sonora nel suo percorso di crescita artistica, e proprio grazie a questa musica l'artista trova un mezzo per raccontare al mondo le sue difficili esperienze. Dopo diverse auto-produzioni nella scena underground, finalmente nel 2005 Amir inizia a lavorare al suo primo album da solista.
Le 18 tracce contenute nell’album sviluppano diverse tematiche, dalle storie di vita reali alle atmosfere delle feste. Il primo singolo ad essere estratto dall’album è stato il brano Shimi, una splendida ballata, ricca di contaminazioni sonore, realizzata in collaborazione con Nefer. Contaminazioni orientali che emergono continuamente nella tracklist e in particolare sulle tracce Straniero nella mia Nazione e Notti Arabe che ospita nel suo interno Tormento (Sottotono). I testi sono personali e molto pungenti, tipici di chi mette in rima la propria esistenza e soprattutto di chi si sente straniero nella sua nazione.
Per saperne di più collegatevi al Link http://www.amiristhis.it/
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Allora, avete 5 secondi per individuare il personaggio nascosto! Pensate di riuscirci?
-5, -4, -3, ...
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Vi suggerisco un Link interessante per effettuare un rapido e affidabile test sulla vostra personalità!!! Il test, alla fine, vi consente anche di esprimere ben due desideri! Fatemi sapere cosa ne pensate e se i risultati corrispondono. http://www.dapaura.com/rete/imgv34/Test_della_personalita.htm
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Mi sono sempre chiesto quale sia il coctail più amato dagli italiani. Ora, grazie al mio Blog e ai commenti che voi lascerete, finalmente potrò scoprirlo!!! Inoltre se volete conoscere le ricette dei vostri cocktails preferiti non dovete fare altro che chiedere e verranno pubblicate!!!
Allora, qual'è il vostro cocktail preferito?
Il mio...Jack & Cola...naturalmente!!!
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>> NIKE
COSA COMBINA NEL MONDO LA NIKE
REGIMI OPPRESSIVI: tutte le scarpe Nike sono prodotte in Asia, in particolare in Indonesia, Cina, Thailandia, Taiwan, Corea del Sud, Vietnam.
RELAZIONI SINDACALI: in Indonesia i sindacati liberi sono illegali e vengono repressi dall'esercito, i dirigenti sindacali sono licenziati, imprigionati, torturati, ed anche uccisi.
SALARI E CONDIZIONI DI LAVORO: i lavoratori della Nike ricevono un salario da fame, inferiore al salario minimo stabilito dalla legge indonesiana. Lavorano esposti ai vapori delle colle, ai solventi, alle vernici, per 12 ore al giorno.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: la Nike spende circa 180 milioni di $ all'anno in pubblicità, quando sarebbe sufficiente l'1% di questo bilancio per migliorare le condizioni di 15.000 lavoratori indonesiani.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO: nel 1990 Operation Push, un gruppo per i diritti civili, ha lanciato il boicottaggio della Nike perchè, nonostante venda il 45% dei suoi prodotti ai neri, non vi sono afroamericani ai vertici dell'azienda; essa inoltre non concede sufficienti benefici sociali alla comunità nera.
>> REEBOK
Ecco le fabbriche-lager" Rivelazioni-choc sulle condizioni di vita e di lavoro "Operai vittime di abusi, molestie, carenze igieniche"
NEW YORK - La Reebok denuncia la Reebok, sulle condizioni di lavoro negli stabilimenti che hanno sede nel Terzo mondo. Il primo rapporto della multinazionale dell'abbigliamento sportivo, sulla vita nelle fabbriche indonesiane, fornisce un quadro drammatico della situazione: in quei capannoni, dove si producono le scarpe e le magliette destinate ai ragazzi di tutto il mondo, gli operai devono fare i conti con continui disagi e prevaricazioni. E cioè con molestie, discriminazioni sessuali, costanti minacce alla salute. Il documento, che conta oltre quaranta pagine, è stato redatto dagli ispettori inviati dalla stessa Reebok. E la novità non è tanto nell'averlo commissionato (ispezioni del genere non sono infrequenti, in aziende che hanno centri di produzione in altri paesi), quanto nella decisione di renderlo pubblico, in tutta la sua crudezza. Nel testo infatti si parla apertamente delle terribili condizioni in cui i dipendenti sono costretti a lavorare. Un "realismo", nel descrivere la disumanità nel trattamento degli operai, che suona ancora più inconsueto, se paragonato ad un analogo rapporto realizzato, due anni fa, da un'altra multinazionale del settore, la Nike. In quel caso, la relazione, dai toni molto soft, era stata aspramente criticata, e la società accusata di aver tentato di mascherare una situazione ben più grave. Ma forse proprio il "boomerang" d'immagine che aveva colpito la Nike ha convinto Reebok ad adottare una strategia differente, a recitare pubblicamente (e con la massima pubblicità possibile) il mea culpa, per poi annunciare radicali cambiamenti: i vertici hanno già comunicato che per migliorare le condizioni nelle fabbriche indonesiane sono stati stanziati 500.000 dollari. "E non è che l'inizio: questa prima somma verrà utilizzata solo per tamponare le prime emergenze", ha fatto sapere la multinazionale. E, negli Stati Uniti, sono arrivate le prime reazioni positive: "Quello che sta avvenendo - commenta Scott Greathead, direttore esecutivo del Comitato legale per i diritti umani - testimonia di una nuova consapevolezza delle aziende, che cominciano a rendersi conto di come un'onesta analisi della situazione sia la strada migliore da percorrere". Del resto negli Usa le associazioni di consumatori, che contano migliaia e migliaia di iscritti, conducono da anni una battaglia contro lo sfruttamento della manodopera nel Terzo mondo, in cui vengono denunciate soprattutto le condizioni disumane in cui lavorano bambini e adolescenti. Lotte che appannano l'immagine delle società che finiscono sul banco degli imputati, e che spesso sono accompagnate da boicottaggi di alcuni prodotti, sospettati di essere il frutto di queste violazioni dei diritti umani. (18 ottobre 1999)
>> ADIDAS
>> BENETTON
http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/benetton/index.htm
>> DISNEY
http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/disney.htm
sfruttamento dei lavoratori
>> CHICCO
sfruttamento lavoratori
http://www.tatavasco.it/boycott/chicco.htm
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Avete presente Gioventù bruciata? Il film di Nicholas Ray del 1955 narrava la storia di un ragazzo ribelle che arrivava in una nuova città, incontrava una ragazza, disubbidiva ai genitori e sfidava una gang locale. Qualcuno deve aver fatto un calco della trama perché esistono circa un milione di film simili, ambientati nei mondi più disparati - dal balletto alla boxe. Il terzo capitolo di Fast and Furious non è da meno. Dopo un incidente avvenuto durante una gara di macchine, Sean Boswell (Lucas Black) rischia di finire in riformatorio, ma viene invece spedito dalle autorità dal padre, che vive a Tokyo. Sui banchi di scuola incontra Neela e fa amicizia con Twinkie (Bow Wow) che lo introduce nel giro di gare di drifting, dove il re indiscusso dello "sbandamento in curva con il controllo del sovrasterzo" è proprio l'uomo di Neela, D.K. (Brian Tee), capo di una banda legata alla mafia giapponese. Sean non perde occasione per sfidarlo, ma non conoscendo le tecniche del drifting perde, distruggendo la macchina. Per ripagarla dovrà lavorare per Han (Sung Kang) che a sua volta è uno degli uomini di D.K.. Han però prende a cuore le sorti del ragazzo e gli diventa amico, insegnandogli in poco tempo tutto quello che c’è da sapere sul drifting. Ambientato in una Tokyo decisamente underground, e ricco di momenti altamente adrenalinici, The Fast and the Furious: Tokyo Drift fa accelerare i battiti cardiaci a ritmo di musica e di motori rombanti. Sia chiaro: a parte le gare, le macchine preparate, e le feste piene di belle ragazze, la pellicola offre ben poco (pur riservando una sorpresa finale). Ma non è detto che ogni film debba insegnare qualcosa o divenire simbolo di una generazione, come nel caso di Gioventù bruciata. Chi sceglie di vedere The Fast and the Furious: Tokyo Drift potrebbe volere anche solo distrarsi per un'ora e trentasette minuti e sentire il brivido dell'alta velocità, senza provarla sulla propria pelle.
Vi consiglio vivamente di vederlo, ma altrettanto vivamente vi consiglio di utilizzare i mezzzi pubblici per spostarvi nei 2 giorni successivi la visione!!! Capirete il perchè dopo aver visto il film...
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Il Comune di Robassomero è stato il primo comune italiano a dichiarare il proprio territorio Zona Denuclearizzata (delibera del Consiglio Comunale n°193 del 17 novembre 1981).
Oggi nel mondo i Comuni denuclearizzati sono migliaia.
Le zone denuclearizzate sono per lo più città e comuni, ma anche intere regioni e talvolta stati, che hanno deciso di vietare l'installazione, sul loro territorio, di impianti nucleari per la produzione di energia atomica o di basi missilistiche per testate nucleari. Il movimento per per le Zone Denuclearizzate è nato in Inghilterra all'inizio degli anni '80 e ha continuato a svilupparsi fino ai giorni nostri. Con il referendum del 1986, dopo il disastro nucleare di Chernobil, il popolo italiano ha votato contro l'installazione di nuove centrali nucleari sul proprio suolo, ma questo non basta per poter dire che sul territorio italiano non ci siano rischi.
La radioattività, infatti, non conosce confini né frontiere, e, per quanto ci riguarda direttamente, la centrale nucleare più vicina, l'impianto francese del Superfenix, dista solo 200 chilometri ed è soggetta a continue avarie. L'ultimo esempio di incidente, invece, è quello accaduto alla fine di maggio in una fonderia spagnola e del quale non si è saputo nulla fino a che la nube radioattiva non ha attraversato tutta l'Europa del Nord.
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X un minuto rilassati e leggi attentamente queste bellissime parole e poi
rifletti su ciò che hai appena letto...
PRIMA LEZIONE.
Dopo qualche mese alla facoltà di medicina, il professore ci diede un
questionario.
Essendo un buon alunno risposi prontamente a tutte le domande fino a quando
arrivai all'ultima che era:
"Qual è il nome di battesimo della donna delle pulizie della scuola?"
Sinceramente mi pareva proprio uno scherzo.
Avevo visto quella donna molte volte, era alta, capelli scuri, avrà avuto
i
suoi cinquant'anni, ma come avrei potuto sapere il suo nome di battesimo?
Consegnai il mio test lasciando questa risposta in bianco e, poco prima che
finisse la lezione, un alunno domandò se l'ultima domanda del test avrebbe
contato ai fini del voto.
"E' chiaro!", rispose il professore.
"Nella vostra carriera voi incontrerete molte persone. Hanno tutte il loro
grado d'importanza. Esse meritano la vostra attenzione, anche con un
semplice sorriso o un semplice ciao".
Non dimenticai mai questa lezione ed imparai che il nome di battesimo della
nostra donna delle pulizie era Marianna.
SECONDA LEZIONE.
In una notte di pioggia c'era una signora di colore, al lato della strada,
il temporale era tremendo.
La sua auto era in panne ed aveva disperatamente bisogno di aiuto.
Completamente inzuppata cominciò a fare segnali alle auto che passavano.
Un giovane bianco, come se non conoscesse i conflitti razziali che
laceravano gli Stati Uniti negli anni '60, si fermò per aiutarla.
Il ragazzo la portò in un luogo protetto, le procurò un meccanico e
chiamò
un taxi per lei.
La donna sembrava avere davvero molta fretta, ma riuscì ad annotarsi
l'indirizzo del suo soccorritore e a ringraziarlo.
Passati sette giorni, bussarono alla porta del ragazzo.
Con sua grande sorpresa era un corriere che gli consegnò un enorme pacco
contenente una grande TV a colori, accompagnata da un biglietto che diceva:
"Molte grazie per avermi aiutata in quella strada, quella notte. La pioggia
aveva inzuppato i miei vestiti come il mio spirito e in quel momento è
apparso Lei. Grazie a Lei sono riuscita ad arrivare al capezzale di mio
marito moribondo poco prima che se ne andasse.
Dio la benedica per avermi aiutato.
Sinceramente,
Mrs. King Cole"
TERZA LEZIONE.
Qualche tempo fa quando un gelato costava molto meno di oggi, un bambino di
dieci anni entrò in un bar e si sedette al tavolino. Una cameriera gli
portò
un bicchiere d'acqua.
"Quanto costa un sundae?" chiese il bambino.
"Cinquanta centesimi" rispose la cameriera.
Il bambino prese delle monete dalla tasca e cominciò a contarle.
"Bene, quanto costa un gelato semplice?".
In quel momento c'erano altre persone che aspettavano e la ragazza
cominciava un po' a perdere la pazienza.
"35 centesimi!" gli rispose la ragazza in maniera brusca.
Il bambino contò le monete ancora una volta e disse: "Allora mi porti un
gelato semplice!".
La cameriera gli portò il gelato e il conto.
Il bambino finì il suo gelato, pagò il conto alla cassa e uscì.
Quando la cameriera tornò al tavolo per pulirlo cominciò a piangere
perché
lì, ad un angolo del piatto, c'erano 15 centesimi di mancia per lei.
Il bambino non chiese il Sundae per riservare la mancia alla cameriera.
QUARTA LEZIONE
In tempi antichi un re fece collocare una pietra enorme in mezzo ad una
strada.
Quindi, nascondendosi, rimase ad osservare per vedere se qualcuno si
prendeva la briga di togliere la grande roccia in mezzo alla strada.
Alcuni mercanti ed altri sudditi molto ricchi passarono da lì e si
limitarono a girare attorno alla pietra.
Alcuni persino protestarono contro il re dicendo che non manteneva le
strade
pulite, ma nessuno di loro provò a muovere la pietra da lì.
Ad un certo punto passò un campagnolo con un grande carico di verdure
sulle
spalle; avvicinandosi all'immensa roccia poggiò il carico al lato della
strada tentando di rimuovere la roccia.
Dopo molta fatica e sudore riuscì finalmente a muovere la pietra
spostandola
al bordo della strada.
Tornò indietro a prendere il suo carico e notò che c'era una piccola
borsa
nel luogo in cui prima stava la pietra.
La borsa conteneva molte monete d'oro e una lettera scritta dal re che
diceva che quell'oro era per la persona che avesse rimosso la pietra dalla
strada.
Il campagnolo imparò quello che molti di noi neanche comprendono:
"Tutti gli ostacoli sono un'opportunità per migliorare la nostra
condizione".
Ora puoi fare due cose:
1) Dimenticare questo testo oppure...
2) Copiarlo e mandarlo alle persone a cui tieni veramente!!!
Spero che tu scelga la seconda opzione! Buona giornata!
E aggiungerei:
Se non avete mai provato il pericolo di una battaglia o la solitudine
dell'imprigionamento, l'agonia della tortura o i morsi della fame, siete
più
avanti di 500 milioni di abitanti di questo mondo.
Se potete andare in chiesa senza la paura di essere minacciati, arrestati,
torturati o uccisi, siete più fortunati di 3 miliardi di persone di questo
mondo.
Se avete cibo nel frigorifero, vestiti addosso, un tetto sopra la testa
e un
posto per dormire, siete più ricchi del 75% degli abitanti del mondo.
Se avete soldi in banca, nel vostro portafoglio e degli spiccioli da
qualche
parte in una ciotola, siete fra l'8% delle persone più benestanti al
mondo.
Se potete leggere questo messaggio, avete appena ricevuto una doppia
benedizione perché qualcuno ha pensato a voi e perché non siete fra i due
miliardi di persone che non sanno leggere.
Qualcuno una volta ha detto:
Lavora come se non avessi bisogno dei soldi.
Ama come se nessuno ti abbia mai fatto soffrire.
Balla come se nessuno ti stesse guardando.
Canta come se nessuno ti stesse sentendo.
Vivi come se il Paradiso fosse sulla Terra.
Se ti gusta manda questa mail a tutti quelli che tu consideri AMICI.
Rendi radiosa la giornata di qualcuno.
Se non la inoltri...
Non succederà niente, o meglio, niente di grave... è solo una delle tante
opportunità che quotidianamente si perdono...
La sola cosa che succederà se la inoltrerai è che qualcuno potrà
sorridere nel riceverla..
"...Ed a mio figlio insegnerò che deve cambiare,
e cambiare per scoprirsi diverso
e restare così com'è, il figlio di sempre,
per scoprire che qualcosa è cambiato..."
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Ecco quali sono (Vedi Foto) gli effetti dello scipero indetto dai farmacisti italiani per protestare contro la liberalizzazione di vendita dei farmaci generici all'interno dei supermercati e non solo.
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Nella trasmissione Rai "Porta a Porta" di Bruno Vespa di qualche settimana fa dedicata alla Ferrari, presenti piloti del calibro di Schumacher, Irvine e Badoer, personaggi illustri come lo scrittore Luca Goldoni, il ciclista Marco Pantani e alcuni industriali possessori di vetture del Cavallino, si sono tutti candidamente confessati ammettendo una schietta realtà senza falsa ipocrisia: alla domanda di Vespa sulle loro andature in autostrada hanno tranquillamente affermato che qualche volta, quando le condizioni lo permettono, con un'autostrada larga, dritta e libera, effettivamente spingono sull'acceleratore andando anche ben oltre i 200 km/h.
Non c'è da stupirsi né da condannare tutto questo poiché le circostanze descritte sono davvero particolari: parliamo di conducenti esperti con autovetture sportive del calibro di Ferrari o Porsche che permettono di andare forte grazie alle loro doti di accelerazione, tenuta e frenata, con quel margine di sicurezza che le normali utilitarie possono solo sognare. Così senza pensarci troppo (oppure lo aveva ben calcolato lo stesso "marpione" Vespa?) costoro hanno prestato il fianco a quei falsi ipocriti "in servizio permanente effettivo" che immediatamente non si sono lasciati sfuggire l'occasione di criticare le affermazioni dei piloti, scrivendo lettere ai giornali e facendo cadere nel tranello anche qualche collega giornalista. Vergognatevi! Trasudando ipocrisia e falsità, con la faccia tosta che vi contraddistingue, voi vorreste convincerci di non esservi mai spinti oltre i 130 km/h, di non aver mai raggiunto i 180 chilometri all'ora, con la vostra vettura traballante, magari con una manutenzione generale pure trascurata e dubbia sul fatto della sicurezza? Quante automobili vedo in autostrada viaggiare sì nei limiti, ma con le gomme semisgonfie? E se costoro dovessero improvvisamente "inchiodare"? Lo sapete, vero, dove finirebbero! Voi critici siete quindi fondamentalmente "ipocriti" e corti di cervello. Non avete il coraggio di ammettere a voi stessi e pubblicamente davanti alle telecamere che qualche volta nella vita li avrete pure toccati quei benedetti 180 all'ora. Perché mentite in questo modo spudoratamente? Avreste creduto forse che Schumacher, Irvine, Jean Todt o lo stesso Presidente Montezemolo viaggiassero sempre a 130 km/h? Ma fatemi il piacere! Perfino l'onorevole Ferri, a suo tempo fautore dell'assurdo limite dei 110 km/h in autostrada sfrecciava sulle strade con auto blu e lampeggiante a velocità abbondantemente oltre l'attuale limite.
L'educazione anche stradale dei giovani non si ottiene con l'inganno e l'ipocrisa in TV. Personalmente non sono per il metodo repressivo che impone limiti di velocità tassativi. Le verità che sono state ammesse durante quella trasmissione rispecchiano una possibilità effettiva di poter andare veloci: gli appassionati, i piloti ed i possessori di supercar possiedono tutte le capacità, la preparazione ed il cervello per gestire una vettura studiata per andare forte. Se proprio si voleva fare demagogia, a mio avviso andava sottolineato in quella straordinaria occasione l'importanza della padronanza del mezzo. Proprio i piloti, approfittando del loro enorme seguito fra i giovani, avrebbero dovuto calcare la mano sull'efficacia della pratica, sull'importanza della sensibilità, della concentrazione e partecipazione alla guida: qualità che gli utenti normali devono cercare di migliorare quando sono sulla strada. Per ottenere ciò occorre esercitarsi portando la propria vettura al limite, ovviamente all'interno di strutture particolari come possono esserlo gli autodromi nazionali già esistenti. Là si può imparare a controllare il mezzo per essere pronti poi sulla strada a dominare situazioni di pericolo ed evitare disastrosi incidenti, la maggior parte dei quali proprio dovuti a disattenzione, inesperienza e scarsa conoscenza dei limiti della vettura che abbiamo a disposizione. Pensate che in Giappone nonostante i severi limiti di velocità esiste una usanza molto gradita dagli appassionati: una sorta di "strada di tolleranza". Infatti dal sabato sera fino a domenica notte le autostrade si trasformano in piste vere e proprie dove ognuno può andare a provare la velocità massima della propria vettura e strapazzare un po' il motore. Le Forze dell'Ordine sanno, tacciono e lasciano fare senza farsi vedere sulle strade per tutto il week-end (dal sabato sera fino a domenica notte) per poi ritornare a piantonare le strade e controllare severamente i limiti il lunedì mattina dalle ore 8.00. Incidenti zero. Capite? Zero. Potrebbe essere questa una soluzione da adottare anche da noi? Onestamente non crediamo che potrebbe essere il toccasana, ci basterebbe che gli ipocriti di professione non si scatenassero ogni volta che qualcuno ammette di aver superato per un po' i limiti con il pieno controllo della situazione.
Ma i limiti ci sono e vanno rispettati, soprattutto per questioni di sicurezza. Infatti lo Stato adotta una impostazione "presuntiva" della normativa: poiché io non posso conoscere le effettive capacità di guida particolarmente superiori di qualcuno con una vettura decisamente adatta alle alte velocità, e non posso fare differenze, obbligo tutti ad andare nei limiti stabiliti che "presumo" essere quelli giusti entro i quali la maggior parte dei guidatori, se non tutti, riescono a controllare le proprie mosse senza pericolo. Per ora accontentiamoci quindi, rimanendo nei limiti, di goderci le nostre superiori capacità di guida, se le abbiamo, per aumentare la nostra e l'altrui sicurezza sulle strade.
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La proposta del ministro Lunardi, a nostro avviso, andrebbe ritoccata verso l’alto, abolendo del tutto il limite di velocità massima in autostrada solo nei tratti dove la sicurezza lo consente. Ha destato sorpresa la proposta del ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, avanzata durante una puntata del programma televisivo “Telecamere”. L’idea di portare il limite di velocità in autostrada da 130 a 150-160 chilometri orari nei tratti dove è consentito, e multare chi viaggia più a lungo del dovuto sulla corsia di sorpasso, è sostanzialmente mirata a sfruttare il pieno potenziale delle autostrade e rendere più sicura la guida di milioni di automobilisti. Idea, questa, pienamente condivisa per il semplice fatto che la velocità è concausa ma non la sola responsabile della maggior parte degli incidenti. Un’importante ricerca effettuata mostra infatti come l'alta velocità incida solo per il 16%, con un 42% di incidenti mortali in zone urbane ed un 12% in autostrada. Ma cosa succede all’estero? In Francia la velocità massima sulle autostrade è di 130 km/h (110 in caso di maltempo). Le strade nazionali con spartitraffico, invece, sono percorribili ad una velocità massima di 110 Km/h. Per quelle extra-urbane senza spartitraffico il limite è di 90 Km/h. Dentro le città è proibito superare i 50 all'ora. Se andiamo a valutare però il numero di incidenti stradali mortali, la Francia è uno dei peggiori Paesi dell'Europa occidentale: 7.580 sono stati i decessi nel 2000. In Germania, patria del tuning e delle autostrade senza limiti di velocità, la situazione è diametralmente opposta. Solo su alcuni tratti particolarmente pericolosi sono fissati limiti di velocità a 130 chilometri orari o inferiori. Sulle altre strade, statali locali o cittadine, il limite è in vigore normalmente. Gli automobilisti, completamente liberi di premere a fondo il pedale del gas si autoresponsabilizzano e, dati alla mano, gli incidenti e le vittime sulle strade sono di gran lunga inferiori a quanto qualcuno (del partito dei contrari senza cognizione di causa) potrebbe ipotizzare. Le ultime statistiche di quest’anno hanno rilevato per la Germania un’ulteriore riduzione del numero delle vittime in incidenti stradali, il 7% in meno rispetto allo scorso anno nel periodo estivo: si tratta del numero più basso registrato dall'inizio delle rilevazioni statistiche nel 1953.
Da tutto ciò si deduce che sono ben altre le cause responsabili delle stragi sulle strade. Coloro che viaggiano a velocità più sostenute sono molto più attenti alla guida di quanto non lo siano gli automobilisti della domenica che raramente tirano fuori dal garage la propria vettura, nel weekend o nel periodo estivo; questi ultimi rappresentano dei veri pericoli sulla strada anche a velocità ridotte, per le manovre azzardate e rischiose che normalmente compiono anche con il benestare dei limiti di velocità stessi.
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Inviato da: lottersh
il 25/03/2009 alle 09:34
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il 25/03/2009 alle 07:15