Creato da Giuranna il 05/07/2008
Blog di Giovanni Giuranna - consigliere comunale della lista civica Insieme per cambiare di Paderno Dugnano

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UN MONDO FRAGILE: FILM CHE FA MALE E METTE IN CAMMINO

Post n°6946 pubblicato il 03 Ottobre 2015 da Giuranna
 


Ieri sera ho visto per la terza volta il fim Un mondo fragile del giovane regista colombiano César Acevedo. La prima volta è stata mercoledì 23 settembre, in anteprima a Milano, presente in sala il regista che mi ha molto colpito. La seconda volta venerdì 25 settembre quando il film (uscito nelle sale italiane il 24) è stato presentato a Paderno Dugnano da Cineteca Italiana e Circolo ACLI. E la terza volta ieri sera, dopo un'ora di dialogo a due voci con il giornalista Stefano Femminis su alcune questioni affrontate anche dall'enciclica Laudato si'.

E' un film arduo. Impegnativo. Maledettamente e meravigliosamente lento. Non a caso ha ottenuto il patrocinio di Slow Food Italia... Non si adatta ai ritmi dello spettatore ma lo conduce ad assumere i tempi lunghi di una famiglia contadina che vive nella Valle del Cauca (zona centro-occidentale della Colombia, dove il paesaggio è dominato dalla monocoltura della canna da zucchero).

Per chi come noi ha la fregola ed è abituato a correre non è facile sostenere il ritmo del film. Eppure la forza e il nitore delle immagini (la fotografia si è abbondantemente ispirata alla pittura) aiuta a porsi nella dimensione giusta: "un film che attraverso gli occhi arriva direttamente al cuore" si legge sulla pagina web del distributore Satine Film.

Capisco chi soffre durante la visione del film (ho sofferto anch'io).

Del resto una delle tesi della pellicola è che attraverso la sofferenza (se si ama) si può accedere alla comprensione della realtà: Amor se escribe con llanto come dice la canzone del colombiano Alvaro Dalmar (1917-1999).

Amo questo film, anche se ogni volta che lo vedo mi fa male (perché mi costringe a mettere gli occhi su una realtà che normalmente non colgo).

I volti dei personaggi catturano: nonno Alfonso che torna a casa dopo 17 anni e si mette umilmente al servizio, il figlio Gerardo malato, sua moglie Esperanza, la ruvida eppure dolce nonna Alicia, il piccolo Manuel... ma anche gli altri "personaggi" come la casa (circondata e quasi soffocata dalle piantagioni di canna da zucchero), il grande albero (muto testimone della storia della famiglia e della devastazione subita dal paesaggio), l'aquilone (che si libra nel cielo), la strada (che indica un cammino e una prospettiva futura...).

Termino con una convinzione: se vuoi cambiare il mondo la prima cosa che devi fare è guardare negli occhi la dura realtà, toccare la carne dei poveri e lasciarti condurre nel loro mondo. Chi non è disposto a fare questo percorso difficilmente sarà un agente di trasformazione e di speranza.

(Andate a vedere il film)

 
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