Post n°1001 pubblicato il
17 Ottobre 2012 da
pantarei_2005

Respiro il vento che pacato si muove lungo la natura del mio mare.
Mi allento fra la brulla collina ad osservare il passo del tempo.
L’aria riempie di positività mentre il cemento della città ci affoga impastato alla meschinità umana.
Mi piace lasciar scomparire tutto e avere davanti solo terra e mare.
L’uomo poteva scegliere di vivere così ma ha costruito la sua gabbia di cemento, amalgamata da ipocrisia ed arrivismo.
Le sue mani stringono sempre meno amore e amano sempre di più la bramosia del potere.
La natura è semplice, non riesce a vivere in nessun inganno.
L'uomo non lo comprende e si muove contro la natura.
Basterebbe poco a considerarlo, il tanto per non morire nell’animo.
Vi sono uomini nella mia città che respirano il cemento che costruisce il potere, si allargano oltre i confini sino ai pilastri d’una Italia intera.
Vi sono altri che lo respirano senza sostare, indifferenti nel silenzio che appare un legame.
Io resto fermo a fissare l’orizzonte, vivo nel cemento che non respiro come in una gabbia senza sbarre.
Vivo di un sentimento che appare l’idiozia misurata dai miei ideali, resto e resterò amareggiato spesso incompreso.
Ma vivo… perché un giorno io sarò il vento che sfiorerà il mare e la punta alta delle mie colline.
Sarò il profumo salmastro sulla riva del tempo, il ricordo negli occhi che mi avranno amato.
Inviato da: Velo_di_Carne
il 06/06/2013 alle 09:20
Inviato da: pantarei_2005
il 02/06/2013 alle 23:13
Inviato da: virgola_df
il 02/06/2013 alle 00:08
Inviato da: comelunadinonsolopol
il 30/05/2013 alle 00:10
Inviato da: pantarei_2005
il 28/05/2013 alle 23:35