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Creato da Selli78 il 23/09/2008

Racconti di viaggi e

pensieri, foto, enogastronomia...

 

VISITA GUIDATA DI UN GRUPPO DI NON VEDENTI ALLA MOSTRA DI COROT A VERONA

Post n°32 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da Selli78
 
Tag: Corot

 

Le ampie sale di Palazzo della Gran Guardia sono divise in pseudo stanze da grandi pannelli color porpora, sui quali sono appesi ordinatamente dipinti di varie dimensioni, e dalle cornici in legno e dorate. Non li vedremo tutti, ma solo, si fa per dire, una selezione estrapolata dalla nostra guida Lavinia, che ci accoglie con un sorriso e tenendo in mano due ramoscelli. Uno di cipresso e l'altro di ulivo, elementi che ritroveremo spesso nei quadri in esposizione. Poi per calarci ancor di più nell'atmosfera intrisa d'arte, Lavinia fa passare tra le nostre mani una vera tavolozza da pittore con tanto di macchie di colore percettibili al tatto. Così giochiamo per un attimo ad impugnarla come professionisti, appoggiandola sull'avambraccio ed infilando il pollice nel foro della parte superiore per non farla cadere. Sorridete! click e foto ricordo.
La nostra visita inizia da Pussin, precursore di Corot, che raffigura un paesaggio di alberi e colline, che fa da sfondo a personaggi religiosi, veri soggetti del dipinto. Ma scorrendo lo sguardo sulla parete pian piano le proporzioni degli elementi cambiano ed ecco i quadri di Corot, dove prati, alberi e ruscelli diventano i protagonisti assoluti, mentre le persone sono sempre più minute. Le figure religiose lasciano il posto a ninfe e satiri, che il pittore suole far sbirciare tra le fronde o lasciar in ozio sui prati.
Dalle pennellate emerge un animo sensibile e spontaneo, che con il passare degli anni si stacca sempre più dagli schemi predefiniti della pittura neoclassica così attenta al dettaglio. Corot diventa infine un sapiente cacciatore dei giochi di luce sugli elementi della natura.
Molto bella la sala in cui sono raggruppati i dipinti che studiano per l'appunto questi dettagli, partendo  da una tela con fronde di quercia in primo piano, che si stagliano su un cielo azzurro, alle bianche cascatelle di un ruscello, che creano un bel contrasto con il verde scuro della vegetazione circostante.
Ma il vero "punto luce" di questa mostra pittorica è la veduta della cittadina di Mantes. Un quadro posto in verticale, e per un attimo sembra di essere affacciati ad una finestra, dalla quale si gode il panorama di un luminoso mattino d'estate. In primo piano sulla destra, le fronde con poche foglie, delimitano la zona ombreggiata di un boschetto, dove Corot sta dipingendo. La luce del sole del mattino colpisce l'acqua del lago al di là degli alberi, e la cattedrale sulla riva opposta, che fa da sfondo all'orizzonte. Il cielo azzurro chiaro, assieme all'acqua limpida, fa letteralmente brillare il dipinto di una luce propria. La natura la fa da padrona, ma Corot non dimentica mai l'uomo, e dipinge in basso sulla riva un piccolo pescatore dal cappello rosso. Si ha quasi l'impressione di poter allargare lo zoom e di veder apparire il pittore con cavalletto e tavolozza  intento a dipingere.
Ecco quindi che questa sua abilità innata di saper catturare ed imprimere la luce sulla tela, lo rende un precursore degli impressionisti, che useranno spesso i suoi schizzi come fonte d'ispirazione. Con il trascorrere degli anni le pennellate di Corot diventano infatti sempre più leggere, abbozzano le figure e rendono il paesaggio ancor più profondo che sfuma perdendosi all'orizzonte. Nel corso della visita, Lavinia intervalla spesso le parole con le canzoni più celebri dell'Ottocento, che ci aiutano a contestualizzare l'arte nel periodo storico, ed evocando al contempo le emozioni raffigurate nei dipinti. Così dal Walzer di Strauss, passando da Gudot, arriviamo a Beetoven, compositore preferito del nostro inimitabile Corot. 
Il tempo vola e ci troviamo all'uscita della mostra, ed è bello pensare che per due ore siamo riusciti a ricostruire nella nostra mente, pezzo per pezzo le immagini dipinte su tela, grazie alle precise descrizioni di Lavinia, che ci ha guidati spiegando la posizione, il colore, e l'emozione, impressi in ogni singolo elemento visivo.

 

mante le matin quandro di Corot

 
 
 

19° EUROPEAN CUP OF TORBALL - WINTERTHUR 28 E 29 NOVEMBRE 2009

Post n°31 pubblicato il 05 Dicembre 2009 da Selli78
 

Venerdì mattina prima dell'alba ammassiamo le valige numerate del G.S. UICI Verona nel bagagliaio e tutti a bordo alla volta di Zurigo. Pian piano il buio lascia il posto ad un cielo bigio che ormai da un mese ci tiene compagnia quotidianamente. L'autostrada scorre veloce e in buona allegria passiamo sotto alle alpi svizzere e costeggiamo un lago increspato e circondato dai monti, il tutto rigorosamente in scala di grigi. L'hotel Ibis, sempre uguale in tutti i paesi del mondo ma sempre accogliente, ci spalanca le sue porte nel primo pomeriggio, e dalla camera con vista sulla strada, si scorge il lampeggiare della emme gialla di McDonalds'. Gli atleti provenienti da vari paesi europei arrivano pian piano e alle 16 si parte per la cerimonia inaugurale, condita dai discorsi celebrativi che lasciano poi la passerella ai colori delle bandiere nazionali e delle divise delle squadre in sfilata sotto i riflettori della 19 European Cup of Torball. Uno sport praticato dai non vedenti con la grinta e la concentrazione dei grandi campioni. Ti sfido a giocare con un pallone, il tutto essendo bendato. Ogni punto di riferimento cambia ed entrano in gioco una serie infinita di imput e percezioni sensoriali. Sabato 28 ore 10, si abbassano le paratìe che dividono il palazzetto in tre zone, e nei due campi da torball allestiti a regola d'arte, cala il silenzio. Il triplo fischio dell'arbitro decreta l'inizio dei match. Un tiro dopo l'altro, intervallati da qualche penalty e rigore, si infilano in rete i goal mentre echeggiano i colpi delle parate con la palla che picchia senza pietà sui giocatori avversari in formazione difensiva. Le partite si susseguono per l'intera giornata e la nostra squadra Gs uici Verona si batte contro le ragazze del Monaco, Zurigo, Parigi e Clermon Ferrand. Le divise gialle e nere con i numeri in bella vista, si muovono ritmicamente sul campo conquistando punti e tenendo ben testa alle altre squadre, nonostante la condizione non sia ottimale per tutte le giocatrici. Grande concentrazione e tensione durante gli incontri, ogni squadra ha il suo stile, chi fa saltar la palla per scavalcare gli avversari, chi la fa schizzare ai cento all'ora e picchia duro, chi difende a muro e non lascia passare nemmeno una formica. La domenica mattina si svolgono gli ultimi incontri di qualificazione e noi veronesi ci troviamo ad affrontare il Wassland e le campionesse del Voralben. Il nostro quinto posto però, non ci consente l'accesso alle gare finali, ma vabbè, sarà per l'anno prossimo, Non si può sempre vincere. L'atmosfera si fa molto accesa e tutti gli atleti seguono con interesse e un discreto tifo, le fasi conclusive della coppa. I vincitori saranno l'equipe femminile del Vorhalben e quella maschile del Landshut, che hanno regalato un bello spettacolo sino all'ultimo tiro. Ma per noi le avventure non sono finite, smessa la divisa, partiamo per Verona sotto la pioggia che pian piano lascia il posto a una forte nevicata, e sembra già Natale. Tra i monti innevati e la bufera che incalza, avanziamo a fatica su un manto stradale sempre più viscido e bianco che ci fa sobbalzare e slittare, ma grazie all'abile guida del nostro pilota di rally Alessandro, ne usciamo alla grande e seppur con qualche ora di ritardo sulla tabella di marcia, facciamo ritorno con una scorta di cioccolato svizzero, tante risate ed un'altra bella esperienza in saccoccia.

 

 

 
 
 

1° TORNEO DI SHOWDOWN "FRANCESCO BRACCI" - FIRENZE

Post n°30 pubblicato il 19 Novembre 2009 da Selli78
 

 

Non avevo mai visto la bella città d’arte avvolta nel grigio di novembre. Il traffico scorre annoiato per strada e l’acqua dell’Arno grigio verde mi passa sotto ai piedi mentre tento di scattare una foto in scala di grigi dal ponte Vecchio. Brillano le luci alogene delle vetrine dei gioiellieri, ordinate ai due lati della strada, ognuna con il cognome del proprietario stampato sull’insegna sopra la porta. Gioielli di ogni colore e forma scintillano, abbagliando i passanti e attirando la loro curiosità.

Cala la sera e rientrati in hotel finalmente incontriamo il resto della ciurma. Atleti di Firenze, Milano e Bologna, che saranno i nostri avversari di paletta. Ma non ci pensiamo, è ora di cena e si va in trattorìa. Cucina fiorentina all’insegna dell’allegria. Fatte le presentazioni ci perdiamo nella convivialità del tavolo a forma di elle che ci fa sentire tutti più vicini. Passami il fiasco del rosso toscano va, che non lo vedo ma ne sento l’aroma del pagliericcio. E il pane è già finito? Ma quanto mangiate ragazzi, state leggeri che domani si gioca. Per finire, caffè e bottiglione di grappa da 5 litri sul tavolo e tutti a dormire presto.

Sabato mattina, sveglia alle sette, colazione e trasferimento al circolo ricreativo dell’UICi. Due tavoli uno al pian terreno e uno al primo, dieci uomini e sei donne, messaggio via bluetooth sul cellulare con il calendario delle partite tecnologico brevettato da Claudio. . 60 match. Pronti? Via! Inizia la lunga giornata a suon di palettate.

Indossati il guanto da portiere rinforzato sul dorso, la mascherina oscurante, ed impugnata la paletta, i primi due giocatori si posizionano dietro ai lati corti del tavolo blu munito di sponde alte 15 cm , stile maxi coperchio di scatola rovesciato e con gli angoli arrotondati. Lungo 3,66 metri, largo 1,22 metri e diviso a metà da un pannello posto all’altezza dei bordi, sotto al quale rotolerà la pallina casinista. Ci farà due orecchie quadrate entro sera, scorrazzando sulla superficie lignea e picchiando a velocità sostenuta sulle sponde, sotto i tiri ad effetto delle palette e sfortunatamente cadendo spesso nella stoffa della mia porta.

Noi veronesi, concorrenti di questa corrida speciale, ci siamo cimentati in tutti i falli previsti dal regolamento, dimostrando così che è possibile realizzarli. I gol ci sono stati a favore alcuni, molti contro, ma vuoi mettere la soddisfazione di farne uno dopo averne presi una serie? Impagabile!

Le partite si susseguono e il tempo passa veloce, si impara molto guardando giocare gli altri ed ascoltando i consigli dei più esperti e degli allenatori. La competizione è relativamente sentita, regna la voglia di confrontarsi, di apprendere, portando a casa esperienza al fine di migliorare.

La domenica mattina si svolgono le semifinali e le finali. Scontri molto belli, alcuni brevi ed altri più lunghi e studiati. Ogni atleta concentratissimo, affronta l’avversario sfoderando le tecniche appropriate per portare a casa il risultato. Lo scampanellio della pallina gialla si ferma poco dopo mezzogiorno, quando il triplo fischio dell’arbitro decreta la vittoria di Marco ed Irene. Premiazione dei vincitori e tutti a tavola per recuperare le energie. Dopo i saluti, ci avviamo verso la stazione con sopra la testa il solito cielo bigio ma in compagnia di una bella dose di allegria e del buon proposito di tornare ancora a giocare. Arrivederci al prossimo torneo cari amici palettieri.

 

 

 

 

 

 
 
 

AMORE VERO E FELICITA'

Post n°29 pubblicato il 18 Novembre 2009 da Selli78
 

Tristezza, rabbia e paura: sono tutte emozioni che derivano da qualche forma di attaccamento a qualcosa o a qualcuno. Tuttavia molti di noi imparano a credere che anche l’amore e la felicità siano emozioni.

Tale convinzione oscura sia il nostro bisogno che l’abilità di essere più consapevoli delle nostre emozioni e di come le creiamo. Essa deriva dalla perdita di significato delle parole ‘amore’ e ‘felicità’. Usiamo queste due parole in maniera troppo generica al punto che esse sono diventate due tra le parole più fraintese ed eccessivamente usate nel nostro linguaggio quotidiano.

Amore è per lo più confuso con desiderio (ti amo in realtà significa: ti voglio), con l’attaccamento (amo la mia squadra di calcio), e con l’identificazione (amo il mio paese). Quando parliamo di amore in questo senso non parliamo di amore quanto del suo opposto.

Felicità. La usiamo e ne abusiamo in molti modi. La confondiamo con un possesso (è appena arrivato il mio tappeto nuovo, sono così felice!), con il consumo (ho appena mangiato il mio cibo preferito, sono così felice!), con qualche esperienza stimolante (ho appena visto il film più recente, sono così felice!) e con il sollievo (non ho più mal di denti, sono così felice!).

In tutti gli esempi citati stiamo in realtà dicendo che crediamo che l’amore e la felicità nella vita vengano dal di fuori di noi e che siano dipendenti dagli altri, dalle circostanze o da qualche stimolo fisico. Tuttavia, tutti sappiamo profondamente che vero amore e felicità sono incondizionati, non dipendenti da qualcosa o da qualcuno, e che si muovono dall’interno verso l’esterno e non dall’esterno verso l’interno.

Amore vero e felicità possono essere considerati stati d’essere fondamentali a cui possiamo accedere a piacimento una volta che abbiamo imparato a rivolgere le nostra attenzione alla nostra interiorità e a vivere dal dentro al fuori e non dal fuori al dentro. Essi possono anche essere considerati il nostro puro potenziale in tutte le situazioni. Quando agiamo con amore vero facciamo qualcosa per gli altri che porta loro beneficio a livello spirituale e quando ciò accade sperimentiamo le vera felicità, che è più simile a una profonda sensazione di appagamento interiore.

Questo modo di vivere affonda le sue radici nella pace. Se non siamo in pace con noi stessi non possiamo dare amore. La pace è, l’amore fa e la felicità (appagamento) ripaga. Solo allora la nostra autostima e il senso del nostro valore diventano solide rocce, perché ci rendiamo conto che questi nuclei di qualità interiori non possono esserci portati via e che essi sono la base del nostro valore in quanto persone e dei nostri valori di vita. Quando impariamo ad accedere e a generare questi stati fondamentali del nostro essere, essi ci danno la forza di smuovere il nostro carattere in positivo, da quello basato sulla competizione, sul possesso e sulla sopravvivenza a uno basato sulla co-operazione, la condivisione e il servizio. In breve, dal prendere al dare.

Quando scopriamo interiormente ciò che eravamo convinti si potesse trovare solo esternamente, scopriamo libertà e serenità profonde. Il metodo per sostenere questa consapevolezza e connessione è la pratica regolare della meditazione. Il campo di azione è la relazione con gli altri. Quando la felicità di una madre non dipende dall’obbedienza del figlio, allora è capace di ‘essere amore’ per quel figlio, anche quando imporrà delle regole. Quando la felicità di un manager non dipende dall’essere in tempo per le scadenze, né dalla performance dei membri del suo gruppo, allora saprà essere più attento e più incoraggiante verso i suoi collaboratori, il che è alla base di una leadership efficace. Quando gli innamorati si incontrano, smettono di dirsi “ti amo”, e invece si dicono “io sono amore per te”.
 
Domanda: Da dove pensi derivi gran parte della felicità nella tua vita?

Riflessione: La felicità è una decisione e non una dipendenza

Azione: Che cosa puoi fare domani nella tua relazione con una persona in particolare per passare dal desiderare e sopravvivere al sostenere e servire?

Brahma Kumaris World Spiritual University

 

 

 

 

 
 
 

VOLO IN PARAPENDIO - MALCESINE 12 SETTEMBRE 2009

Post n°28 pubblicato il 13 Settembre 2009 da Selli78
 

parapendio al momento del decollo, si è appena staccato dal prato in discesa e ci sono montagne sullo sfondo
Quante volte da bambini abbiamo sognato di poter volare come nei cartoni animati?.... Oggi, noi dello sparuto gruppo dei coraggiosi, possiamo dire: finalmente da grande ho volato!
Gli istruttori dell'Associazione Parapendio ci accolgono all'ingresso della funivia che da Malcesine porta sulla cima del monte Baldo. Piacevole il paesaggio dalla cabina, un susseguirsi di punte di pino che scorrono fitte fitte ai nostri piedi, mentre un leggero scossone ogni tanto ci ricorda che siamo appesi ad un filo. Scendiamo a quota 1600 e passeggiamo qualche minuto per raggiungere il prato del lancio dove sono già iniziati i preparativi. Indossati il giubbino di salvataggio, imbragatura con sedile, guanti e caschetto siamo pronti. Uno dopo l'altro veniamo agganciati al parapendio davanti al nostro istruttore. La tela ha la forma di una grossa mezza luna colorata, dalle cui estremità partono i cavi che ci sostengono. Fatti pochi passi si solleva il parapendio dietro di noi e spicchiamo il volo, Sotto ai nostri piedi in pochi secondi si moltiplicano i metri che ci separano dal suolo e iniziamo a volare sopra le cime delle montagne. I prati e le macchie scure di vegetazione cedono ben presto il posto alla vista del lago.
Una lingua azzurra che come un fiordo, si addentra fra le montagne dai pendii ripidi e rocciosi. Si sente solo il vento che fischia nelle orecchie, e che con la sua forza invisibile ci fa galleggiare dolcemente nell'aria, spostandoci di qua e di là ondeggiando. Quasi impercettibile la sensazione di discesa, man mano che ci avviciniamo al suolo, il paesaggio si libera dalla foschia ed il lago diventa di un blu intenso dove si specchiano le nuvole.
La macchina fotografica assicurata all'imbragatura scatta foto aeree che rimarranno per sempre scolpite nella memoria. Sulla parete di fronte appare una banana arancione, è un altro parapendio, e con una zoomata  scatta la foto che farà vivere le nostre emozioni anche a chi è rimasto a casa. Impressionante il silenzio rotto solo dal vento, tutto il mondo sembra si sia fermato, e riprende vita un pò alla volta mentre ci abbassiamo e spuntano i paesi in riva al lago ed i puntini bianchi delle barche a vela. Il parapendio sotto di noi si avvicina ad un grande prato sulla riva e questo è l'ultimo scatto prima del mio atterraggio. Ci alziamo in piedi, come scendere da una sedia restando appesi per aria, e il prato si avvicina sempre più e scorre come una pista sotto di noi, dolcemente mettiamo a terra i piedi. Che strana sensazione, gira un pò la testa, però è bellissimo, dai che lo rifacciamo!
Sentirsi leggeri, liberi, in contatto con la natura, senza i rumori inventati dall'uomo, questa è la condizione naturale che fa stare bene e in cui sarebbe bello tornare a vivere.
parapendio giallo in volo con parete rocciosa sullo sfondo

 
 
 

IX RAID IN PEDALÒ DA BIBIONE A VENEZIA dal 23 al 30 agosto 2009.

Post n°27 pubblicato il 03 Settembre 2009 da Selli78
 
Foto di Selli78

Con questa frase scritta sulle magliette inizia l’avventura dei partecipanti e dello staff della manifestazione organizzata dall’Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti in collaborazione con il Centro Polifunzionale Regionale per la promozione della Salute e della Vita Sociale dei Ciechi e degli Ipovedenti,  il  Consiglio Regionale Veneto dell’UICI ed altre istituzioni ad esse collegate.

Sovraccaricati i mezzi di materiale, tra volantini e gazebi e quant’altro, si parte per Jesolo.

Sbrigate le formalità alberghiere e risolti gli imprevisti dell’ultima ora  la sera di domenica 23 agosto raggiungiamo Bibione, Alle 20.30 inizia la cerimonia inaugurale del IX raid in pedalò, nella piazza gremita di turisti e di amici dell’Unione, giunti per festeggiare l’evento con noi.

Come sottofondo l’animazione della cefariello Band, che allieta la serata alternando canzoni napoletane a ritmi latini.

Vicino al gazebo informativo del Centro Polifunzionale Regionale, cresce la fila di persone in attesa di una visita oculistica presso l’unità mobile messa a disposizione dalla IAPB Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità. Uno screening gratuito per la salvaguardia della vista eseguito da un’oculista e da un ortottico a bordo di un camper attrezzato e sapientemente controllato dal nostro tecnico Carmine.

Dopo la festa inaugurale, il primo giorno di raid inizia presto per gli addetti alla preparazione delle borse termiche, che verranno date in dotazione agli equipaggi dei pedalò, quotidianamente rifornite di acqua ,frutta e tavolette refrigeranti.

Si lavora a catena ed infine i viveri sono pronti per la distribuzione ai concorrenti, che con aria assonnata salgono sui pulman per raggiungere Bibione dove li aspettano i loro natanti colorati.

Lo staff in maglia gialla ed i volontari dell’UNIVOC in tenuta bianca e blu, si recano invece a Caorle, meta della prima tappa. Costruzione dei gazebi del Cpr e della Federazione, la band piazza gli strumenti e le casse, distribuzione dei volantini per informare i bagnanti circa l’evento in corso. Animazione prego! La gente si avvicina e si lascia coinvolgere, correndo ad accogliere i pedalò tra gli applausi. Il pomeriggio trascorre passeggiando nel centro di Caorle in compagnia della nostra guida turistica.

Martedì mattina arriva presto, rotta per Eraclea. Qui l’accoglienza presso il bagno Zago è stata particolarmente frizzante..

Ecco che il nostro speaker Dario annuncia l’avvistamento dei pedalò e tutti corrono sulla battigia per accoglierli. I pattìni si avvicinano da nord in fila per due preceduti dal gommone del coach commendator Dragotto. La mongolfiera con il simbolo dell’UICI alta sopra le nostre teste, segnala il punto di attracco. Molte mani applaudono ed altre si protendono ad afferrare il pedalò numero 1 da cui scende il presidente nazionale prof. Tommaso Daniele. Seguono ordinatamente tutti gli altri 28 pedalò, che vengono trascinati sulla sabbia dai volontari e da bagnanti entusiasti nel dare il loro contributo.

Le tappe si susseguono giorno dopo giorno passando da Jesolo, Cavallino e Punta Sabbioni, alternando le pedalate ad interessanti visite guidate pomeridiane che ci portano a conoscere la lavorazione del riso, un piccolo borgo lagunare ed il cantiere del Mose. La sera il camper continua le visite registrando sempre il tutto esaurito, mentre la band rallegra piazze e campeggi innescando balli di gruppo scatenati e trenini ondeggianti tra le risate del pubblico.

Ovunque il passaggio dei pedalò attira l’attenzione di stampa ed autorità, dimostrando ancora una volta quanto i ciechi siano persone alla pari degli altri, che si mettono in gioco per superare pregiudizi e barriere, dando una lezione di ottimismo a chi non li aveva mai conosciuti prima.

La settimana vola ed il sabato arriva presto. L’ultima tappa, la più impegnativa, ci attende in un mattino grigio ma carico di entusiasmo. Partenza da punta Sabbioni, pedalò in acqua, ragazzi virate verso sud! Percorsi pochi chilometri entriamo nella laguna veneziana scortati dalle imbarcazioni delle forze dell’ordine. Scivoliamo sulle onde del canale della Giudecca incrociando battelli e gondole che ci fotografano e salutano quasi increduli alla vista di trenta natanti da spiaggia in mezzo alla laguna. Si pedala tutti vicini in formazione serrata per contrastare il forte moto ondoso, ammirando i palazzi veneziani ed i celebri ponti dai quali i turisti ci sorridono ed incitano a pedalare.

Un bel sogno è divenuto realtà. Al grido di Venezia ip ip urrà. Sfiliamo orgogliosi davanti a Piazza San Marco. Un’opportunità unica ed irripetibile, che appaga ogni fatica e riempie i nostri cuori di grande gioia.

Tirati in secca i pedalò, non possiamo lasciare Venezia senza prima visitarne alcuni luoghi caratteristici. Ci imbarchiamo su un battello tutto per noi, dove Mario la nostra guida, ci parla di Venezia e descrive il panorama cittadino che scorre oltre gli oblò. Dopo il pranzo a bordo, facciamo scalo a Murano. Qui ci attende una dettagliata descrizione mentre il maestro vetraio realizza un vaso in vetro soffiato. Tornati sul battello in compagnia degli immancabili souvenir fragili e luccicanti, ammiriamo le coloratissime case di Burano che vengono ben descritte per chi non vede, dalla nostra fantastica guida, e concludiamo il pomeriggio con visita all’isola di San Francesco del Deserto, dove l’abazia è immersa in un mare di cipressi verdeggianti tra i quali regna un grande silenzio.

Con un po’ di malinconia arriva la cena conclusiva di questo IX raid, che ha dato a tutti molte soddisfazioni, creando una bella armonia tra i partecipanti ed i membri dell’organizzazione, utile per superare ogni difficoltà, e capace di dar vita a bei momenti di sana allegria.

 

 

 

 
 
 

IN BARCA A VELA

Post n°26 pubblicato il 09 Agosto 2009 da Selli78
 

foto di una vela con cielo azzurro di sfondo

 

Chi ha detto che la vela è solo uno sport? È molto di più! Basta viverla con tutti i sensi.  Una prospettiva particolare ma per questo, non meno suggestiva del normale.

Nel primo pomeriggio incontro al porto di Castelletto ed imbarco dell’equipaggio sul Proteus. Il sole si specchia nell’acqua verde smeraldo del lago, punteggiandola di mille onde scintillanti, che si perdono verso sud. Man mano che la barca si allontana dal porticciolo, le montagne, che sovrastano la costa veronese, appaiono  più alte, per poi iniziare a degradare, diventando una cornice naturale del lago.

Cazzate randa e fiocco, il timoniere di turno, seguendo le istruzioni del nostro teacher Valerio, inizia a veleggiare. Concentrato per sentire la barca, la direzione e la spinta del vento sulle vele. Si crea un gioco di forze, che vanno ben equilibrate, poggiando e orzando, facendo così scivolare il Proteus sempre più veloce sull’acqua.

Timoniere, giù col timone, pronti agli switch, lasca di là e cazza il fiocco, via con la strambata e la barca vira e cambia la rotta. La murata ha variato posizione, cerchiamo di capire da dove viene il vento, e via a veleggiare di bolina.

Tra acqua, sole e vento, è davvero bella la sensazione di essere parte integrante della natura. Con il leggero sciabordio delle onde, che ci da informazioni sulla velocità di navigazione, il silenzio rassicurante delle vele, e l’inclinazione dello scafo, mai esagerata.

Senza accorgercene siamo entrati a far parte dell’equilibrio di tutti questi elementi grazie ad una rilassata concentrazione della mente che percepisce le cose in modo nuovo. Sentire quindi la forza invisibile dei venti che soffiano da direzioni diverse nel corso della giornata, generati dall’escursione termica e dalle perturbazioni. Li seguiamo sopportando le loro bizze che rendono molto mutevole il nostro navigare.

La vela per un non vedente è fatta di molte sensazioni date da rumori, fruscii di sartie, sbatter di vele, il calore del sole che ci colpisce fungendo da bussola. Un senso di libertà impagabile, fatto di emozioni che crescono ad ogni uscita in barca, perché c’è sempre qualche nuovo aspetto da cogliere e condividere con l’equipaggio durante le conversazioni a bordo.

 foto di Castelletto visto dal lago con i monti sullo sfondo

 
 
 

BRUCE SPRINGSTEEN LIVE - UDINE 23 LUGLIO 2009

Post n°25 pubblicato il 24 Luglio 2009 da Selli78
 

£W

foto di Bruce sul palco che suona la chitarra

Chi l’ha detto che per andare negli States devi viaggiare per 6 ore? Ne bastano 3! Ieri sera è partito un volo diretto da Udine, con destinazione deserto dell’Arizona tra i cactus e leggende di gangster, che si perdono nel tempo. Oh outlaw Pete…. Can you hear me? E l’eco di queste parole va lontano nel vento. Ci areniamo nelle sabbie mobili degli spaccati di vita dura nelle badlands, che inaridiscono i cuori, ma nel finale del racconto nasce sempre una speranza di rivincita, waitin' on a sunny day.

Finalmente si intravede uno spiraglio per i sogni e l’amore, in 41 shots, continuando poi con le struggenti note dell’armonica a bocca, che regalano momenti romantici ed intense storie d’amore.

Il rock e le ballate country scorrono a fiumi e il boss tiene imbrigliato il pubblico, con il magnetismo creato da un perfetto connubio di chitarra elettrica e batteria, che scandiscono un ritmo senza sosta.

L’energia si trasforma una canzone dopo l’altra, in un crescendo di emozioni che esplode nel rock adrenalinico del finale. Si scalda l’atmosfera con "lonesome day",  passando da "born to run", e cantando insieme "born in the USA"Non c’è tregua e parte American land, che ci porta a ballare musica country sui tavoli di un saloon, impregnato da un forte odore di whisky e polvere. Una volta usciti dal locale, il divertimento continua per strada con “dancing in the dark”. Oh my friend, let’s "twist and shout"! We’re free now!

The boss non ti molla un attimo, con il suo sguardo vivace e quel bel sorriso. Durante il concerto rapisce letteralmente i suoi fans, trasmettendo quel senso di libertà che fa spiccare il volo alla fantasia. Grazie per la bella serata Bruce! E al tuo entusiasmo contagioso che ci ha fatti sognare. “I’m working on a dream, and our love will make it real someday!

Ascolta alcuni brani del concerto citati nel post.

Oh outlaw Pete

badlands

waiting on a sunny day

working on a dream

41 shots

lonesome day

born to run

born in the USA

American land

dancing in the dark

twist and shout

 

 
 
 

PRIMA DI PARTIRE PER UN LUNGO VIAGGIO

Post n°24 pubblicato il 12 Luglio 2009 da Selli78

Prima di partire per un lungo viaggio
Devi portare con te la voglia di non tornare più
Prima di non essere sincera
Pensa che ti tradisci solo tu

Prima di partire per un lungo viaggio
Porta con te la voglia di non tornare più
Prima di non essere d'accordo
Prova ad ascoltare un po' di più

Prima di non essere da sola
Prova a pensare se stai bene tu
Prima di pretendere qualcosa
Prova a pensare a quello che… dai tu

Non è facile però
È tutto qui
Non è facile però
È tutto qui

Prima di partire per un lungo viaggio
Porta con te la voglia di adattarti
Prima di pretendere l'orgasmo
Prova solo ad amarti

Prima di non essere sincera
Pensa che ti tradisci solo tu
Prima di pretendere qualcosa
Prova a pensare a quello che… dai tu

Non è facile però
È tutto qui
Non è facile però
È tutto qui

Non è facile però
È tutto qui

Prima di pretendere qualcosa
Prova a pensare a quello che… dai tu

 

Guarda il video della canzone

 
 
 

IL PARCHEGGIO

Post n°23 pubblicato il 12 Luglio 2009 da Selli78

Oggi ho visto tre persone litigare per un parcheggio, ricorrendo ad ogni espediente e cattiveria per umiliare e distruggersi l'un l'altro, pur di non cedere. Alla fine il più responsabile se n'è andato lasciando continuare gli altri due. E' dovuto intervenire un vigile per riportare la pace. Ma io mi chiedo dove sta tanta stupidità? Per quale motivo la gente pensa a distruggersi per simili futilità?

Ho provato amarezza per tutto questo. Viva le persone positive e di buon senso, che prima di offendere gli altri, guardano il mondo con serenità, rinunciando al parcheggio con un sorriso, verso chi gli sputa addosso veleno, e se ne vanno a testa alta, lasciando l'idiota di turno a brancolare nel buio della propria ottusità.

 

"La felicità è amore, nient'altro.
Felice è chi sa amare.
Amore è ogni nota della nostra anima
in cui essa sente se stessa e
percepisce la propria vita.
Felice è dunque chi è capace di amare molto.
Ma amare e desiderare non sono la stessa cosa:
l'amore è desiderio fattosi saggio.
L'amore non vuole avere, vuole soltanto dare."

(Hermann Hesse)

 

Dedicata a chi apprezza le piccole cose e "si accontenta" di cogliere ogni momento di felicità che la vita ci offre, senza rimpianti né egoismi che ci renderebbero solo infelici.

 
 
 

GITA A BOLCA

Post n°22 pubblicato il 04 Luglio 2009 da Selli78

Ci incontriamo in città in una bella giornata di sole di fine primavera, ideale per una gita in collina un po’ diversa dal solito. Infatti la meta del nostro gruppo di amici dell’UICI è Bolca, piccola località della Val d’Alpone a poche decine di chilometri da Verona.

Risalendo la strada un tornante dopo l’altro, l’afa lascia il posto ad una piacevole aria fresca che ben si completa con il calore del sole, la cui luce esalta tutte le sfumature di verde della natura circostante, cosparsa di alberi di ciliegio, filari di viti, prati e boschetti.

All’arrivo ci accolgono i Lyons, promotori di questa giornata, ed il Sig. Cerato, il cavatore di fossili più famoso al mondo.

Dopo un’introduzione storica su Bolca ed i suoi fossili antichi di 50 milioni di anni, inizia la visita al museo. Torniamo indietro nel tempo all’epoca in cui al posto dei monti si estendeva una laguna tropicale punteggiata di isolotti vulcanici e divisa dal mare da una barriera corallina. In quest’oasi tropicale vivevano pesci, animali e piante, tartarughe, coccodrilli. I loro fossili oggi si possono ammirare in tutto il loro splendore. Hanno mantenuto dei bellissimi colori, grazie ai monti che li hanno conservati gelosamente tra innumerevoli strati di roccia. Alcuni esemplari sembrano quasi pitture rupestri, ed è difficile immaginare che si tratti di animali veri pietrificati dai sedimenti per testimoniare la loro presenza a distanza di millenni.

Molti studiosi negli ultimi secoli hanno dedicato le loro energie alla paziente estrazione dei fossili, e alla loro catalogazione, tanto da esportarli nei musei più prestigiosi del mondo.

Rigenerati da questo bel tuffo negli antichi tropici di casa nostra, ci attende un pranzo conviviale in compagnia degli amici Lyons, che ci danno l’opportunità di presentare la nostra associazione ed in particolare un progetto alla cui riuscita teniamo moltissimo. Si tratta della creazione di un centro di riabilitazione visiva presso la sede UIC di Verona. Il nostro obiettivo è mettere in condizione chi vede poco di usare al meglio il proprio residuo visivo, permettendogli così di aumentare la propria autonomia personale nello svolgere le azioni della quotidianità.

Per fare ciò abbiamo bisogno di attrezzature e di un’equipe di specialisti preparata a sostenere psicologicamente ed istruire gli ipovedenti sull’uso corretto delle proprie risorse visive, attraverso una rieducazione funzionale e con il supporto di ausili domestici ed informatici.

Il progetto, redatto dal Dott. Gianfrancesco Villani, che con entusiasmo collabora da tempo con noi, è ormai pronto a passare alla fase di concretizzazione. Perciò ringraziamo tutti i Lyons, da sempre sensibili alla nostra causa, per la loro attenzione, che ci aiuta ad andare avanti, perché solo con la collaborazione ed il sostegno di tutti, il nostro sogno potrà diventare una bella realtà.

Terminato il pranzo, il pomeriggio prosegue con un’escursione alla pesciara, preceduta da una bella passeggiata lungo un sentiero immerso nel bosco. Raggiunta la galleria dove sono stati estratti i fossili dei pesci, ci attende la dettagliata spiegazione del Sig. Massimo Cerato, che descrive sapientemente tutte le fasi e le tecniche di estrazione.

La nostra gita si conclude con un concerto jazz nella radura antistante la pesciara, circondata dai castagni. Il connubio musica e natura fa sempre il suo bell’effetto e si crea un’atmosfera molto suggestiva e rilassante.

Ringraziamo i Lyons per questa bella opportunità, che ha saputo dar spazio alla vista, peraltro supportata dalle descrizioni delle nostre guide, al gusto, all’udito e alla percezione della natura con le sue bellezze di oggi e di milioni di anni fa.

 
 
 

INSIEME PER UNA MISSIONE POSSIBILE: LONIGO, 24 MAGGIO 2009

Post n°21 pubblicato il 29 Giugno 2009 da Selli78

E' stato bello ritrovarci con vecchi e nuovi amici dell'Unione Ciechi, per realizzare, una volta tanto, tutti insieme una missione possibile. I piloti Harley si sono messi a disposizione per farci sentire la musica dei loro bolidi super accessoriati e così diversi tra loro, grazie alle più disparate personalizzazioni, che rendono ogni pezzo unico.

Siete pronti? Assegnazione delle moto e in sella, muniti del caratteristico casco con lo stemma alato. Si accendono i motori e in pochi secondi inizia a prender vita il serpentone rombante, che sfila per le vie del paese, prima di arrampicarsi sulle colline, seguito da alcune auto sportive.

Nonostante il gran caldo, ci sfiora una brezza piacevole, e per i passeggeri di moto radiomunite, c'è anche il sottofondo musicale con Vasco e gli ACDC. La festa prosegue presso la cantina che ci ospita mostrandoci i suoi tesori con le bollicine. Doverosa la degustazione con azzeccati abbinamenti cibo-vino, tra salumi, salmone, dolcetti e tre ottimi vini bianchi, nel clima allegro delle tavolate con vista sui vigneti.

Tornati in paese, sempre in sella alle Harley, ci aspetta un pò di lavoro. Infatti allestiamo il bar al buio, dove accoglieremo tutti coloro che vorranno provare la sensazione di mettersi in gioco, abbattendo qualche barriera mentale, nei confronti di chi al buio ci vive ogni giorno. Dopo l'ingresso nell'oscurità assoluta, le reazioni sono diverse, ma in genere dissipato l'imbarazzo iniziale le persone hanno vissuto quest'esperienza con positività ed entusiasmo.

Di questa giornata, rimarrà un variegato ricordo, siamo stati tutti un pò baristi, motociclisti, degustatori, in una bella atmosfera di collaborazione e reciproca conoscenza con persone veramente fantastiche. Arrivederci al prossimo Harley day! 

 ffoto delle harley alla partenza - scattata da Sandro

 
 
 

IL CORSO DI CUCINA

Post n°20 pubblicato il 14 Giugno 2009 da Selli78

Da tempo ad un gruppo di donne socie del UICI frullava in testa il desiderio di mettersi ai fornelli tutte insieme. Così è nata l’idea di organizzare un corso di cucina in collaborazione con l’I.P.S.S.A.R.”Angelo Berti”, suddiviso in due livelli:  base per principianti e avanzato per cuochi esperti.

Sabato 21 febbraio si riunisce la classe per la prima lezione, con tutti i partecipanti muniti di grembiule e di tanto entusiasmo. Seguendo le precise istruzioni del professor Ghiraldi, dei suoi colleghi e degli assistenti; prepariamo biscotti, ciambelle, pasta fresca, involtini, crespelle e bignè. Ogni allievo ha i suoi compiti: c’è chi trita la cipolla e piange, chi affetta le verdure, chi impasta e tira la sfoglia con il mattarello. Tra uno step e l’altro i piatti prendono forma: “ prepara la pastella, cuoci la crespella, aggiungi il ripieno, la salsa e inforna! Esce un primo delizioso”.

Una lezione dopo l’altra impariamo nuove ricette e trucchi, che sicuramente ci faciliteranno la vita quando ci metteremo ai fornelli di casa.

Non sono mancati anche momenti divertenti con risate che si sentivano da un capo all’altro della cucina, con le fruste che sbattendo nelle ciotole, facevano impazzire la maionese e smontare la panna. Anche le immancabili battute hanno contribuito ad allietare le ore trascorse insieme.

Ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato all’organizzazione ed alla buona riuscita del corso. Gli insegnanti che durante il corso ci hanno seguiti con dedizione ed entusiasmo, testando di volta in volta le nostre abilità nello svolgere le mansioni affidateci. È stata inoltre fondamentale la semplicità delle descrizioni per la preparazione dei piatti e l’utilizzo di punti di riferimento alternativi alla vista, quali il tatto e il gusto.

Sono stati numerosi i commenti positivi dei partecipanti, che già sperano si possa organizzare un altro corso in futuro, per poter così continuare la carriera di aspiranti cuochi.

bignè glassati al cioccolato fondente

 
 
 

VIAGGIATORE.....

Post n°19 pubblicato il 03 Giugno 2009 da Selli78

Ma si fatti una valigia, anche piccola, basta un trollino con l’essenziale. Documentati su internet, ci sono mille itinerari da leggere, quelli classici dei tour operator, e quelli improvvisati dei tanti anonimi internauti, celati dietro gli pseudonimi più strani. Il viaggiatore per caso non è tipo che scherza. Sa cosa cerca, è curioso e inventa il suo percorso on the road. Per strada vede un locale carino e lo prova, vede uno scorcio nel bel mezzo di una strada anonima? Lo fotografa come fosse la Gioconda. Ogni dettaglio che lo colpisce è emozione e vale la pena di immortalarlo con uno scatto o scribacchiando qualche parola su un taccuino. Ecco allora materializzarsi tra le pagine, l’odore speziato del negozietto di un anonimo paesino del sud, fatto di 10 case su un cucuzzolo, scolpite dalla luce bianca del sole di mezzogiorno, con le cicale che si godono l’estate nascoste tra le foglie della quercia secolare dei giardini pubblici. La fontanella dell’acqua potabile sembra uscita da un romanzo di Sciascia, con quell’aria di misteriosa tranquillità. Due vecchi giocano a carte su un tavolo di legno, parlando una lingua tutta loro, incuranti dei 35 gradi che rubano le forze e affaticano il respiro.

Ma il viaggiatore non si ferma mai, continua la sua avventura tra i boschi, e ammira il tramonto sulla vallata, con il sole che alle 5 si nasconde dietro il monte. Un alberghetto con facciata a graticcio e ciclamini viola alle finestre sembra il luogo ideale per la notte. Una cena quasi in famiglia con la signora Luisa che serve arrosto e dolcetti fatti in casa. Dopo quattro chiacchiere con i pochi clienti, un po’ di riposo e l’indomani inizierà una nuova giornata piena di sorprese per il nostro viaggiatore, finalmente libero di seguire i suoi sogni e di cogliere tante piccole sensazioni, che renderanno ancor più piacevole il ricordo della sua bella vacanza.

 

 
 
 

IL PARCO DELLE MURA

Post n°18 pubblicato il 03 Giugno 2009 da Selli78

Una splendida giornata di sole di metà aprile, perfetta per la gita di pasquetta. Appuntamento in città con un gruppo di amici. Parcheggiamo ai piedi delle Torricelle e percorse poche decine di metri il paesaggio si trasforma. Gli omonimi condomini lasciano il posto a villette immerse nel verde dei loro giardini racchiusi da alte mura di cinta in pietra, a tratti ricoperte di edera. I viottoli lastricati si arrampicano dolcemente sulla collina e ci conducono alla nostra meta naturalistica: il Parco delle Mura.

All’ingresso ci accoglie un pannello illustrativo con breve descrizione della storia della zona, con traduzione in caratteri braille, così anche i non vedenti possono leggere autonomamente. Da qui parte un piccolo marciapiede di porfido che porta ad una ringhiera di paletti e funi. La seguiamo e ci accompagna nel tratto iniziale del sentiero che si snoda tra alte mura che un tempo erano a difesa della città.

Ad intervalli regolari mettiamo i piedi su una striscia di porfido che ci taglia la strada per indicare la presenza di un cartello con notizie e mappe tattili del parco che ha la forma di un circuito di formula uno, ma rigorosamente senz’auto. Saliamo sulla collina alla rondella della grotta, con  un’ampia terrazza naturale con vista da un lato sulla città e dall’altro sulla Val Pantena. Dopo la sosta panoramica riprendiamo il cammino, sempre con l’ausilio delle cordicelle nei punti più difficili, e assaporando la tranquillità di questi luoghi, raggiungiamo l’uscita.

Dopo questa bella esperienza è doveroso ringraziare i volontari di Legambiente, che hanno saputo coniugare il rispetto per la natura, con l’accessibilità del percorso, permettendo così a tutti di coglierne la bellezza. Anche a chi, al posto della vista, deve usare strumenti alternativi, quali l’udito, il tatto ed un buon senso dell’orientamento

 
 
 
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