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VISITA GUIDATA DI UN GRUPPO DI NON VEDENTI ALLA MOSTRA DI COROT A VERONA

Post n°32 pubblicato il 04 Febbraio 2010 da Selli78
 
Tag: Corot

 

Le ampie sale di Palazzo della Gran Guardia sono divise in pseudo stanze da grandi pannelli color porpora, sui quali sono appesi ordinatamente dipinti di varie dimensioni, e dalle cornici in legno e dorate. Non li vedremo tutti, ma solo, si fa per dire, una selezione estrapolata dalla nostra guida Lavinia, che ci accoglie con un sorriso e tenendo in mano due ramoscelli. Uno di cipresso e l'altro di ulivo, elementi che ritroveremo spesso nei quadri in esposizione. Poi per calarci ancor di più nell'atmosfera intrisa d'arte, Lavinia fa passare tra le nostre mani una vera tavolozza da pittore con tanto di macchie di colore percettibili al tatto. Così giochiamo per un attimo ad impugnarla come professionisti, appoggiandola sull'avambraccio ed infilando il pollice nel foro della parte superiore per non farla cadere. Sorridete! click e foto ricordo.
La nostra visita inizia da Pussin, precursore di Corot, che raffigura un paesaggio di alberi e colline, che fa da sfondo a personaggi religiosi, veri soggetti del dipinto. Ma scorrendo lo sguardo sulla parete pian piano le proporzioni degli elementi cambiano ed ecco i quadri di Corot, dove prati, alberi e ruscelli diventano i protagonisti assoluti, mentre le persone sono sempre più minute. Le figure religiose lasciano il posto a ninfe e satiri, che il pittore suole far sbirciare tra le fronde o lasciar in ozio sui prati.
Dalle pennellate emerge un animo sensibile e spontaneo, che con il passare degli anni si stacca sempre più dagli schemi predefiniti della pittura neoclassica così attenta al dettaglio. Corot diventa infine un sapiente cacciatore dei giochi di luce sugli elementi della natura.
Molto bella la sala in cui sono raggruppati i dipinti che studiano per l'appunto questi dettagli, partendo  da una tela con fronde di quercia in primo piano, che si stagliano su un cielo azzurro, alle bianche cascatelle di un ruscello, che creano un bel contrasto con il verde scuro della vegetazione circostante.
Ma il vero "punto luce" di questa mostra pittorica è la veduta della cittadina di Mantes. Un quadro posto in verticale, e per un attimo sembra di essere affacciati ad una finestra, dalla quale si gode il panorama di un luminoso mattino d'estate. In primo piano sulla destra, le fronde con poche foglie, delimitano la zona ombreggiata di un boschetto, dove Corot sta dipingendo. La luce del sole del mattino colpisce l'acqua del lago al di là degli alberi, e la cattedrale sulla riva opposta, che fa da sfondo all'orizzonte. Il cielo azzurro chiaro, assieme all'acqua limpida, fa letteralmente brillare il dipinto di una luce propria. La natura la fa da padrona, ma Corot non dimentica mai l'uomo, e dipinge in basso sulla riva un piccolo pescatore dal cappello rosso. Si ha quasi l'impressione di poter allargare lo zoom e di veder apparire il pittore con cavalletto e tavolozza  intento a dipingere.
Ecco quindi che questa sua abilità innata di saper catturare ed imprimere la luce sulla tela, lo rende un precursore degli impressionisti, che useranno spesso i suoi schizzi come fonte d'ispirazione. Con il trascorrere degli anni le pennellate di Corot diventano infatti sempre più leggere, abbozzano le figure e rendono il paesaggio ancor più profondo che sfuma perdendosi all'orizzonte. Nel corso della visita, Lavinia intervalla spesso le parole con le canzoni più celebri dell'Ottocento, che ci aiutano a contestualizzare l'arte nel periodo storico, ed evocando al contempo le emozioni raffigurate nei dipinti. Così dal Walzer di Strauss, passando da Gudot, arriviamo a Beetoven, compositore preferito del nostro inimitabile Corot. 
Il tempo vola e ci troviamo all'uscita della mostra, ed è bello pensare che per due ore siamo riusciti a ricostruire nella nostra mente, pezzo per pezzo le immagini dipinte su tela, grazie alle precise descrizioni di Lavinia, che ci ha guidati spiegando la posizione, il colore, e l'emozione, impressi in ogni singolo elemento visivo.

 

mante le matin quandro di Corot

 
 
 
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