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Post n°41 pubblicato il 29 Febbraio 2012 da Simonquest80
come ti senti deriso mentre i cocci del tempo ti sfregiano il viso
quali mosse hai deciso per sfilarsi dal mondo a volte basta un sorriso
e ti nascondi perché hai paura che ti riprendano e ti difendi dalle parole che ti ritornano in circolo, come quei virus che resistono
non ci sono antibiotici contro la malinconia solo sporco sul cuore da grattare via amico, gli amori passano…
oggi chi diventi? un uomo.. tra il silenzio e i ricordi scegli un suono
quello dei passi sull’asfalto lasciare orme siamo nati per questo, …e poco altro
e ti nascondi perché hai paura che ti spengano e ti difendi dai suoi sogni che ritornano in circolo, come quei virus che resistono...
non ci sono antibiotici contro la malinconia solo polvere sul cuore da soffiare via...
amico mio, gli amori passano... e tu ora vomita quanto devi ma ogni minuto dedicato al passato è un minuto in meno a chi lo avrà meritato e ci siamo tutti in questo precariato per cui alzati in fretta dal cesso dopo aver cagato perché tutto il resto è tempo sprecato |
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Post n°40 pubblicato il 15 Febbraio 2012 da Simonquest80
c’è bisogno di una regia esatta per mettere in scena il caos di equilibrio e costanza per dare un senso alla follia di silenzi perfetti per rubare le note al proprio battito e gambe forti per volare sul filo del tempo e ali grandi per rincorrere le favole quando anche la neve diventa pesante ma c'è ancora un bel pezzo di strada ...
e c’è bisogno di un’assenza per dare un senso a tutto quanto e di un ritorno, prima che le mode cambino che la pelle e i sorrisi si accartoccino che nascano i figli…Ti dirò, c’è bisogno anche se non ce n’è perché siamo fatti di sogni e questo è_ |
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A dodici anni conoscevo tutti i nomi dei giocatori delle squadre di serie A, panchinari inclusi. Avevo una macchina preferita. Mi ero innamorato più di una mezza dozzina di volte. Dimostravo una certa dimestichezza con i film che le reti private passavano a notte fonda e avevo capito che l’unico nemico deciso plebiscitariamente da qualunque popolo non fosse il capitalismo sfrenato o la mafia, ma la polizia municipale e i suoi malefici adepti. In dodici anni, un esserino in grado soltanto di grugnire, sbavare e farsela addosso, ha tutto il tempo di diventare un mezzo uomo, con pregi, difetti e la matrice grezza di quello che sarà di lì a poco un modo di pensare, uno schema d’azione per affrontare il mondo nell’epico duello con la vita. Ecco cosa può accadere in dodici anni. Perché dodici anni sono una mezza eternità, per i gatti quasi una vita e per le maledette zanzare sono generazioni e generazioni. C’è tutto il tempo per una persona d’imparare come pilotare un’astronave o per scoprire di avere un orientamento sessuale divergente dalla comune eterosessualità, e per metterlo in pratica abbondantemente, qualunque esso sia. Se penso a tutto questo, allora si fa salda in me la convinzione che quel che sto per fare sia una sciocchezza, frutto solo del brulicare incessante e nervoso dei miei ormoni di quasi trentenne single: non le dovevo chiedere di rivederci dopo tutto questo tempo, dopo dodici anni di nulla, se ci avessi riflettuto avrei capito anch’io, nonostante i miei lampanti limiti cognitivi, l’insensatezza dell’iniziativa. Ma dio, le avete viste le foto del profilo su Facebook? Io sì. Sono mesi, da quando mi ha chiesto l’amicizia e da quando io le ho detto sì, dopo svariati “no, non ci credo”, “no, non è possibile che sia lei”, “qualcuno mi sta facendo uno scherzo, è sicuramente una trappola della polizia informatica perché hanno scoperto che scarico giga di musica e film”; dicevo, sono mesi che me ne sto imbambolato davanti al monitor a guardarla e a riguardarla, con l’ansia di uno che sa che sta facendo qualcosa di quasi proibito, ma se ne frega perché proprio non resiste. E ogni volta che me ne pubblica una nuova (perché sì, è ovvio che le pubblichi per il sottoscritto), dentro di me si susseguono ovazioni da stadio senza soluzione di continuità: sembro un bambino che non vede l’ora che arrivi il giorno successivo per aprire una nuova finestrella del calendario dell’Avvento e guadagnarsi così il dolcetto. Ebbene, dico io, forse sarebbe anche ora di farlo arrivare questo benedetto Natale, anche perché ormai la morte per diabete fulminante è solo questione di ore. |
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Post n°38 pubblicato il 17 Gennaio 2012 da Simonquest80
ti consolano, ti accendono ti versano in gola parole che sanno di dolce ti prendono e disarcionano non importa a che punto della vita qualunque sia il posto quando loro sussurrano al tuo orecchio l’aria velenosa attecchisce e trapassa la volontà nulla può e si china su sé si rannicchia e discretamente dopo poco si spegne e tu lo scemo che del nulla è innamorato e, coerentemente, per nulla e col nulla ricambiato
maledetta suggestione maledette coincidenze maledetto il tuo viso il sorriso che ti gonfia gli zigomi maledetti i ricordi maledetta la nostalgia maledetto il sogno maledetta la distanza maledette tutte le ambizioni le parole trovate e quelle mai dette maledetto cuore afono maledetto il tuo citofono maledetta la tua via maledetto ogni marciapiede intorno a casa tua maledetto agosto maledetto il gelo maledetti i momenti perfetti mai arrivati o mai capiti maledetti tutti quelli sbagliati maledette le rose le nuvole, il cielo maledetta la pioggia le stagioni e il vento maledetti i fili d’erba le colline, la neve bianca che cadeva a batuffoli enormi maledetta la musica maledetti i mediocri che rimpiangono istanti mai vissuti che rinnegano quelli vissuti a metà maledetto me e maledetto più di tutto questo ostinato ineguagliabile ricordo ancora mai vissuto con Te_ |
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dove stiamo andando? anche se lo sai continui a chiedertelo
mentre la tua smorfia non cede di una virgola e s’interroga piatta e bianca in mezzo allo specchio e luccicano fuori le gocce di pioggia che traballano prima di staccarsi dai lampioni e dai cornicioni dalle gru delle case in costruzione dagli occhi stanchi di un vecchio fresatore in affitto, cassaintegrato a 5 anni dalla pensione che aspetta che accada qualcosa ma è l’acqua soltanto a cadere e la tesa del cappello non nasconde abbastanza non nasconde la rabbia morsa tra labbra screpolate e dritte.. che poi a farlo sparire ci pensa la nebbia….
a che punto della storia tra quali capoversi improvvisamente tutti si sono persi…
…e stasera mi pensi anche in mezzo all’alluvione? mi pensavi ieri lunga sotto il sole? e quando il governo cadeva sbloccavi il cellulare per vedere se avevo chiamato se avevo scritto se mi ero ricordato dei nostri pochi mesi? che ci sembravano tutto e decisamente ora lo sono e me ne sono accorto mentre a mano disegno la tua bocca così come me la ricordo rossa mentre la guardo che si muove e me la immagino addosso ed è già troppo tardi per chiederti adesso... |


Inviato da: witchland
il 29/02/2012 alle 20:57
Inviato da: Simonquest80
il 30/01/2012 alle 09:39
Inviato da: Simonquest80
il 30/01/2012 alle 09:35
Inviato da: Hy_las
il 21/01/2012 alle 19:35
Inviato da: witchland
il 20/01/2012 alle 18:12