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In un mondo retto da politici corrotti, c’è ancora posto per la Vergine Immacolata?

Post n°118 pubblicato il 07 Dicembre 2014 da pasquale.zolla

Maria: sostegno, speranza e luce dell’anima

E meno male che almeno una volta all’anno ci si ricordi della Vergine Maria, Madre di Dio e dei viventi, Mediatrice di tutte le grazie, donna vestita di sole esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata!

Oggi, invece, la decadenza morale la fa da padrona a causa e soprattutto di coloro che dovrebbero essere d’esempio nel manifestare comportamenti d’amore e di carità cristiana.

È di questi giorni l’immenso scandalo romano di cupole mafiose tra politici di tutte le ideologie politiche e delinquenti di tutte le razze o mafie che dir si voglia.

E proprio la parola “CUPOLA” a far paura perché la si può associare alle cupole delle tante chiesette sparse in tutti i paesi della nostra Italia ove ci sono politici che si battono il petto nei giorni festivi e non solo, per poi fare i propri comodi a dispetto delle comunità che dovrebbero tutelare.

 E il Culto della Vergine, a causa di questi ciarlatani,  sembra essersi affievolito, perché attratti più dalle tentazioni materiali che per le cose di Dio e dall’Amore verso il prossimo.

Comunque meglio tralasciare le corruttele e parlare solo ed esclusivamente della Vergine Immacolata in occasione della sua festività.

L'Immacolata Concezione, dogma cattolico proclamato da papa Pio IX  l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, sancì che la Vergine Maria è stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento e viene da sempre celebrata l'8 dicembre.

Nella devozione cattolica l'Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858).

Maria ponendosi al servizio di Dio, permise l'entrata del Salvatore nel mondo (Luca 1,38), partecipando, anche se in forma subordinata, alla vittoria di Cristo sul peccato.

Nel Nuovo Testamento il passo principale conforme al dogma dell'Immacolata Concezione è il saluto rivolto dall'arcangelo Gabriele a Maria: - Rallegrati, o piena di grazia!

Sant’Agostino (354-430) fu il primo teologo a parlare della natura perfetta e speciale di Maria. "la pietà impone di riconoscere Maria senza peccato… Per l'onore del Signore…  Maria non entra assolutamente in questione quando si parla di peccati".

In oriente furono diversi i padri greci che, come sant'Agostino, attribuirono una speciale natura a Maria.

Proclo di Costantinopoli (m. 446-7) scrisse che Maria "è il santuario dell'impeccabilità, il tempio santificato di Dio…, il paradiso verdeggiante e incorruttibile". Theoteknos di Livia (VII sec.) la definì "tutta bella, pura e senza macchia… Nasce come i cherubini colei che è fatta di argilla pura e immacolata". Andrea di Creta (m. 740) che "il corpo della Vergine è una terra che Dio ha lavorato, la primizia della massa adamitica che è stata divinizzata nel Cristo, l'immagine del tutto somigliante della bellezza divina, l'argilla modellata dalle mani dell'artista divino".

In occidente Pascasio Radberto (m. c.a 865) scrisse che Maria "è stata esente da ogni peccato originale". In seguito il benedettino inglese Eadmero (circa 1064-1124) si pronunciò per la concezione di Maria libera da ogni peccato: "Non poteva forse (Dio) conferire a un corpo umano…  di restare libero da ogni puntura di spine, anche se fosse stato concepito in mezzo ai pungiglioni del peccato? È chiaro che lo poteva e lo voleva; se lo ha voluto lo ha fatto (potuit plane et voluit; si igitur voluit, fecit)".

A tutte le Marie Immacolate vada l’augurio più sincero per un giorno di serenità e di preghiera alla Vergine Madre di Gesù perché possa far risvegliare nelle menti “bacate” di tanti, troppi politici e non, un sentimento d’Amore verso il prossimo sofferente!

Sarà una richiesta troppo impegnativa per la Madre di Dio? Non credo proprio, visto che è stata Colei che ha salvato l’intera umanità dalla sua dissoluzione a causa del peccato!

 

 A’ Vèrggene Marìje

Ò Vèrggene Marije Mmakulate,

de bbrellòkke d’u cile ngurunate,

Mamme amabbele è mmedjatrice

de tutte i grazzje, Tu ka d’ò cile

jurne è nnòtte vigghje sóp’a nnuje,

i suppleke akkugghje d’i figghje tuje.

I famigghje nòstre mandin’aùnute

è i nudeke d’ammór’è dde respitte

tra ggeneture è figghje raffurzzìje.

A kki sènza skrubbele prumuvéje

‘a purnugrafìj’è ‘a ‘mmuraletà

‘a grazzje d’u pemdemènde akkurde.

Ò Vèrggene Marije Mmakulate,

sustèggne lustr’è speranze de l’alma

mìje, a Ttè affid’i ngujetutene

mìje. Avvecinem’a Ttè, rinneme

ùuàl’a Ttè, u kóre è mmè stèsse

dumenìje, kambe è upre nda mmè

è ppe mizze de mè è ppò purteme

k’ammóre vèrz’u cchjù avete d’u cile.

Alla Vergine Maria

O Vergine Maria Immacolata,

di stelle incoronata,

Madre amabile e mediatrice

di tutte le grazie, Tu che dal cielo

giorno e notte vegli su di noi,

le suppliche accogli dei tuoi figli.

Le nostre famiglie mantieni unite

e i legami d’amore e di rispetto

tra genitori e figli rafforza.

A chi senza scrupoli promuove

la pornografia e l’immoralità

la grazia del pentimento accorda.

O Vergine Maria Immacolata,

sostegno luce e speranza dell’anima

mia, a Te affido le inquietudini

mie. Avvicinami a Te, rendimi

simile a Te, il cuore e me stesso

domina, vivi ed opera in me

e per mezzo di me e poi portami

amorevolmente verso il più alto dei cieli.

 


 

 
 
 

2 Novembre - La più bella festa dell'anno

Post n°117 pubblicato il 01 Novembre 2014 da pasquale.zolla

La commemorazione dei defunti

Il due novembre si ricordano i cari defunti: tutti coloro che sono ritornati alla casa del Padre lasciandoci in eredità una luminosa testimonianza d’amore che, per noi viventi, è forza vitale che ci sostiene lungo il cammino terreno onde dare un senso alla nostra esistenza.

Soprattutto oggi in cui siamo abagliati da falsi ideali che ci portano a ricercare ciò che ci è a portata di mano, anche se in luoghi inaccessibili.

Ci affidiamo a ideali sballati che la vita ci propone e che ci triturano e macinano come chicchi di grano sotto la macina.

Facciamo, quest’anno, che la commemorazione dei defunti non sia solo un atto d’affetto coprendo le tombe dei nostri cari con fiori e luminarie, ma che sia un momento capace di rendere presente il bene e l’amore che essi hanno saputo seminare nei nostri cuori.

Facciamo che i loro gesti di generosità e d’amore diventino nostri!

Solo così rimarremo legati l’un l’altro e la loro testimonianza, fatta di servizio e di generosità, sia la nostra forza per riconoscere nel prossimo, vicino e lontano, fratelli da accogliere e amare.

Quando si fa sera e la notte è buia e lunga cerchiamo, scavando nelle nostre anime, quei piccoli gesti d’amore che essi ci hanno lasciato e che non ci costano nulla, e costelleremo il nostro cielo di astri splendenti che non si spegneranno mai.

E fino a che il loro ricordo in noi rimarrà, ci aiuteranno a non vacillare di fronte alle difficoltà quotidiane.


Il ricordo

Kuanne ‘na perzòna kare a mmangà

ce véne, dòppe i prime ateme

de skumbórte è dde delóre, nuje

tutte cerkame de mandenè ke llóre

nu rappurte, kurtevanne nd’u kóre

nustre u rekurde. Arreturname

ke u penzire è paróle lóre

è nd’i scegghjute è i jèste lóre

cerkame i messagge ka ce hanne

vulute afedà. Kume ki nu pònde

agavezéje, cerkame de tenè

aùnute i dóje spònne d’u kambbà,

de mètte da parte nu legaminne

ke ki cchjù nenn’éje karne è usse

a ‘nzim’a nnuje, ma éje angóre

cchjù prufunne vvecin’ò kóre nustre.

A’kkussì è ssckitt’a ‘kkussì rrjusscime

a rrènne presènde ù bbén’è l’ammóre

ka nd’i kure nustre semmenate hanne.

Il ricordo

Quando una persona a mancare

ci viene, dopo i primi momenti

di sconforto e di dolore, noi

tutti cerchiamo di mantenere con loro

un rapporto, coltivando nel cuore

nostro il ricordo. Ritorniamo

con la mente alle loro parole

e nelle scelte e gesti loro

cerchiamo i messaggi che ci hanno

voluto affidare. Come chi un ponte

costruisce, cerchiamo di tenere

unite le due sponde dell’esistenza,

di conservare un legame

con chi non è più fisicamente

tra noi, ma è ancora

più profondamente vicino al nostro cuore.

Così e solo così riusciamo

a rendere presente il bene e l’amore

che hanno seminato nei nostri cuori.


 

 

 

 
 
 

Italia tra miseria e nobiltà

Post n°116 pubblicato il 20 Settembre 2014 da pasquale.zolla

Nobiltà e opulenza per i politici e miseria per gli onesti cittadini

Da qualche anno a questa parte la povertà nel nostro Paese è diventata impressionante perché colpisce, chissà perché, quasi tutta la classe dei lavoratori e gran parte di quella che viveva grazie al lavoro sottobanco.

Oggi una famiglia su cinque vive sotto la soglia della povertà e oltre sei milioni di italiani non sono più in grado di sostenere la spesa minima necessaria per acquistare beni e servizi essenziali per uno standard di vita accettabile.

Prima di questo lungo e difficile periodo, pur se con grandi sacrifici, ci si riusciva ad arrivare a fine mese; oggi, però, non ci si riesce più ad andare avanti, grazie anche ai tanti “benefici e privilegi” che i politici a tutti i livelli hanno inventato per loro, rubando a destra manca perché “non hanno fatto che applicare le leggi” (fatte da loro stessi!).

Eppure gli italiani non si sono mai lamentati di quelle ruberie!

Perché riuscivano ad avere dei lavori, anche al nero, che permetteva loro di sbarcare il lunario!

Ma la perdita del lavoro e la sofferenza data loro dai tanti politici “ciarlatani”, ha finalmente fatto capire che il Lavoro è un valore irrinunciabile e fondametale, perché attraverso di esso l’uomo partecipa all’opera di Dio, in quanto rappresenta un bene che lo realizza pienamente.

Oggi la mancaza di lavoro (causa tasse e balzelli esorbitanti per mantenere tanti scaldasedie ed Enti inutili, nonché stipendi da nabbabbi) spinge milioni di persone ad accettare lavori in nero o sottoretribuito pur di portare a casa la pagnotta di pane.

Bene ha fatto Papa Francesco nel dire: «Il problema è non portare il pane a casa: questo è grave, e toglie la dignità! Il problema più grave non è la fame, anche se ciò rimane. Per questo dobbiamo impegnarci a difendere la nostra dignità, che solo il lavoro può dare.»E allora si uniscano le forze in modo costruttivo, nella logica della gratuità e della solidarietà, nella fondamentale ricerca del bene comune, per attuare un patto per il lavoro, fonte di dignità per ogni individuo esistente sulla terra!

E se i politici hanno veramente a cuore il superamento della crisi, la smettano di ciarlare e facciano leggi giuste, a cominciare dal dimezzamento dei rappresentanti politici in tutti gli Enti Statali e non, dal dimezzamento dei loro stipendi con l’eliminazione di benefici e privilegi, con l’eliminare tutti gli Enti inutili, a cominciare dalle Prtovince e, perché no?, anche delle Regioni.

Ciò comporterebbe un taglio netto di tasse e balzelli per l’intero popolo nonché creare posti di lavoro che, come detto, è la vera dignità dell’uomo!

Ka bbèlle sarrìje…

… si nda nu munne cchjù mègghje

tutt’i ggènde avarrìjene

arrekanussciute i dritte lóre;

si i kutille dind’i vedèlle

“sulaggne” chjamate venarrìjene;

si pure lape maskuele è nzultande

fèmmene ‘a cére a’ kase darrìjene;

sì ‘a mutuve d’i madunnèlle

u pagaminde pure alluvarrìje

sóp’ò sapòne kòndr’i punde nireve;

si i mòsske trasì putarrìjene

nd’i zukkerire p’a semmana

janghe farze; si pure i pulece

a llègge “Peducchje” putarrìjene;

si u menestére d’i pare ‘ppurtunetà

a l’ape aufrarrìje de jì

a Mmòsske k’a vèspe u strussce a ffà;

si i crestjane da sóp’a ssòtte

u Pajése nustre kaparrìjene

ka l’ummene d’òggnè lèngh’è kkelure

tutte figghje sònne d’u stèsse Ddìje;

si i puletekande ‘nzekkè penzà

ssckitte è fatte lóre jarrìjene

nu jurne sì è n’avete nnò a zzappà

pe kunne se rènne de kum’u pane

se uadaggnene kuille ka i vanne a vutà;

si l’òme kunne se rennarrìje

ka bbabbe ‘a papere nenn’éje,

ma ghéje isse p’i menghjarrìje

ka skrive  k’i pènne suje,

pure si mò passate de móde sònne;

si u gùuèrne ne nze prukkuparrìje

d’a fine leggeslatur’arrevà,

ma ò bbéne d’u pòple penzà.

Ka bbèlle sarrìje!... Ma éje ssckitte

nu vulìje de nu vècchje ngugghjunute!

Come sarebbe bello…

… se in un mondo migliore

tutte le persone avessero

riconosciuti i loro diritti;

se i vermi solitari

“single” venissero chiamati;

se anche le api maschi e non solo

femmine la cera alla casa dessero;

se la mutua delle coccinelle

il ticket togliesse anche

sul sapone contro i punti neri;

se le mosche potessero entrare

nelle zuccheriere per la settimana

bianca farsi; se anche le pulci

potessero leggere “Pidocchio”;

se il ministero delle pari opportunità

alle api offrisse di andare

a Mosca con la vespa a passeggiare;

se la gente del nord e del sud

del nostro Paese comprendesse

che gli uomini di ogni lingua e colore

tutti figli sono dello stesso Dio;

se i politici anziché pensare

solo ai fatti loro andassero

un giorno si e uno no a zappare

per rendersi conto di come il pane

si guadagna chi li va a votare;

se l’uomo si rendesse conto

che l’oca non è stupida,

ma lo è lui per le sciocchezze

che scrive con le sue penne,

anche se oggi sono passate di moda;

se il governo non si preoccupasse

di arrivare a fine legislatura,

ma al bene del popolo pensasse.

Come sarebbe bello!... Ma è solo

un desiderio di un vecchio rincretinito


 

 
 
 

Maria, Madre della Vittoria, porti pace al mondo

Post n°115 pubblicato il 11 Settembre 2014 da pasquale.zolla

Santa Maria della Vittoria

La festa venne istituita da Papa Pio V (Antonio Michele Ghislieri), nel 1572, per celebrare l’anniversario della storica vittoria dei cristiani sui turchi per intercessione, appunto, dell’Augusta Madre.

La grande crociata ebbe inizio proprio con l’ascesa al soglio pontificio di Pio V (1504/1572 – canonizzato da Clemente XI nel 1712), che riuscì a coinvolgere diversi Stati e Staterelli formando la cosidetta “Lega Santa”, composta da: Venezia, Spagna (con i possedimenti di Napoli e della Sicilia), Roma, Genova, i Cavalieri di Malta, il Ducato di Savoia, il Ducato di Urbino e il Granducato di Toscana.

La Lega riuscì ad armare una flotta di 208 navi contro le 230 di quella ottomana che, nel giorno dedicato alla Madonna del Rosario (7 ottobre), si scontrò presso le acque di Lepanto con quella turca (1571) e, dopo alterne vicende, riuscì a sconfiggere gli infedeli.

Non la forza, non le armi, non i comandanti, ma il Rosario di Maria ci ha resi vittoriosi”, venne scritto nella camera delle adunanze dei cardinali.

Dopo quella storica vittoria a Maria vennero dedicati grandi festeggiamenti che si conclusero, appunto, con l’istituzione di detta festività in suo onore. Con il trascorrere dei tempi, poi, la festa venne detta del Rosario, come riportato nella scritta evidenziata.

La celebrazione del 12 settembre presso la Parrocchia di S. Giacomo Magg. Ap. di Lucera ricorda la Vittoria sui Saraceni da parte di Carlo II d’Angiò (1300) che attribuì il merito alla Madre Celeste, a cui dedicò la Città: Luceria: Civitas Sanctae Mariae.

 A Ssanda Marìje d’a Vettòrje

Ò Marìje d’a Vettòrje, nd’u jurne

d’a fèsta tuje ‘na grazzjòne vògghje

farTe. Nu bbèll’areve nassce faje

nd’u kóre de l’ummene pe attakkà

è kacchje i nnume de tutt’i kumbaggne:

kuille vecine è kkuille lundane,

d’i timbbe jut’è dd’ògge; kuille k’òggnè

jurne vedim’è kkuille ka ngundrame

arraramènde; kuille ka nda kape

sèmbe stanne è kkuille kè, a vvóte,

ce ne skurdame; kuille ka vecine

sèmbe tenime è kkuille ka vanne

è vvènene; kuille d’i mumènde

trapazzuse è kkuille d’i pazzìje

è dd’a prjèzze; kuille ka gramà facime

sènza ka kunne ne nge ne rennime

è i malabbuàtte ka uaje passà

ce fanne; kuille k’affunne kanusscime

è kkuille kè a mmalapéne sapime;

kuille ka póke ò ninde ci’hanne date

è kkuille k’assaje avime date.

I kumbaggne k’u kóre mmakulate

è kkuille ka mburtande sò ‘ddevendate

è ffinde fanne de ne nd’akkanòssce.

I nnume de ki ci’have allassate

pe mbrazze ò Patre Celèste turnà.

N’areve ke rrareke funne assaje,

pekkè i nnume lóre pe ssèmbe restà

nd’u kóre nustre; ke kacchje grusse grusse,

pekkè i nuve venute d’òggnè pparte

a kkuille kanussciute s’akkòcchjene;

ke ‘na muréje assaje murèvele,

pekkè a llà ò frisscke ‘a kujéte

se pòzza truvà nd’i mumènde de repuse

d’è deffekultà d’u jì  d’u kambà.

Sta grazzjòne ka véne fóre d’ò kóre

sta a ssènde, ò Marìje d’a Vettòrje,

pe skumbigge ‘na vóte è ppe ssèmbe

‘a ngurdizzje ka sóp’a stu munne stà

è ttanda krjature d’a mórte pe llòpe sarvà!

A Santa Maria della Vittoria

O Maria della Vittoria, nel giorno

della tua festa una preghiera desidero

farTi. Fai nascere un bell’albero

nel cuore degli uomini per attaccare

ai rami i nomi di tutti gli amici:

quelli vicini e quelli lontani

di ieri e di oggi; quelli che ogni

giorno vediamo e quelli che incontriamo

di rado; quelli che in testa

sempre abbiamo e quelli che, a volte,

dimentichiamo; quelli che vicini

sempre ci sono e quelli che vanno

e vengono; quelli dei momenti

difficili e quelli dei giochi

e della gioia; quelli che facciamo soffrire

non volendolo

e i cattivi che guai passare

ci fanno; quelli che conosciamo molto bene

e quelli solo apparentemente;

quelli che poco o nulla ci hanno dato

e quelli a cui abbiamo dato molto.

Gli amici dal cuore semplice

e quelli che sono divenuti importanti

e fingono di non conoscerti.

I nomi di coloro che ci hanno lasciato

per tornare tra le braccia del Padre Celeste.

Un albero con radici assai profonde,

perché i loro nomi per sempre restino

nel nostro cuore; con rami grandissimi,

perché i nuovi venuti da tutto il mondo

si uniscano a quelli conosciuti;

con un’ombra assai gradevole,

perché lì al fresco la pace

possano trovare nei momenti di riposo

dalle difficoltà a cui si va incontro nella vita.

Questa preghiera che dal cuore viene

ascolta, o Maria della Vittoria,

per debellare definitivamente

l’ingordigia che regna nel mondo

e salvare dalla morte per fame tanti bambini!


 

 

 

 
 
 

Ferragosto sia non solo giorno di riposo, ma anche d'Amore per la Madre Celeste

Post n°114 pubblicato il 13 Agosto 2014 da pasquale.zolla

Ferragosto: Assunzione di Maria in cielo

Maria: Madre premurosa per Lucera e i Lucerini

Il Ferragosto festeggia Maria, innalzata alla sublime dignità di Madre del Figlio di Dio, assunta in cielo sopra i cori degli Angeli e trionfa con Cristo in eterno.

Con la sua Assunzione in cielo Maria è la prima a godere della vittoria pasquale del Figlio sulla morte, anticipando in tal modo il destino degli uomini.

“D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente!”

E la sua beatitudine è la beatitudine di crede nella parola di Dio fino a lasciarla accadere nella propria vita; è la beatitudine della fede.

La sua Assunzione in cielo è per tutti gli uomini un segno di sicura speranza e consolazione per la sua intercessione presso Dio.

Lei, che ha condiviso eroicamente la missione del Figlio su questa terra, viene innalzata alla gloria del cielo in corpo e anima per condividere con Gesù la gloria della risurrezione.

Il suo sepolcro in Gerusalemme divenne, dopo la sua dipartita al cielo, luogo di culto e di adorazione, perché aveva generato la parola di Dio, Gesù, per rigenerare l’umanità nella vita che più non muore.

Tra il 582/602 l’imperatore Maurizio stabilì la festa dell’Assunzione di Maria il 15 agosto con il titolo di “Dormizione”, ovvero: transito di Maria dalla vita terrena alla vita eterna.

Prenderà il nome di Assunta nel VII secolo, in occidente, ispirandosi agli scritti di Sant’Efrem.

Il primo novembre 1950 Pio XII proclamò il dogma dell’Assunzione di Maria Vergine al cielo.

La solennità dell’Assunzione è particolarmente sentita dai Lucerini perché fin dall’arrivo della Sua icona a Lucera (740), portata dal Vescovo Marco II di ritorno dal Concilio di Roma, nella nostra Città si sono verificati fatti miracolosi e la stessa Città venne identificata col Suo nome: Civitas Sanctae Mariae!

 

 

Avèmmarìje

Avèmmarìje, ngile Assunde,

sekura uide dind’u jì nustre;

d’u cil’è tra i fèmmene sì rreggine,

luke remòte de ki te préghe

è dde ki spére. Arrumane, Mamma

Sande, avvecine a nuje pekkè

bbannire sblennènde tu sì pe nnuje:

sópe a nnuje a uardje stìje

‘a grazzja tuje devine, a ‘kkussì

nd’i kure nustre ‘a premavére

sèmbbe arreggnarrà. P’a bbunnà

d’u amate tuje pitte, arrevute

u uarde tuje sóp’a nnuje ka

chjìne de feduce a ttè i mane

allungame. Dacce ‘a serenetà

p’accettà kuille ka nze póde kaggnà,

u kuragge de kaggnà kuille ka và

kaggnate è ‘a sapjènze d’akkanòssce

vune da l’avete. Ò Pajése nustre

daje u bbenefice d’a grazzja tuje

p’u sarvà d’ò funne d’u fallemènne

d’è gùuernande purtate è arrjale

a nnuje póvre pekkature u kuragge

è ‘a fórzze d’a ‘umeltà p’avvrazzà

‘a karetà, ‘a féde, ‘a prjèzze

è ‘a chjenèzze d’a ‘mmóre d’u ‘nevèrzze.

È a ‘kkussì sìje!

Ave Maria

Ave Maria, Assunta in cielo,

sicura guida nel nostro cammino;

del cielo e fra le donne sei regina,

rifugio di chi ti prega

e di chi spera. Resta, Madre

Santa, a noi vicino perché

per noi tu sei fulgida bandiera:

su di noi vegli

la tua grazia divina, così

nei nostri cuori la primavera

sempre regnerà. Per la bontà

dell’amato tuo seno, volgi

il tuo sguardo su di noi che

fiduciosi le mani a te

protendiamo. Dacci la serenità

per accettare quello che si può cambiare,

il coraggio di cambiare quello che va

cambiato e la saggezza di sitinguere

l’uno dall’altro. Al nostro Paese

concedi il beneficio della tua grazia

per salvarlo dal baratro del fallimento

dai governanti portato e dona

a noi poveri peccatori il coraggio

e la forza dell’umiltà per abbracciare

la carità, la fede, la gioia

e la pienezza dell’amore universale.

E così sia!

 

 

 
 
 
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