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L'olocausto: oggi come ieri per futili motivi religiosi o di etnia

Post n°122 pubblicato il 24 Gennaio 2015 da pasquale.zolla
Foto di pasquale.zolla

Si può occultare la storia? Auschwitz, Buchenwald, Birkenau… dicono no!

27 gennaio 1945: le truppe sovietiche entrano nel campo di concentramento di Auschwitz e trovano una triste verità: i nazisti avevano messo in atto ciò che nel 1942 definirono “Soluzione finale” l’eliminazione degli ebrei, dei rom, degli omosessuali, dei testimoni di Geova e degli oppositori politici perché ritenuti “inferiori” e per sancire il dominio della “razza ariana” in un mondo purificato.

In decine di campi di concentramento sparsi in Europa vennero rinchiusi adulti e bambini, costretti a lavori sfiancanti, ad esperimenti pseudoscientifici e torturati e uccisi in camere a gas.

Quel giorno rimase e rimane indelebile nella memoria della gente e viene ricordato come giorno della memoria per non dimenticare che la consapevolezza dell’odio gratuito è una realtà e per far sì che i “corsi e ricorsi storici” non diventino errori, come nel passato, prendendo a pretesto la religione, cosa che accade in diverse parti del mondo civile ai giorni nostri.

Quel triste avvenimento viene anche ricordato come olocausto (tutto bruciato), in riferimento ai sacrifici fatti dagli ebrei che bruciavano animali uccisi sull’altare del tempio, e Shoah (distruzione, catastrofe). Vennero uccisi, difatti, quasi sei milioni di ebrei!

L’Italia, per l’istituzione del Giorno della Memoria, ha previsto nell’art. 1 della Legge della Repubblica Italiana del 20/10/2000, n.211, che: La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, Giorno della Memoria, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.


Kanzune d’Ammòre da macèrje nzutturrate

‘A mòrte, da kapecifere vestute,

bbrannisce ‘na favece frèdd’assaje

ka i vitteme suje dekapetéje

ke uèrre nzenzate, sènza kape nè kòde.

Lagreme de sóle vèrz’u gavete

kum’a lègge fraffralle scelljèjene,

tramènde i vuce lóre ndunèjene

kanzune d’Ammòre sòtt’a macèrje

nzutturrate è llukkule nzuffukate

de pandaseme d’a vite struzzate.

Lukkul’è kkanzune ka sènde se fanne

nd’i kusscènze nòstre k’addummannene

u pekkè de tanda ‘naùdite vjulènze.

‘A mammòrje se jènghe de presènze

sènza facce, de maréje vagabbònne

de penzire ka sciussce addevendèjene

de kambà pe ne nfà skumbarì né murì

kuille ka éje state: ‘a ‘trucetà

d’u nzenzate jèste fatte kòndre vite

‘nnucinde ka cchjù ne nge stanne è kka,

kum’akkuarèlle ka cigghje addefrèsscke,

chjìne de séte de kujéte sònne!

 

 

Canzoni d’Amore sepolte dalle macerie

La morte, vestita da demone folle,

brandisce una gelida falce

che le sue vittime decapita

con guerre senza senso, assurde.

Lacrime di sole verso l’alto

volano come leggere farfalle,

mentre le loro voci intonano

canzoni d’Amore da macerie

sepolte e grida soffocate

di fantasmi stroncati della vita.

Grida e canzoni che echeggiano

nelle nostre coscienze che si chiedono

il perché di tanta inaudita violenza.

La memoria si popola di presenze

senza volto, di maree vagabonde

di pensieri che divengono alito

di vita per non far sbiadire né morire

ciò che è stato: l’atrocità

dell’assurdo gesto compiuto contro vite

innocenti che non ci sono più e che,

come rugiada che rinfresca germogli,

assetati sono di pace!

 

 
 
 

La Befana senza scarpe e senza scopa

Post n°121 pubblicato il 04 Gennaio 2015 da pasquale.zolla

Purtroppo quest’anno anche la scopa poco volerà anche se la benzina a picco va!

La Befana è nel nostro immaginario una vecchietta che porta doni ai bambini la notte tra il 5 e il 6 gennaio, in ricordo di quelli offerti al Bambino Gesù (mirra, incenso e oro) dai Re Magi: Baldassare, Gaspare e Melchiorre. La sua rappresentazione è: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consunte, il tutto assortito da coloratissime toppe.

L'origine di questa figura va probabilmente connessa a tradizioni agrarie pagane relative all'anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo. Difatti rappresenta la conclusione delle festività natalizie come interregno tra la fine dell’anno solare e  l'inizio dell’anno lunare.

L'aspetto da vecchia sarebbe dunque una raffigurazione dell'anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare fantocci, con indosso abiti logori.

In quest'ottica l'uso dei doni assumerebbe un valore propiziatorio per l'anno nuovo.

Un'ipotesi suggestiva è quella che collega la Befana con una festa romana, che si svolgeva all'inizio dell'anno in onore di Giano e di Strenia (da cui deriva il termine "strenna") e durante la quale si scambiavano regali.

Secondo una versione "cristianizzata", i i Re Magi diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una signora anziana.

Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci.

Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.

Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

Il termine "befana" inteso come "fantoccio esposto la notte dell’epifania" fu già usato nel XIV secolo, da Francesco Berni nel 1535 e da Agnolo Fiorenzuola nel 1541.


 Tuttebbèlle sònne i bbefane d’u munne

Èh, sì! Sònne pròbbete tuttebbèlle

i Bbefane d’u munne k’atturn’a nuje

stanne kum’a fraffralle aggarbate

ka sóp’è fjure se appòjene. Sònne

i fèmmene ka fateghèjene, ka

chjaggnen’è rrirene; sèmblece da fóre

è rrikke da dinde; sònne lustrekóre

ka u kóre ngavedéje è ggnukkòse

danne senza fà manghe nu remóre

è nnè ninde ngaggne addummannà.

Sònne fórze, pacènz’è ddetermenazzjòne;

sònne mane k’arremargenèjene

i cigghje è kka jòkene k’i krjature

ò mèttene dinde i kavezètte

jukattel’è ddurciume. Ddìje mìje,

t’addengrazzje p’avè misse dind’a

òggnèkkase ‘na mamme ka pe nu jurne

a l’anne da Bbefane è figghje face.

Tuttebbèlle sònne i Bbefane d’u munne!


Sono tutte belle le Befane del mondo

Eh, sì! Sono proprio tutte belle

le Befane del mondo che a noi d’intorno

stanno come farfalle delicate

che si posano sui fiori. Sono

donne che lavorano, che

piangono e ridono; umili fuori

e ricche dentro; sono luce

che il cuore riscalda e ogni cosa

danno senza far rumore

e niente chiedere in cambio.

Sono forza, pazienza e determinazione;

sono mani che leniscono

i dolori e che giocano con i bambini

o mettono nelle calze

giocattoli e dolcetti. Dio mio,

ti ringrazio per aver messo in

ogni casa una mamma che per un giorno

all’anno fa da Befana ai figli.

Sono tutte belle le Befane del mondo!


 
 
 

Il primo dell'anno: una storia che si ripete tra botti e speranze

Post n°120 pubblicato il 30 Dicembre 2014 da pasquale.zolla

Storia del Capodanno

È usanza considerare il Capodanno  come l’ora zero dell'ultimo giorno dell'anno.

Nel mondo moderno cade il 31 dicembre del calendario gregoriano. Per le popolazioni che seguono il calendario giuliano, l'inizio dell'anno viene celebrato nel giorno corrispondente al 14 gennaio gregoriano.

Il Capodanno risale alla festa del dio romano Giano. Nel VII secolo i pagani delle Fiandre  avevano il costume di festeggiare il passaggio al nuovo anno.

Nel Medioevo, molti paesi europei usavano il calendario giuliano, ma vi era un'ampia varietà di date che indicavano il momento iniziale dell'anno. Per esempio dal XII secolo fino al 1752 in Inghilterra e in Irlanda il capodanno si celebrava il 25 marzo (giorno dell'Incarnazione) e usato a lungo anche a Pisa ed in seguito a Firenze,  mentre in Spagna fino all'inizio del 1600 il cambio dell'anno era il 25 dicembre. In Francia fino al 1564 il Capodanno lo si festeggiava nella domenica di Resurrezione, a Venezia (fino alla sua caduta, avvenuta nel 1797) era il 1º marzo, mentre in Puglia ed in Calabria lo si festeggiava seguendo lo stile bizantino che lo indicava al 1º settembre.

Queste diversità locali continuarono anche dopo l'adozione del calendario gregoriano. Solo nel 1691 papa Innocenzo XII emendò il calendario del suo predecessore stabilendo che l'anno dovesse cominciare il 1º gennaio.

L'adozione universale del calendario gregoriano fece sì che anche la data del 1º gennaio come inizio dell'anno divenne comune.

Durante il periodo fascista in Italia il regime tentò con scarso successo di imporre il 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, come capodanno.

La tradizione italiana prevede una serie di rituali scaramantici per il primo dell'anno che possono essere rispettati più o meno strettamente come quello di vestire biancheria intima di colore rosso o di gettare dalla finestra oggetti vecchi o inutilizzati (quest'ultima usanza è stata quasi completamente abbandonata). Le lenticchie vengono mangiate a cena il 31 dicembre come auspicio di ricchezza per l'anno nuovo ed un'altra tradizione prevede il baciarsi sotto il vischio in segno di buon auspicio.

E allora in questo giorno mettiamo da parte pene e sofferenze e viviamolo nella grazia del Signore.

Buon 2015 al mondo intero!

 Nu papanònne tra vicchj’è nnuve anne

Nu papanònn’ò’ 2014, ka mbine de vite

stéve, i decìje: «Si putarrìje

nu bbèlle kavece ngule te darrìje!»

«Pekkè maje?!», kuille i ‘ddummannaje.

«P’i tròppe, tanda prumèsse fatte

è mmaje mandenute. Sckitte uèrre,

malanne è malatìje ci’haje

date!» U 2014 nu pòke ngazzate

lapellà ì decìje: «Prime de me dà

sta kòlpe, uardete nd’u spècchje

è ddimme kuille ka vide!» U papanònne

s’ammeraje è arremeraje: «Véde

‘a faccia mìje chjéna chjéne de suleke!»

«Sckitte?!», i decìje l’anne murènde.

«Suleke de saggrefice fatte pe putè

u lunarje sóp’a sta tèrre svarkà! »

«Mò sì ka l’è ditte! Si vuje kambà,

saggrefice sóp’a tèrre haja fà!

Mò lasseme murì nzanda pace

è addengrazzjeme pe t’avè

arrjalate n’at’anne de vite!»

È citte citte l’uteme jurne suje,

tr’a ggènde ka da nu kuart’ a n’avete

jéve, arrumanìje. Pur’u papanònne

k’a vòkka nghjuse restaj’è ppenzaje

ò’ kambà suje fatte de cigghj’è suffrènze

è ‘na lagremucce a l’ucchje i akkumbarìje.

U 2015, ka p’arrevà stéve, è rècchje

i nzunzurraje: «Ne nghjaggnènne! All’òra

zzére kundandèzze è prjèzze a tè

è ò munne ndére purtarragghje! »

«Ke murtarètte è sckuppe d’uppele

de buttigghje de spumande akkute

venarraje; avvrazze è vvase i krestjane

se darranne. Ma dòppe ka ce darraje?»

«U dòppe da vuje depènne! Pekkè

òdelà d’i kuatte staggiune ninde

de cchjù ve pòzze dà! Ve pòzze appèrò dì:

jenghiteme de fatte, bundà è ammòre

è nnò de ‘nutele paróle è u kambà vustre

dèggne sarrà d’èsse kambate!» Papanònne

tra iss’è isse penzaje: «Sande kunzigghje!

Mò pure ìje cchjù ka nu kunzigghje

n’aùrje a tuttekuande vògghje fà: nu 2015

de pace è prusperetà, però ‘na mòsse diteve

si u mal’andazze vulite kaggnà!»

 Un nonno tra il vecchio e il nuovo anno

Un nonnetto al 2014, che in fin di vita

stava, gli disse: «Se potessi

un bel calcio nel sedere ti darei!»

«Perché mai?!»,quello gli chiese.

«Per le troppe, tante promesse fatte

e mai mantenute. Solo guerre,

malanni e malattie ci hai

dato!» Il 2014 un po’ arrabbiato

subito gli rispose: «Prima di darmi

questa colpa, guardati nello specchio

e dimmi ciò che vedi!» Il nonnetto

si mirò e rimirò: «Vedo

il mio volto pieno zeppo di solchi!»

«Solo?!», gli disse l’anno morente.

«Solchi fatti dai sacrifici per poter

sbarcare il lunario su questa terra!»

« Adesso sì che l’hai detto! Se vuoi vivere,

sacrifici sulla terra devi fare!

Adesso lasciami morire in santa pace

e ringraziami per averti

regalato un altro anno di vita!»

E in silenzio l’ultimo suo giorno,

tra gente che di qua e di là

andava, rimase. Anche il nonnetto

restò in silenzio e pensò

alla sua vita fatta di dolori e sofferenze

e una lacrimuccia agli occhi gli comparve.

Il 2015, che stava per giungere, alle orecchie

gli sussurrò:  «Non piangere! All’ora

zero gioia e felicità a te

e al mondo intero porterò!»

«Con fuochi artificiali e scoppi di tappi

di bottiglie di spumante accolto

verrai; abbracci e baci la gente

si darà. Ma dopo cosa ci darai?»

«Il dopo dipende da voi! Perché

aldilà delle quattro stagioni nulla

di più vi posso dare! Vi posso però dire:

riempitemi di fatti, bontà e amore

e non di inutili parole e la vostra vita

sarà degna di essere vissuta!» Il nonnetto

tra sé pensò: «Santo consiglio!

Ora anch’io più che un consiglio un augurio a tutti voglio fare: un 2015

di pace e prosperità, però datevi una mossa

se le cattive consuetudini volete cambiare!»

 

 


 

 
 
 

Natale: come ogni giorno dell’anno, non sarà uguale per tutti

Post n°119 pubblicato il 23 Dicembre 2014 da pasquale.zolla
Foto di pasquale.zolla

“Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce”.

Isaia così presenta la nascita del Bimbo Gesù, che appare, agli uomini in cammino, per portare la salvezza.

Purtroppo oggi più che mai l’uomo cammina nelle tenebre e i conflitti dall’Ucraina alla Siria, alla Russia, alla striscia di Gaza, all’Iraq, alle esecuzioni in diretta dell’Isis, alle situazioni di tanti paesi africani che portano migliaia di migranti a morire tra le acque del Mediterraneo e alle difficoltà di tante famiglie e giovani disoccupati in Italia, ne sono più che una prova dei tempi “bui” che stiamo attraversando.

Eppure il Natale ci invita a vedere, come i pastori a Betlemme, un Dio che si fa uomo, che si umilia, che si fa povero per dire a tutti noi quanto sia infinito il suo Amore.

“Non temete: ecco vi annuncio una grande gioia… oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore che è Cristo Signore”.

Con il Natale, come annunciò l’Angelo ai pastori, gli uomini ricevono in dono speranza, amore e pace se, però, accolgono nel loro cuore la nascita del Bimbo Gesù, resistendo al pessimismo, all’indifferenza, all’errore, alla violenza.

 Natale, purtroppo, quest’anno, sarà un giorno come ogni altro giorno dell’anno e non sarà uguale per tutti.

Non sarà sereno per le persone in difficoltà, per quelli che hanno perso il lavoro, per chi non ha casa, per chi vive emarginato ai limiti della società in grande povertà, per chi fugge via da guerre e persecuzioni.

Questo Natale non sarà certamente il giorno in cui ci si sentirà più buoni, visto quanto succede in campo politico e sociale con il continuo “Rubiamo più che possiamo, tanto è il popolo delle persone oneste che paga!”

Sarà un Natale diverso perché ognuno prenderà coscienza che si cammina in un mondo ostile e duro dove non si riesce più a trovare la luce, dono del Signore, che è dentro di noi, né si riesce più ad affermare la bellezza e il bene della vita nella sua faticosa quotidianità.

Solo il denaro e lo sfrenato piacere, procurato anche e soprattutto con mezzi illeciti, sembrano essere i veri padroni di questo Natale.

Francesco d’Assisi, ancora oggi, ci invita a non inchinarci alla logica del malaffare, ma ad affermare la bellezza e la grandezza della pace e della vita riappacificata con Dio e con i fratelli. “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama”: è l’annuncio degli angeli a Betlemme; è la pace che Dio tramite il Figlio ci consegna.

E che la pace del Signore possa tornare tra tutti noi, compresi i “disonesti” che a sentir loro sono sempre innocenti, anche quando le prove dimostrano il contrario!

Buon Natale a tutti. Soprattutto al popolo in cammino che continuerà a vedere nel presepe una grande luce perché Dio è luce ed è il Dio con noi!


Lèttèrine ò’ Bbòmmine Ggesù da nu vècchje papanònne 

Kuanne a’ skòle ‘lemennare jéve

òggnè anne a Natale skrevéve

a Ggesù Bbòmmine ‘na lèttèrine

ka sòtte ò pjatte spase fernéve

de mamme è ppapà ke prumèsse

ka maje mandenéve. Kuist’anne,

kare Bbòmmine Ggesù, da vècchje

papanònne T’arretòrne  a skrive

pekkè vularrìje ka u Natale

fusse pe tutte nu mumènde de prjèzze:

p’a ggènde ‘ndeffekurtà; pe kuille ka

‘a fatike pèrze hanne; pe kuille

ka kase ne ndènene; pe kuille ka

da uèrr’è perzekuzzjune fujene

è vanne p’i vìje d’i pajìse nustre

ngèrke de nu póke de tranguelletà;

p’i bbòmmine ka tènene ‘a lópe,

pekké ‘a lópe éje krut’è nganòssce

umanetà è ‘muzzjun’è jjeneréje,

kum’a nu circhje sènza fine, ata lópe.

Nzakke dind’i kure d’i puletekande

marjule u sinze d’a suledarjetà

pe putè jènghe i pjatte ‘mmakande

d’i tanda pezzinde k’i mòmmabbìje

k’hanne arraffat’a ritt’è a manghe

d’è sakke d’u pòpele ‘taljane.

Tròpp’éje kuille ka pe stu Natale

T’addummanne? Allóre perduneme,

kare Bbòmmine Ggesù! Puttròppe

‘a vecchjaje bbrutte skerzètte face!

 

Letterina al Bambino Gesù da un vecchio nonno 

Quando andavo alle scuole elementari

ogni anno a Natale scrivevo

a Gesù Bambino una letterina

che sotto il piatto grande finiva

di mamma e papà con promesse

che mai mantenevo. Quest’anno,

caro Bambino Gesù, da vecchio

nonno ritorno a scriverTi

perché vorrei che il Natale

fosse per tutti un momento di gioia:

per le persone in difficoltà; per coloro che

hanno perso il lavoro; per coloro

che non hanno casa; per coloro che

fuggono da guerre e persecuzioni

e per le strade delle nostre città vanno

alla ricerca di un po’ di pace;

per i bimbi che hanno fame,

perché la fame è cruda e non conosce

umanità ed emozioni e genera,

come un cerchio senza fine, altra fame.

Infondi nei cuori dei politici

malandrini il senso della solidarietà

per poter riempire i piatti vuoti

dei tanti poveri con i soldi

presi da destra a sinistra

dalle tasche del poplo italiano.

È troppo quello che per questo Natale

Ti chiedo? Allora perdonami,

caro Bambino Gesù! Purtroppo

la vecchiaia fa brutti scherzi!

 
 
 

In un mondo retto da politici corrotti, c’è ancora posto per la Vergine Immacolata?

Post n°118 pubblicato il 07 Dicembre 2014 da pasquale.zolla

Maria: sostegno, speranza e luce dell’anima

E meno male che almeno una volta all’anno ci si ricordi della Vergine Maria, Madre di Dio e dei viventi, Mediatrice di tutte le grazie, donna vestita di sole esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata!

Oggi, invece, la decadenza morale la fa da padrona a causa e soprattutto di coloro che dovrebbero essere d’esempio nel manifestare comportamenti d’amore e di carità cristiana.

È di questi giorni l’immenso scandalo romano di cupole mafiose tra politici di tutte le ideologie politiche e delinquenti di tutte le razze o mafie che dir si voglia.

E proprio la parola “CUPOLA” a far paura perché la si può associare alle cupole delle tante chiesette sparse in tutti i paesi della nostra Italia ove ci sono politici che si battono il petto nei giorni festivi e non solo, per poi fare i propri comodi a dispetto delle comunità che dovrebbero tutelare.

 E il Culto della Vergine, a causa di questi ciarlatani,  sembra essersi affievolito, perché attratti più dalle tentazioni materiali che per le cose di Dio e dall’Amore verso il prossimo.

Comunque meglio tralasciare le corruttele e parlare solo ed esclusivamente della Vergine Immacolata in occasione della sua festività.

L'Immacolata Concezione, dogma cattolico proclamato da papa Pio IX  l'8 dicembre 1854 con la bolla Ineffabilis Deus, sancì che la Vergine Maria è stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento e viene da sempre celebrata l'8 dicembre.

Nella devozione cattolica l'Immacolata è collegata con le apparizioni di Lourdes (1858).

Maria ponendosi al servizio di Dio, permise l'entrata del Salvatore nel mondo (Luca 1,38), partecipando, anche se in forma subordinata, alla vittoria di Cristo sul peccato.

Nel Nuovo Testamento il passo principale conforme al dogma dell'Immacolata Concezione è il saluto rivolto dall'arcangelo Gabriele a Maria: - Rallegrati, o piena di grazia!

Sant’Agostino (354-430) fu il primo teologo a parlare della natura perfetta e speciale di Maria. "la pietà impone di riconoscere Maria senza peccato… Per l'onore del Signore…  Maria non entra assolutamente in questione quando si parla di peccati".

In oriente furono diversi i padri greci che, come sant'Agostino, attribuirono una speciale natura a Maria.

Proclo di Costantinopoli (m. 446-7) scrisse che Maria "è il santuario dell'impeccabilità, il tempio santificato di Dio…, il paradiso verdeggiante e incorruttibile". Theoteknos di Livia (VII sec.) la definì "tutta bella, pura e senza macchia… Nasce come i cherubini colei che è fatta di argilla pura e immacolata". Andrea di Creta (m. 740) che "il corpo della Vergine è una terra che Dio ha lavorato, la primizia della massa adamitica che è stata divinizzata nel Cristo, l'immagine del tutto somigliante della bellezza divina, l'argilla modellata dalle mani dell'artista divino".

In occidente Pascasio Radberto (m. c.a 865) scrisse che Maria "è stata esente da ogni peccato originale". In seguito il benedettino inglese Eadmero (circa 1064-1124) si pronunciò per la concezione di Maria libera da ogni peccato: "Non poteva forse (Dio) conferire a un corpo umano…  di restare libero da ogni puntura di spine, anche se fosse stato concepito in mezzo ai pungiglioni del peccato? È chiaro che lo poteva e lo voleva; se lo ha voluto lo ha fatto (potuit plane et voluit; si igitur voluit, fecit)".

A tutte le Marie Immacolate vada l’augurio più sincero per un giorno di serenità e di preghiera alla Vergine Madre di Gesù perché possa far risvegliare nelle menti “bacate” di tanti, troppi politici e non, un sentimento d’Amore verso il prossimo sofferente!

Sarà una richiesta troppo impegnativa per la Madre di Dio? Non credo proprio, visto che è stata Colei che ha salvato l’intera umanità dalla sua dissoluzione a causa del peccato!

 

 A’ Vèrggene Marìje

Ò Vèrggene Marije Mmakulate,

de bbrellòkke d’u cile ngurunate,

Mamme amabbele è mmedjatrice

de tutte i grazzje, Tu ka d’ò cile

jurne è nnòtte vigghje sóp’a nnuje,

i suppleke akkugghje d’i figghje tuje.

I famigghje nòstre mandin’aùnute

è i nudeke d’ammór’è dde respitte

tra ggeneture è figghje raffurzzìje.

A kki sènza skrubbele prumuvéje

‘a purnugrafìj’è ‘a ‘mmuraletà

‘a grazzje d’u pemdemènde akkurde.

Ò Vèrggene Marije Mmakulate,

sustèggne lustr’è speranze de l’alma

mìje, a Ttè affid’i ngujetutene

mìje. Avvecinem’a Ttè, rinneme

ùuàl’a Ttè, u kóre è mmè stèsse

dumenìje, kambe è upre nda mmè

è ppe mizze de mè è ppò purteme

k’ammóre vèrz’u cchjù avete d’u cile.

Alla Vergine Maria

O Vergine Maria Immacolata,

di stelle incoronata,

Madre amabile e mediatrice

di tutte le grazie, Tu che dal cielo

giorno e notte vegli su di noi,

le suppliche accogli dei tuoi figli.

Le nostre famiglie mantieni unite

e i legami d’amore e di rispetto

tra genitori e figli rafforza.

A chi senza scrupoli promuove

la pornografia e l’immoralità

la grazia del pentimento accorda.

O Vergine Maria Immacolata,

sostegno luce e speranza dell’anima

mia, a Te affido le inquietudini

mie. Avvicinami a Te, rendimi

simile a Te, il cuore e me stesso

domina, vivi ed opera in me

e per mezzo di me e poi portami

amorevolmente verso il più alto dei cieli.

 


 

 
 
 
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