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Un blog creato da pasquale.zolla il 17/04/2012

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Le incongruenze nell'Italia d'oggi

Post n°67 pubblicato il 14 Giugno 2013 da pasquale.zolla
Foto di pasquale.zolla

Si parla di terza Repubblica, ma si continua a non rispettare le parole date agli Italiani

La grave crisi economica del nostro Paese continua a mietere vittime: persone che vengono sopraffatte  da momenti di disperazione perché non riescono a dare più ai loro familiari o, nel caso di imprenditori, ai loro dipendenti, la certezza di una vita, anche se di stenti, dignitosa.

E il governo Letta cosa fa? Blatera come tutti i governanti che l’hanno preceduto, promettendo mari e monti, per diventare poi pozzanghere dove nascondere le loro promesse che, giorno dopo giorno, diventano sempre più maleodoranti.

È di questi giorni l’intervento del Ministro Zanonato al congresso della Confcommercio che non può fare promesse sull’aumento dell’Iva dal primo luglio!

E non parliamo dell’Imu sulla prima casa che, con trionfalistici slogan, veniva data per sepolta, per poi in realtà essere resuscitata con forme che continueranno a penalizzare pensionati e cittadini onesti che hanno fatto un “culo così” per avere quattro mura in cui vivere.

Cosa è per loro più imprtante? Di certo non è il lavoro, ma il presidenzialismo (o semipresidenzialismo)!

E tutte le promesse dell’immediata cancellazione delle Province, del finanziamento pubblico ai partiti e dei loro privilegi? Balle! Continue balle! Basti dire che per i rimborsi elettorali la legge ridurrà gradualmente il malloppo per arrivare al 2016 al 60% della somma odierna!

È così che si vuol salvare l’Italia? Certo! Ma si salverà alle Calende Greche, perché finirà, né più e né meno, come la Grecia, grazie alla cecità della classe politica, compreso il M5S che continua a vivere di Grillo e delle sue sparate ai quattro venti.

Intanto proliferano pubblicazioni sul passato, a partire da Mani Pulite, con il testo dato alle stampe da Bisignani; sulle malefatte dello IOR, la banca vaticana, e sulle stragi impunite degli ultimi trentacinque anni della nostra Repubblica.

Bisignani fa presente che tutte le attività da lui avute con lo IOR e con Gardini sono “cose lecite”, perché erano depositi fatti su di una banca straniera da parte di un privato cittadino.

Si accendono tivù e mass media ne parlano, fuorviando i gravi problemi che stiamo attraversando, soprattutto i giovani disoccupati e le aziende che chiudono lasciando le persone sul lastrico a guardare le stelle.

Intanto Gianluigi Nuzzi nel suo libro “Vaticano Spa” pubblica documenti segreti degli intrallazzi intercorsi tra lo IOR e la Montedison con miliardi portati da Bisignani e divisi tra Fondazioni, tra cui quelle a cui faceva capo Andreotti o lo stesso Bisignani che, naturalmente, ritiene non truffe i passagi di quei quattrini.

Dopo oltre 25 anni ritornano  a galla malefatte che, pur essendo tali e dimostrate dal pool Mani Pulite, vengono fatte passare, da chi ha avuto mani in pasta, come attività lecite!

E d’altronde i politici di oggi non coprono di leggittimità le loro malefatte dicendo che i loro sporchi privilegi sono previsti dalla Legge?

Insomma l’unico a pagare sempre è e sarà l’onesto cittadino che continua a recarsi a votare perché certo che col suo voto cambierà il sistema.

Sono passati attraverso votazioni con promesse che poi non vengono mai mantenute, ma la sua fede nel cambiamento e nelle promesse dei soliti ciarlatani è incrollabile.

Clamorosa è anche la pubblicazione del Presidente onorario della Corte di Cassazione Ferdinando Imposimato sulle stragi impunite, a partire da quella di Aldo Moro per finire ai Giudici Falcone e Borsellino.

Le eclatanti rivelazioni di Imposimato, nel suo libro “La Repubblica dalle stragi Impunite”,  nel periodo delle stragi non erano forse già conosciute? E quale importanza ha avuto lo Stato e i politici che lo rappresentavano in tali occasioni?

Si parla tanto di trattativa Stato/mafia, ma chi sa tace perché ha avuto i suoi buoni interessi.

Insomma oggi stiamo di nuovo rivedendo, come in un serial, ciò di cui tutti sono a conoscenza, ma che i diretti interessati continuano a negare con i loro “non so” o “non ricordo”.

E il tutto sembra orchestrato per “depistare” i veri e gravi problemi che affliggono l’Italia e gli Italiani perché continuano a chiedersi: “Cambiano il numero delle Repubbliche, ma l’Italia resta sempre la stessa”

Arrivano i grillini con Grillo che continua a dettare una sua legge, ma che non dice chi c’è dietro le sue spalle, come avviene anche per Renzi.

Avrà l’Italia gente politica onesta che metterà in campo le proprie capacità e non quelle di chi tira le fila dei burattini? Speriamolo bene!


U jurne d’a ragge venarrà

A tuttekuande i taljane dike:

cchjuttòste a ‘rréte se vace è nnò

de cirte a ‘nnanze pekkè kuale

facce de karavòne i puliteke

pènzene ssckitte a spellà denare

è cettadine ka ndènene manghe da maggnà.

Ke lènga dòppje ò pòple dicene

de mbrateke mètte u dì de Ggesù:

Am’u pròsseme tuje pekkè éje

cchjù facele ka udjà; daje l’ata

uange pekkè cchjù facele éje

a jjì kòndre; llebberìje ‘a kòcce

d’è prukkupazzjune è ffissete

sóp’a recèrke d’u règgne de Ddìje

è mbace ke tè è kke l’avete kambarraje.

Nzanne angóre, i pulitece nustrale,

ka Davede è ‘a Sebbille kumane

prannungiate hanne ka venarrà

u jurne d’a ragge è kkuillu jurne

pur’u munne lóre ngènere jarrà!

 

 

Verrà il giorno dell’ira

A tutti gli italiani dico:

piuttosto indietro si va e non

di certo avanti perché qual

faccia di carbone i politici

pensano solo a spillare denaro

ai cittadini che non hanno neppure da mangiare.

Con lingua biforcuta al popolo predicano

di mettere in pratica il messaggio di Gesù:

Ama il prossimo tuo perché è

più facile che odiare; porgi l’altra

guancia perché è più facile

opporsi; libera la mente

dalle preoccupazioni e concentrati

sulla ricerca del regno di Dio

e in pace con te e con gli altri vivrai.

Non sanno ancora, i nostri politici,

che David e la Sibilla cumana

hanno preannunciato che verrà

il giorno dell’ira e quel giorno

anche il loro mondo in cenere si dissolverà!


 


 
 
 

Antonio da Padova: il Santo dei miracoli

Post n°66 pubblicato il 11 Giugno 2013 da pasquale.zolla
Foto di pasquale.zolla

Oggi solo un suo intervento miracoloso potrebbe risollevare le sorti del nostro Paese  

I Santi hanno sempre in se stessi qualcosa di eccezionale, un profetismo che si manifesta attraverso l’esperienza della loro spiritualità e ci danno la spinta per andare avanti. S. Antonio da Padova, il Santo dei miracoli e delle cose perdute che fa ritrovare, è senz’altro eccezionale nella sua spiritualità, come gli viene indicato dal titolo di “dottore evangelico” attribuitogli dalla Chiesa.

Fernando di Buglione, discendente dal crociato Goffredo di Buglione, nacque a Lisbona da famiglia nobile. A 15 anni divenne novizio nel monastero di San Vincenzo a Lisbona, poi si trasferì in quello di Santa Croce di Coimbra dove studiò scienze e teologia, preparandosi all’ordinazione sacerdotale che riceverà nel 1219, a ventiquattro anni.

Nel 1220, in occasione dell’arrivo delle spoglie di cinque frati decapitati in Marocco, dove si erano recati a predicare per ordine di S. Francesco d’Assisi, Fernando confidò la sua aspirazione di vivere nello spirito del Vangelo ed entrò nel romitorio dei Minori dove da subito fece professione religiosa, mutando il suo nome in Antonio, in onore dell’abate del convento, eremita egiziano.

Verso la fine del 1220 s’imbarcò per l’Africa, ma durante il viaggio venne colpito da febbre malarica e fu costretto a letto.

Sbarcò a Messina dove venne curato dai frati francescani e dopo un paio di mesi guarì.

Nel giorno di Pentecoste giunse a Santa Maria degli Angeli, dove ebbe modo di ascoltare Francesco, ma non di conoscerlo personalmente.

Il ministro provinciale dell’ordine per l’Italia settentrionale gli propose di trasferirsi a Montepaolo (Forlì) dove serviva un sacerdote per dire messa per i pochi frati francescani residenti nell’eremo.

Visse in contemplazione e penitenza per circa un anno e mezzo finché dovette scendere con i confratelli in città per assistere, nella chiesa di San Mercuriale, all’ordinazione di nuovi sacerdoti e dove predicò alla presenza di una folla composta anche da nobili.

Ad Antonio venne assegnato, in seguito, il ruolo di predicatore e insegnante dallo stesso Francesco, che gli scrisse una lettera raccomandandogli di non perdere lo spirito della santa orazione e della devozione.

Cominciò a predicare in Romagna e in altre zone dell’Italia settentrionale, usando la parola per combattere l’eresia, tanto da essere chiamato il martello degli eretici.

Tra il 1223/1225 pose le basi della scuola teologica francescana, insegnando nel convento bolognese di Santa Maria della Pugliola.

In Francia, tra il 1225/1227, assunse l’incarico di custode di Limoges. Mentre si trovava in visita ad Arles, si racconta che gli sia apparso S. Francesco che aveva da poco ricevuto le stigmate.

Come custode partecipò nel 1227 al Capitolo generale di Assisi dove il nuovo ministro dell’ordine, Francesco nel frattempo era morto, era Giovanni Parenti, il provinciale di Spagna che lo accolse anni prima fra i Minori, che lo nominò provinciale dell’Italia settentrionale.

Antonio aprì nuove case, visitò i conventi per conoscere tutti i frati, controllò le Clarisse e il Terzordine, andò a Firenze e fissò, definitivamente, la sua sede a Padova dove in due mesi scrisse i Sermoni domenicali.

A Padova ottenne la riforma del Codice statuario repubblicano grazie alla quale un debitore insolvente ma senza colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non poteva essere incarcerato.

Nel frattempo scrisse i Sermoni per le feste dei Santi, i cui temi preferiti furono: i precetti della fede, della morale e della virtù; l’amore di Dio e la pietà verso i poveri; la preghiera e l’umiltà; la mortificazione e si scagliò contro l’orgoglio e la lussuria.

Convinto assertore dell’Assunzione della Vergine, su richiesta di papa Gregorio IX nel 1228 tenne le prediche della settimana di quaresima, per la qual cosa il pontefice lo definì “Arca del Testamento”.

Per tre anni viaggiò senza risparmiarsi: Stanco, sofferente d’asma e gonfio per l’idropsia, tornò a Padova, dove restarono memorabili le sue prediche per la quaresima del 1231.

Si ritirò, per riposarsi, a Camposampiero, dove il conte Tiso, che aveva regalato un eremo ai frati, gli fece allestire una stanzetta tra i rami di un grande albero di noce.

A mezzogiorno del 13 giugno, era un venerdì, Antonio si sentì mancare e pregò i confratelli di portarlo a Padova, dove voleva morire. Caricato su di un carro trainato da buoi, alla periferia della città le sue condizioni si aggravarono al punto che si decise di ricoverarlo nel convento dell’Arcella dove morì in serata. La salma in un secondo tempo venne portata nel convento di Santa Maria Mater Domini, non senza litigi tra il convento dov’era morto e quest’ultimo.

Non parlo dei tanti miracoli esercitati da Antonio in vita e dopo la morte perché sono veramente infiniti.

Antonio venne canonizzato l’anno seguente la sua morte da papa Gregorio IX e nel 1946 Pio XII lo ha proclamato “Dottore della Chiesa”.


Lude a Sandandònje da Padue

Ò Sandandònje da Padue, lustróre

de duttrine è ffuke de karetà,

òme de Ddìje, seuàce d’a umeltà

de Kriste è mmajèstre d’a celèste

saggèzze, tròmme d’u Spirde Sande,

arke d’u Testamènde è zzelanne

prerekatóre d’u Vangéle, te vògghje

fà ‘na suppreke: arrevute l’ucchje

tuje vèrz’a alma mìje; kunzule

‘a ‘ffrezzjòne mìje facènneme truà

pe sèmbbe a grazzje  de Ddìje, da mè

tandavóte perdute k’u pekkate.

Sacce k’a féde mìje dèbbul’éje,

ma tu, k’haje mbussedute sta vertù

m’mude merabbele è sciusscetate l’haje

k’a prerekazzjòn’è mmendune de ggènde,

rjappiccele dind’a mmè è rrennile

cchjù fórte è ppure; tu ka kunnute

haje nu kambbà sekònn’u Vangéle,

ajuteme a rrènne cchjù krestjan’a mìje,

m’mude da ghèsse figghje diggne d’u Patre

ka nd’i cile stace; nzukkurze vine

d’a debbulèzza mìje, tenènne

lundane i malatìj’è i perikule

de l’alme è dd’u kurje; aiuteme

a rrepòne sèmbb’a feduce nd’a Ddìje,

specialmènne nd’i mumènne d’a pròue

è dd’u delóre. Bbenedice a fatika mìje,

‘a famigghja mìje è aùttine a tutte

‘a bbunnà d’u kóre vèrze i pòuere

è i suffrènde. Ò Sandandònje

de Padue, kumbburte i sturte d’alme,

nzukkurre i pòuere, aùttine

u perdune è pekkature, ‘a perzevranze

è juste, è a tuttekuande nu kambbà

preffètte, ‘na mórte sand’è u repuse ‘tèrne.

 

Lodi a S. Antonio da Padova

O S. Antonio da Padova, luce

di dottrina e fuoco di carità,

uomo di Dio, seguace dell’umiltà

di Cristo e maestro della celeste

sapienza, tromba dello Spirito Santo,

arca del Testamento e zelante

predicatore del Vangelo, ti voglio

rivolgere una supplica: volgi gli occhi

tuoi verso la mia anima; consola

la mia afflizione facendomi trovare

per sempre la grazia di Dio, da me

tante volte persa col peccato.

So che la mia fede è debole,

ma tu, che hai posseduto questa virtù

in modo mirabile e suscitata l’hai

con la predicazione alle folli,

ravvivala in me e rendila

più forte e pura; tu che condotto

hai una vita evangelica,

aiutami a rendere più cristiana la mia,

in modo da essere figlio degno del Padre

che sta nei cieli; vieni in soccorso

della mia debolezza, tenendo

lontano le malattie e i pericoli

dell’anima e del corpo; aiutami

a riporre sempre la fiducia in Dio,

specialmente nei momenti della prova

e del dolore. Benedici il mio lavoro,

la mia famiglia e ottieni a tutti

la bontà del cuore verso i poveri

e i sofferenti. O S. Antonio

da Padova, conforta i pusillanimi,

soccorri i poveri, ottieni

il perdono ai peccatori, la perseveranza

ai giusti, e a tutti una vita

perfetta, una morte santa e un riposo perpetuo.

 
 
 

La maschera buonista di Silvio

Post n°65 pubblicato il 03 Giugno 2013 da pasquale.zolla
Foto di pasquale.zolla

 

L’uomo dalle mille giravolte

Da sempre, sia in politica che con la Giustizia, Silvio fa giochi di prestigio per far scomparire la realtà: la crisi del Paese era una fandonia e i processi creazioni di giudici a lui nemici.

La sua è una strategia consolidata: ribattere il chiodo con sicurezza in modo che nella gente si insinui la pulce che l’ex premier è da sempre puro come un giglio.

Tutto è studiato e calcolato con attenzione certosina, anche quando la realtà è più che evidente, come quando sostiene di non aver mai intrecciato relazioni con minorenni e di non aver mai organizzato festini. Anzi afferma che le sue cene erano ineccepibili sul piano della moralità e dell’eleganza. Naturalmente le sue non sono altro che verità distorte o false verità che dir si voglia, in quanto sono i suoi nemici che montano castelli di calunnie. (E le verità distorte ripetute all’ennesima potenza diventano, col tempo, vere verità!)

È da sempre che si aggrappa a questa versione, sicuro che la gente si convincerà che tutte le chiacchiere su di lui sono semplicemente gossip, pettegolezzo, calunnia, un caso di malvolenza politica.

E lui, l’uomo dai due volti e dai mille pensieri, produce sempre una serie di giustapposizioni che non stanno nemmeno con la colla; distorce la realtà stravolgendo i fatti secondo il suo immediato tornaconto. (È di questi giorni la notizia che lo vogliono, i suoi addetti, senatore a vita! Perché? Per salvargli il culo, naturalmente! E il suo feeling con il Pd altro non è che mirare a detto scopo!)

Le condanne inflittagli? Pura demagogia e per superare le difficoltà del momento cerca di uscirne con un volteggio da acrobata. Inventa un mondo a colori che ci sorprende e genera ammirazione, suscita solidarietà anche in chi non condivide il suo fare, che non è semplicemente una patina di glamour su una modalità di vita. È una filosofia: una visione che mescola bugie, propaganda politica, interessi privati, fascino della ricchezza, costruzione dell’immagine, manipolazione delle opinioni, smanie autoritarie.

È, insomma, un infaticabile rivoltatore di frittate che non si rende conto che, col tempo, appare, a chi l’ascolta o la guarda in tv (dove imperversa ad ogni ora del giorno e della notte), come un fantoccio privo di personalità.

Devo dire, comunque, a suo favore che è un prodotto dell’Italia e non viceversa. La sua figura riassume tutti i vizi e i difetti dell’italianità.

La sua apparizione, ai tempi di Craxi e di Andreotti, altri due politici di grande peso ma non di certo di trasparenza politica, ha seguito un po’ le loro stesse sorti, con procedimenti penali che no si sono mai conclusi con una sentenza definitiva.

Quelli di Silvio, il più delle volte, si sono conclusi per via di assoluzioni, declaratorie di prescrizione, amnistie e depenalizzazioni di reati contestati.

Inoltre spesso si è giovato di leggi approvate dalla maggioranza parlamentare da lui stesso guidata per ottenere assoluzioni o riduzioni delle pene: provvedimenti definiti leggi ad personam. Infatti non erano più previsti dalla legge come reato o, la relativa riduzione delle pene previste per le nuove fattispecie di reato, ha fatto sì che i termini di prescrizione maturassero prima che fosse pronunciata la sentenza.

Mi chiedo come mai ogni qualvolta viene imputato di qualcosa si accanisca tanto contro i giudici che altro non fanno che il proprio dovere! E pensare che nel lontano 2 marzo del 1994 affermò: «Io dico sempre cose sincere, anche perché non ho memoria e dimenticherei le bugie. Come ci si può fidare di chi usa la menzogna come mezzo della lotta politica? La gente deve fidarsi solo di chi dice la verità!»

Ai posteri l’ardua sentenza!


L’Italje d’i Lègge kunnevise

Ce stéve ‘na vóte l’Italje d’i Lègge

nda kuje tuttekuande kredèvene.

K’u timbbe abbesuggne avìje de tanda

è ttanda denare ka s’apputèvene

avè ssckitte da ki i tenéve ngaggne

de favure sòtte pe ssòtte. De tande

ndande nu judece addecedéve

d’apprekà i Lègge, prùuùkanne

tarramute ke manètte è’ krestjane

arretenute libbre d’òggnè péne fà.

‘A justizzje, appèrò, nenn’ére bbóne

vedute  pekkè u suspitte ce stéve

ka s’attrattasse de nu regulaminde

de kunde de nu cèndre de putére

kòndre n’atu cèndre de putére.

I kurpite, appèrò, se sendèvene

sèmbbe k’a kusscènz’a ppòste, i rrjate

lóre menemezzanne è ddespuste

a mannà tutte a puttane pure

de se sarvà a deggnetà mundane.

Arrevajene a sse kréde unde

d’u Seggnòre pekkè scegghjute èvene

state d’è krestjane è pekkè kumminde,

kum’a tutte i rikke, ka rikke s’éje

pe vulìje de Ddìje Patre. È ppe

ne ngundrarjà ‘a ‘mmóre de Ddìje

a gùuernà pe llóre stisse se sònne

misse vutanne è rrevutanne

‘a frettate ke bbuscìje cchjùvvóte

rrepetute ka veretà hanne fatt’addevendà.

 

L’Italia dalle Leggi condivise

C’era una volta l’Italia dalle Leggi

in cui tutti credevano.

Con il tempo bisogno ebbe di mezzi

finanziari smisurati che si potevano

avere solo da chi li aveva in cambio

di favori illeciti. Di tanto

in tanto un giudice decideva

di applicare le Leggi, provocando

terremoti con arresti di persone

ritenute impunibili.

La giustizia, però, non era ben

vista perché il sospetto c’era

che si trattasse di un regolamento

di conti di un centro di potere

contro un altro centro di potere.

I colpiti, però, si sentivano

sempre con la coscienza a posto, i reati

loro minimizzando e disposti

a mandare tutto a puttane pur

di salvarsi la dignità mondana.

Arrivarono a credersi unti

del Signore perché scelti erano

stati dalla gente e perché convinti,

come tutti i ricchi, che ricchi si è

per volere di Dio Padre. E per

non contrariare l’amore di Dio

a governare per loro stessi si sono

messi voltando e rivoltando

la frittata con bugie più volte

ripetute che verità hanno fatto diventare.

 



 

 
 
 

Corpus Domini: Rievocazione della Messa in Coena Domini del giovedì santo

Post n°64 pubblicato il 01 Giugno 2013 da pasquale.zolla
Foto di pasquale.zolla

La solennità del santissimo Corpo e Sangue di Gesù Cristo

La solennità del Corpus Domini rievoca la liturgia della Messa in Coena Domini del giovedì santo. Nacque nel 1247 nella diocesi di Liegi, in Belgio, per celebrare la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia.

L’introduzione di questa festività fu proposta per la prima volta da Santa Giuliana, madre priora di Mont Cornillion a Liegi.

Ella raccontò di aver avuto delle visioni in cui le apparì Cristo che, indicandole un unico punto nero su di una luna piena e luccicante, le disse che il punto nero rappresentava l’assenza di una festa in onore dell’Eucarestia.

Ella fu appoggiata da Papa Urbano IV, all’epoca arcidiacono di Liegi, che, salito al soglio pontificio, istituì la festa, con la bolla Transiturus de hoc mundo dell’undici agosto 1264, estendendola a tutta la Chiesa.

Durante il periodo delle guerre di religione in Francia la processione del Corpus Domini venne osteggiata dagli Ugonotti perché negavano la transustanziazione come leggenda priva di fondamento e persino offensiva nei confronti della relione evangelica.

La festa del Corpo del Signore viene celebrata il giovedì successivo alla solennità della Santisima Trinità Cosa che ha fatto Papa Francesco a Roma!) oppure la nona domenica dopo quella di Pasqua.

In occasione della solennità del Corpus Domini si porta in processione, racchiusa in un ostensorio sottostante un baldacchino, un’ostia consacrata ed esposta alla pubblica adorazione: viene adorato Gesù vivo e vero, presente nel Santissimo Sacramento.

È l’unica processione dell’anno liturgico ad essere di precetto, secondo il diritto canonico.

A Roma la processione viene  capeggiata dallo stesso Papa.

 

 Ka puvesìje ‘a preggessjòne d’u Kurje d’u Seggnòre

È timbbe de kuanne krjature éve

‘a pregessjòne d’u Kurje d’u Seggnòre

‘na pure è vvére puvesìje ghéve.

U dòppemaggnà d’u jurne apprime

lunghe u perkòrze è vvecin’è cchjìse

appreparate venèvene kappelline

ke drappe de rase de tanda kulure

è pikkule vutare aùrnate de gigghje

è rròse è dd’a ‘mmaggene de Ggesù

d’ò kóre d’u kuale s’arraggiavene

vrenzòle de lustre sblennènd’assaje.

Ggià apprime k’a preggessjòne s’abbiasse

i kambbane d’i cchjìs’a ffèste sunavene

è i bbalekune aùrnate venèvene

ke kuvèrte kulurate è rrekamate.

Ò passagge suje i krestjane jettavene

frònne kulurate de fjure ka pe ndèrre

nu sscennelitte prufumate frummavene.

‘Na jummarèlle de krestjan’a ‘rréte jéve

ò’ stenzòrje k’u Sande Sagramènde

agavezate n’arje da Menzeggnòre

k’a òggnè pikkula vutare se fremmave.

Avete, p’i strate, u armunjuse kande:

«Inni e canti sciogliamo, fedeli,

al Divino Eucaristico Re…»

s’agavezave; èvene vuce sènza timbbe

ka kandave ‘a fèste d’u Kurje d’u Seggnòre

è dde prjèzz’i kure d’i krestjane jenghéve.

Linde linde Menzeggnòre jéve

k’u Sandisseme Sagramènde chjìne

de sblennòre sòtt’u  grusse bbaldakkine

k’annanz’i gumbalune d’i kumbratèrnete,

addekrjate d’è kande ka ndessèvene

lude ò’ Seggnòre è dda i tunekètte

d’i krjature angiulètte ka pe ndèrre

jettavene frònne de fjure kulurate

ò ciste purtavene k’u pan’è kk’u vine.

Ka puvesìje, uagghjune!... Ka puvesìje|

 

 

 

 

Che poesia la processione del Corpus Domini

Ai tempi della mia fanciullezza

la processione del Corpus Domini

era pura e vera poesia.

Il pomeriggio del giorno precedente

lungo il percorso e vicino alle chiese

venivano preparate delle cappelline

con drappi di raso multicolori

e altarini adornati di gigli

e rose e dall’immagine di Gesù

dal cui cuore si irradiavano

raggi di luce vivissima.

Già prima che la processione si avviasse

le campane delle chiese suonavano a festa

e i balconi venivano adornati

con coperte colorate e tutte ricamate.

Al suo passaggio le gente buttava

petali di fiori che per terra

formavano un tappeto profumato.

Una fiumana di gente seguiva

l’ostensorio con il Santissimo Sacramento

in aria tenuto dal Vescovo

che si fermava vicino ad ogni altarino.

Alto, per le strade, l’armonioso canto:

«Inni e canti sciogliamo, fedeli,

al Divino Eucaristico Re…..»

si alzava; erano voci senza tempo

che cantavano la festa del Corpo del Signore

e rallegrava i cuori della gente.

Lentamente il Vescovo camminava

con il Santissimo Sacramento

raggiante sotto l’enorme baldacchino

preceduto dai gonfaloni delle confraternite,

deliziato dai canti che intessevano

lodi al Signore e dalle tunichette

dei bimbi angioletti che per terra

buttavano petali di fiori

o cesti portavano col pane e col vino.

Che poesia, ragazzi!... Che poesia!

 

 
 
 

Corpus Domini - Rievocazione della Coena Domini del giovedì santo

Post n°63 pubblicato il 01 Giugno 2013 da pasquale.zolla
Foto di pasquale.zolla

La solennità del santissimo Corpo e Sangue di Gesù CristoLa solennità del Corpus Domini rievoca la liturgia della Messa in Coena Domini del giovedì santo. Nacque nel 1247 nella diocesi di Liegi, in Belgio, per celebrare la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia.L’introduzione di questa festività fu proposta per la prima volta da Santa Giuliana, madre priora di Mont Cornillion a Liegi. Ella raccontò di aver avuto delle visioni in cui le apparì Cristo che, indicandole un unico punto nero su di una luna piena e luccicante, le disse che il punto nero rappresentava l’assenza di una festa in onore dell’Eucarestia.Ella fu appoggiata da Papa Urbano IV, all’epoca arcidiacono di Liegi, che, salito al soglio pontificio, istituì la festa, con la bolla Transiturus de hoc mundo dell’undici agosto 1264, estendendola a tutta la Chiesa.Durante il periodo delle guerre di religione in Francia la processione del Corpus Domini venne osteggiata dagli Ugonotti perché negavano la transustanziazione come leggenda priva di fondamento e persino offensiva nei confronti della relione evangelica.La festa del Corpo del Signore viene celebrata il giovedì successivo alla solennità della Santisima Trinità Cosa che ha fatto Papa Francesco a Roma!) oppure la nona domenica dopo quella di Pasqua.In occasione della solennità del Corpus Domini si porta in processione, racchiusa in un ostensorio sottostante un baldacchino, un’ostia consacrata ed esposta alla pubblica adorazione: viene adorato Gesù vivo e vero, presente nel Santissimo Sacramento.È l’unica processione dell’anno liturgico ad essere di precetto, secondo il diritto canonico. A Roma la processione viene capeggiata dallo stesso Papa.Ka puvesìje ‘a preggessjòne d’u Kurje d’u SeggnòreÈ timbbe de kuanne krjature éve‘a pregessjòne d’u Kurje d’u Seggnòre‘na pure è vvére puvesìje ghéve.U dòppemaggnà d’u jurne apprimelunghe u perkòrze è vvecin’è cchjìseappreparate venèvene kappellineke drappe de rase de tanda kulureè pikkule vutare aùrnate de gigghjeè rròse è dd’a ‘mmaggene de Ggesùd’ò kóre d’u kuale s’arraggiavenevrenzòle de lustre sblennènd’assaje.Ggià apprime k’a preggessjòne s’abbiassei kambbane d’i cchjìs’a ffèste sunaveneè i bbalekune aùrnate venèveneke kuvèrte kulurate è rrekamate.Ò passagge suje i krestjane jettavenefrònne kulurate de fjure ka pe ndèrrenu sscennelitte prufumate frummavene.‘Na jummarèlle de krestjan’a ‘rréte jéveò’ stenzòrje k’u Sande Sagramèndeagavezate n’arje da Menzeggnòrek’a òggnè pikkula vutare se fremmave.Avete, p’i strate, u armunjuse kande:«Inni e canti sciogliamo, fedeli,al Divino Eucaristico Re…»s’agavezave; èvene vuce sènza timbbeka kandave ‘a fèste d’u Kurje d’u Seggnòreè dde prjèzz’i kure d’i krestjane jenghéve.Linde linde Menzeggnòre jévek’u Sandisseme Sagramènde chjìnede sblennòre sòtt’u grusse bbaldakkinek’annanz’i gumbalune d’i kumbratèrnete,addekrjate d’è kande ka ndessèvenelude ò’ Seggnòre è dda i tunekètted’i krjature angiulètte ka pe ndèrrejettavene frònne de fjure kulurateò ciste purtavene k’u pan’è kk’u vine. Ka puvesìje, uagghjune!... Ka puvesìje|Che poesia la processione del Corpus DominiAi tempi della mia fanciullezzala processione del Corpus Dominiera pura e vera poesia.Il pomeriggio del giorno precedentelungo il percorso e vicino alle chiesevenivano preparate delle cappellinecon drappi di raso multicolorie altarini adornati di giglie rose e dall’immagine di Gesùdal cui cuore si irradiavanoraggi di luce vivissima.Già prima che la processione si avviassele campane delle chiese suonavano a festae i balconi venivano adornaticon coperte colorate e tutte ricamate.Al suo passaggio le gente buttavapetali di fiori che per terra formavano un tappeto profumato.Una fiumana di gente seguival’ostensorio con il Santissimo Sacramentoin aria tenuto dal Vescovoche si fermava vicino ad ogni altarino.Alto, per le strade, l’armonioso canto:«Inni e canti sciogliamo, fedeli,al Divino Eucaristico Re…..»si alzava; erano voci senza tempoche cantavano la festa del Corpo del Signoree rallegrava i cuori della gente.Lentamente il Vescovo camminavacon il Santissimo Sacramentoraggiante sotto l’enorme baldacchinopreceduto dai gonfaloni delle confraternite, deliziato dai canti che intessevanolodi al Signore e dalle tunichettedei bimbi angioletti che per terrabuttavano petali di fiorio cesti portavano col pane e col vino.Che poesia, ragazzi!... Che poesia!

 
 
 
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