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La Madonna delle Grazie

Post n°148 pubblicato il 29 Giugno 2015 da pasquale.zolla
Foto di pasquale.zolla

Ancora oggi si associa la festa della Madonna delle Grazie  a quella della Visitazione di Maria ad Elisabetta, il 31 maggio.

Anticamente la festa si svolgeva il lunedì in albis, poi fu spostata al 2 luglio, e ancora oggi la si continua a festeggiare in tutte le località ove la Vergine delle Grazie viene venerata.

La Madonna delle Grazie è così detta perché è Colei che ha portato al mondo la Grazia per eccellenza, Gesù, per cui la si può ben definire la Madre della Divina Grazia ed è anche Colei che intercede per noi presso Dio, che nulla a Lei nega.

Maria è, infatti, una madre amorosa che ottiene tutto ciò che gli uomini necessitano per ottenere l’eterna salvezza.

Anche Dante ha evidenziato, nel XXXIII Canto del Paradiso, la potente opera di intercessione che Maria opera tra l’uomo e Dio:

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre,

sua disïanza vuol volar senz’ali.

La tua benignità non pur soccorre

a chi domanda, ma molte fïate

liberamente al dimandar precorre.


Grazzjòne a’ Madònne d’i Grazzje

Ȯ Celèste Tesurire de tutte

i grazzje, ò Meserekurdjòse

despenzatrice d’i grazzje devine,

Mamme de Ddìje è Mmamma mìje, Tu

k’haje recevute nu kòre ka

se semòve a pjetà d’i umane

sbendure, semuvete a pjetà

d’a anema mìje  è kkungideme

‘a grazzje d’a ‘mminze tuje bbundà.

Dind’a tè, tane d’i pòvre pekkature,

kunzulatrice d’i ‘fflitte, speranze

de ki despére, ghìje repunéje

òggnè mìje feduce è ssekure

sònghe ka me utterraje da Ggesù

‘a grazzje p’u bbéne de l’alma mìje.

È akkussì sìje!

Preghiera alla Madonna delle Grazie

O Celeste Tesoriera di tutte

le grazie, o Misericordiosa

dispensatrice delle grazie divine,

Madre di Dio e Madre mia, Tu

che hai ricevuto un cuore che

si muove a pietà delle umane

sventure, muoviti a pietà

dell’anima mia e concedimi

la grazia della tua immensa bontà.

In te, rifugio dei poveri peccatori,

consolatrice degli afflitti, speranza

di chi dispera, io ripongo

ogni mia fiducia e sicuro

sono che mi otterrai da Gesù

la grazia per il bene della mia anima.

E così sia!


 

 

 


 
 
 

Quando c'erano ideali nei partiti politici

Post n°147 pubblicato il 24 Giugno 2015 da pasquale.zolla

Ciò che ci ha lasciato La Seconda Repubblica 

Non so se con Renzi ci si trovi ancora nella seconda o siamo già nella terza Repubblica.

Fatto sta che i risultati ottenuti dalla politica nella seconda Repubblica sono veramente deprimenti.

E pensare che quando avevo una trentina d’anni i giovani fecero una rivolta generazionale, da me condivisa, contro il sistema delle persone anziane che detenevano il potere politico, considerati solo dei benpensanti.

Erano giovani di destra e di sinistra che si trovarono dalla stessa parte della barricata e che facevano della componente ideologica della politica una demonizzazione; lottavano fianco a fianco per rovesciare il potere.

Oggi, nel ricordare quegli avvenimenti, mi viene il dubbio che gli scontri di piazza, le occupazioni e le prese di posizione contro i gerontocrati non abbiamo poi portato a risultati entusiasmanti, anzi sono più che deludenti perché destra e sinistra, essendo completamente interscambiabili, hanno tolto ai  partiti che li rappresentavano dei riferimenti ideali, una visione del mondo dove chi sbagliava pagava di persona.

Oggi Destra e Sinistra, appoggiate entrambe al centro moderato, siedono sugli scranni parlamentari per mantenere il potere, selezionando, tra l’altro, il personale da eleggere tra cretini fedeli invece che tra brave persone indipendenti; gente che ha un alfabeto ridottissimo, un lessico imbarazzante e una fiducia in se stessi tanto grande quanto ingiustificata.

Gente che pensa solo a mantenersi e a mantenere in futuro, tramite privilegi e vitalizi, non solo se stessi ma anche parenti, eredi ed aventi causa.

Gente che racconta solo frottole allo scopo di sottacere i veri, reali problemi del Paese: mancanza di lavoro, giovani costretti ad espatriare per avere un futuro, debito pubblico che aumenta a dismisura, l’Europa che ci soffoca con l’austerità e si rifiuta di fare la propria parte nell’affrontare l’emergenza dei barconi carichi di africani che fuggono da guerre e fame, la scuola che vorrebbero agli ordini di dirigenti d’istituto che avrebbero il potere di vita e di morte sui docenti.

Oggi vivere per gli italiani è diventato un verbo ostico per molti, costretti a dormire in macchina perché la giustizia, voluta dai politici, spesso toglie loro casa, lavoro e affetti, ma non riesce a debellare il malcostume e la disonestà che regna in tutti gli Enti gestiti dai politici, perché si riesce sempre a trovare un sotterfugio per salvaguardare i loro privilegi.

(Roma, oggi, rappresenta il non plus ultra d’ogni male esistente nel Paese!)

Oggi si sono talmente unite, Destra e Sinistra, che non hanno aperte bocca di fronte all’insensata proposta del premier Renzi sulla fusione di Cgil, Cisl e Uil sotto un’unica sigla.

A questi signori politici vorrei ricordare la vicenda di Franestein che, mettendo insieme parti di più cadaveri, riuscì solo a creare un mostro.

E voi, cari politici, col vostro fare, state creando un Paese di mostri, dove si arriva addirittura a invogliare a sparare sui profughi nordafricani che cercano salvezza da guerre fratricide!

E Renzi, novello Napoleone, continua a blaterare che tutto ciò che fa è per il bene del Paese, ma non riesce a vedere i grandi errori che sta commettendo, anche perché non ne vuole sentire parlare di proposte serie e   migliorative a ciò che propone.

L’Italia va cambiata! Ma col sostegno e le proposte che vengono dal basso e cioè dal popolo!

 

 Kurje puzzulènde  

Kuann’u mure de Bberlìne kadìje

tuttekuand’i ‘taljane penzajene

ka i ‘duluggìje mòrte èvene,

sòpattutte mbuliteke, dekretanne

‘a fine d’a Ritte è dd’a Manghe ka,

ò’ cèndre, nd’i muderate, nuve cigghje

cerkajene. Kuillu krjature nate

da póke ke l’akkua lòrde venìje

jettate è ‘a vèstje ‘djòlòggeke,

lebberate d’a kangiòle, venìje

accise k’i ‘déje, i destenzjune

è kkuilli ‘djale ka libbre rennèvene,

kuilli sunne ka ce prezzervavene

juvene. Nu bbrave kandande ‘merekane

kandave ka ku suparrevà d’i vinde

d’u kaggnaminde darze abbesuggnave

tuste funnaminde. Mméce i nuve

akkucchjaminde puliteke krjate

hanne meljune de partetille ka

addevendate sònne ‘na skurciatóre

pe se putè sestemà. Mmakande de

prugramme, ma chjìne chjìne de kòske

è bbalekune affaristeke. Ròbbe

da kummarèlle d’u putrusine

a pezzetille fatte, chjacchjarune

k’è krestjane tutte da véve dèvene.

(È ddanne!) Sènzavete da preferì

 partit’èvene, jang’ò russce ka fussere,

a ndò ce stèvene krestjane ka ce

mettèvene d’u lóre, pagavene de

perzòne è nen’addevendavene

vajasse de nessciune. Maggnavene

pure lóre, ma facèvene maggnà!

Gògge sckitte si s’arretòrn’a’ Ritte,

ò’ Cèndre muderate è a’ Manghe,

kurje puzzulènde, pe nen jettà ò’ vinde

i ‘mmaggene bbèlle de kuillu ‘jìre

ò scetarze d’u sóle, putarrime ‘n’ata vóte bannire svendulà da kunnevide

a ucchje arrapirte p’u Pajése megghjurà!

 

 Cadaveri in putrefazione  

Quando il muro di Berlino cadde

tutti gli italiani pensarono

che le ideologie erano morte,

soprattutto in politica, decretando

la fine della Destra e della Sinistra che,

al centro, tra i moderati, linfa nuova

cercarono. Quel bimbo nato

da poco con l’acqua sporca venne

buttato e la bestia ideologica,

liberata dalla gabbia, venne

ammazzata con le idee, le distinzioni

e quegli ideali che rendevano liberi,

quei sogni che ci preservavano

giovani. Un bravo cantante americano

cantava che col sopraggiungere dei venti

del cambiamento bisognava darsi

solide fondamenta. Invece le nuove

aggregazioni politiche creato

hanno miriadi di partitini che

sono diventati una scorciatoia

per potersi sistemare. Vuoti di

programmi, ma contenitori di cosche

e logge affaristiche. Roba

da comari del prezzemolo

tritato, ciarlatani

che alla gente tutto da bere davano.

(E danno!) Senz’altro preferibili

erano partiti, bianghi o rossi che fossero,

dove c’erano individui che ci

mettevano del loro, pagavano di

persona e non diventavano

servi di alcuno. Mangiavano

anche loro, ma facevano mangiare!

Oggi solo se si ritorna alla Destra,

al Centro moderato e alla Sinistra,

cadaveri in putrefazione, per non gettare via

le immagini belle di quel passato

con il risveglio dell’alba, potremmo di nuovo bandiere sventolare da condividere

ad occhi aperti per migliorare il Paese!

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Luigi Gpnzaga: la vita come dono per l'umanitÓ sofferente

Post n°146 pubblicato il 19 Giugno 2015 da pasquale.zolla

San Luigi Gonzaga

Luigi fin da piccolo mostrò doti intellettive, ricche di sensibilità e forza, che guidarono le sue scelte verso grandi ideali.

Nasce il 9 marzo 1568 da Ferrante Gonzaga e Marta Tana Santena.

La madre, donna di cultura e di fede, lo educò alla preghiera e alla carità, mentre il padre gli regalò una piccola armatura che a cinque anni lo porterà a Casalmaggiore a fare l’ufficiale e a sparare il cannone.

Tra il 1577/78 fu, insieme al padre e al fratello Rodolfo, a Bagni di Lucca, dove venne accolto alla corte di Francesco de’ Medici a Firenze e maturò le sue convinzioni verso la Madonna dove, davanti alla santissima Annunziata, a Lei si consacrò.

Nel 1579 il padre, eletto principe del Sacro Romano Impero, fece rientrare i figli a Castiglione dove Luigi il 22 luglio 1580 ricevette la prima comunione dal cardinale Borromeo.

Dal 1581 Luigi visse a Madrid e il 29 marzo 1583 tenne un discorso in latino davanti al re. Il 15 agosto di quello stesso anno Luigi si disse certo, davanti alla Madonna del Buon Consiglio nella chiesa del collegio della Compagnia di Gesù, che il Signore lo voleva gesuita.

La madre era contenta, ma il padre si oppose, per cui Luigi, nel 1584, scappò di casa e il padre, di fronte a quell’evento, cedette e il giovane il 2 novembre 1585 firmò l’atto di rinuncia al marchesato.

Nel novembre 1585 fu a Roma, dove venne ricevuto dal papa SistoV ed entrò nel noviziato di Sant’Andrea al Quirinale.

Dopo un breve soggiorno a Napoli per ragioni di salute, fu trasferito al Collegio Romano per concludere gli studi di filosofia.

Il 25 novembre 1587 pronunciò i primi voti religiosi.

Nel 1588 ricevette gli ordini minori in San Giovanni in Laterano.

Nel febbraio 1591 scoppiò a Roma un’epidemia di tifo petecchiale e Luigi fu tra i volontari.

Venne preso da una grande febbre che lo avviò alla morte. Era il 21 giugno 1591.

Di Lui possiamo dire che concepì la sua esistenza come un dono da spendere per gli altri, tanto da immolare la sua giovinezza in un servizio eroico di carità fraterna!


Kare Salluvigge

A Tè, sèmblece è kkumbedènde

adurature d’i desiggne d’u kòre

devine, ke feduce m’arrevulgéje

p’auttenè u rjale d’a devine

meserekòrdje ka me rènne libbre

da tutt’i katéne d’u munne è nne

ngéde è’ mujìne de facel’è ffaveze

meragge de pjacére. Rinneme

destemune d’a purèzze d’u kòre

pe kunnevide ‘a stèssa tuje passjòne

pe l’òme, arrekunusscènne nda ghisse,

chjunghe ghisse sìje, ‘a presènze devine

de Kriste. Ndreccedìje ke Ggesù

è Mmarìje pekkè pòzze auttenè

u rjale de kundemblà u mestére

de Ddìje, mìja kunzulazzjòne,

mìja speranne, lustre de tutte

i nòtte è dde tuttekuande i pròve.

Caro San Luigi

A Te, umile e confidente

adoratore dei disegni del cuore

divino, con fiducia mi rivolgo

per ottenere il dono della divina

misericordia che mi renda libero

da ogni mondana schiavitù e non

ceda alle lusinghe di facili e fallaci

miraggi edonistici. Rendimi

testimone della purezza del cuore

per condividere la tua stessa passione

per l’uomo, riconoscendo in lui,

chiunque egli sia, la presenza divina

di Cristo. Intercedi presso Gesù

e Maria perché possa ottenere

il dono di contemplare il mistero

di Dio, mia consolazione,

mia speranza, luce di tutte

le notti e di tutte le prove.


 

 

 

 

 
 
 

Il Santo che dialog˛ col Bimbo Ges¨

Post n°145 pubblicato il 11 Giugno 2015 da pasquale.zolla

Antonio di Padova: il Santo dei poveri e dei diseredati

Fernando de Bouillon nacque a Lisbona il 15 agosto 1195 e la madre lo considerò un protetto speciale della Madonna.

Entrato in convento a dodici anni sentì la necessità di allontanarsi da Lisbona per entrare tra gli Agostiniani di Santa Croce di Coimbra, per seguire il Cristo in povertà, lasciando il paese natio e lo stesso nome Fernando, per scegliere Antonio, in onore dell’abate a cui era intitolato l’eremo (S. Antonio degli Olivi), in cui aveva conosciuto il nuovo ordine.

Si dice che la sua vocazione fosse maturata nel gennaio 1220 ai funerali dei protomartiri francescani, martirizzati in Marocco nonostante il permesso di predicazione del sultano. Ma l’unica notizia certa è la scelta del nome Antonio d’Olivares e lo sfortunato tentativo di una missione, fallita a causa del mal di mare.

Difatti dal porto di Ksar-e-Kebir Antonio chiese di imbarcarsi su di una caravella per la Spagna, ma il viaggio fu catastrofico perché all’infermità si aggiunse anche il naufragio, che lo portò sulle coste della Sicilia.

Un francescano laico, Giovanni, ex  soldato di Federico II, convinse i naufraghi che Dio stesso li aveva guidati in Italia perché partecipassero al Capitolo di Pentecoste, alla Porziuncola.

Non si sa se in tale occasione Antonio incontrasse Francesco, ma è certo che in detto luogo ebbe la prima apparizione della Vergine col Bambino Gesù, a cui era particolarmente devoto.

Padre Graziano, provinciale francescano di Montepaolo di Romagna, gli propose di seguirlo. E così fu!

Nella primavera del 1222 sentendo discutere i confratelli dell’eresia catara, intervenne quasi senza accorgersene con tale foga che fu, per lui, la prima predica, che lo porterà ad essere predicatore itinerante a Rimini, dove converte Bonillo col miracolo della mula.

Sempre a Rimini si ebbe anche il miracolo della predica ai pesci, in quanto predicando in riva al mare i pesci accorsero in gran numero e misero la testa fuori dall’acqua per ascoltarlo.

A differenza di Francesco d’Assisi, egli non ebbe alcun bisogno di ritirarsi fisicamente dal mondo per entrare in contatto con Dio; la sua cella all’interno del monastero gli garantì l’intimità sufficiente e dopo una notte passata in contemplazione egli tornava sempre più sereno del solito ai suoi impegni comunitari.

La sua povertà fu vissuta non come fine a se stessa, ma come strumento di soccorso per gli indigenti, per i quali venne istituito il cosìdetto pane di S. Antonio.

Si distinse come predicatore itinerante in Italia e in Francia, con un’ottima preparazione teologica che lo mise in grado di spiegare agli umili i dogmi delle scritture.

Si trovava in un convento provenzale quando gli fu recapitata una lettera di Francesco in cui veniva nominato Vescovo ed autorizzato a predicare teologia.

La sera del 3 ottobre 1226, mentre predicava ad Arles, apparve nitida ai presenti l’immagine di San Francesco. Più tardi si verrà a sapere che in quel preciso momento Francesco era spirato.

Nel 1227 venne eletto padre provinciale dell’Emilia e della Lombardia; nel 1229 fissò la sua sede a Padova, che diverrà famosa per la sua presenza. Qui vedrà di nuovo il Bambino Gesù e morirà nel 1231.

Il conte di Camposampiero, Tiso, fu testimone dell’apparizione di Gesù ad Antonio, che conversava con lui in carne ed ossa. Quando Antonio si accorse di essere osservato, il Bambino scomparve ed Egli fu colto da un profondo turbamento, tanto che fece promettere al conte di non rivelare mai a nessuno ciò che aveva visto.

Il conte, per accontentarlo, gli fece costruire una celletta su di un albero di noci, dove Antonio potè vivere in assoluto isolamento.

Il 13 di giugno, sapendo di essere in punto di morte, chiese di essere trasportato nella chiesa di Santa Maria Mater Domini di Padova, ma durante il tragitto le sue condizioni peggiorarono e i confratelli tornarono indietro.

Nella nebbia della calura estiva Antonio vide una donna piangente con in braccio un bambino completamente nudo, come morto. Antonio le chiese cosa fosse accaduto e lei gli rispose che fuggiva perché degli uomini cattivi la inseguivano per uccidere il bimbo.

Per aiutarla Antonio prese in braccio il bimbo, che si svegliò e gli sorrise.Anche la donna gli sorrise, alzando il volto verso di lui. Il Santo subito si rese conto che era la Vergine Maria.

Si dice che prima di morire Antonio sia tornato giovane e sano e trapassò a nuova vita cantando un inno mariano.

Ciò fa comprendere a noi la sua mistica: bisogna accogliere i bambini non perché è peccato respingerli, ma perché essi sono la riproduzione continua e vivente del mistero chiamato incarnazione che, come tutti i dogmi, è impossibile capire a fondo e va, quindi, vissuto. Anche perché in ogni bambino si rispecchia il Cristo; ogni madre che allatta e si occupa della sua creatura partecipa alla beatitudine della Vergine.

Sin da quando era in vita e subito dopo la morte fece innumerevoli miracoli, tanto che Gregorio IX lo canonizzò già nel 1232!


Grazzjòne a Sandandònje de Paduve

Ȯ kare Sandandònje de Paduve,

Tu ka sì sale d’a tèrre è llustre

d’u munne, faje ka u kambà mìje

chjìne sìje d’òbbre bbòne p’annuncià

Kriste tuttekuand’i jurne; arrape

‘a kapa mìje è u kòre mìje

a’ kanusscènze  d’i mestére de Ddìje

è arrjaleme u kuragge de kuille

ka p’a pace ubrèjene, ‘a lustrèzze

d’i pure de kòre è ‘a jenerusetà

d’i meserekurdjuse. A Tè me vóte

p’a prutezzjòne tuje addummannà

pe apputè aùttenè da Ddìje

‘a salute d’u kurje è dd’u spirde.

Pemmè Tu sìje u kumbaggne fedéle

ka me pòrte a Ddìje facènne

d’u kòre mìje ‘na chjìse peccenènne,

nu sanduàrje d’u kambà e dd’a ‘mmòre

k’arrapì pòzze, nu jurne, i pòrte

d’u Règgne d’i Cile a ndò putè

arrepusà pessèmbe a Tè ‘vvecine!

 

Preghiera a S. Antonio di Padova

O caro S. Antonio di Padova,

Tu che sei sale della terra e luce

del mondo, fa che la mia vita

sia colma di opere buone per annunciare

Cristo tutti i giorni; apri

la mia mente e il mio cuore

alla conoscenza dei misteri di Dio

e donami l’ardore di coloro

che operano per la pace, la limpidezza

dei puri di cuore e la generosità

dei misericordiosi. A Te mi rivolgo

per chiedere la tua protezione

per poter ottenere da Dio

la salute del corpo e dello spirito.

Sii per me l’amico fedele

che mi guida a Dio facendo

del mio cuore una piccola chiesa,

un santuario della vita e dell’amore

che possa aprire, un giorno, le porte

del Regno dei Cieli dove poter

riposare per sempre accanto a Te!

 

 

 

 


 
 
 

Una festa a cui non si dÓ il peso d'altri tempi: Corpus Domini

Post n°144 pubblicato il 07 Giugno 2015 da pasquale.zolla

La solennità del Corpus Domini

È una delle festività principali dell’anno liturgico della Chiesa Cattolica. Venne istituita l’8 settembre 1264 da Papa Urbano IV; nacque però in Belgio nel 1246 come festa della diocesi di Liegi.

Il suo scopo era quello di celebrare la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia. L’introduzione di questa festività nel calendario cristiano la si deve principalmente a suor Giuliana di Cornillon, una suora agostiniana vissuta nella prima metà del tredicesimo secolo. Da giovane avrebbe avuto una visione della Chiesa con le sembianze di una luna piena, ma con una macchia scura, ad indicare la mancanza di una festività.

Nel 1208 ebbe un’altra visione: le sarebbe apparso Cristo stesso che le chiese di adoperarsi perché venisse istituita la festa del Santissimo Sacramento, per ravvivare la fede dei fedeli e per espiare i peccati commessi contro il Sacramento dell’Eucarestia.

Furono l’iniziativa e le insistenti richieste della suora a far sì che, nel 1246, Roberto de Thourotte convocò un sinodo ed ordinò, a partire dall’anno successivo, la celebrazione della solennità del Corpus Domini.

Si dovette aspettare, però, il 1264 perché la celebrazione venisse estesa a tutta la Chiesa universale, grazie anche ad un miracolo eucaristico avvenuto a Bolsena nel 1263.

Un prete boemo si fermò a dir messa a Bolsena ed al momento dell’Eucarestia, nello spezzare l’ostia consacrata, fu pervaso dal dubbio se essa contenesse veramente il corpo di Cristo. A fugare i suoi dubbi, dall’ostia vennero fuori alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino liturgico (oggi si trova conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell’altare, tuttora custodite in preziose teche presso la basilica di Santa Cristina.

Venuto a conoscenza dell’accaduto Papa Urbano IV istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini estendola dalla circoscrizione di Liegi a tutta la cristianità.

Detta festività veniva celebrata il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità, in quanto rievocava la liturgia della Messa in Cena Domini del giovedì santo.

Nel 1977 la conferenza episcopale decise di spostare i festeggiamenti alla seconda domenica dopo Pentecoste.

In occasione della solennità del Corpus Domini si porta in processione, racchiusa in un ostentorio, un’Ostia consacrata ed esposta alla pubblica adorazione: viene adorato Gesù vivo e vero, presente nel Santissimo Sacramento. È l’unica processione dell’anno liturgico ad essere di precetto, secondo il diritto canonico.

In detto giorno la mia Città, Lucera, si veste a festa: i balconi vengono addobbati con lenzuola e coperte pregiate e negli angoli più suggestivi del percorso della processione vengono innalzati altarini con immagini di Gesù e colmi di variopinti fiori.

Al passaggio del Santissimo Sacramento petali di fiori vengono buttati, tanto da rendere la strada ammantata di colori. È un modo per manifestare pubblicamente la fede del popolo Lucerino in questo Sacramento, in cui la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con Cristo, presente nell’Eucarestia in corpo, sangue, anima e divinità.


‘A preggessjòne d’u Sandissime Sagramènde

‘A preggessjòne p’i strate se ne và

d’u pajése, a ndò pikkuele vutare

sònne state agavezate, chjéne

de fjure ke ‘a ‘mmaggene de Kriste,

p’akkògghje u relekujarje ke u

Sandissime Sagramènde purtate

da menzeggnòre. Bbòmmine ke sscille

fatte ke pènne de paper’a rrète

‘a preggessjòne vanne, p’arrappresendà

langelicchje sóp’a tèrre sscennute;

u tutt’akkumbaggnate d’a bbanne ka sòne

’na museke celestjale. Nda nu ciste

ka a ‘na uandire assemegghjéje

duj’angele pòrtene ‘na ssckanate

de pane, nu manucchje de spike de

rane è ‘na bbuttigghje de vine

ka sònne u sanghe è u kurpe

de Kriste nustre Seggnòre è dind’a

òggnè kkóre trase ‘a ‘mmór’a ‘nzime

a nu sinze de granne mestére.

Tra ngiz’è ffrònne de fjure jettate

d’è bbalekune a ffèste vestute,

u pòpele s’addenucchjéj’ò passagge

de Kriste nd’u Sandissime Sagramènde.

La processione del Santissimo Sacramento

 

La processione va per le vie

cittadine, dove piccoli altari

sono stati alzati, ornati

di fiori con l’immagine del Cristo,

per accogliere il reliquiario con il

Santissimo Sacramento portato

dal vescovo. Bimbi con ali

fatte con penne d’oca dietro

alla processione vanno, per rappresentare

gli angeli scesi sulla terra;

il tutto accompagnato dalla banda che suona

una musica celestiale. In un cesto

che somiglia un vassoio

due angeli portano una pagnotta

di pane, un pugno di spighe di

grano e una bottiglia di vino

che sono il sangue e il corpo

di Cristo nostro Signore e in

ogni cuore entra l’amore

insieme ad un senso arcano.

Tra incensi e petali di fiori buttati

dai balconi a festa vestiti,

il popolo si prostra al passaggio

di Cristo nel Santissimo Sacramento.


 

 

 


 

 

 
 
 
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