Sorridere è Amare

...Crederci e mettersi in gioco sempre...

 

AREA PERSONALE

 

CONTATTA L'AUTORE

Nickname: pazza105
Se copi, violi le regole della Community Sesso: F
EtÓ: 35
Prov: RE
 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Gennaio 2018 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
1 2 3 4 5 6 7
8 9 10 11 12 13 14
15 16 17 18 19 20 21
22 23 24 25 26 27 28
29 30 31        
 
 

FACEBOOK

 
 

I MIEI BLOG PREFERITI

ULTIME VISITE AL BLOG

pazza105hold_me_closedo_re_mi0vita1954cannamercolinoFanny_Wilmotcarloreomeo0Bloggernick10chiarasanyoscardellestellepele7373TatayahCriptoProjectRavvedutiIn2
 

CHI PUĎ SCRIVERE SUL BLOG

Tutti gli utenti registrati possono pubblicare messaggi e commenti in questo Blog.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

...

Post n°257 pubblicato il 16 Gennaio 2018 da pazza105

.. Amati..

 

.. Ama-Te..

 

Mi basta.

 
 
 

Fogli di giornale..

Post n°256 pubblicato il 11 Gennaio 2018 da pazza105

Stupita e disorientata. 

Una distesa di fogli di giornale, una sala piena, tanti, tantissimi, più strati, infiniti.
Al via una corsa per scivolarci dentro.

Buttarsi, essere riempiti di fogli volanti e poi cavalcarli e poi nascondercisi sotto ed esserne immersi sopra, e poi correre, scivolare, inciampare..
e poi affondarsi nella montagne di cumuli e stare, ascoltare il proprio respiro e immaginarsi "a morto" sul mare. 
Tu ferma, distesa, rilassata e sentire le onde come in burrasca infrangersi cattive sugli scogli e poi sentirne altre più lontane, come uno sciacquettio dolce, calmo, che da pace e quiete, e sì, perchè tu sei distesa, ma gli altri continuano a giocare ed è il correre vicino o lontano che porta alla mia mente questa straordinaria onomatopea.

Mi è sembrato incredibile riconoscerlo così chiaramente tanto che più mi entrava dentro più cercavo di sentirlo, più lo sentivo e più cercavo di andargli incontro ed entrarci dentro. Mi guardavo intorno ed ero felice.

Avevo immaginato tanto davanti a quella distesa di fogli ma mai mi sarei immaginata tutta quella potenza.

 

 
 
 

...

Post n°255 pubblicato il 05 Gennaio 2018 da pazza105

Le onde...

 

Graduale progressione per entrare in relazione con l'altro. Utilizzare vari oggetti, quelli più comuni, la palla, i cerchi e poi le corde... infine arrivare ad utilizzare uno strumento già sperimentato ed essere serena nel mettersi in gioco nuovamente.

La benda la indosso appena me la consegnano e senza esitazione continuo a camminare nello spazio. Mi rendo conto solo dopo che le mie mani non sentono il pericolo, rimangono distese lungo il corpo. Sento i passi, sento le vicinanze e le distanze di chi mi sta intorno, sento il mio respiro e ci resto, in relazione con me stessa.
Mi sento addirittura più libera rispetto al 'gioco' con gli altri oggetti.
Mi ascolto, rimango, resto nel mio spazio, lo cerco e sto bene chiusa a pallina.

Cercare la relazione secondo quello che è il proprio bisogno, la propria necessità, muoversi nello spazio...
Allontano chi sorride incontrandosi, con una forte sensazione di rifiuto, sento nella pancia un gomitolo aggrovigliato che tenta di dimenarsi e di sciogliersi, sensazione, in quelle risate, di non rispetto per il mio sentire, lo stomaco in fiamme, vibrante di emozioni, con la musica che diventa elemento scatenante, poi nel vagare incontrare l'altro, sentirlo, innescare relazioni e d'un tratto incrociare una mano aperta, calda, sfiorarsi dai polsi fino a scivolarsi via sulle dita, come quelle scene d'addio dei film famosi..

..e sentire quel fuoco nello stomaco risalire rapidamente fino a trasformarsi in lacrime, fiumi di lacrime.
Cercare il mio spazio e il mio posto, ascoltare il mio respiro, allontanare gli odori e accogliere la morbidezza di un gesto avvolgente, che accompagna il respiro e calma.

Rimango sola e poi vengo ancorata al gruppo, mi divincolo con cautela perché lì in quello spazio e in quel tempo non c'è benessere, non lo sento.. cercare il mio luogo, vagare nel vuoto immenso, diventato infinito, ampio e sentirmi profondamente.
Sentirmi sola.
Sola con me stessa.

Quella mano che va via, un saluto.
Riavvolgo la mia vita, evento dopo evento.
Lacrime incontenibili.

Mani fredde le mie, che cerco di scaldare consapevole che probabilmente darebbero fastidio così gelide nell'incontro con l'altro, ma tant'è non c'è verso, si scaldano e sudano quando si intrecciano in altre mani, si raffreddano immediatamente appena finisce il contatto... poi ne incontro una forte, ferma, stretta, calda che mi tiene e mi abbraccia. Non volerla più lasciare, percorrere insieme un pezzetto di strada.. e poi via di nuovo sola, nello spazio.. 

..Fango

 

..io lo so che non sono solo anche quando sono solo..

 

 
 
 

Sbamm

Post n°254 pubblicato il 01 Gennaio 2018 da pazza105

 

E così accontento anche mio padre, ogni tanto mi chiede di accompagnarlo; oggi era la volta del cimitero e della pasticceria.
L’intenzione e la voglia non le avevo. L’intenzione e la voglia era di montare quel mobile, bene.

Poi, poi l’ho accompagnato. La mia macchina, lui passeggero.
Strade basse, di campagna, secondarie, di quelle che fai solo quando raggiungi certi luoghi, di quelle che percorro raramente oggi, ma che conosco nelle curve e nei cartelli sempre pendenti, nei cancelli delle case a ridosso della strada, nel profumo di questa campagna, che non ha tempo perché ogni tempo fa sentire la sua fragranza nell’aria.

A metà strada “sbamm”..

Alfa romeo Giulietta Grigia, sedili posteriori, poggia braccio centrale sempre abbassato a separarci, io a destra, Enrico a sinistra, io dietro mia madre, Enrico dietro mio padre, sempre.
L’occasione della festa dei santi, ma talvolta succedeva anche durante l’anno. Tutti e 4 al cimitero.
La mia mamma, capelli sciolti, truccata, la riga nera sugli occhi, fard per arrossire e allungare le gote, rossetto rosso, tacchi; poi pellicciotto nero, o pelliccia marrone che le aveva comprato mia nonna.
Perché mi piaceva, mi piaceva tanto guardarla, starle a braccetto e sentire il suo profumo.

Mio padre, jeans e maglione, giacca, barba sempre perfettamente fatta.

Mio padre che sbuffava ogni volta, perchè mia madre era in ritardo sulla partenza, ogni volta.
Oggi penso, mia madre andava nella stalla, finito arrivava in casa, si faceva il bagno nella vasca, ci svegliava e ci dava colazione, preparava me, preparava mio fratello, sistemava la colazione, preparava il pranzo, poi si vestiva e si preparava lei.
Mio padre, andava nella stalla, finito arrivava in casa, faceva colazione, si lavava, si vestiva, era pronto.

Ma io già la difendevo: mio padre pronto con la macchina accesa, io e mio fratello caricati, poi mi offrivo di andare a vedere a che punto era mia madre, andavo piano, la aspettavo e scendevo solo un attimo prima per dire “sta arrivando”...di corsa col tichettio dei tacchi sul marciapiede, un saluto ai cani e poi la ventata di profumo che mi arrivava quando chiudeva la portiera. Lei.

Quanto mi stimavo di starle a fianco, anche mio padre talvolta prendevo a braccetto, ma lei, lei trasmetteva qualcosa di più, calore, pace, armonia, affetto.

Erano rari i momenti in cui ci muovevamo insieme, le occasioni della domenica per cimiteri, dei sabati sera alle corse dei cavalli e le uscite in giornate dai parenti romagnoli.

Poi il cimitero.

Anche il cimitero è sempre stato per me un momento importante.
Quante volte ho chiesto a mio nonno di raccontarmi le storie e le vite, prima delle morti, dei vari parenti.
Con mio nonno poi si partiva da casa coi fiori freschi di giardino avvolti in 4/5 fogli del quotidiano La Gazzetta di Parma “vecchia” di qualche giorno. Ogni fiore aveva la sua sistemazione e a mio nonno piaceva, o almeno a me così è sempre sembrato, sistemare le varie  composizioni, le rose, almeno 3, posizionate a varie altezze e le calle, bianche e lunghissime, sempre splendide, (che raccoglievamo al bordo del fosso la mattina prima di partire) e poi cambiare l’acqua, ripulire, come a voler dar ancor più valore a quegl’affetti.  

Poi c’erano le storie di “corridoio”, quelle morti che avevano riscosso qualche clamore in più, che magari erano finite sui giornali, per lo più di persone abbastanza giovani e che ogni volta chiedevo di dirmi, di raccontarmi e nella mia testa immaginavo, visualizzavo la mia realtà, pensavo a dov’erano, cosa facevano, dove andavano, qualcuno che ha scelto di morire, qualcuno che ha avuto “sfortuna”, qualcuno che ha incontrato la malattia.
Sfilavano via uno dopo l’altro, i nome, le foto, le frase, le date nelle tantissime lapidi, a muro o a terra che incontravo nel passaggio tra un parente e l’altro... quanta matematica ho fatto al cimitero! Si perchè calcolavo l’età, cercavo chi era nato prima, cercavo chi aveva fatto la guerra, e poi mi trovavo davanti a bambini, o mamme appena spose, facevo il pieno di ogni tempo, e mi sentivo avvolta di vita, di storia, di famiglie e di tradizioni.

"Sbamm" dicevo..

 

Perché questa mattina ho ritrovato quelle storie, perché la strada tra un parente e l’altro è sempre la stessa ma ho rivisto quella bambina ricciolona e boccolosa, con le calze di lana bianche o rosa e gli stivaletti, che rifletteva sulla vita e si stimava per mano a suo nonno.

 
 
 

Pensieri e bilanci

Post n°253 pubblicato il 31 Dicembre 2017 da pazza105

Questa mattina pensare a un mobile adatto a una casa che accoglierà una convivenza e una nuova famiglia, 

Nel pomeriggio una cerimonia di matrimonio.

Ogni volta, come sempre, mi commuovo ai matrimoni. L'omelia per un verso o per l'altro mi colpisce e i gesti semplici mi fanno scivolare via le lacrime.

Una stretta di mano tra un padre e un figlio stavolta, quel che è servito.
Un passaggio, un accompagnamento, il segno della pace, la forza di riconciliarsi e gli sguardi, accorti e veloci a sciogliere il viso in un sorriso complice.

La famiglia.
Piangere abbracciando quel padre, piangere guardando gli sposi, commuovermi pensando alla promessa d'amore.

 


Avercela chiara, quella promessa, sentirla, sposarla.

 

..

 

Tempi di bilanci e di bilancia.
Un 2017 inaspettato. Che scombussola, scompensa, fra-s-tuona, lascia andare chili superflui, riporta a me stessa, all'ascolto, al sentire. 
Consapevolezze annebbiate, che è stata la paura di perderti, sapere di non averti più, e l'incomprensione del perchè la vita accade, così, senza chiedere permesso, succede.

Succede, e succede poi che comprendi che tutto quel che c'è rimane. Succede che vedersi è trovarsi, succede che parlarsi è capirsi, succede che scivolare nel bagno con la luce negli occhi di chi deve dirti qualcosa che non può aspettare è inaspettato, succede che mi abbracci, mi annusi e puzzo, succede che c'è complicità, succede che ogni cosa può succedere, succede che vince la verità del raccontarsi delle anime che tant'è, quello, succede sempre.

Succedono infinite cose.... che da dentro è sempre difficile riuscire a vedere e a guardare, ma ogni cosa che succede è giusta e necessaria perchè così si vivono ed è così che accade la vita.

 

Il 2018, cavalcare il suo fluire e fluire, prendere contatto con questa essenza del se più profondo, e gioire.

 

E poi Grazie, ogni giorno Grazie.

 

 
 
 

Tuffi!

Post n°252 pubblicato il 22 Dicembre 2017 da pazza105

Tuffi nell'infanzia..

ci sono cose, profumi, sapori, gesti che mi catapultano altrove. 
"Oggi" mi sento di esserne particolarmente sensibile.

Ho desiderio di scriverli, per non dimenticarmeli.
Ne ho due.

Lavoro in casa, freneticamente, tra scatoloni pacchi, pluriball, scotch, pesi, prezzi, fatture... un gran casino insomma.
Per addolcire il tutto compare una scatola di Ferrero Rocher.

Appena lo scarto, a parte la pubblicità di Ambrogio, la musica e il vassoio di Cioccolatini a piramide conica che esce dal sedile... 
Ne sento il profumo e la mia mente si proietta in quel bagno. 
Il bagno che era rifugio, giochi, divertimento, che era stare insieme.

Vedo quella bimba che mordicchia tutto il cioccolato esterno senza rovinare il biscotto interno, senza neanche scalfirlo possibilmente, con una precisione svizzera, gustandosi ogni granella di nocciola per poi con estrema soddisfazione dividere in due la sfera e raccogliere con la lingua tutto il cioccolato interno. Ci perdevo un'eternità dietro quel Ferrero Rocher.. e quanto mi piaceva gustarmelo così.. che una volta finito avevo ancora tutte le dite da pulire e la nocciola da morsicare!
Mi sedevo nell'angolo della vasca o vicina al termosifone, in terra, nascosta dietro la porta.

Quanto mi piaceva rubare i ferrero rocher!

Per un attimo sono tornata bambina e mi ha commossa.

 

... i gesti invece...

sono sempre i suoi, ripete quel gesto quotidianamente.
Le certezze.
Prende la bustina di mezzogiorno,
la scuote,
la strappa,
la apre nella parte superiore,
la capovolge,
poi la scuote di nuovo
poi gli da due o tre "plinghe" per farla svuotare bene, si sa mai ci sia rimasto qualcosa sul fondo e poi non contento la apre a metà e la rovescia.

Mi stupisce come ogni giorno ripeta quel gesto ormai automatizzato, io osservo le sue mani, belle, curate, morbide, grandi, mi sono sempre piaciute.
Oggi hanno un fiume di vene in rilievo e sono tremolanti...
ma le sue mani profumano sempre, da sempre di saponetta Neutro Roberts.

 
 
 

Lui..

Post n°251 pubblicato il 18 Dicembre 2017 da pazza105

.. ed è sempre lui che mi spiazza ogni volta.

Fisicamente parlando è un lento declino, un po' si fa influenzare da quel che gli dicono, un po' l'età avanza, un po' continua a voler godersi la buona cucina senza limitarsi mai, con ovvie conseguenze per quella malattia che lo sta inesorabilmente logorando.

 

Ogni volta che mi vede rinvigorisce, in queste ultime settimane aveva abbandonato gli spostamenti con le stampelle per una più comoda e sicura carrozzina (alla quale ho aggiustato i freni come nessuno era riuscito a fare), con problematiche ulteriori aggiunte legate al suo accudimento. 

Questo weekend ha ripreso a muoversi con le stampelle.

Ogni volta è una rottura di schemi. 
Loro lo accomodano, io lo stimolo.
Loro lo seguono, io lo affronto.
Loro lo sopportano (comprensibile), io lo ascolto.

Ogni volta mi accorgo che sente sempre meno, che vede sempre meno, che ha bisogno di guardarti bene prima di metterti a fuoco, e che nonostante tutto, tutto gli gira intorno.

Ieri ha rivisto e riconosciuto dopo 15 anni sua nipote, che non è più andata a trovarli da quando è morta mia nonna. Un po' per timore, un po' per soggezione, un po' per paura di quell'uomo che chissà come reagisce, chissà cosa può dire, chissà come mi accoglie ("perché se poi mi accoglie male non ci rimane granchè bene" ).

E tant'è..

 

...

 

Tempo di saluti, lei mi guarda e mi dice "Dai accompagnami dallo zio, così ho il supporto".

Andiamo, scambiano 4 chiacchiere, del più e del meno, degli acquisti fatti, dalla capacità o meno di fare i cappelletti, e si accenna alla mia nonna e alla mia bisnonna e si capisce tra le righe che a lui quest'ultima non stava un granchè simpatica.

Poi, lei lo guarda e gli dice, riferendosi a me: "E' diventata una gran bella ragazza vero?!" ...

Lui prende la parola:
"Lei è bella e buona, lei sa fare tutto. Quando c'è lei qui va tutto bene. C'è bisogno in casa? Lei c'è. Bisogna far le camere? Lei c'è. Bisogna far da mangiare? Lei lo sa fare. Guarda, ce ne fossero. Lei fa tutto. Dovrebbe essere a casa più spesso. Quanto c'è lei si sta bene."

Parla e si esprime con la commozione negli occhi, come se io non fossi presente in quella stanza, come se stesse elogiando una divinità. 

Mi sento importante in quel momento, lo so che cosa lui pensa di me e lo so tutto quello che ci sta dietro quelle parole. So ancor di più cosa vorrebbe lui e percepisco la sua preoccupazione. 

 

to be continued

 

 
 
 

La potenza della mente..

Post n°250 pubblicato il 11 Dicembre 2017 da pazza105

E' davvero incredibile cosa riesca a fare la nostra mente.

Quando hai un leitmotiv, nonostante tutto quello che ci gira intorno di più urgente, di più immediato, di più saliente del qui e ora, tant'è, quello prende il sopravvento quando meno te lo aspetti, quando apparentemente la tua testa riposa, respira dalle urgenze e in un attimo soffia via uno per volta tutti i mattoncini che lo tenevano chiuso e schiacciato. Non lo freghi. Rimane vigile lui e ti obbliga ad ascoltarlo.

Ci penso e ci ripenso, perché può diventare un'arma, la mente, che dobbiamo giocare a nostro favore. Un po' come chi guarisce, un po' come chi realizza.

Insomma nessuna grande scoperta neppure oggi. 

Però, però...
però un leitmotiv, è un motivo guida, che viaggia tra complesso di pensieri che si aggrovigliano, si intrecciano, si risolvono e si dissolvono, si mescolano e si annodano, si curano e si ammorbidiscono.. un leitmotiv è spesso un gran mal di testa. 

e forse nella nostra mente dobbiamo mettercelo noi un leitmotiv, ma che sia "semplice", chiaro e che ci guidi a star bene per più tempo possibile.


"Stai bene"

"Provo a regalarmelo per Natale."            

 

(gli auguri, i pareri, i pensieri fatti, detti, voluti per gli altri, spesso e talvolta sempre, sono quelli che desideriamo per noi stessi)


Ecco, sarebbe un regalo splendido!

 

 

 

 
 
 

Riflessioni

Post n°249 pubblicato il 06 Dicembre 2017 da pazza105

"Quante corse nelle nostre giornate. Si comincia già alla mattina, appena aperti gli occhi. La sveglia suona e sappiamo che non possiamo indugiare.
Non c'è tempo, dobbiamo dire al nostro bambino. Presto, sbrigati.

Ma i bambini, che sono piccoli, hanno bisogno di più tempo rispetto agli adulti per fare quei gesti che a noi sembrano immediati ma per loro non lo sono. Così qualche volta, si perde anche la pazienza.

Per la strada camminiamo veloci. Presto, andiamo. Dobbiamo correre all'asilo nido, alla scuola dell'infanzia, alla scuola primaria. È tardi. O forse ancora non lo è, ma lo diventerà se non ci sbrighiamo.

No, non c'è tempo per osservare le foglie gialle dell'autunno. E men che mai per saltarci dentro. No, via, a camminare sul muretto va a finire che facciamo tardi. No, neanche per un piccolo tratto. Sì, belle le nuvole, però ora andiamo. Eh già, quella moto lì parcheggiata ti piace proprio, però non c'è tempo, dobbiamo andare.

Spesso siamo di corsa anche sulla via del ritorno. Spesso è tardi. Dobbiamo ancora fare la spesa, riordinare la casa, preparare la cena. C'è tanto da fare.

No, non c'è tempo per osservare il sole che pian piano scompare dietro i tetti delle case. E la canzone che hai imparato oggi la ascolto mentre siamo in auto, dai, ora camminiamo. Sì, c'è profumo di focaccia o forse di pizza, non lo so, ma sbrighiamoci. Eh no, certo, che se ora ti metti a saltellare non arriviamo più...

E una volta a casa non sempre va meglio. Mamma mi leggi questo libro? Mamma giochi? Mamma vieni a vedere il mio disegno? Mamma guarda cosa ho costruito!

Sì, sì, dopo. Un attimo. Aspetta. Ma insomma! Non lo vedi che sto facendo questo e questo e questo?

Lo vede sì, il nostro bambino. Però...

Andiamo, corriamo, facciamo. D'altronde se non lo facciamo noi, non c'è qualcuno che lo farà al posto nostro. È vero. Ma così la vita rischia di scivolare via, e ogni giorno che si conclude è un giorno che non tornerà. I profumi, gli sguardi, gli abbracci, le parole gentili che non sono stati oggi, li abbiamo persi.

Pensando al dopo, ci sfugge l'adesso.

Però noi siamo fortunati. C'è un bambino nella nostra vita che può insegnarci a rallentare.
Un bambino che può insegnarci ad andare piano. A fare piano.

Ad assaporare.

La vita.

Il quartiere. Il profumo di focaccia. Le nuvole che danzano nel cielo. Le foglie nel vento. Il gatto grigio in fondo alla via. I colori. Le persone. Un cuore disegnato. Una torre di legnetti.

Quanta vita c'è intorno a noi. Anche se quasi non la vediamo. Non abbiamo molto tempo per guardare noi. Ma i bambini la vedono tutta questa vita. E sono così buoni che la mostrano anche a noi. Ce ne fanno dono.

E allora, non sempre, ma qualche volta e poi qualche volta in più, accettiamolo questo regalo.

Rallentiamo. Respiriamo.

Respiriamo il nostro bambino. Abbracciamolo forte.

Quanto amore c'è nel sedersi vicini senza fare nulla. Nel sedersi ad ascoltare, a guardare, a sorridere.

Lasciamo che il nostro bambino ci insegni a fermarci. A vivere l'attimo. A vivere di più.

http://www.bambinonaturale.it/2017/12/rallenta-mamma-abbracciami-respirami

 

Ho letto questo articolo in ufficio,
e non so perché o forse si, mi siete venuti in mente.
Flash di un tempo trascorso insieme, flash di cose che sono successe anche a noi, a voi, che ho visto con i miei occhi e che abbiamo vissuto insieme nei racconti e nelle telefonate, nelle corse e in quegli attimi.

Tempi diversi per noi e per i bimbi, quanto ti sei lamentata per la pulcina, nel suo mondo, nella sua lentezza, nel suo fare a modo suo ogni cosa dall'alba al tramonto.
E ci rivedo non tanto sulla "fretta" che racconta questo articolo, ma sul cadenzare degli eventi, sul vestirsi, sul camminare, sull'asilo di uno, sulla scuola dell'altro, sui giochi, le pozzanghere, le foglie, la focaccia, i profumi, gli abbracci.

Che io non ho mai percepito le cose di corsa, forse solo la preparazione per la scuola la mattina, questa si, ma poi, poi hai sempre saputo guidarli da lontano, lasciarli cadere e abbracciarli nelle lacrime, guardarli imparare camminare e poi correre lontani da te; mi son sempre chiesta come potessi riuscire a farlo, come potessi riuscire a stare in disparte, come potessi riuscire semplicemente a guardarli crescere restando seduta su quel muretto; in fondo loro sapevano dove avrebbero potuto trovarti.

Tu eri tranquilla, li guardavi arrampicarsi, forse consapevole che il rischio che stavano correndo era più alto delle possibilità che avevano di superarlo, eppure, stavi lì e li osservavi, così uguali e così diversi, ti sei data la possibilità di conoscerli e gli hai permesso di conoscersi un po' di più, nei loro limiti e nelle loro possibilità perché potessero trovare strategie e strade tutte loro di sopravvivenza.
Perché potessere conoscere il mondo e non aver paura dei loro vicini, perché il gioco diventasse motivo di conoscenza, scambio e crescita costante.. e in un attimo trovare nuovi amici con cui saper stare e saper convivere.

 

A modo tuo sei riuscita a farli rallentare, che lo srotolare della sera qualcosa di bello che fosse successo durante la giornata gli permetteva di mettere in fila tutti gli avvenimenti e di gioirne ancora un po' prima di lasciarli andare.
E poi la capacità e l'intelligenza di non sminuire nulla, di prendere ogni cosa e farne dono, di consapevolezza, di conoscenza, di regole, di possibilità, di visioni nuove.
Quanta ammirazione nel guardarvi.

Lento o veloce, il tempo è relativo.
Piuttosto rifletterei sul come. Un tempo ogni giorno dedicato a loro, "libero" di inventarsi, nella lettura, nella costruzione, nel riposo, nella creazione, un tempo per ogni età, un tempo dedicato e delicato.

Non ti sei mai vergognata per la scuola, consapevole di sapere quanto L. fosse intelligente e oltre, comprendendo e osservando razionalmente quel che succedeva e riuscendo a far capire a lei e con lei quali fossero le scelte.
Sei riuscita a far sentire loro la libertà e a renderli autonomi nelle scelte.
Sei riuscita a fargli sentire di poter contare su di te con la fiducia e non con il ricatto.

Ci sei sempre stata per calmarli, coccolarli e rassicurarli in quei tuoi abbracci avvolgenti, morbidi, rilassanti, capaci di portare pace e tranquillità.
E poi quella mano a prendere la loro, durante i capricci o nei momenti di isterismo, portarli in cameretta senza urlare, senza parlare, spostarli un po' dalla disperazione per fargli vedere un'altra luce e un'altra prospettiva. Modi, tanti e diversi. Veri, sempre a stupirmi e a gioire nel guardarti.

Non è fermarsi la soluzione o rallentare, ma vivere consapevolmente.
(ho scoperto l'acqua calda!?!?  :O) )

 

 

 

 


 
 
 

Luce

Post n°248 pubblicato il 27 Novembre 2017 da pazza105

Rimango colpita dalla vicenda successa qualche giorno fa nel quartiere di Barriera.

Rimango colpita perché si tratta di una bimba.
Rimango colpita perché, chissà, sarà una di quelle bimbe che vedo settimanalmente?
Rimango colpita perché è una violenza.
Rimango colpita perché alla fine, per chi la subisce, pare sempre possa essere una cosa normale.

Proprio in questi giorni, che si è manifestato contro la violenza sulle donne.

Penso a quei lividi.
Sento la pressione di quelle dita e sulla mia pelle conto i segni.
Li vedo ancora nitidi, rossi, poi violacei, blu e infine verdognoli prima di sparire. Prima di sparire dalla pelle, che dalla mente e dal cuore è stata necessaria più di qualche settimana.

Eppure stai, immaginando che sia amore, non senti pensando che sia far piacere, eppure ogni gesto aggressivo alla fine è violento e non c'è né scusa né giustificazione.

Poi, d'un tratto, è arrivata Luce. 
E quei lividi curati, e quelle piaghe coccolate, e quei seni amati davvero.
Percorsi, sfiorati, abbracciati, desiderati e ho capito che il piacere aveva un altro volto, un altro modo, e l'Amore un altro senso. 

Questa storia ti segnerà la vita, sia che tu abortirai sia che tu partorirai; sarà comunque un trauma ora oltre a quello che hai già subito.

Ti auguro di trovare un giorno la Luce,
quella che ti farà capire che al mondo
potrai incontrare anime meravigliose
che riusciranno a ricucire i tuoi squarci
.
In bocca al lupo piccola donna

 

 

 
 
 
Successivi »
 
 
 

INFO


Un blog di: pazza105
Data di creazione: 21/11/2005