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Appello per una Costituente della Sinistra del Mugello

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“Le colline sono sempre più belle delle case di pietra.

In una grande città la vita si riduce ad un 'esistenza artificiale.

Molti uomini sentono ancora a stento la vera terra sotto i piedi,

vedono ancora appena crescere le piante, eccetto che in vasi da fiori,

e solo di rado lasciano dietro di sè le luci delle strade,

per lasciar agire su di loro la magia di un cielo notturno cosparso di stelle.

Quando gli uomini vivono così lontano da tutto quello che il Grande Spirito ha creato,

allora dimenticano facilmente le sue leggi.”

(Tatanga Mani)

 

Partigiani: ci chiamavano ribelli

 

Birmania libera !

 

 

Addio PdCI

Post n°30 pubblicato il 11 Febbraio 2009 da pdci.borgo
 

Caro Oliviero, Cari compagni,
quando mi sono avvicinato a questo partito, esattamente 5 anni fa, l'ho fatto
perché credevo nel progetto di rinsaldare la sinistra, in una strategia complessiva
di costruzione di un centro-sinistra contrapposta alla destra Berlusconiana,
eversiva e pericolosa per il paese.
Dopo che il Partito Democratico ha scelto la deriva moderata, rompendo
con i partiti alla sua sinistra, ho pensato che questo progetto potesse svilupparsi
almeno per costruire una forza unitaria in grado di controbilanciare, nella società,
la sterzata centrista del PD e l'assenza di un riferimento politico per le forze del
sindacato e del lavoro. Per questo ho aderito alla Sinistra Arcobaleno, pur non
condividendone le forme e i connotati elettoralistici, sperando che le difficoltà e le
resistenze delle diverse sigle si sarebbero superate col tempo.
Quello che non potevo immaginare è che, mentre ancora fumavano le
macerie della lista Arcobaleno, il segretario del mio partito, quel partito che era
nato per costruire una sinistra unitaria, liquidasse con un'alzata di spalle
quell'esperienza, facendo appello ad un'unità dei comunisti tanto velleitaria quanto
avventuristica.
La valanga dei consensi verso le destre ci ha consegnato un'Italia xenofoba,
reazionaria e fondamentalista, su cui il governo Berlusconi sta facendo leva per
scardinare le fondamenta dello Stato democratico, laico e solidale. Di fronte a
questa offensiva, la cui virulenza e sotto gli occhi di tutti, in particolare nella
cronaca di queste ore, l'unica risposta è mettere in campo un progetto di
aggregazione delle forze sane del paese, che si riconoscono nei valori della
costituzione antifascista, nata dalla resistenza, che si sono battute e vogliono
continuare a farlo per rendere più giusta e solidale la società italiana. Non importa
da quale esperienza provengano: comunista, socialista o ambientalista. Quello che
conta è costruire insieme un progetto di trasformazione della società che sia
capace di sfidare l'immobilismo del PD e di riconquistare, da subito, la mente e il
cuore del nostro popolo e, in futuro, la maggioranza del paese.
Ho preso la decisione di non rinnovare la tessera e di uscire dal partito con il
cuore pesante, sapendo che avrei lasciato tanti compagni di lotte, ma anche con la
consapevolezza che avrei trovato altri compagni che, pur venendo da altre
esperienze, sono intenzionati a percorrere insieme questa nuova strada, con gli
stessi valori di sempre.
Cari compagni del PdCI, l'aver preso strade diverse non può farci
dimenticare che lo scopo principale di tutti noi è creare un mondo più giusto. Non
lasciamoci con rancore ma facciamo in modo di trovarci insieme, ogni qualvolta
dovremo lottare per affermare i nostri ideali contro le destre.
Da parte mia, spero vivamente che le nostre strade tornino ad intersecarsi
perché credo che solo se la sinistra sarà unita e sarà forte, pur con le sue diverse
anime, sarà utile per il nostro popolo e potrà, davvero, cambiare questo paese.
Un fraterno saluto,
Umberto Guidoni

 
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Post N° 29

Post n°29 pubblicato il 03 Dicembre 2008 da pdci.borgo
 
Foto di pdci.borgo

Appello per una costituente della sinistra del Mugello

 

C’è un’Italia che ogni giorno manda avanti il Paese nei luoghi di lavoro e di studio, nei quartieri delle città e nei piccoli paesi. E’ l’Italia di chi non arriva a fine mese con i sempre più miseri salari, stipendi e pensioni, dei precari nel lavoro e nella vita, dei giovani ai quali è negato il futuro, delle famiglie che la sera temono di piangere un proprio caro morto sul lavoro, di coloro che fino a poco fa si sentivano classe media ed ora precipitano in basso, dei migranti che ci sostituiscono nei lavori ingrati, di chi fa funzionare la scuola e la ricerca pubbliche, malgrado tutto. E’ anche l’Italia che si organizza in associazioni di volontariato, che difende l’ambiente, che s’indigna per i morti ammazzati dalle mafie, che non tollera le violenze perpetrate sui corpi di donne e uomini, che vuole respirare l’aria della libertà individuale, compresa quella di confessione religiosa senza fanatismi, che combatte l’indifferenza, che non accetta che una persona possa essere discriminata per il suo orientamento sessuale.

 

Questa Italia vive in un tempo e in un Paese che stanno diventando sempre più ingiusti e meno solidali, più aridi e meno civili, ripiegati su se stessi e annichiliti di fronte al futuro. Berlusconi ed il suo governo rappresentano e alimentano questa involuzione: sostengono gli interessi degli strati sociali più forti e producono una guerra tra poveri, minano la coesione sociale e territoriale, attaccano il ruolo del sindacato e tentano di minarne l’unità, mentre le donne e gli uomini che ogni giorno mandano avanti l’Italia assistono con scoramento e delusione ad una opposizione nel Parlamento e nel Paese debole e spesso non all’altezza del compito richiesto.

 

Per tutto questo oggi noi diciamo: “ci vuole la sinistra, nuova e unita”. Una necessità che i vecchi partiti della sinistra, chiusi nel loro ambito identitario ed autoreferenziale, non vogliono o non possono cogliere.

Le ragazze e i ragazzi che ancora in questi giorni portano la loro protesta in tutte le piazze del paese per una scuola che li aiuti a crearsi un futuro mostrano però che la speranza di un’altra Italia è possibile. Che è possibile reagire alla destra che toglie diritti e aumenta privilegi. Che è possibile rispondere all’insulto criminale che insanguina il Mezzogiorno e vuole ridurre al silenzio le coscienze più libere. Che è possibile dare dignità al lavoro, spezzando la logica dominante che oggi lo relega sempre più a profitto e mercificazione. Che è possibile affermare la libertà delle donne e vivere in un paese dove la laicità sia un principio inviolabile

Viviamo in un paese e in un tempo che hanno assoluto bisogno di un ritrovato impegno e di una nuova sinistra, ecologista, solidale e pacifista.

 

Noi pensiamo che anche nel Mugello sia giunto il momento per dare vita ad una Costituente della Sinistra, seguendo l’esempio di quanto fatto a Firenze e in tante altre realtà del Toscana e dell’Italia. Per questo ci rivolgiamo a tutti coloro che, nel nostro territorio, ritengono di appartenere al campo della sinistra e condividono questi obiettivi, per costruire insieme, da pari a pari, la sinistra nuova e unita. Una sinistra che non si chiuda in se stessa, ma sappia misurarsi con il Partito Democratico in un rapporto propositivo che riporti al centro del dibattito alcuni temi che a nostro avviso debbono essere alla base di ogni seria politica di centrosinistra: il lavoro, la scuola pubblica, l’equità sociale, la salute, la sostenibilità dello sviluppo, i diritti e la sicurezza, i giovani.

 

Primi firmatari

Giovanni Banchi, Felice Bifulco, Paolo Braschi, Guido Carotti, Carlo Casati, Emiliano Ciani, Renzo Crescioli, Giacomo Fioravanti, Giovanni Fredducci, Ezio Alessio Gensini, Donatella Golini, Grazia Innocenti, Mario Lacadi Paoli, Marco Nencini, Pasqualina Nigro, Dario Raccidi, Giovanna Rinaldelli, Nadia Scavone, Loriana Tagliaferri

Per aderire 

sinistra.mugello@gmail.com

specificando nome, cognome, comune di appartenenza, eventuale ruolo in associazioni, sindacato, istituzioni etc.

 
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Post N° 27

Post n°27 pubblicato il 27 Ottobre 2008 da pdci.borgo
 

“Attenzione: abbiamo un baratro davanti a noi. Se camminiamo con la testa rivolta all'indietro ci caschiamo dentro”

 

Mi resta poco spazio per spiegare meglio perché sarebbe limitativo e fuorviante dichiararmi "comunista". Credo in primo luogo che la sinistra senza aggettivi dovrebbe attuare una drastica revisione del suo albero genealogico e della sua storia. Non solo perché il crollo dell'Urss e dei regimi che per decenni hanno rappresentato il "comunismo" e i suoi ideali nel mondo costituisce un fardello così pesante sulle sue spalle, da minare alla base le prospettive di successo di ogni nuovo soggetto politico che si richiami a quell'esperienza storica. Ma anche perché bisogna rendersi conto che un termine come "comunismo", decontestualizzato dall'epoca in cui si è incarnato nelle azioni e nelle esperienze, nelle sofferenze e nelle passioni, di milioni e milioni di donne e uomini non significa in sé più nulla per chi non le ha vissute, o addirittura può evocare indifferentemente, a seconda delle interpretazioni soggettive individuali, sentimenti totalmente privi di riferimento con la realtà sociale di oggi.
Non basta. Occorre soprattutto non costringere una eventuale futura sinistra in un letto di Procuste che ne tagli via parti vitali ormai indispensabili per affrontare con speranza di successo le tempeste che aspettano i ragazzi di oggi. Penso soprattutto all'indispensabile contributo di altre culture alternative all'ideologia del capitale, estranee alla - se non addirittura combattute dalla - tradizione comunista. Con quale presunzione si pensa di poter cooptare Gandhi a fianco della "dittatura del proletariato"? E come faccio a dimenticare che cinquant'anni fa io stesso in prima fila, sostenevo che il comunismo avrebbe "sottomesso" la natura al potere dell'uomo? E ancora, anche senza sfiorare i temi del pensiero femminista rispetto ai quali sono del tutto impreparato, come non ricordare che le idee di Rosa Luxemburg sono state completamente emarginate nel movimento comunista mondiale dal leninismo imperante?
Attenzione: abbiamo un baratro davanti a noi. Se camminiamo con la testa rivolta all'indietro ci caschiamo dentro.

(Brano tratto dall’articolo di Marcello Cini su Liberazione del 26 ottobre 2008)

 
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Post N° 26

Post n°26 pubblicato il 22 Ottobre 2008 da pdci.borgo
 

Comunicato stampa. Solidarietà agli studenti in lotta

 

Reputiamo inaccettabile l’aggressione verbale portata dal Presidente del Consiglio Berlusconi che, durante una conferenza stampa, ha minacciato l’uso della forza contro le manifestazioni e le altre forme di protesta come le occupazioni di scuole e università. Come dimostra il grandissimo corteo di ieri a Firenze (60000 persone) e in molte città d’Italia, ma anche le lezioni all’aperto svolto da docenti e ricercatori, il movimento di protesta contro i tagli alla scuola e all’università e la controriforma della Gelmini è tutt’altro che “artefatto” o messo in  piedi da pochi facinorosi, ma che esprime la ferma contrarietà dell’intero mondo della formazione rispetto alle azioni messe in campo dal Governo di centrodestra.  Anche l’alta partecipazione di oggi alla lezione svolta in Piazza Signoria da Margherita Hack( a cui abbiamo personalmente partecipato) dimostra anzi la profondità, la maturità e l’alto valore democratico di questa protesta. Al contrario le affermazioni di Berlusconi, così come la violenta repressione avvenuta ieri a Milano da parte della polizia ad un normale corteo di studenti, a cui va tutta la nostra solidarietà, ci ricordano che in questo paese la democrazia e il diritto al dissenso sono sempre valori da difendere e mai fino in fondo acquisiti.

 

  La Sinistra

 
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Post n°25 pubblicato il 11 Giugno 2008 da mfirenze0
 

il manifesto del 07 Giugno 2008

COMUNISTI ITALIANI

Nel fortino comunista si litiga per le email Diliberto prepara un appello a Rifondazione, dieci anni dopo la scissione: torniamo insieme. Palermi assicura: non cerchiamo l'unità dei duri e puri. Per Rizzo non basta: serve l'autocritica sui governi Prodi e D'Alema. La terza posizione di Katia Bellillo: non vogliamo morire extraparlamentari, ma la segreteria ci boicotta Il segretario aggiusta la linea, lo sfidante perde le truppe Per il congresso Pdci anche una mozione di filo veltroniani

Daniela Preziosi

 

Barricati nel fortino di piazza Augusto Imperatore, inutilmente vicino a Montecitorio, ricevono bollettini di guerra dalle province: «Bagno a Ripoli, l'assessore Tizio passa al Pd»; «Bologna, l'assessora Caia si ammutina e resta con Cofferati». Assediati da se stessi, dai rimpianti e dalla convinzione delle proprie ragioni (rimuginano: nell'arcobaleno ci stavano, ma non ci hanno mai creduto, quindi quasi hanno vinto), i comunisti italiani detengono il primato dell'unico segretario della sinistra spappolata che non si presenta dimissionario al congresso. Sarà a Salsomaggiore, dal 18 al 20 luglio. Non a caso poco prima di quello di Rifondazione, alla quale invieranno una formale proposta di ri-matrimonio, dopo dieci anni di divorzio. Lo annuncia Manuela Palermi, ex capogruppo al senato. «Ci rivolgiamo al Prc, a tutto il Prc: apriamo un processo di riunificazione, ormai sono venute meno le condizioni che ci hanno portato alla scissione». Ma non si tratta, giura, di una chiamata trinariciuta da parte degli ultimi fan della mummia di Lenin. Palermi scandisce bene: «Non c'è, ripeto non c'è, nessuna costituente comunista all'orizzonte...». Messaggio ad uso interno, calcio negli stinchi a Marco Rizzo, l'uomo d'ordine del partito, ex cossuttiano (come quasi tutti però, nel Pdci, non Palermi in effetti), fautore dell'unità dei comunisti, «...mica pensiamo di essere autosufficienti, mica siamo pazzi», conclude Palermi. Il brivido del congresso sta in questa polemica, che rischia di oscurare il vero problema: cioè se Rifondazione risponde no, e se il parlamento vara lo sbarramento alle europee. Il congresso cercherà di definire un piano B.
Nell'immediato c'è da risolvere il problema Rizzo. Che in questi mesi ha consumato i suoi capienti polmoni per dare addosso al governo Prodi, all'arcobaleno e a Diliberto. Ma non ha raccolto grandi truppe. Sostiene la costituente dei comunisti con le minoranze del Prc, ma le minoranze sono ogni giorno meno interessate. Ora che il segretario presenterà una mozione che fa appello ai comunisti (titolo: «Ricostruiamo la sinistra, comuniste e comunisti cominciamo da noi»), Rizzo è tentato di evitare la conta e cantare vittoria, sostenendo di aver portato la maggioranza sulle sue posizioni. La partita si gioca oggi al comitato centrale, dove si vedono le mozioni in campo. Rizzo le idee sulla futura linea le ha chiare. «I proletari non ci votano più, dopo le fregature che gli abbiamo tirato con il governo Prodi». Che fare. «Primo: ripartire dalle periferie e dalle lotte. Secondo: ripartire dalla totale alternatività al Pd. Terzo: ripartire dall'antimperialismo, ma mica solo quello tradizionale americano, anche quello nascente europeo. Via subito dall'Afghanistan, ma anche dal Libano. E facciamo autocritica sul nostro voto favorevole al Kosovo». Attenzione: quello fu l'atto di nascita del Pdci: ottobre '98, scissione da Bertinotti per sostenere Prodi, poi Prodi cadde lo stesso, ci fu il governo D'Alema, l'Italia partecipò alla guerra in Kosovo, e il Pdci aveva persino un sottosegretario alla Difesa. Rizzo pentito di aver mollato Bertinotti? «Ma no, lui ha fatto come quello del circo che si butta sul tendone per fare il salto più alto. Ha fatto cadere Prodi, ma alla fine è diventato il suo presidente della camera». Quanto a Diliberto, Rizzo lo sfida: «Se accetta questi punti, sto con lui, se no...». I dilibertiani lo sfidano a loro volta: «Se si conta, nei nuovi organismi dirigenti avrà uno spazio in proporzione. Se no...». Se no, fra l'altro, rischia di perdere i suoi. Come Giovanni Bacciardi, anziano leader operaista, del gruppo di Interstampa (rivista dei filosovietici anni 80, poi confluiti fra i cossuttiani). «Come faccio a stare con Rizzo se le posizioni di Rizzo non ci sono? Voterò contro il segretario, e se Rizzo sta con il segretario voto contro Rizzo. Diliberto si comporta come una frazione di maggioranza e vuole vivere di rendita. Ma la rendita del vecchio Pci è finita».
Fra i due litiganti, spunta una terza mozione: «Unire la sinistra», primi firmatari l'ex ministra Katia Bellillo e il capogruppo in Piemonte Luca Robotti. Sono i delusi di Diliberto, lo accusano di inseguire Rizzo, sostengono «un nuovo centrosinistra» in rapporto con il Pd e «non vogliono morire extraparlamentari», dice Bellillo, «non è nella cultura dei partiti comunisti». L'hanno firmata in 25 su un comitato centrale di 300, ma denunciano un boicottaggio della segreteria. «Non ci danno neanche le email dei compagni», denuncia Robotti. E' la privacy. O il centralismo democratico? «Va bene quando c'è una sola linea. Ma al momento siamo noi a pensarla come prima, e il segretario ad averla cambiata. E senza congresso, quella del segretario non è ancora la linea del partito». 3,2% fuori dal parlamento
Dopo il tracollo elettorale esistono ancora i partiti (af)fondatori della Sinistra arcobaleno? Ieri i Verdi, oggi il Pdci e martedì prossimo Rifondazione



 
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Si va verso il V Congresso del PdCI: a Firenze nasce una mozione alternativa

Post n°24 pubblicato il 10 Giugno 2008 da mfirenze0
 
Foto di pdci.borgo

Auspichiamo che questo sia il congresso della riappropriazione: perché è di questo che abbiamo bisogno, perché la sinistra deve riappropriarsi del suo ruolo in questa società, a difesa del lavoro e degli ultimi ritornando ad una presenza di massa e popolare nei territori.

Per saperne di più, leggere e, chi nè ha voglia, aderire alla mozione:

http://www.unirelasinistra.net/

 
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IL NOSTRO PROGRAMMA

Post n°23 pubblicato il 02 Marzo 2008 da pdci.borgo
 
Foto di pdci.borgo

1. Dignità e diritti nel lavoro: la sicurezza

Ogni giorno in Italia muoiono in media 4 persone mentre lavorano. Grazie a una legge voluta dal Governo Berlusconi si può lavorare anche 13 o 14 ore al giorno e spesso per lavorare occorre rinunciare ai propri diritti. Siamo arrivati al paradosso che il lavoro è pagato a prezzi orientali e le merci così prodotte vengono vendute a prezzi occidentali.
La Sinistra l’Arcobaleno propone: una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; l’immediata approvazione dei decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro e quindi più controlli e più certezza e severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme.

2. Dignità e diritti nel lavoro: lotta alla precarietà

I lavoratori e le lavoratrici precarie nel nostro Paese sono oltre 4 milioni. È precarietà di vita, non solo di lavoro. La Sinistra l’Arcobaleno propone di superare la legge 30 e di affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; di rafforzare la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati; di cancellare dall’ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA.

3. Dignità e diritti nel lavoro: salari, fisco e redistribuzione del reddito

Nel 2003 ai lavoratori toccava il 48,9% del reddito prodotto nel Paese, nel 1972 era il 59,2%. Oggi la quota dei redditi da lavoro dipendente è ulteriormente diminuita. Secondo i dati della Banca d’Italia, dal 2000 al 2006 prezzi e tariffe sono notevolmente aumentati e i salari sono rimasti invariati. La Sinistra l’Arcobaleno vuole fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1000 euro; propone un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale; propone di elevare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti. La Sinistra l’Arcobaleno vuole introdurre, come avviene in tutta Europa, un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. La Sinistra l’Arcobaleno propone di diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi portandoli dal 23 al 20%, contemporaneamente di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, di redistribuire il reddito ai lavoratori e alle lavoratrici attuando immediatamente quanto previsto dalla Finanziaria di quest’anno, che destina loro tutto l’extragettito maturato.

4. Laicità: lo spazio di libertà per tutti

Nei Paesi europei più avanzati, e non solo in Europa, i fondamentali diritti della persona sono tutelati e garantiti da una legislazione che ne salvaguarda la sfera personale, nel rispetto della libertà di scelta di ciascuna e di ciascuno. Da noi non è così. La Sinistra l’Arcobaleno afferma l’uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali e propone il riconoscimento pubblico delle unioni civili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che ognuna e ognuno abbia il diritto di decidere del proprio corpo e della propria vita e propone una legge sul testamento biologico.

5. Libertà e autodeterminazione femminile

Nemmeno negli anni ’70 l’attacco alla libertà delle donne è stato tanto feroce; addirittura c’è chi propone una moratoria contro l’aborto chiamando “assassine” le donne. La Sinistra l’Arcobaleno propone interventi affinché la legge 194 sia applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di intervento che può essere scelta dalle donne; una nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare gli ingiusti divieti della legge 40, lesivi della libertà di scelta delle donne e del diritto costituzionale alla tutela della salute; una norma che persegua tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

6. La pace, il disarmo

L’Italia è al 32° posto per la ricerca scientifica e al 7° posto nella classifica mondiale delle spese in armamenti. Con i soldi spesi per comprare un solo caccia Euro Fighter si potrebbero costruire 100 asili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che vada pienamente attuato l’art. 11 della Costituzione. L’Italia non deve più partecipare a missioni al di fuori del comando politico e militare delle Nazioni Unite. Vanno tagliate le spese per gli armamenti ed avviata la riconversione dell’industria bellica applicando la legge 185. Vogliamo una legge per la messa al bando delle armi nucleari dal nostro Paese. Siamo contrari alla costruzione della nuova base militare a Vicenza ed è necessaria una Conferenza nazionale sulle servitù militari per rimettere in discussione tutte le basi della guerra preventiva presenti sul nostro territorio. Serve una nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo.

7. Proteggere il pianeta: un Patto per il clima

Contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici è fondamentale per garantire una speranza di futuro all’umanità: senza adeguate misure ci saranno rischi certi per la salute e l’ambiente. La Sinistra l’Arcobaleno rifiuta il nucleare e propone che entro il 2020 si superi il 20% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e che le emissioni siano ridotte del 20%; un grande investimento pubblico in pannelli solari su tutti i tetti delle case e degli edifici pubblici. L’acqua è un bene comune e come tale deve essere pubblico. La Sinistra l’Arcobaleno propone la ripubblicizzazione dei servizi idrici, una legge quadro sul governo del suolo e l’inasprimento delle pene contro i reati ambientali e le ecomafie.

8. Le “Grandi Opere” di cui il Paese ha bisogno

Sono necessari grandi investimenti per una diversa qualità dello sviluppo e una buona occupazione. Queste sono le nostre “Grandi Opere”: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e da quello idrogeologico; investimenti per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e la mobilità nelle città con nuove metropolitane, linee tramviarie e mezzi a energia pulita. Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i pendolari. Vanno abbandonati progetti inutili e dannosi come il Ponte sullo Stretto, il Mose a Venezia, la TAV in Val di Susa, a favore di interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie nel Mezzogiorno e potenziamento dei valichi alpini. Investimenti sul trasporto merci su rotaia e sulle autostrade del mare. Riduzione della produzione dei rifiuti, forti investimenti nella raccolta differenziata, misure concrete per il riciclaggio, impiego delle tecnologie più moderne ed avanzate.

9. Il diritto alla salute e le politiche sociali, indice di civiltà

L’Italia destina alla spesa sociale solo il 2,7% del PIL. In Germania, ad esempio, alla spesa sociale viene destinato l’8,3%. Il fallimento e la crisi dei sistemi che hanno introdotto il mercato nella sanità sono la dimostrazione ulteriore che solo il sistema sanitario pubblico e universalistico può dare risposte al bisogno di salute. La Sinistra l’Arcobaleno propone di adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare definitivamente i Ticket e le liste di attesa, inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del sistema sanitario. La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge sulla non autosufficienza finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, l’aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e l’indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. La Sinistra l’Arcobaleno lancia un piano di asili come cardine della rete dei servizi per le bambine e i bambini.

10. La casa è un diritto, non una merce

Dopo un ventennio di politiche di privatizzazione e deregolamentazione del mercato delle locazioni, il costo degli affitti raggiunge oggi il 50% del reddito e anche più e gli sfratti di chi non ce la fa a pagare i canoni sono diventati il 70% del totale. L’Italia spende per la politica sociale della casa un decimo dell’Europa. La Sinistra l’Arcobaleno afferma che non ci possano essere sfratti se non da casa a casa, propone un piano nazionale per l’edilizia sociale a cui destinare 1,5 miliardi di euro, che porti l’Italia al livello europeo, modificare la legge 431/98, abolendo il canale libero. Vogliamo costituire un fondo a sostegno della ricontrattazione dei mutui di chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l’alloggio ed eliminare l’ICI sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi.

11. Convivenza, inclusione, cittadinanza

Gli immigrati in Italia sono quasi 4 milioni, incidono per il 6,1% sul PIL, pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse. Sono lavoratrici e lavoratori indispensabili per la nostra società, ma sono esclusi dall’accesso a molti diritti. La normativa attuale impedisce l’ingresso legale nel nostro Paese, creando clandestinità e sottoponendo donne e uomini migranti ad una condizione di sfruttamento e precarietà estrema. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene indispensabile l’abolizione della legge Bossi-Fini, e l’approvazione di una nuova normativa che introduca l’ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle elezioni amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.

12. Istruzione, formazione, università e ricerca: le vere risorse per il futuro

Gli iscritti e le iscritte alla scuola italiana di ogni ordine e grado sono 7.742.294, le risorse destinate all’istruzione e la formazione sono pari al 3,5% del PIL e non aumentano da molti anni. Nel nostro Paese gli investimenti in università e ricerca rappresentano l’1,1% del PIL contro l’1,87% dell’Europa a 25, il 2,7% degli USA, il 3,15% del Giappone. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene la laicità della scuola pubblica fondamentale a partire dal rispetto rigoroso del principio che le scuole private sono libere, ma senza oneri a carico dello Stato. La Sinistra l’Arcobaleno propone la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’estensione del tempo pieno e prolungato, l’innalzamento dell’obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni; la valorizzazione del ruolo dell’insegnante come intellettuale educatore. La Sinistra l’Arcobaleno propone di aumentare l’investimento pubblico in alta formazione e ricerca, nel corso della prossima legislatura, per raggiungere la media dei paesi OCSE; di rinnovare il sistema università e ricerca, anche con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l’anno per i prossimi 5 anni; di estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio.

13. Tagliare i privilegi, difendere la democrazia

La questione dei costi della politica non può essere separata dalla condizione generale del Paese: crescono le diseguaglianze e crescono i privilegi. E crescono anche gli intrecci tra affari e politica a partire dalle regioni meridionali ma non solo. La Sinistra l’Arcobaleno propone la riduzione del numero di parlamentari e di consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari italiani non deve essere superiore alla retribuzione media dei parlamentari degli altri Paesi europei. È necessaria una legge che sottragga ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici, che stabilisca criteri che le Amministrazioni devono rispettare per garantire l’interesse pubblico e i principi del merito.

14. Una informazione libera, pluralista, democratica

L’Italia in questi anni è stata messa più volte sotto accusa dall’Unione Europea per carenza di pluralismo nell’informazione. Secondo l’ultimo rapporto USA sulla libertà di stampa, il nostro Paese occupa il 61° posto. La Sinistra l’Arcobaleno propone l’abrogazione della “Legge Gasparri” e l’approvazione di una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell’industria culturale. È assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi.

 
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Post N° 20

Post n°20 pubblicato il 10 Febbraio 2008 da pdci.borgo
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Diliberto: "A livello locale decideremo caso per caso" 

(8.2.08) - Dopo poco più di un'ora si è concluso l'incontro tra il Pd, con il segretario e il vicesegretario Walter Veltroni e Dario Franceschini, e la Sinistra Arcobaleno, con i leader dei quattro partiti La richiesta di un confronto programmatico, in vista delle prossime elezioni, era stata avanzata con una lettera inviata nei giorni scorsi da Franco Giordano (Prc), Alfonso Pecoraro Scanio (Verdi), Oliviero Diliberto (Pdci) e Fabio Mussi (Sd). Un confronto, quello di oggi, resosi necessario dopo le dichiarazione del leader del Pd di correre da solo sia alla camera che al Senato, scelta ribadita anche oggi. Le strade quindi di Pd e Sinistra arcobaleno saranno separate, «ci saranno due formazioni - spiega il segretario del Pdci Diliberto - la Sinistra Arcobaleno e il Pd». Per il leader dei Comunisti italiani «ora inizia la sfida elettorale tra due formazioni: il Pd da una parte e l'Unione delle sinistre dall'altra. Non ci sarà nessun accordo tecnico per il Senato. Sarà una sfida leale - aggiunge Diliberto - perché il Pd insiste ad andare solo e io ribadisco che per me è una scelta sbagliata ma ci sarà un confronto leale sui programmi».Quanto alla possibilità che la corsa separati possa far perdere le elezioni, il leader del Pdci osserva: «Bisognerebbe spiegarlo ai capi del Pd». Altro discorso, invece, per quanto riguarda le alleanze a livello locale che, secondo Diliberto, potranno essere mantenute: «A livello locale decideremo caso per caso ma visto il sistema elettorale di comuni e regioni spero che l'alleanza continuerà». (tratto da: La Rinascita on line)

 
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Post N° 19

Post n°19 pubblicato il 10 Febbraio 2008 da pdci.borgo

Firenze La sinistra impari a sporcarsi le mani

PAOLO COGGIOLA

L´autore è assessore comunale al ciclo delle acque ed esponente del Pdci
La tensione che si è registrata nella maggioranza di Palazzo Vecchio sull´ipotesi di aggregazione societaria tra i gestori del servizio idrico dell´Ato 2, 3 e 6 è sintomatica sia del confronto tra Pd e Sinistra, sia delle diverse ipotesi presenti in quest´ultima. Alla Sinistra (arcobaleno o no) mi rivolgo e rivendico la responsabilità di avere perseguito questo obiettivo di concentrazione di aziende a controllo pubblico dal luglio del 1999 al luglio del 2004.
Questa vicenda è sintomatica anche da un altro punto di vista: quello della proposta di governo che l´aggregazione di sinistra deve saper sviluppare e proporre, su questo come su altri temi, in competizione e, perché no, in alternativa a quella che il Pd rappresenta e vorrà rappresentare.
Prima questione metodologica: la sinistra, comunque articolata e/o aggregata, intende svolgere un concreto ruolo di governo assumendo come discriminante gli interessi ed il soddisfacimento dei bisogni delle classi popolari oppure rifugiarsi in una pura e sterile opposizione testimoniale? Personalmente propendo per la prima risposta e questo significa doversi sporcare le mani, analizzare il reale contesto politico e normativo, delineare concrete azioni di governo, costruire alleanze e consenso per modificare i rapporti di forza, definire obiettivi e percorsi per il loro raggiungimento.
Seconda questione metodologica: si ritiene l´orizzonte di una nuova coalizione di centro sinistra (articolata su Pd e Sinistra) perseguibile ed a quali condizioni? Ritengo che sia perseguibile e nello stesso tempo non è scontato un esito positivo per due ragioni: la prima è che comunque il Pd non sia autosufficiente così come non lo e´ la Sinistra. La seconda, è il pericolo di deriva centrista del Pd e nel contempo di deriva estremista della Sinistra.
Per tornare alla vicenda dell´acqua sanno i miei amici e compagni della sinistra che all´interno del Pd sono forti e determinate le componenti che vedono nel cosiddetto mercato l´unica modalità regolatrice dei rapporti sociali? Questa tendenza nel caso dei servizi pubblici locali porterebbe alle liberalizzazioni che espungerebbero la politica dalla funzione di governo e regolazione dei rapporti sociali.
Tenuto conto di quello che si agita a livello governativo (vedi disegno di legge Lanzillotta), come si può sostenere che la costruzione di un´impresa a forte e prevalente controllo pubblico sia una privatizzazione o una liberalizzazione?
Che la sinistra rifugga da una deriva estremista per impegnarsi in una reale e concreta proposta di governo e´ il miglior contrasto ad una deriva centrista del Pd e tutto ciò, a mio giudizio, e´ essenziale a salvaguardare gli interessi ed i bisogni delle classi popolari.
Amici e compagni, se veramente vogliamo svolgere un ruolo propositivo e competitivo nei confronti del Pd bisogna affrontare le questioni per quello che sono, per quello che il contesto normativo e politico consente senza illudere ed illudersi che i proclami siano sufficienti a raggiungere gli obiettivi.
Approntiamo un programma di governo, delineiamo politiche urbanistiche, sociali, abitative, ambientali, affrontiamo il ruolo del pubblico in una economia di mercato per affermare il primato dell´uno sull´altro se vogliamo confrontarci e caratterizzarci nella competizione che, con la nascita del Pd, si è aperta nello scenario politico della nostra città. Studio, pazienza e perseveranza sono e restano virtù rivoluzionarie. (da "La Repubblica - Firenze" del 16.1.08) 

 

 
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