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Vendola tra i giovani insieme a Veltroni : «Niente è casuale»

Post n°1002 pubblicato il 26 Luglio 2010 da pdtriggiano

Se non ora, quando?» Nichi Vendola pesca a piene mani nel repertorio delle vecchie glorie della sinistra per dire che «questo è il momento per aprire il cantiere dell'alternativa, che oggi non c’è», cita il Gramsci della «connessione sentimentale col popolo» per criticare un centrosinistra «votato alla sconfitta per il suo politicismo e la povertà della sua proposta culturale», nega di «fare poesia» ma dice anche che «con la prosa cinica di qualcun altro non si è andati da nessuna parte», e nega anche di avere «un’ambizione personale» e però non si preoccupa di fare troppo sfoggio di modestia, quando aggiunge: «Ovunque sento forte questa attesa sulla mia persona. Candidandomi alle primarie ho risposto a un appello che c’è in giro per l’Italia. Non sono un patito dei sondaggi, al contrario di altri, ma come può sembrare normale che nel momento in cui si apre la prima importante crisi del centrodestra, anche il centrosinistra perde consensi? Adesso bisogna cominciare a rendere percepibile l'alternativa. E se in molti si rivolgono alla mia persona è per la storia politica che ho incarnato: ho dovuto per due volte sconfiggere il centrosinistra per poter poi sconfiggere il centrodestra».
Mattinata nel Salento, tappa pomeridiana a Milano e poi serata alla scuola di politica «Democratica» in corso a Bertinoro. Vendola viene accolto con lunghi applausi dal centinaio di ragazzi che hanno scelto di passare queste giornate a discutere di «democrazia, religioni, identità», e da Walter Veltroni, che dopo essere rientrato a Roma dopo il giorno di apertura dei lavori è voluto tornare sulle colline romagnole per introdurre il dibattito dal titolo «si può discutere laicamente di valori non negoziabili?», con il governatore della Puglia tra i partecipanti. Il fondatore di «Democratica» sa dei sospetti che serpeggiano nel Pd per questo suo invito a Vendola, ma non gli dà peso. Se il governatore pugliese ha annunciato la candidatura alle primarie del centrosinistra con l’intento di «sparigliare», Veltroni dice che il punto è questo: «Piuttosto che stare sempre chiusi in un dibattito interno, che è insopportabile, c’è bisogno di scegliere quattro, cinque grandi questioni di innovazione con le quali costruire un consenso e avere in futuro una maggioranza riformista. Nel 2008 io c’ero andato abbastanza vicino». E questa scuola di politica? «Qui si insegna l’autonomia intellettuale, il dubbio, non le certezze, come fanno le scuole di partito».
Chi dubbi non sembra averne è invece Vendola. «Ho paura che all’uscita dal tunnel non ci sarà più il Paese», dice mentre l’auto lo porta da Milano a Bertinoro. Il riferimento non è ovviamente al tragitto stradale ma all’attualità politico-giudiziaria. «C’è una crisi economica e sociale senza precedenti e i vertici dell’Italia sono allegramente assediati da mafiosi e camorristi, massoni deviati e faccendieri. Il Paese a volte sembra anche privato del sentimento della decenza. E di fronte a tutto questo le parole e gli atti del centrosinistra appaiono inadeguati, non rappresentano in maniera palpabile un’alternativa al berlusconismo e alla sua crisi». Per questo si è candidato alle primarie, anche se è tutto da vedere se si terranno prima del 2012, per dare «una scossa» al centrosinistra. E per «afferrare uno strumento e rimetterlo in campo, perché a nessuno venga in mente che si possa tornare indietro».
Non ha dubbi Vendola, e gli applausi che incassa sembrano rafforzare le sue certezze. In cima alle quali, c’è il fatto che «la cattiva politica che si è fatta Stato è entrata anche negli accampamenti del centrosinistra». E che le colpe dell’attuale situazione politica sono responsabilità di alcuni tra i massimi dirigenti del Pd. Il governatore della Puglia non attacca Bersani, ma dopo che il segretario dei Democratici ha definito «fuori contesto» la sua candidatura alle primarie ha replicato da Piacenza, praticamente a casa del leader Pd, che «fuori contesto è la mancanza di opposizione del centrosinistra». Contro D'Alema i fendenti sono più mirati. Anche qui a Bertinoro, anche se non lo nomina, è lui il bersaglio delle stoccate più dure: «Qualcuno dice che faccio poesia. Non è così, e comunque con la prosa cinica, non si va da nessuna parte».
Vendola si guarda bene dall’inserirsi nell’eterno duello «Walter vs Massimo», dice che «niente è casuale» e quindi neanche la sua presenza alla scuola di Veltroni, rispetto al quale lo accomuna «la ricerca e l’idea che la politica sia darsi obiettivi». Ma dice anche che non gli interessa essere «cooptato in dinamiche nevrotiche di gruppi dirigenti». «A questa età me ne andrei volentieri in vacanza, a pregare, studiare, scrivere, viaggiare. Ma mi sento prigioniero di un dovere. In politica ci vuole generosità. E io voglio, pasolinianamente, gettare il mio corpo nella lotta».
(Simone Collini – L’Unità)

 
 
 
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