Community
 
pedro_luca
   
 
Creato da pedro_luca il 06/05/2011
Viaggio nel divenire della vita .Questo blog aggiornato saltuariamente non rappresenta una testata giornalistica né è un prodotto editoriale (Legge 62 del 07.03.2001).

Area personale

 

Archivio messaggi

 
 << Maggio 2012 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      
 
 

I miei Blog Amici

Citazioni nei Blog Amici: 1
 

I miei link preferiti

 

La maestra

Post n°407 pubblicato il 28 Maggio 2012 da pedro_luca
 

.

La maestra

.

Il Sander

1/2


Dietro alla casa colonica passava il Sander, un fosso, che la nostra immaginazione infantile, aveva trasformato in un  grande fiume, percorso da un'acqua ancora limpida e gelida. Nella parte adiacente al fabbricato era stato costruito un imbocco in cemento per facilitare le donne che vi andavano a lavare i panni. La strada l'attraversava che costeggiava la cascina passava su un bel ponte con i parapetti in mattoni rossi, per dividersi subito in un bivio che, a sinistra inoltrava uno sterrato a perdersi in aperta  campagna, mentre il proseguo si trasformava in un viale alberato che raggiungeva la strada provinciale per Roccafranca. Appena dopo il ponte, a valle dello stesso, l'argine del fosso si apriva in un declivio che veniva usato abitualmente per facilitare l' abbeverata  degli animali quando questi stavano al pascolo. Quel luogo divenne per noi la grande spiaggia estiva.
Il tratto di canale in cui potevamo giocare andava dal ponte alla curva dell’ortaglia, un centinaio di metri circa, prima che il corso d'acqua prendesse velocità nella discesa verso la chiusa e la grande ruota che muoveva le macchine della segheria,  per immergersi, subito dopo, nel tombino da cui si alimentava il fossato che cingeva per intero le mura del castello. Tutti noi avevamo un rispetto fatto di timore verso quelle piccole rapide perché incutevano in noi un senso d’angoscia. In quel punto, alcuni anni prima, era annegato un bambino, e questo fatto ci veniva raccontato a tratti spaventosi proprio per tenerci alla larga da quel pericolo.
Oltre ai giochi ed alle avventure infantili, per alcuni di noi, su quel tratto d'acqua si verificarono avvenimenti che ci avrebbero segnato per tutta la vita.
Tanto per iniziare diciamo che l'ambiente non era dei più facili da approcciare, l'acqua non era alta, una trentina di centimetri, ma era fredda, e questo ci imponeva una iniziazione che consisteva nel resistere per qualche minuto al dolore che attanagliava le gambe fino a che non ci si abituava. Durante quel supplizio ci sentivamo gli arti immersi come se si volessero spaccare in due mentre la pelle si accapponava. Sotto i platani che costeggiavano quel tratto vivevamo la fantasia delle nostre giungle, le sterminate pianure e le inaccessibili montagne. Così nascevano e morivano i mostri della nostra fantasia. Vivevamo il nostro mondo fantastico lungo quelle rive erbose tra oche, galline, rane, bisce, libellule e tutti quei piccoli animali che popolano la campagna. Un giorno, di cui ho un ricordo particolare perché fu carico di parecchi fatti significativi, per la prima volta ci trovammo tutti quanti su quella piccola spiaggia. C’era anche Pepin., che per l’occasione aveva avuto una deroga dal  portare la sua scrofa fuori a pascolare. Non si sa come ma  era riuscito a convincere la madre a lasciarlo venire con noi. Quel giorno faceva particolarmente caldo, la Sbersegneta e la Latina s'erano sedute sul ciglio erboso, dove l'acqua era ancor più bassa, e chinando la testa mimavano il nuoto, mentre Sigali, che sapeva nuotare, si tuffava dove l'acqua era più alta alzando schizzi ovunque. Coliuve e Spusa stavano raccogliendo pezzi di legno per giocare alla corsa delle barche. Tulogna cercava di prendere Billy, il suo bastardino per fargli fare il bagno, ma con l’unico risultato di fare lui un bagno di sudore. Pepin rimaneva titubante sulla riva, non sapeva bene cosa fare, improvvisamente Ganas lo prese per un braccio e lo trascinò dentro al fosso:
“Dai, vieni, non devi aver paura, devi farci l'abitudine, bisogna resistere un po' poi non senti più il freddo”
Quello rimase per un istante fermo con le gambe immerse nell’acqua gelida che tremavano, poi, forse a causa del freddo a cui non era abituato, iniziò a fare acqua pure lui, e proprio davanti alla Sbersegneta che, accortasene, corse alla riva urlando:
“Sporcaccioni, siete degli sporcaccioni, mamma mia che schifo!”
Pepin, pieno di vergogna, aveva la faccia di chi ha ingoiato un limone intero, teneva le mani sul pisello, ma non riusciva a trattenersi ugualmente dal fare pipì.
Ancora non lo sapevo ma quello sarebbe stato un giorno importante per il proseguo della  mia carriera di nuotatore. Mi ero preparato bene, sia fisicamente che psicologicamente, ero pronto ad emulare “Jim della giungla”, una specie di Tarzan, che un telefilm della TV dei ragazzi aveva reso celebre tra di noi. Durante l'attacco del filmato, nello scorrere dei titoli si vedeva questo eroe in cima ad un’alta rupe, che dopo aver lanciato il classico urlo tanzaniano, si tuffava con stile nel fiume sottostante. Per emularlo salii sul parapetto del ponte, respirai forte e, urlando a squarciagola, mi tuffai coraggiosamente. Presi un panciata tremenda ed una bevuta altrettanto esagerata. D’altronde per urlare dovevo tenere la bocca aperta, e l’acqua non s’era fatta pregare per entrarvici. Il gusto di quell'acqua mi perseguiterà per tutta la vita. A quel punto cercai di recuperare il recuperabile, facendo finta di nulla mi ritirai in buon ordine sul ciglio a leccarmi le ferite. In futuro avrei ancora pasticciato con l’acqua, ma non avrei più trovato la confidenza necessaria per imparare a nuotare. Nel frattempo  Coliuve, Tulogna e Spusa si stavano sfidando a far saltellare i sassi sull'acqua, vinceva chi riusciva fargliene fare il maggior numero prima di adagiarsi sul fondo:

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Il forno di Galgro

Post n°406 pubblicato il 27 Maggio 2012 da pedro_luca
 

.

Il forno di Galgro

.

Traccia n. 5

.

La morte di quel ragazzo passò quasi inosservata, scorse via come se in paese nessuno lo conoscesse. Del gruppo di sbandati di cui faceva parte erano già due quelli che ci lasciavano le penne ancora giovanissimi, e tutti per la stessa causa,  overdose.

Al riguardo circolavano delle voci su un imprecisato giro di coca, ma Renzo le etichettava come le solite leggende metropolitane, tanti si dice, ho sentito che, pare che, eccetera. Lui non era tipo da chiacchiere da bar, anzi, quando sentiva la gente lavarsi il di dietro con delle dicerie se ne andava infastidito.

Non fosse stato che per la quel chiodo fisso che gli ricompariva nella mente, accompagnato dalla visione della tasca rivoltata di Nino riverso supino in mezzo al vicolo, e quella macchia scura del sangue coagulato sulla fodera, la precoce e tragica fine di Angelino non avrebbe lasciato strascichi o ricordi particolari, sarebbe transitata sul passato, sul suo vissuto senza lasciar traccia, come lo era stato per il resto del paese.

Venne finalmente il giorno del matrimonio, che, a dire il vero, venne in seguito vissuto da loro, gli sposi,  com’è successo a molti di noi, subendolo. Seguendo la prassi di rito in una specie di apnea dalla realtà, quasi che la grandiosità dell’avvenimento non lasci spazio alla consapevolezza. Renzo, in modo particolare. lo visse come un ubriaco vive la sua serata al bar, del fatto conservava solo dei ricordi frammentati, come se il misto di stupore e confusione avesse di fatto creato un muro invalicabile alle sue emozioni .

Non era ancora finita l’estate quando Giovanna, in ritardo con le mestruazioni, fece il test di gravidanza e s’accorse d’esser rimasta incinta. Anche in questo caso Renzo avvertì  quella strana sensazione, come se i fatti della vita procedessero per conto loro e lui faticasse a governarli. Non è che non desiderasse un figlio, solo che gli sembrava così facile che faticava a rendersene conto.

Ai primi di luglio, forse era il sette perché aveva portato Giovanna dal ginecologo per una visita e, prima di andare al lavoro, s’era fermato al bar a prendersi un caffè. Entrando nel locale s’avvide da subito che doveva essere successo qualcosa di importante in paese. Lo leggeva sui volti esterrefatti ed eccitati della gente ed il gran parlottare infervorato.

“Li hanno trovati nella strada del vecchio mulino.”

“Dove, dove c’è la ruota a pale?”

“Ma no!. Nella stradina che porta al torrente, Ma là, dove vanno le coppiette in camporella.”

“Non li hanno ancora spostati. Aspettano che arrivi il magistrato.”

Renzo vide Rocco, un pensionato che aveva fatto il messo comunale e conosceva tutto di tutti in paese:

“Ma cosa è successo?”

“Hanno trovato due ragazzi morti, chiusi in una panda sulla strada che porta al vecchio mulino. Hanno tirato una canna dal tubo dello scappamento dentro l’automobile. Sembra che si siano suicidati. Uno è Erminio, il figlio dello scarpìn. Ma sì, quello che aveva la bottega per andare alla stazione. Dai, non ti ricordi? Oh, è da tanti anni che è morto.”

Renzo frugava nei suoi ricordi ma non cavava fuori nessuna identità conosciuta.

“Ma sì, dai, Ti ricordi che solo due mesi dopo era morta anche sua moglie. Si diceva che, siccome stavano sempre a litigare da vivi, ora non potevano farne a meno anche da morti. Dai.”

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Ilforno di Galgro

Post n°405 pubblicato il 26 Maggio 2012 da pedro_luca
 

.

Il forno di Galgro

.

Traccia n. 4

.

Non ne avevano ancora parlato, se non saltuariamente e per vaghi accenni, ma ora, un po' 'per consuetudine ed un po' per convenzione, avvertivano entrambi l'esigenza di mettere su casa. Avrebbero voluto andare a convivere, e ci avevano pensato, ma sapevano che i loro genitori, legati alle tradizioni, non lo avrebbero accettato. Perciò si decisero per il matrimonio, quello tradizionale, in chiesa e con l'abito da sposa. Per le incombenze del caso, e ne avevano la certezza, sarebbero entrati in azione i genitori, la loro invadenza avrebbe indirizzato l'organizzazione nel canale del matrimonio classico.
Indaffarato nei preparativi, Renzo sembrava aver dimenticato l'omicidio di Nino quando, una mattina, Marta, la barista, gli chiese se conoscesse Angelino Tosetti.
“Ma certo che lo conosco, chi non conosce il Lino, studente ormai fuori corso da anni." Da un po' di tempo era entrato in un giro strano. Flippato, lui stesso lo ammetteva, anzi se ne vantava. Aveva avuto una condanna per una rapina nell'ufficio postale di Salso, un paese vicino. Era in libertà in attesa che la fase processuale terminasse il suo iter di gradi di giudizio.”
“E' morto, lo hanno trovato sotto un ponte, a Milano, con la siringa ancora conficcata nel braccio.
Chissà i sui nonni, poverini, avevano solo questo nipote, e si sono dissanguati per lui.”
Renzo ricordò Angelino Tosetti, primo della classe, intelligentissimo, molto sensibile ed un po' irrequieto. Alle elementari e fino alla prima media il vero leader del gruppo. Poi improvvisa la malattia grave della madre, un decorso di pochi mesi e la morte. Sei mesi dopo se ne andava anche il padre. Da quel momento non è stato più lui, qualcosa o qualcuno ha preso possesso del suo essere. Terminò a malapena le superiori, per iscriversi poi a scienze politiche, cui era formalmente ancora iscritto. Iniziò a passare le giornate in città, il suo volto, una volta così solare, a raggrinziva giorno dopo giorno, come il suo umore, sempre più scontroso e scostante. Purtroppo in questa sua eclissi Trascinò con sé una brava e bella ragazza, Erica Deulio, che ora passava le giornate, come se fosse un monumento alla tristezza, con l'aria persa, lo sguardo assente, sulle panchine del parco.
Si, quello stesso Lino che, per un breve periodo era entrato nell'indagine sul delitto del panettiere.
Era stato Carlo Messalini, l ' infermiere a tirarcelo dentro. Sostenne che, rientrando a casa dopo il turno di notte all'ospedale, vide un'automobile simile a quella del Nino parcheggiata vicino al consorzio, poco distante dalla panetteria. In effetti, poi si scoprì che la vettura indicata era sì simile a quella di Lino, ma era un modello più recente, di proprietà di un camionista che trasportava, di tanto in tanto, anche per il consorzio. Comunque poi si seppe che il Lino in quel periodo si trovava a Stresa, nella villa che Oricoli aveva appena acquistato, assieme ai fratelli Ortici, due muratori, per compiere dei lavori.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

Ah

Post n°404 pubblicato il 25 Maggio 2012 da pedro_luca
 
Tag: Brevi

Ah, che meraviglia l’amore

 

Si avvicina camminando lentamente, gli occhi smarriti a guardare le immagini della mente ed una leggera smorfia sorridente che gli assottiglia le labbra. E’ appena stato da lei e non l’ha ancora lasciata del tutto. Non è passato molto tempo da quando si è perso nei suoi occhi, si è inebriato nel suo profumo per sciogliersi nel suo abbraccio. Nell’essenza dell’amore è uscito da sé stesso per entrare in lei. Ora ha un alone luminoso che lo ricopre, un’energia raggiante che sprizza dagli occhi ed il profilo dolce dell’appagamento. Si sente leggero, calmo e contento, intriso di gioia sublime. Sente di amare, di amare tutto ciò che lo circonda. Non lo sa, ma ha appena raccolto alcune briciole dalla tavola della felicità

 

 

Gianki e Birillo

 

Gianky non è solo appassionato e praticante di molti sport, ma è anche un innamorato della natura in ogni suo aspetto. Appena può prende il suo furgone, fa salire il suo migliore amico, Birillo, un bastardino dalla forma vagamente volpina, e va compiere lunghe camminate sulle rive del Ticino. A volte compie dei lunghi giri in barca  oppure sulla sua bici da corsa. Comunque sia il suo tempo libero lo trascorre per la maggior parte immerso nel verde, a contatto diretto con la natura. Alcuni giorni fa stava girovagando tra i boschi del parco, oltre il ponte di barche, quando questa primavera pazza pensò bene di fargli uno scherzetto. Nel giro di mezzora un nuvolone nerò si addensò sopra loro e scaricò pioggia come fossero secchiate. Gianki corse così forte verso il furgone da mettere in difficoltà persino il suo cagnolino. Giunto alla vettura, bagnato fradicio, prese la salvietta e si asciugò. Non aveva abiti di ricambio ma almeno si toglieva dell’acqua addosso. Improvvisamente sentì forte l’odore del cane. La puzza caratteristica del pelo animale lo stava sovrastando. Nella fretta aveva preso il panno che usava per asciugare il suo fedele amico Birillo e non la salvietta pulita che teneva dietro il sedile. Certo che se invece di pensare solo a sé stesso avesse pensato anche a Birillo avrebbe avuto coscienza di prendere la salvietta adatta ad ognuno di loro. Così, invece, anche il segugio con il naso raffreddato avrebbe saputo seguire la sua scia puzzolente.  

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 

C'era una volta un re

Post n°403 pubblicato il 24 Maggio 2012 da pedro_luca
 
Tag: Brevi

.

C'era una volta un re

 .

.
Il re illuminato

.

 

che diceva alla sua serva:

“Fa conoscere questa mia nuova voglia.”

La serva a gran voce la annunciò

al popolo che lieto la osservò.

C’era una volta un re, seduto sul sofà

Che diceva alla sua serva:

“Pubblica questa mia nuova voglia.”

La serva pronta annunciò:

al popolo che storse il naso e non la osservò.

C’era una volta un re, seduto sul sofà

Che diceva alla sua serva:

“Che sudditi cretini nel mio regno ho.”

C’era una volta un re, ed anche un sofà,

di certo si sa che c’era la serva..

C’era una volta un re, seduto sul sofà,

.

.

Poetologo

.

Il buongusto della natura.

Per ogni fiore

mille farfalle,

per ogni merda,

mille mosche.

.

Le disillusioni

La vita l’è bèla,

anche per chi ciùcia la caramela

Ognuno di noi ha uno specchio magico, ed è quello che non sa dire altro che il vero. Sta a noi andare oltre il nostro apparire, oltrepassare l’immagine riflessa da rimirare, e saperlo ascoltare, anche se ci manda a ca…re.

.

Il difetto che negli altri ci è più insopportabile è il più grande dei nostri.

 
Condividi e segnala Condividi e segnala - permalink - Segnala abuso
 
 
« Precedenti Successivi »

Ultime visite al Blog

pedro_lucaJenna.BMarquisDeLaPhoenixMagica.Amypsicologiaforenseroberto.signorelli10no.directiondesireeandersonnonmale43TUA_ETERNAMENTEarmandosantoroacer.250selvaggia69_2ocsurteOdile_Genet