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Creato da profilo_femminile il 25/03/2010

Pieffy@

"Ha l'eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”

 

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GRAZIE DELLE TUE PAROLE

Io volevo ringraziarti, di vero cuore, perché sei tra le pochissime persone intellettualmente oneste che, quando postano un pezzo non proprio, hanno l'educazione ed il rispetto di citarne la fonte. Purtroppo molte delle cose che scrivo sono state "rubate" senza decenza, senza citarmi come autore, e non essendo iscritta alla siae non posso procedere legalmente. Mi vedo costretta a chiudere il blog onde evitare questo scempio dei miei pensieri, che mi ferisce incredibilmente. Perciò grazie, grazie davvero. Perché sei un'eccezione rara e pulita. Un sorriso. Antonia.

 

BUON COMPLEANNO CHETTU

 

IN ALTRO LUOGO MI HANNO SCRITTO...

Hai un modo di scrivere e di porti poco comune, a me capita per esempio leggendoti di percepire il senso di quel che scrivi a strati. Mi spiego: ad ogni rilettura escono fuori colori diversi e più completi delle tue parole. Non è obbligatoriemente un pregio…talvolta esige un’attenzione particolare ma è un patrimonio direi, qualcosa che arricchisce e dà un senso di avventura e ricerca....Mar.

 

ANONIMO AMATO

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Anonimo...

Post n°1065 pubblicato il 16 Maggio 2013 da profilo_femminile
 
Tag: pieffy@

Tanto anonima non mi sembra d'essere solo per il fatto di non stare mai zitta!!!!!!

La tristezza by Pieffy su libero

La tristezza by anonimo su Pensieri Parole.

 

 
 
 

L’amore fisico mi piace

Post n°1064 pubblicato il 16 Maggio 2013 da profilo_femminile
 

L’amore fisico mi piace, te ne sarai accorto. Ma il motivo per cui mi piace non sta nel brivido con cui ci inebria e ci consegna all’oblio. Sta nella compagnia che ci regala e con la quale ci rincuora, nel conforto che proviamo a possedere un corpo da cui si è attratti: unire il nostro corpo a quel corpo, sentircelo dentro ed addosso. Alcuni sostengono che l’amore fisico non è che un mezzo per procreare, continuare la specie, ma si sbagliano di grosso… No, l’amore fisico è assai più d’un mezzo per continuare la specie. È un mezzo per parlare, comunicare, farsi compagnia. È un discorso fatto con la pelle anziché con le parole. E, finché dura, niente strappa alla solitudine quanto la sua materialità.

 
 
 

E' sempre...

Post n°1063 pubblicato il 11 Maggio 2013 da profilo_femminile
 

E' sempre stato un vigliacco, se ci pensa attentamente, segli toglie quel sorriso. Quel modo che aveva di prenderla per la gola, come una pianta tirata fuori dal suo vaso, per baciarla così forte. Per dirle quelle cose...mi manchi, mi mancherai sempre, non ci posso stare senza te, sei nata per me, sono nato per te. Sono gli orsacchiotti che ti fottono. Adesso lo sa. Infinti peluche. Quelli che ti suscitano quella nostalgia lì. Di un pupazzo morbido da tenere sotto le coperte con te. Era lei che era stupida. In attesa,come una mendicante fuori da un cinema dove proiettano una storia d'amore.

 

 
 
 

In quel caffè...

Post n°1062 pubblicato il 08 Maggio 2013 da profilo_femminile
 

Lui l’aveva vista la prima volta in inverno seduta in quel caffè. Onestamente aveva visto poco di lei così imbacuccata nel suo cappotto, avvolta nella spessa sciarpa di lana color avorio, il cappello lasciava sfuggire qualche ricciolo castano e le mani racchiuse in guanti di pelle. Eppure lui aveva tracciato in quei minimi centimetri di pelle esposti al freddo la fisonomia del suo volto. Ogni giorno puntuale alle 13 lei usciva dall’ufficio e seduta in quel caffè mangiava un panino.

Su di lei aveva fantasticato molto. No gli era mai successo che una persona, una donna, avesse questo potere sulla sua mente a tal punto da stimolare in lui una tale curiosità. Poi per un lungo periodo non la vide più. Il caffè senza la sua presenza gli metteva una strana tristezza. Una serie di domande gli passavano nella testa. Chi era quella donna? Le era successo qualcosa di grave da impedirle il rito quotidiano di quel frugale pasto? Passarono i mesi e l’estate esplose nel suo caldo improvviso in una giornata di fine maggio. Da tempo non guardava nel caffè, non cercava più la figura femminile che nel lungo inverno lo aveva tenuto impegnato in pensieri fantasiosi fino a quella giorno. Un richiamo? Una coincidenza? Non seppe cosa lo portò a volgere lo sguardo in quell'angolo del caffè sa solo che la vide. La chioma castana le lasciava libero il volto di una bellezza semplice ma intensa. Indossava un vestito leggero a fiori che si posava morbido sulla figura snella e abbronzata. Lo sguardo tradiva una leggera malinconia una specie di sofferta indifferenza.  Lui si avvicinò e si sedette vicino a lei. Non sapeva ancora cosa dirle ma era sicuro che  non l’avrebbe lasciata andare.

Lei lo guardò e riconobbe l’uomo. L’uomo che nei mesi invernali passati l’osservava da lontano. Ogni giorno durante la sua pausa pranzo scrutava l’uomo che la guardava. Non era uno sguardo invadente o provocatorio, no. Uno sguardo malinconico che si posava sulla sua figura e lei si sentiva protetta da un sentimento pulito e infantile. Ora che era tornata e lo aveva accanto non lo avrebbe più lasciato andare non lo avrebbe perso per la seconda volta.

 

 

 
 
 

Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita

Post n°1061 pubblicato il 29 Aprile 2013 da profilo_femminile
 

Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe poi a scrivere dieci righe che fossero buone. Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze. Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino. [...] Si devono avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono. Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

 
 
 
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