Pieffy@
"Ha l'eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”
USO..
Uso i pensieri come filo sottile e rammendo pagine di vita. Utilizzo le parole come bottoni per asole rifinite da storie ancora da scoprire, adopero i punti esclamativi come aghi per ricamare le mie iniziali su ricordi del passato, utilizzo ironia e sagacia come piccole forbici per scucire dolori, allungo orli alle giornate per nascondere vecchie cicatrici, i miei occhi sono luci notturne passate a imbastire abiti smessi. Come metro prendo i ricordi e misuro con il silenzio quanto tessuto di vita devo ancora tagliare. Costringo il domani ad essere ditale per non macchiarlo dalle paure dell'oggi. Il tempo è un lavoro di sartoria a volte grezzo altre fine di cucito, rammendo, ricamo e lascio tracce di gesso bianco sul tessuto di giorni scuri per non scordare domani quale taglio dare alla vita (Copyright @ Pieffy)

possono anche rubare i pensieri..le foto..le citazioni..tutto..ma una cosa è certa..restano solo persone limitate..piccole..e questo per sempre..perchè la creatività l'emozioni e la sensibilità che tanti hanno..beh queste non le possono rubare..(infaticabile2)

VORREI
Vorrei amare …
Vorrei amare un Uomo pieno di sogni ma con le zavorre ai piedi.
Un Uomo di parola, che dimostra il desiderio di starmi affianco con parole e gesti, parole e gesti insieme perché solo le parole non creano altro che illusioni ed inganni…
Un Uomo consapevole delle sue scelte sempre, libero e rispettoso, senza pregiudizi o architetture emotive.
Un Uomo che vuole me senza umiliarmi o cambiarmi e che insieme a me cerchi un equilibrio, generoso di mente e di cuore senza la paura adolescenziale di rimettersi in gioco ma imparare con lo stesso entusiasmo di un adolescente .
Un Uomo che non ha timore di mettersi in discussione , forte ma umile e che sa ciò cosa vuole.
Vorrei amare un Uomo timido che ha sguardi solo per me, un Uomo che non abbia timore ad esporsi perché lui ama me.
Vorrei un Uomo che vedesse i miei pregi amando i miei difetti.
Vorrei amare un Uomo che non sia inganno ma promessa.
Un uomo dalle mani grandi che non abbia paura di dare e ricevere carezze, abbracci.
Vorrei amare un Uomo che soddisfi il mio corpo e insieme a me si inebri di piacere.
Un Uomo…vorrei un Uomo d’amare così.
{Pieffy @}
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BOX DEI DISONESTI
Il Blog Tra sogno & realtà su libero il post Non esiste un posto
ELIANA62 su libero
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GRAZIE DELLE TUE PAROLE
Io volevo ringraziarti, di vero cuore, perché sei tra le pochissime persone intellettualmente oneste che, quando postano un pezzo non proprio, hanno l'educazione ed il rispetto di citarne la fonte. Purtroppo molte delle cose che scrivo sono state "rubate" senza decenza, senza citarmi come autore, e non essendo iscritta alla siae non posso procedere legalmente. Mi vedo costretta a chiudere il blog onde evitare questo scempio dei miei pensieri, che mi ferisce incredibilmente. Perciò grazie, grazie davvero. Perché sei un'eccezione rara e pulita. Un sorriso. Antonia.
BUON COMPLEANNO CHETTU
IN ALTRO LUOGO MI HANNO SCRITTO...
Hai un modo di scrivere e di porti poco comune, a me capita per esempio leggendoti di percepire il senso di quel che scrivi a strati. Mi spiego: ad ogni rilettura escono fuori colori diversi e più completi delle tue parole. Non è obbligatoriemente un pregio…talvolta esige un’attenzione particolare ma è un patrimonio direi, qualcosa che arricchisce e dà un senso di avventura e ricerca....Mar.
ANONIMO AMATO
PuntinoMioAdorato
AREA PERSONALE
ULTIMI COMMENTI
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Tanto anonima non mi sembra d'essere solo per il fatto di non stare mai zitta!!!!!! La tristezza by Pieffy su libero La tristezza by anonimo su Pensieri Parole.
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L’amore fisico mi piace, te ne sarai accorto. Ma il motivo per cui mi piace non sta nel brivido con cui ci inebria e ci consegna all’oblio. Sta nella compagnia che ci regala e con la quale ci rincuora, nel conforto che proviamo a possedere un corpo da cui si è attratti: unire il nostro corpo a quel corpo, sentircelo dentro ed addosso. Alcuni sostengono che l’amore fisico non è che un mezzo per procreare, continuare la specie, ma si sbagliano di grosso… No, l’amore fisico è assai più d’un mezzo per continuare la specie. È un mezzo per parlare, comunicare, farsi compagnia. È un discorso fatto con la pelle anziché con le parole. E, finché dura, niente strappa alla solitudine quanto la sua materialità. ![]() |
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E' sempre stato un vigliacco, se ci pensa attentamente, segli toglie quel sorriso. Quel modo che aveva di prenderla per la gola, come una pianta tirata fuori dal suo vaso, per baciarla così forte. Per dirle quelle cose...mi manchi, mi mancherai sempre, non ci posso stare senza te, sei nata per me, sono nato per te. Sono gli orsacchiotti che ti fottono. Adesso lo sa. Infinti peluche. Quelli che ti suscitano quella nostalgia lì. Di un pupazzo morbido da tenere sotto le coperte con te. Era lei che era stupida. In attesa,come una mendicante fuori da un cinema dove proiettano una storia d'amore.
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Lui l’aveva vista la prima volta in inverno seduta in quel caffè. Onestamente aveva visto poco di lei così imbacuccata nel suo cappotto, avvolta nella spessa sciarpa di lana color avorio, il cappello lasciava sfuggire qualche ricciolo castano e le mani racchiuse in guanti di pelle. Eppure lui aveva tracciato in quei minimi centimetri di pelle esposti al freddo la fisonomia del suo volto. Ogni giorno puntuale alle 13 lei usciva dall’ufficio e seduta in quel caffè mangiava un panino. Su di lei aveva fantasticato molto. No gli era mai successo che una persona, una donna, avesse questo potere sulla sua mente a tal punto da stimolare in lui una tale curiosità. Poi per un lungo periodo non la vide più. Il caffè senza la sua presenza gli metteva una strana tristezza. Una serie di domande gli passavano nella testa. Chi era quella donna? Le era successo qualcosa di grave da impedirle il rito quotidiano di quel frugale pasto? Passarono i mesi e l’estate esplose nel suo caldo improvviso in una giornata di fine maggio. Da tempo non guardava nel caffè, non cercava più la figura femminile che nel lungo inverno lo aveva tenuto impegnato in pensieri fantasiosi fino a quella giorno. Un richiamo? Una coincidenza? Non seppe cosa lo portò a volgere lo sguardo in quell'angolo del caffè sa solo che la vide. La chioma castana le lasciava libero il volto di una bellezza semplice ma intensa. Indossava un vestito leggero a fiori che si posava morbido sulla figura snella e abbronzata. Lo sguardo tradiva una leggera malinconia una specie di sofferta indifferenza. Lui si avvicinò e si sedette vicino a lei. Non sapeva ancora cosa dirle ma era sicuro che non l’avrebbe lasciata andare. Lei lo guardò e riconobbe l’uomo. L’uomo che nei mesi invernali passati l’osservava da lontano. Ogni giorno durante la sua pausa pranzo scrutava l’uomo che la guardava. Non era uno sguardo invadente o provocatorio, no. Uno sguardo malinconico che si posava sulla sua figura e lei si sentiva protetta da un sentimento pulito e infantile. Ora che era tornata e lo aveva accanto non lo avrebbe più lasciato andare non lo avrebbe perso per la seconda volta.
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Post n°1061 pubblicato il 29 Aprile 2013 da profilo_femminile
Oh, ma con i versi si fa ben poco, quando li si scrive troppo presto. Bisognerebbe aspettare e raccogliere senso e dolcezza per tutta una vita e meglio una lunga vita, e poi, proprio alla fine, forse si riuscirebbe poi a scrivere dieci righe che fossero buone. Poiché i versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze. Per un solo verso si devono vedere molte città, uomini e cose, si devono conoscere gli animali, si deve sentire come gli uccelli volano, e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino. [...] Si devono avere ricordi di molte notti d’amore, nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti, e di lievi, bianche puerpere addormentate che si richiudono. Ma anche presso i moribondi si deve essere stati, si deve essere rimasti presso i morti nella camera con la finestra aperta e i rumori che giungono a folate. E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.
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Inviato da: chilometriditempo
il 21/05/2013 alle 10:54
Inviato da: profilo_femminile
il 21/05/2013 alle 09:47
Inviato da: profilo_femminile
il 21/05/2013 alle 09:46
Inviato da: futur12
il 16/05/2013 alle 14:24
Inviato da: Play2.0
il 16/05/2013 alle 13:50