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Creato da profilo_femminile il 25/03/2010

Pieffy@

"Ha l'eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”

 

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GRAZIE DELLE TUE PAROLE

Io volevo ringraziarti, di vero cuore, perché sei tra le pochissime persone intellettualmente oneste che, quando postano un pezzo non proprio, hanno l'educazione ed il rispetto di citarne la fonte. Purtroppo molte delle cose che scrivo sono state "rubate" senza decenza, senza citarmi come autore, e non essendo iscritta alla siae non posso procedere legalmente. Mi vedo costretta a chiudere il blog onde evitare questo scempio dei miei pensieri, che mi ferisce incredibilmente. Perciò grazie, grazie davvero. Perché sei un'eccezione rara e pulita. Un sorriso. Antonia.

 

BUON COMPLEANNO CHETTU

 

IN ALTRO LUOGO MI HANNO SCRITTO...

Hai un modo di scrivere e di porti poco comune, a me capita per esempio leggendoti di percepire il senso di quel che scrivi a strati. Mi spiego: ad ogni rilettura escono fuori colori diversi e più completi delle tue parole. Non è obbligatoriemente un pregio…talvolta esige un’attenzione particolare ma è un patrimonio direi, qualcosa che arricchisce e dà un senso di avventura e ricerca....Mar.

 

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ULTIMI COMMENTI

aspettare è la radice del vivere, ma i frutti stanno...
Inviato da: GianFrusaglia
il 25/05/2013 alle 11:02
 
Nell'attesa ricostruisci castelli di tempo...
Inviato da: enric69
il 24/05/2013 alle 10:30
 
Non sei l'unica... per me l'attesa è snervante,...
Inviato da: andrea1baldini
il 24/05/2013 alle 09:47
 
:)))
Inviato da: profilo_femminile
il 23/05/2013 alle 10:04
 
bellissime e verissime parole, 'fy.
Inviato da: chilometriditempo
il 21/05/2013 alle 10:54
 
 

 

Non sono buona ad aspettare....

Post n°1066 pubblicato il 23 Maggio 2013 da profilo_femminile
 

Non sono buona ad aspettare.

Aspettare senza sapere è stata la più grande incapacità della mia vita.

Nell’attesa ho avuto lo spazio per costruire enormi impalcature di significato,

e dieci minuti dopo farle crollare, per mia stessa mano.

Poi riprendere da un punto qualunque,

correggere il tiro di qualche centimetro per rendere la costruzione immaginata più solida.

Vederla crollare di nuovo.

Ho speso svariati fine settimana della mia vita in quest’opera,

e pur riconoscendola, non ho mai saputo distrarmi.

Ho sentito la tragedia dell’attesa arrivare da lontano, da una telefonata, da un viaggio, da una mail...

Ho scelto dal mio arsenale di dischi la musica che incalzasse l’angoscia,

quella per stemperarla,

poi più che piangere: per sfinimento mi addormentavo.

Nell’attesa ho sempre fatto sogni chiari,

di epoche che non ho dovuto conoscere nè attraversare,

il sogno è stato il tempo speso meglio...

Io non so aspettare e non voglio farlo...

Non sento curiosità nel dubbio, nè fascino nella speranza,

fossi stata Eracle,

non mi sarei fermata al bivio.

 
 
 

Anonimo...

Post n°1065 pubblicato il 16 Maggio 2013 da profilo_femminile
 
Tag: pieffy@

Tanto anonima non mi sembra d'essere solo per il fatto di non stare mai zitta!!!!!!

La tristezza by Pieffy su libero

La tristezza by anonimo su Pensieri Parole.

 

 
 
 

L’amore fisico mi piace

Post n°1064 pubblicato il 16 Maggio 2013 da profilo_femminile
 

L’amore fisico mi piace, te ne sarai accorto. Ma il motivo per cui mi piace non sta nel brivido con cui ci inebria e ci consegna all’oblio. Sta nella compagnia che ci regala e con la quale ci rincuora, nel conforto che proviamo a possedere un corpo da cui si è attratti: unire il nostro corpo a quel corpo, sentircelo dentro ed addosso. Alcuni sostengono che l’amore fisico non è che un mezzo per procreare, continuare la specie, ma si sbagliano di grosso… No, l’amore fisico è assai più d’un mezzo per continuare la specie. È un mezzo per parlare, comunicare, farsi compagnia. È un discorso fatto con la pelle anziché con le parole. E, finché dura, niente strappa alla solitudine quanto la sua materialità.

 
 
 

E' sempre...

Post n°1063 pubblicato il 11 Maggio 2013 da profilo_femminile
 

E' sempre stato un vigliacco, se ci pensa attentamente, segli toglie quel sorriso. Quel modo che aveva di prenderla per la gola, come una pianta tirata fuori dal suo vaso, per baciarla così forte. Per dirle quelle cose...mi manchi, mi mancherai sempre, non ci posso stare senza te, sei nata per me, sono nato per te. Sono gli orsacchiotti che ti fottono. Adesso lo sa. Infinti peluche. Quelli che ti suscitano quella nostalgia lì. Di un pupazzo morbido da tenere sotto le coperte con te. Era lei che era stupida. In attesa,come una mendicante fuori da un cinema dove proiettano una storia d'amore.

 

 
 
 

In quel caffè...

Post n°1062 pubblicato il 08 Maggio 2013 da profilo_femminile
 

Lui l’aveva vista la prima volta in inverno seduta in quel caffè. Onestamente aveva visto poco di lei così imbacuccata nel suo cappotto, avvolta nella spessa sciarpa di lana color avorio, il cappello lasciava sfuggire qualche ricciolo castano e le mani racchiuse in guanti di pelle. Eppure lui aveva tracciato in quei minimi centimetri di pelle esposti al freddo la fisonomia del suo volto. Ogni giorno puntuale alle 13 lei usciva dall’ufficio e seduta in quel caffè mangiava un panino.

Su di lei aveva fantasticato molto. No gli era mai successo che una persona, una donna, avesse questo potere sulla sua mente a tal punto da stimolare in lui una tale curiosità. Poi per un lungo periodo non la vide più. Il caffè senza la sua presenza gli metteva una strana tristezza. Una serie di domande gli passavano nella testa. Chi era quella donna? Le era successo qualcosa di grave da impedirle il rito quotidiano di quel frugale pasto? Passarono i mesi e l’estate esplose nel suo caldo improvviso in una giornata di fine maggio. Da tempo non guardava nel caffè, non cercava più la figura femminile che nel lungo inverno lo aveva tenuto impegnato in pensieri fantasiosi fino a quella giorno. Un richiamo? Una coincidenza? Non seppe cosa lo portò a volgere lo sguardo in quell'angolo del caffè sa solo che la vide. La chioma castana le lasciava libero il volto di una bellezza semplice ma intensa. Indossava un vestito leggero a fiori che si posava morbido sulla figura snella e abbronzata. Lo sguardo tradiva una leggera malinconia una specie di sofferta indifferenza.  Lui si avvicinò e si sedette vicino a lei. Non sapeva ancora cosa dirle ma era sicuro che  non l’avrebbe lasciata andare.

Lei lo guardò e riconobbe l’uomo. L’uomo che nei mesi invernali passati l’osservava da lontano. Ogni giorno durante la sua pausa pranzo scrutava l’uomo che la guardava. Non era uno sguardo invadente o provocatorio, no. Uno sguardo malinconico che si posava sulla sua figura e lei si sentiva protetta da un sentimento pulito e infantile. Ora che era tornata e lo aveva accanto non lo avrebbe più lasciato andare non lo avrebbe perso per la seconda volta.

 

 

 
 
 
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