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4 mesi, 3 settimane e 2 giorni

Post n°12 pubblicato il 11 Novembre 2008 da getwhatyouwant
 

Qualche sera fa ho visto su Sky questo bellissimo film che racconta una storia di aborto clandestino nella Romania di Ceausescu. Ne riassumo brevemente la trama:

 

Bucarest, 1987. La studentessa Gabita è incinta e vuole abortire. La sua migliore amica, Otilia, la mette in contatto con un medico compiacente, il dottor Bebe, che eseguirà l’intervento. Le due ragazze incontrano il medico in una stanza d’albergo; la somma di denaro che hanno racimolato è insufficiente, e così Bebe esegue l’intervento in cambio di un rapporto sessuale con entrambe. Il medico applica a Gabita una sonda che causerà emorragia e contrazioni, con conseguente distacco del feto; fino a quel momento la ragazza dovrà restare immobile. Otilia esce e lascia sola l’amica per recarsi alla festa di compleanno della madre del fidanzato, ma non riesce a godersi la serata. Il ragazzo capisce che lei ha dei pensieri e la esorta a confidarsi; Otilia gli racconta tutto. Dalla loro conversazione apprendiamo che i due praticano il coito interrotto, ma che se Otilia fosse incinta lui sarebbe disposto a sposarla. (non è chiaro se Otilia sia incinta, ma due o tre volte nel film la si vede vomitare). Otilia torna da Gabita: l’amica ha espulso il feto, che ora è sul pavimento del bagno parzialmente coperto da un asciugamano. Si vedono il viso e un braccio, è un bambino già formato (i numeri del titolo si riferiscono allo stadio della gravidanza di Gabita). Otilia esce per far sparire il feto; Gabita le chiede di seppellirlo, ma lei lo butta nella spazzatura. Poi torna in albergo da Gabita e la trova al ristorante a mangiare un boccone, come se niente fosse stato.

 

Prima di vederlo mi sono documentata un po’ sul contesto storico in cui si svolge la vicenda. Ho scoperto così che Ceausescu aveva messo al bando l’aborto e qualunque forma di contraccezione e tassato le famiglie con meno di quattro figli, perché voleva che la popolazione della Romania salisse da 23 a 30 milioni di unità; ma con le sue politiche strampalate aveva anche ridotto il paese alla fame, e così molte donne abortivano clandestinamente perché non ce la facevano nemmeno a sfamare i figli che avevano già. Chi non abortiva abbandonava i bambini negli orfanotrofi di stato, in condizioni igienico-sanitarie pessime. Le visite ginecologiche avvenivano sempre in presenza di poliziotti, perché se la donna era incinta doveva esserlo ufficialmente, il feto era patrimonio dello stato, e il poliziotto doveva affiancare il medico nella redazione della relativa documentazione. Fra le donne che hanno vissuto in quel clima di terrore, chi era più assassina, e chi più giustificata? Chi abortiva o chi lasciava il figlio in un orfanotrofio che pareva un lager? Quello era uno dei casi in cui le donne abortivano perché era quello il minore dei mali, preferivano rischiare la galera che mettere al mondo un infelice. Quindi: mai condannare tout court la donna che abortisce come un’assassina, sempre ascoltare le sue ragioni!

 
 
 

MODA

Post n°11 pubblicato il 28 Dicembre 2007 da getwhatyouwant
 
Foto di getwhatyouwant

LA MODA PARLA FRANCESE... NOI NON SEMPRE!

A causa dei lunghi anni in cui Parigi è stata la capitale della moda (primato che negli ultimi anni Milano le ha soffiato), il vocabolario sartoriale è ricchissimo di termini transalpini. Facciamone un elenco.

Décolleté: classicissima calzatura femminile, con tacco dai 3 cm in su (sotto questa altezza sono considerate ballerine), copre il tallone, i lati e la punta del piede ma non il collo, da cui questo nome che significa appunto “scollatura” (infatti chi non ama i francesismi le chiama “scarpette scollate”).

Sabot: altra calzatura femminile, ha la caratteristica di essere aperta dietro.

Tailleur: abito femminile che imita quello maschile, formato da giacca e gonna o da giacca e pantaloni (in questo caso si chiama “tailleur-pantalone”).

Fuseaux: pantaloni femminili aderenti, di tessuto elasticizzato.

Chemisier: abito femminile a forma di camicia allungata (ma in Francia si usa questo nome anche per la camicia da donna, chemise è solo quella da uomo).

Collant: calze femminili che coprono dal giro vita ai piedi.

Culottes: mutandine femminili a forma di pantaloncini (in Francia questo nome indica, nel linguaggio corrente, tutte le mutande da donna, per distinguerle dai caleçons da uomo).

Bustier: indumento intimo femminile che copre dal seno al giro vita, spesso è irrigidito con stecche (chi non ama i francesismi lo chiama bustino o corsetto).

Guêpière: indumento simile al bustier, ma più lungo (arriva fino a sopra l’inguine) ed è corredato con elastici reggicalze.

Foulard: fazzoletto, generalmente di seta, che le donne si legano come copricapo o come sciarpa.

Paletot: cappotto (forse l’unica parola francese compiutamente sostituibile con quella italiana corrispondente).

Cloche: cappello femminile a forma di campana (il nome significa appunto “campana”). Era di gran moda negli anni 20.

Toque: cappellino femminile minuscolo e vezzoso, va tenuto fermo con spilloni (di moda negli anni 30 e 40, lo portavano le soldatesse americane del periodo, poi in tempo di pace è diventato la caratteristica delle hostess).

Certamente ce ne sono altri, ma io mi ricordo questi. Forse perché ho studiato francese per tanti anni, dalla prima media fino agli esami di maturità, ma leggere le grafie maccheroniche di questi vocaboli (decolté, fusò, taier ecc.) mi fa accapponare la pelle! Mi auguro che almeno le persone che lavorano nella moda, anche se ignorano la lingua di Molière, abbiano comunque dimestichezza con questi vocaboli. Magari il fatto che da qualche anno la capitale della moda sia Milano ci sta portando verso una nuova era anche linguistica e verranno presto coniati dei corrispondenti italiani per queste parole. O forse le grafie maccheroniche verranno accettate come consuete fra 30 o 40 anni. O forse la prossima capitale della moda sarà Londra o New York e allora anche l’abbigliamento parlerà inglese. Chi vivrà vedrà. Intanto, invito tutti ad approfondire i termini francesi, che ci piaccia o no si usano quelli!

 
 
 

TO SHAKE: LIBERARSI DA QUALCOSA

Post n°10 pubblicato il 19 Dicembre 2007 da getwhatyouwant
 
Foto di getwhatyouwant

Torno sull’argomento “imparare l’inglese con le canzoni”. Risentire alla radio una canzone dei Depeche Mode degli anni 80, Shake the disease, mi ha ricordato che ne trovai il testo tradotto sul solito “TV Sorrisi e Canzoni” dal solito traduttore sempliciotto, con il titolo “Scuoti il male”. Dopo questa canzone uscirono, sollevanti lo stesso problema linguistico, Shake your love di Debbie Gibson e Dancing with strangers dei Waterfront, che conteneva il verso I can’t shake the ghost of you. Quel significato di “scuotere” non mi quadrava proprio, ma non riuscii mai a trovarne uno migliore. Poi, alcuni anni fa, sfogliando un interessantissimo volumetto delle edizioni La Spiga sulle espressioni idiomatiche inglesi, scoprii che to shake non significava solo “scuotere”. Faccio come Clive Griffith quando conduce la rubrica Speak easy su Radio Montecarlo: chiarisco che in questo caso to shake non significa “scuotere”, significa invece “liberarsi da qualcosa”. Quindi, i Depeche Mode dicevano tu sai com’è difficile per me liberarmi dal male (you know how hard it is for me to shake the disease); Debbie Gibson diceva non posso proprio liberarmi dal tuo amore (I just can’t shake your love); e i Waterfront dicevano non posso liberarmi dal tuo fantasma (I can’t shake the ghost of you). Quindi, se trovate uno shake nel testo di una canzone che non vi sembra che significhi “scuotere”, ricordatevi questo pezzo! E magari scrivetemi pure una mail per ringraziarmi di avermelo chiarito. Se farò altre interessanti scoperte sulla lingua inglese e sui testi delle canzoni, non mancherò senz’altro di postarle!

nella foto: i Depeche Mode

 
 
 

PERCHE' I FILM TRATTI DA LIBRI DELUDONO?

Post n°9 pubblicato il 12 Dicembre 2007 da getwhatyouwant
 
Foto di getwhatyouwant

In genere si pensa che il motivo sia questo: leggendo il libro ti fai la tua idea di come devono essere i personaggi, poi vedi il film con facce diverse da quelle che avevi immaginato e rimani deluso. Per esempio, chi ha letto il libro "Rivelazioni" di Michael Crichton, forse si ricorda che nel romanzo Meredith è bionda, ma poi nel film il ruolo è stato dato alla bruna Demi Moore. Io non sono d'accordo: non tutte le persone che hanno visto il film hanno letto prima il libro, e quindi chi non ha letto il libro non dovrebbe avere elementi di delusione! Personalmente posso elencare alcuni bellissimi libri che sono diventati bellissimi film: "Il giardino dei Finzi Contini", "Gorky Park", "Il senso di Smilla per la neve" e "Il codice Da Vinci" mi sono piaciuti sia nella versione cartacea che sullo schermo. "Il gattopardo", che a detta di molti è un libro noiosissimo, io l'ho invece letto piacevolmente; ho trovato invece noiosissimo il film, forse perchè la scena del ballo lo allunga a dismisura, per un'ora si vedono solo Burt Lancaster e Claudia Cardinale che ballano il valzer... è matematico che a un certo punto cali la palpebra! Giorgio Faletti ha raccontato che scrivendo "Io uccido" (un libro che mi è piaciuto molto e quindi credo proprio che in futuro gli dedicherò altri post) si è immaginato tutti gli attori che avrebbero potuto interpretarlo: nella sua mente Helena era Charlize Theron e quindi è addirittura inorridito quando ha sentito parlare di Naomi Watts come possibile interprete! La mia Helena invece credo proprio che sia Gwyneth Paltrow, ma l'ho scelta dopo un ballottaggio con Mira Sorvino. Invece Frank Ottobre per me è senza dubbio Nicolas Cage, forse per le origini italiane, anche se Faletti si è immaginato George Clooney (e fa addirittura dire a Helena proprio che Frank somiglia all'ex pediatra di E.R.!) Comunque, io non rimango mai delusa da un film diverso da quello che avevo immaginato, anzi mi piace mettere a confronto la mia immaginazione con quella del regista!

nella foto: il dvd di "Gorky Park".

 
 
 

SE LA VOSTRA VITA FOSSE UN FILM...

Post n°8 pubblicato il 11 Dicembre 2007 da getwhatyouwant
 
Foto di getwhatyouwant

...chi sarebbe il regista? Il mio senza dubbio Leonardo Pieraccioni, perchè molti fatti della mia vita possono essere collegati ai suoi film.

I LAUREATI: anch'io, come i simpatici protagonisti di questo film, sono diventata dottoressa soltanto a 30 anni suonati, con la differenza che il mio problema non era la malattia di Peter Pan bensì difficoltà che ho avuto nel superare alcuni esami, e un esaurimento nervoso dovuto a queste difficoltà a causa del quale non ho dato esami per un anno e mezzo! E poi, avete presente la scena in cui Leonardo vuole piangere e pensa a tutte le cose più tristi (la morte della nonna, la bocciatura agli esami di maturità, la Fiorentina in serie B...)? uno di questi fatti tristi, cioè la morte della nonna, ha colpito anche me.

IL CICLONE: come la famiglia Quarini, facevo anch'io una vita un po' piatta, finchè non è arrivato a sconvolgerla un ciclone che oggi è mio marito.

FUOCHI D'ARTIFICIO: quello che è diventata la mia vita dopo l'incontro con il consorte.

IL PESCE INNAMORATO: mi è sempre piaciuto scrivere, come al protagonista del film, ed è per quello che ho aperto questo blog, per sfogare in qualche modo la mia passione per la scrittura. Inoltre mio marito si intende di pesci perchè da ragazzo ha fatto il pescatore.

IL PARADISO ALL'IMPROVVISO: il mio paradiso all'improvviso è stato l'incontro con mio marito.

IL PRINCIPE E IL PIRATA: il pirata è un altro aggancio al passato marinaro del consorte.

TI AMO IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO: io sono poliglotta e mio marito è straniero, e così possiamo dirci "ti amo" in diverse lingue.

UNA MOGLIE BELLISSIMA: mi pare ovvio, mio marito mi considera la donna più bella del mondo.

Ma se fossi un personaggio sarei senza dubbio Bridget Jones, perchè prima di conoscere il consorte ero una single sconsolata che inciampava solo in uomini poco affidabili. Non bevevo alcolici e non fumavo, ma combattevo la depressione comunque a colpi di gelati, budini, nutelle e tiramisù. Ma adesso ho trovato il mio Mark Darcy! Non fa l'avvocato ma l'operaio, ma l'importante è che siamo molto innamorati e che ho trovato un uomo serio e affidabile.

nella foto: il dvd di "Il ciclone"

 
 
 
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