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LA SFIDA PER LA TERRA.
Sir Richard Branson Presidente del Gruppo Virgin, punta al titolo di "Mecenate del XXI secolo" perchè ha lanciato una competizione per la salvaguardia della Terra che mira a trovare un sistema che sia in grado di sottrarre l'anidride carbonica di origine antropica dall'atmosfera, senza danni collaterali.
L'impresa non è facile ma il Premio in palio potrebbe mettere in moto molti "CERVELLI" in quanto all'ingegnoso vincitore andranno infatti in tasca 25 milioni di dollari e come dice Branson:"La storia dimostra che i premi incoraggiano lo sviluppo di tecnologia per il bene dell'umanità"
La valutazione delle tecnologie che saranno presentate, è in mano ad una Giuria d'eccellenza come AL GORE-JAMES HANSEN della NASA-JAMES LOVELOCK inventore della teoria di Gaia, che dichiara "PER SALVARE LA TERRA, ABBIAMO BISOGNO DI UN MIRACOLO"
ALLORA:BUONA FORTUNA A TUTTI I "CERVELLI" CHE PASSERANNO DA QUESTO BLOG.
...CON IL FASCINO DELLE NEBBIE.
..E GLI ALBERI SI RISVEGLIAVANO IN FIORE.

PANORAMI DA MOZZARE IL FIATO

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Post n°978 pubblicato il 21 Aprile 2013 da personcina
Il lamento sonoro degli alberi assetati La scarsità d'acqua nel suolo provoca bolle d'aria nei vasi linfatici del tronco: lo schiocco che ne deriva somiglia al rumore di una cannuccia che aspira il liquido dal fondo del bicchiere.Un albero che soffre per la siccità non lo fa in silenzio. Anche le piante si lamentano, e lo fanno con suoni appena percepibili, ma facilmente catturabili da un microfono. Un team di ricercatori dell'Università di Grenoble (Francia) ha provato a registrare questi rumori studiandone la precisa provenienza. Un pianto sommesso per la sete .In alcune piante, il rumore della cavitazione è distinguibile sottoforma di uno schiocco non udibile dall'uomo ma percepibile nella gamma degli ultrasuoni. Immaginate di aspirare con una cannuccia le ultime gocce del vostro cocktail preferito sul fondo del bicchiere: ecco, qualcosa di simile, ma molto più attutito e facilmente scambiabile per uno scricchiolio del legno o un altro dei suoni presenti in natura. I ricercatori hanno ricreato la situazione di un albero assetato in laboratorio, immergendo un pezzo di legno di pino completo di xilema in un gel dal quale era stata fatta evaporare tutta l'acqua: ben presto avvicinando un microfono al tronco sono stati registrati distintamente i suoni della cavitazione, circa la metà di tutti gli scricchiolii emessi dal legno. La ricerca potrebbe contribuire a insegnare a riconoscere i segnali d'allarme lanciati dagli alberi sotto stress, e arrivare magari a innaffiarli per tempo.
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Post n°977 pubblicato il 21 Aprile 2013 da personcina
Quello che il riscaldamento globale ci porta viaFragole e vino, birretta in compagnia, viaggi di nozze alle Maldive, settimane bianche sugli sci, cene romantiche a base di pesce. In un futuro non molto lontano potremmo doverne fare a meno. Colpa del riscaldamento globale (e quindi nostra). Se lo scenario vi sembra apocalittico, non disperate, perché possiamo ancora contenere le conseguenze, come vi spieghiamo in questo articolo. Ecco una carrellata di ciò a cui dovremo rinunciare se invece continueremo ad agire ignorando i segnali che ci manda il Pianeta.
Cominciate a fare scorta di CAFFE', perché tra non molto l'arabica, che costituisce il 70% circa della produzione globale di una delle nostre bevande preferite, potrebbe diventare una merce molto rara. Alcuni stimano addirittura che potrebbe scomparire entro il 2080. Il motivo è che questa varietà cresce nelle zone più alte della vegetazione delle montagne tropicali e con l'innalzamento progressivo delle temperature non avrà più un luogo fresco dove instaurarsi. Ne sono molto preoccupate le grandi aziende produttrici (tra cui il colosso Starbucks), ma anche tutti coloro che non riescono a fare a meno del profumo della moka appena svegli.Non solo il caffè, ma anche loZUCCHERO è in serio pericolo. A causa dell'aumento delle temperature medie, la produzione di canna da zucchero in Indonesia è diminuita di circa il 30 per cento tra il 2009 e il 2011, come dichiarato da un portavoce dei coltivatori indonesiani. In altre parti del mondo però, come in Brasile, le piantagioni di canna da zucchero, utilizzate per la produzione di bioetanolo, potrebbero a loro volta contribuire al riscaldamento globale. Cominciamo a inventarci un altro piatto nazionale, perché sembra che il GRANO DURO comincerà a scarseggiare dal 2020. Lo dice uno studio del Met Office, il servizio meteorologico britannico, che afferma: "le previsioni sui cambiamenti climatici in Italia, in particolare l'innalzamento delle temperature e la diminuzione delle precipitazioni, potrebbero compromettere gravemente i campi di grano duro".Il riscaldamento globale non risparmia nemmeno le fragole. La Gran Bretagna sta già correndo ai ripari, cercando di sviluppare un tipo di fragole che possa resistere a temperature più alte e con meno acqua.TROTE E SALMONI.La popolazione di trote e salmoni è diminuita notevolmente negli ultimi decenni. Il riscaldamento globale potrebbe peggiorare la situazione per questi pesci, abituati a vivere in acque piuttosto fredde. Già nel 2002 uno studio del Natural Resources Defense Council and Defenders of Wildlife avvertiva che "il riscaldamento globale rischia di provocare la scomparsa di trote e salmoni dal loro habitat naturale entro il 2090".BIRRETTE.La Germania, patria delle birre più buone d'Europa, potrebbe trovarsi costretta a diminuire la produzione della bevanda alcolica nazionale a causa dei cambiamenti climatici. Una buona birra si basa sulla qualità di acqua, orzo e luppolo utilizzati, ingredienti particolarmente vulnerabili e sensibili al clima. Inoltre, siccità o piogge intense possono rovinare interi raccolti. Attenzione a non berne troppa per il timore di rimanere senza.MIELE.Le api spariscono e con loro anche il miele. Le ragioni sono tante: inquinamento, insetticidi, diminuzione delle piante. Inoltre, inverni umidi ed estati molto piovose rendono difficilissima la loro sopravvivenza e le rende più soggette a malattie.VACANZE AL MARE.Restiamo in tema USA e parliamo di vacanze. La Florida e la California, mete predilette per le vacanze al mare, sono a grave rischio di inondazioni. Il sud della Florida potrebbe subire le conseguenze di un innalzamento graduale del livello del mare. Se l'effetto serra non diminuirà, entro il 2100 il livello del mare potrebbe salire di un metro. In questa mappa potete vedere cosa succederebbe alle coste di questo stato all'aumentare del livello del mare. Lo stesso potrebbe accadere alla città di New York e in California.NEVE.Preparatevi ad attaccare gli scarponi al chiodo. Uno degli effetti del riscaldamento globale, come è comprensibile, sarà la diminuzione delle nevicate, con conseguente riduzione della stagione invernale per gli impianti sciistici.BARRIERE CORALLINE.Mai sentito parlare dell'acidificazione del mare? Gli oceani stanno assorbendo un quarto delle emissioni di CO2 del pianeta, con conseguente abbassamento del pH e ripercussioni sugli ecosistemi marini. In questo contesto, le barriere coralline in particolare sono messe a serio repentaglio.ALLERGIE.Un pacchetto di fazzoletti in tasca sarà indispensabile nei prossimi anni. Oltre all'aumento delle allergie per tipologie, numero delle persone affette e intensità, il riscaldamento dell'ambiente porterà al dilatarsi del cosiddetto periodo dei pollini. Inoltre, i cambiamenti climatici potrebbero legarsi a un aumento delle malattie, dovuto anche a movimenti migratori anomali dei volatili.
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Post n°976 pubblicato il 17 Aprile 2013 da personcina
Il flagello delle locuste in Madagascar. Arrivano a sciami composti ciascuno da miliardi di insetti con una potenza distruttiva capace di mettere un intero paese in ginocchio: sono le locuste migratorie, che in questi giorni hanno invaso il Madagascar mettendo a rischio il sostentamento di 460mila famiglie rurali.
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Post n°975 pubblicato il 10 Aprile 2013 da personcina
REalizzato da Legambiente e Ferrovie dello Stato Dal Treno Verde i consigli per la mobilità sostenibileRileverà la qualità dell’aria e l’inquinamento acustico e consiglierà soluzioni a basso impatto ambientaleIl Treno verde si rimette in moto per la 25ª volta. Realizzato da Legambiente e Ferrovie dello Stato, con la partecipazione del ministero dell’Ambiente e la collaborazione di Enel Greeen Power, il Treno verde è partito giovedì 7 marzo da Roma, approderà il giorno dopo a Bari per proseguire in altre sette città, dove rileverà la qualità dell’aria e l’inquinamento acustico e consiglierà soluzioni a basso impatto ambientale già praticabili. MONITORAGGIO - Oltre a promuovere una campagna di monitoraggio scientifico, il Treno verde è nello stesso tempo una mostra. I quattro convogli che lo compongono costituiscono una smart city su rotaia che farà vedere a studenti, cittadini e rappresentanti delle amministrazioni quali caratteristiche ogni centro urbano dovrebbe avere per consentire ai suoi abitanti di muoversi e vivere all’insegna della sostenibilità. MOBILITÀ SOSTENIBILE - La qualità dell’aria si ripropone dunque come tema di grande attualità. Nonostante l’Unione europea gli abbia dedicato l’anno 2013, le nostre città non riescono ancora a competere con quelle europee in materia di riduzione dello smog. Su di esse pesano la sentenza del 19 dicembre scorso della Corte di giustizia europea, che ha confermato il ricorso per l’inadempienza dell’Italia rispetto ai livelli di Pm10 registrati e gli ultimi dati fuori controllo: nei primi mesi del 2013 i valori di Pm10 hanno superato i limiti di legge (prevedono il superamento di 50 microgrammi per metro cubo (μg/m³) non più di 35 volte in un anno) in sette città e tredici capoluoghi li hanno già registrati fuori norma per 30 giorni. TRAFFICO - Il principale indiziato di far schizzare in alto le polveri sottili è il traffico automobilistico urbano. L’auto privata resta infatti il mezzo privilegiato dagli italiani. Su 53 capoluoghi monitorati da Legambiente, ben 45 sono le città dove i piccoli spostamenti vengono ancora effettuati prevalentemente con questo mezzo di locomozione. Come cambiare allora le abitudini quotidiane degli italiani per farli diventare più smart e degni di pretendere di vivere in una smart city? Puntando sul trasporto pubblico e sulla riqualificazione dei nostri centri urbani, dicono gli esperti. INFORMAZIONI - Per informazioni su tappe e orari connettersi a Legambiente, scrivere a trenoverde@legambiente.it o telefonare allo 0686268/417-418-419.
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Post n°974 pubblicato il 10 Aprile 2013 da personcina
Il paradosso del Polo Sud: nel mare si forma più ghiaccio perché fa più caldo L'acqua dolce e fredda che arriva dai ghiacci sciolti in Antartide forma uno strato superficiale nei mariNon è un pesce d’aprile, è uno studio apparso il 1° aprile sulla rivista specializzata Nature Geoscience e riscontrato da un gruppo internazionale di scienziati nell’arco di analisi durate alcune anni. Nei mari che circondano l’Antartide in inverno si forma più ghiaccio galleggiante proprio a causa del riscaldamento globale. Sembra un paradosso, ma le conclusioni alle quale sono giunti gli studiosi spiegano una serie di fenomeni che già altri esperti climatici avevano riscontrato e predetto (nell’emisfero boreale): l’aumento delle temperature porterà in alcune zone più freddo. FENOMENI OPPOSTI - Il fenomeno evidenziato nel ghiaccio marino al Polo Sud è l’opposto di quanto visto al Polo Nord: nell’Artico il ghiaccio si sta ritirando a elevata velocità e quello che rimane si sta assottigliando, tanto che alcuni scienziati hanno previsto che nel 2020 l’Artico sarà completamente libero dal pack in estate. In Antartide, invece, il ghiaccio marino aumenta, in particolare in inverno. Qual è la causa? BBI - Altri scienziati affermano che possono esserci diverse spiegazioni per l'aumento del ghiaccio marino in Antartide. Secondo Paul Holland, oceanografo del British Antarctic Survey di Cambridge, «lo scioglimento di enormi masse di ghiaccio continentale è un fatto, ma non è detto che questo influisca in modo significativo nell'incremento del pack». Holland lo scorso anno ha pubblicato un articolo in cui afferma che l'incremento del ghiaccio marino nel mare di Waddell è dovuto a una diversa distribuzione dei venti circumantartici, basandosi sui dati raccolti dai satelliti sui movimenti dei ghiaccio tra il 1992 e il 2010. In altre aree, come nel mare del Re Håkon, l'aumento del ghiaccio marino è dovuto alla combinazione degli effetti della temperature e del vento. Bintanja replica che gli effetti del vento sono importanti a livello locale, ma a livello continentale sono più decisive le quantità di acqua dolce derivate dallo scioglimento dei ghiacciai.
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Post n°973 pubblicato il 10 Aprile 2013 da personcina
Lombardia: bombe ecologiche, un incubo infinito Dalla Caffaro alla Fibronit, 800 siti inquinati e pochi soldi per le bonifiche. L'amianto è il pericolo maggioreSe si parla di emergenze ambientali in Lombardia, la prima cosa che viene in mente è l'aria che respiriamo. Perché è quello l'inquinamento più «visibile», di cui (ciclicamente) si parla di più. Ma ci sono molte altre emergenze, grandi e piccole, più o meno nascoste, che costituiscono minacce gravi per la salute e per l'ambiente.LOMBARDIA - In tutta la regione, infatti, i siti contaminati sono 800 (ma è probabile che sia un dato sottostimato). E tra di questi ci sono cinque «siti di interesse nazionale», vere bombe ecologiche, spesso all'interno di centri urbani, che aspettano, da più di dieci anni, di essere disinnescate: l'area Caffaro di Brescia (1.800.000 mq), il polo chimico di Mantova, la Fibronit di Broni, la Falck a Sesto San Giovanni, il polo chimico di Pioltello-Rodano. Il problema sono i finanziamenti, perché le bonifiche hanno costi altissimi, con enormi masse di terreno inquinato da rimovere e trattare. La Regione ha cercato di aiutare i Comuni ai quali sono state demandate le bonifiche, con un piano che, sino al 2014, mette a disposizione 43 milioni di euro. Cifre importanti ma che non possono supplire la latitanza dello Stato.AMIANTO - D'altra parte l'amianto, altamente cancerogeno, resta in tutta la Lombardia una bomba ecologica latente. È nascosto nei tetti delle case, delle scuole, negli ospedali, nel terreno, nell'acqua. Secondo Edoardo Bai di Legambiente è il pericolo maggiore per i cittadini. In Lombardia i siti a rischio sono 1.200, con tre milioni di metri cubi di amianto ancora in circolazione. Poi ci sono i grandi problemi ambientali, che riguardano tutto il territorio e sui quali spesso - come sottolinea il presidente di Legambiente Damiano Di Simine - non c'è alcuna sensibilità. ACQUE DI FALDA - A iniziare dall'inquinamento delle acque, quelle di falda, ma soprattutto quelle di superficie. I veleni che scorrono in Seveso, Lambro, Olona e Mella, raggiungono picchi che ci pongono ai vertici in Europa. Per l'inquinamento delle falde la presenza dei nitrati (che arriva anche ai rubinetti) è dovuta essenzialmente alla rete fognaria che sarebbe interamente da rifare. «In questo settore», dice Di Simine, «c'è un deficit di investimenti di 12 miliardi di euro. La rete va interamente riprogettata. In pochi lo sanno ma oggi quando piove i liquami finiscono direttamente nei fiumi». Per quello che riguarda le bonifiche dei terreni, Di Simine sostiene che è necessaria una regia pubblica, ma con l'intervento dei privati per far fronte agli alti costi da affrontare. Tenendo sempre alta la guardia nei confronti delle ecomafie che nelle bonifiche, come dimostra la cronaca, trovano sempre un terreno fertile per i loro traffici.
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Post n°972 pubblicato il 05 Aprile 2013 da personcina
MA QUESTI GIAPPONESI NON VOGLIONO PROPRIO CAPIRE, SONO SORDI A TUTTI GLI AVVERTIMENTI. BASTAAAAAAAAAA CON LA PESCA ALLE BALENE. BASTAAAAAAA!!!! La guerra in mare per salvare le balene I «pirati verdi» dell’associazione «Sea Shepherd» contro i pescatori giapponesi, bloccano i rifornimenti alle baleniereÈ di nuovo battaglia a sud dell’Australia tra la flottiglia degli eco-guerrieri e i balenieri giapponesi. Dopo una serie di pattugliamenti, il 29 gennaio, i «pirati verdi» dell’associazione Sea Shepherd hanno localizzato il loro nemici, i pescatori venuti dal Giappone. Una mossa seguita un’operazione a sorpresa. Due navi hanno intercettato l’unità che doveva rifornire di carburante la baleniera nipponica Nisshin Maru. Con una serie di manovre, la Sam Simon e la Steve Irwin sono riuscite a impedire l’aggancio, costringendo la petroliera a tenersi lontana. Un’azione che potrebbe avere serie conseguenze sulla campagna di caccia in quanto la baleniera può restare a secco.LE NAVI - Una terza nave della Sea Shepherd - la Bob Baker - sta invece inseguendo la Nisshin Maru. Una «filatura» condotta con l’aiuto di droni ed elicotteri a disposizione degli eco-guerrieri. I vertici della Sea Shepherd non hanno nascosto la loro soddisfazione per i risultati ottenuti fino ad oggi: «Abbiamo inferto un duro colpo ai pescatori giapponesi». A loro giudizio i cacciatori avranno problemi, anche se lo scontro è forse solo all’inizio. E altre navi sono impegnate nella sfida. I nipponici ne hanno inviate quattro, altrettanto ha fatto la Sea Shepherd che, quest’anno, ha acquisito un nuovo battello, la Sam Simon.I PRECEDENTI - In passato i due schieramentisi sono affrontati in modo feroce con idranti, lanci di granate stordenti e «puzzolenti», manovre aggressive. Nel 2010 una baleniera ha speronato l’Ady Gil, un velocissimo catamarano impiegato dagli eco-guerrieri. LA STEVE IRWING GUERRIERA CONTRO LE BALENIERE GIAPPONESI
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Post n°971 pubblicato il 05 Aprile 2013 da personcina
Il Giappone chiude la caccia alle balene Secondo gli attivisti del gruppo ecologista radicale Sea Shepherd, che ogni estate australe ostacolano con vari mezzi nei mari antartici la flotta baleniera giapponese, quest'ultima ha abbandonato definitivamente la sua caccia «scientifica» per questa stagione, dopo aver ucciso meno di 75 balene su una quota programmata di circa 950. Dopo una serie di violente collisioni fra le baleniere e la flotta di Sea Shepherd, la «nave mattatoio» Nisshin Maru e le navi arpionatrici si sono allontanate dal Territorio antartico australiano verso l'oceano Indiano, seguite dalle navi di protesta.«ABBIAMO VINTO» - «La stagione è finita bene per noi. Le condizioni del tempo continuano a peggiorare e sarebbe stato impossibile per i giapponesi uccidere più balene», ha detto il fondatore del gruppo e comandante della flotta di protesta Paul Watson: «Siamo intervenuti, abbiamo tenuto duro e abbiamo vinto». Ha aggiunto di non sapere cosa aspettarsi dalle autorità australiane all'arrivo della sua flotta a Melbourne la prossima settimana, dato che egli si trova nella lista dei ricercati dell'Interpol, «una lista riservata ai serial killer e ai criminali di guerra». È ricercato su richiesta del governo del Costarica, in seguito a un incidente legato a una campagna contro la pesca degli squali. Il governo giapponese non ha commentato le affermazioni di Sea Shepherd e il console generale a Melbourne, Hidenobu Sobashima, ha detto che il suo governo non fa dichiarazioni sui movimenti della flotta. Secondo il ministro australiano dell'Ambiente, Tony Burke, non basta sapere che la flotta giapponese torna in patria, se poi ha intenzione di tornare la prossima estate. La caccia alle balene nell'Oceano Meridionale sotto il pretesto della ricerca scientifica è illegale ed è alla base del ricorso presentato dall'Australia insieme alla Nuova Zelanda presso la Corte internazionale di giustizia, ha ricordato Burke: «Speriamo che questa sia l'ultima, o quasi l'ultima occasione in cui possono comportarsi in questa maniera, prima che la Corte internazionale emetta il suo verdetto».
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Post n°970 pubblicato il 05 Aprile 2013 da personcina
MIGLIAIA DI ANATRE MORTE TROVATE IN UN FIUME NELLA PROVINCINA DI SICHUAN. Più di 1000 anatre morte sono state gettate nel fiume Nanhe nella provincia di Sichuan del sud-ovest della Cina. Gli animali erano infilati in sacchi di tela. Le autorità le hanno recuperate e hanno bonificato l'area, ma non temono problemi per la salute dei residenti: hanno escluso da subito che i decessi possano essere stati provocati da malattie infettive. A metà marzo il caso dei 6000 suini morti trovati nelle acque del fiume che bagna Shanghai, morti per un virus che non sarebbe contagioso per gli uomini-
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Post n°969 pubblicato il 05 Aprile 2013 da personcina
«Airpocalypse» in Cina: 1,2 milioni In Cina Cina il 40% delle morti premature - pari a 1.200.000 decessi all'anno - è provocato dall'aria inquinata. I dati si riferiscono al 2010 e sono stati pubblicati nello scorso dicembre nell'ambito del 2010 Global Burden of Disease Study dalla prestigiosa rivista medica britannica The Lancet, e rilanciati il giorno di Pasqua in un convegno che si è tenuto a Pechino, come riporta il New York Times. Secondo gli autori dello studio, per la Cina queste morti premature significano 25 milioni di anni «salubri» di vita persi dalla popolazione. AMBASCIATA USA - Tra Cina e Usa è in atto una polemica sui temi ambientali, che ha avuto il culmine il 12 gennaio di quest'anno quanto la centralina posta sul tetto dell'ambasciata americana a Pechino ha indicato un livello di Pm2,5 (le microparticelle sospese più pericolose per la salute) di 886 microgrammi al metro cubo. Poco è mancato che le autorità cinesi accusassero gli americani di terrorismo, ribattendo che i dati reali da loro registrati erano più bassi ma oltre 700 μg/m³), pur sempre ben oltre i limiti suggeriti dall'Organizzazione mondiale della sanità (oltre i 25 μg/m³ la qualità dell'aria viene considerata «inaccettabile») invitando però i residenti a non uscire di casa se non proprio necessario - anche perché la visibilità stradale era pari a quella di una nebbia fittissima. Gli Usa da allora diffondono ora per ora via Twitter i livelli di inquinamento a Pechino su @BeijingAir.MAIALI E AVIARIA - La grande incognita dell'inquinamento cinese, però, non è Pechino che, pur se deve convivere con un'aria irrespirabile, è comunque monitorata. Il vero problema è il grande numero di città sovrappopolate disseminate in un enorme territorio di cui si conosce poco o nulla e non esiste nessun controllo «indipendente» sui veri tassi di inquinamento. Ogni tanto giungono gli echi di alcune manifestazioni, oppure vengono alla luce casi eclantanti, come gli oltre 16 mila maiali morti raccolti nell'ultimo mese nelle acque del fiume Huangpu a Shanghai senza che nessuno sapesse da dove provenissero. Nonostante le rassicurazioni governative, è allarme e preoccupazione a Shanghai sul nuovo ceppo di influenza aviaria che ha già ucciso due persone in città e che qualcuno lega ai maiali morti nel fiume: una delle due vittime, infatti, era un commerciante di suini. Le autorità sanitarie di Shanghai hanno specificato che nessun suino morto analizzato aveva contratto il virus dell'aviariaH7N9, ceppo mai riscontrato prima nell'uomo.
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Post n°968 pubblicato il 29 Marzo 2013 da personcina
Se in Italia la bella stagione si sta facendo ancora un po' desiderare, in Giappone la primavera è già esplosa in tutta la sua bellezza: i tradizionali fiori di ciliegio sbocciati in molte parti del paese catturano l'attenzione di migliaia di turisti e curiosi. Le più belle foto di questo spettacolo naturale che si rinnova ogni anno, e le tradizioni che vi ruotano attorno.Uscire di casa e radunarsi sotto i ciliegi in fiore. I giapponesi lo chiamano Hanami: è la tradizionale usanza di ammirare la fioritura dei sakura (gli alberi di ciliegio, appunto), un modo per godere della bellezza della primavera, che tutti gli anni riporta i colori dopo un inverno grigio. L'evento - che richiama migliaia di giapponesi verso le città in cui la fioritura si manifesta in tutto il suo splendore - si è tenuto, quest'anno, alla fine della scorsa settimana
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Post n°967 pubblicato il 29 Marzo 2013 da personcina
Benvenuti nel 2013, l'anno delle comete. A novembre Ison, più brillante della Luna piena, ci terrà con il naso rivolto all'insù. Ma prima saranno asteroidi, eclissi, stelle cadenti e la cometa Panstarrs a dare spettacolo.Che cosa ci riserva l'anno appena iniziato? Molti avvenimenti non si possono prevedere, ma le previsioni astronomiche sono già note, e si preannunciano ricche di appuntamenti da non perdere.
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Post n°966 pubblicato il 28 Marzo 2013 da personcina
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Post n°965 pubblicato il 28 Marzo 2013 da personcina
Quando l’uomo causa terremoti Si è sempre pensato che le forze in gioco nella crosta terrestre sono enormemente superiori a quelle che l’uomo può produrre al suo interno. E dunque fino a pochi anni or sono l’idea che l’uomo potesse causare terremoti era ritenuta quasi del tutto improbabile. E infatti, nel passato, neppure quando si facevano esplodere le bombe atomiche sotterranee, si ebbero casi di sismi indotti. Probabilmente però non si avevano i mezzi per trovare correlazioni tra grandi plosioni o lavori nella crosta terrestre e terremoti. In effetti, ricerche più accurate, dimostrano il contrario. In un articolo apparso sulla rivista Geology si dimostra come un terremoto avvenuto nel 2011 nello stato di Oklahoma (Usa), il quale raggiunse un’intensità del 5.7 di magnitudo, venne stato causato dall’iniezione di acque di scarico iniettate in rocce profonde. Il terremoto distrusse 14 case, causò danni alla principale autostrada della zona e ferì due persone. Mai, a memoria d’uomo, nell’Oklahoma si ebbe un sisma di tale intensità. E da allora una serie di scosse secondarie continuano a manifestarsi nell’area. Le acque inquinate erano il prodotto della perforazione di pozzi petroliferi presenti nella zona, che, come si suole fare spesso, sono state iniettate in un giacimento ormai esaurito attraverso un vecchio pozzo ancora aperto. Il pozzo di scarico era usato da circa 17 anni e mai si erano avuti problemi, “ma ora –spiega Heather Savage, un geofisico della Columbia University’s Lamont-Doherty Earth Observatory – è probabile che l’acqua abbia riempito gli spazi che un tempo occupava il greggio estratto e la pressione ha messo in azione un faglia dormiente, nota come Faglia Wilzetta, la quale ha causato il sisma”. Non è la prima volta che l’iniezione di acque di scarto creano piccoli tremori nelle rocce, ne sono stati registrati infatti, in Arkansas, Texas, Ohio e Colorado, ma questa volta si è riusciti a trovare una stretta relazione tra le acque iniettate e il movimento della faglia. Nonè e la prima volta che si hanno prove che l’uomo, con alcuni lavoro di ingegneria, ha causato sismi. Stando a Christian Klose, della School of Applied Science della Columbia University, (Usa) dal 19° secolo ad oggi più di 200 terremoti con una intensità compresa tra i 4,5 e i 7,9 gradi della scala Richter sono stati causati da lavori di geoingegneria. Spiega Klose: “Molti dei terremoti in questione sono avvenuti in aree dove esistono estrazioni di carbone, gas o altri fluidi dal sottosuolo e i terremoti sono particolarmente intensi quando i lavori sono eseguiti in prossimità di faglie attive”. Va ricordato però che affinché possa avvenire un terremoto è necessario che l’energia sismica si sia accumulata nel tempo. Una perforazione quindi, potrebbe anticipare un terremoto che comunque avverrà, ma non innescarlo dal nulla.
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Post n°964 pubblicato il 27 Marzo 2013 da personcina
America Latina: Sfruttamento cinese alimenta timori per ambiente Regione attrae oggi Pechino più dell'Africa
Più dell'Africa oggi è l'America Latina ad attrarre la Cina affamata di materie prime, divenuta così parte attiva nello sfruttamento ambientale dei Paesi sudamericani.
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Post n°963 pubblicato il 27 Marzo 2013 da personcina
La più grande estinzione recente è avvenuta nel Pacifico: fu una strage di uccelli Con l'arrivo dell'uomo sconvolti gli ecosistemi e scomparse migliaia di specie di uccelliLa più grande estinzione recente (Olocene) è avvenuta nelle isole del Pacifico e la causa è una sola: l'arrivo dell'uomo che ha sconvolto i fragili ecosistemi insulari. Il risultato è stato l'estinzione valutata in almeno 160 specie diverse di uccelli «di terra», cioè non in grado di volare come i moa della Nuova Zelanda (scomparsi nel XVI secolo), ai quali andrebbero aggiunte altre centinaia di specie più piccole, come i passeriformi, e gli uccelli di mare, per un totale di oltre mille specie. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista specializzata Pnas.CONTATTO FATALE - L'analisi è stata effettuata sui pochi reperti fossili del Quaternario recente recuperati in 41 isole del Pacifico, dai quali si deduce la perdita definitiva di migliaia di specie. Gli autori, però, avvertono che la scarsità dei reperti fossili non consente di stabilire l'esatta ampiezza e portata dell'estinzione. Due terzi delle popolazioni di uccelli di terra di queste isole è scomparsa nell'intervallo di tempo tra l'arrivo delle prime popolazioni umane e la scoperta da parte degli esploratori europei: quindi un intervallo compreso tra 3.500 e 500 anni fa circa. ESTINZIONE - Il motivo della loro estinzione è principalmente uno: l'arrivo dell'uomo (a più riprese) che ha distrutto il fragile ecosistema delle isole oceaniche (per esempio con la deforestazione) o ha contribuito all'estinzione con la predazione diretta di esemplari e uova e l'introduzione di specie aliene (per esempio ratti e gatti). La vittima più celebre è il dodo, un grosso uccello di circa 30 chili, goffo e incapace di volare, che però non viveva in Oceania (e quindi non rientra in questo studio), bensì nell'isola di Mauritius, nell'oceano Indiano, estinto dalla seconda metà del XVII secolo, dopo l'arrivo dei coloni europei. «Se poi tenessimo conto», ha aggiunto Tim Blackburn, uno dei tre co-autori dello studio, «di tutte le isole del Pacifico e anche degli uccelli marini e canori, il bilancio totale dell'estinzione è stato probabilmente di circa 1.300 specie di uccelli». Si tratta di quasi il 10% di tutte le specie viventi di uccelli, stimate in circa 10 mila.
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Post n°962 pubblicato il 23 Marzo 2013 da personcina
Ora della Terra: per 60 minuti il mondo spegne le luci Un'iniziativa del Wwf per riflettere sul destino ambientale del nostro pianetaL’Ora della Terra scatta sabato 23 marzo alle 20,30. Ideata dal Wwf, l’iniziativa, giunta alla settima edizione, vuole per un’ora far riflettere sul destino ambientale del nostro pianeta. In che modo? Spegnendo per un’ora le luci, un’azione simbolica per incidere sui cambiamenti climatici in atto e - perché no – recuperare la capacità di osservare le stelle, praticamente invisibili da anni nelle grandi città perennemente illuminate di notte. L’iniziativa vede un coinvolgimento a più livelli: è rivolta infatti sia alle istituzioni (Comuni, enti, aziende), ma anche ai semplici cittadini che possono partecipare con una semplice azione: spegnere le luci per un’ora: sempre alle 20,30 ma, grazie ai fusi orari, sarà una staffetta che girerà intorno al mondo. Lo scorso anno l’iniziativa ha coinvolto oltre 2 miliardi di persone in 7 mila città e 152 Paesi.DAL PACIFICO AL PACIFICO - Si inizierà quindi quando scatteranno le 20,30 nelle isole del Pacifico. In Italia – dall’altra parte del mondo – saranno le 8,30 di sabato mattina. La maratona avrà termine 24 ore dopo dove è iniziata nel Pacifico, alle Isole Cook, quando da noi saranno le 8,30 ma di domenica. Sarà coinvolto tutto il mondo. Spegneranno le luci i più importanti edifici e monumenti del pianeta. Solo per nominarne alcuni: dall’Opera House di Sydney che si colorerà di verde all'edificio più alto del mondo, il Burj Kalifah di Dubai, dalle torri Petronas di Kuala Lumpur alla Torre Eiffel a Parigi, dalle cascate del Niagara all'Empire State Building di New York, dal Parlamento di Londra alla Porta di Brandeburgo a Berlino, tutti spegneranno le luci per un’ora. Quest’anno la sede centrale delle manifestazioni sarà Vancouver. Alla città canadese è stato infatti assegnato il titolo di «capitale Earth Hour City Challenge 2013», un riconoscimento per i piani e i programmi per il clima e l’energia messi in atto da Vancouver che, con le sue azioni innovative in materia di cambiamento climatico e sviluppo sostenibile, oltre a ridurre l’impatto ambientale della città, hanno reso più piacevole l’ambiente urbano migliorando la qualità di vita dei residenti attuali e futuri. IN ITALIA - All’evento hanno aderito oltre 280 Comuni italiani – per la prima volta anche Assisi – e monumenti simbolo come la Mole Antonelliana di Torino, il teatro alla Scala di Milano, piazza san Marco a Venezia, piazza del Plebiscito a Napoli, l’Acquario di Genova, piazza Maggiore a Bologna, a Firenze il David di Michelangelo, Palazzo Vecchio, ponte Vecchio e Palazzo Sacrati Strozzi, la cupola di San Pietro in Vaticano, le mura di Lucca, la fontana Maggiore di Perugia, la torre dell’Elefante di Cagliari, la statua di Garibaldi a Trapani, i ponti di Calatrava a Reggio Emilia. In Italia l’evento centrale sarà a Roma in piazza di Spagna. Sarà il velista Giovanni Soldini a dare il via allo spegnimento della scalinata di Trinità dei Monti insieme all’attrice Nicoletta Romanoff e al presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi. L’evento dalle 19 sarà in diretta radiofonica nazionale in streaming su Rai Radio2.
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Post n°961 pubblicato il 21 Marzo 2013 da personcina
Quanti fiori devono visitare le api per produrre un kg di miele? Una sola ape riesce a produrre poco miele, ma l'unione fa la forza e...Secondo le stime degli apicoltori italiani, le circa 30 mila api di un alveare possono visitare fino a 225 mila fiori in un giorno, e la produzione annuale di ciascun alveare è di 20-30 kg di miele.
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Post n°960 pubblicato il 21 Marzo 2013 da personcina
Drammatico spettacolo Non è fatta di alghe, né di coralli questa "coperta" rosa che i residenti di Coronel, 540 chilometri a sudovest di Santiago, in Cile, hanno trovato sulla sabbia nelle prime ore di martedì mattina. La spiaggia "Caleta Rojas" è stata invasa da migliaia di gamberetti rossi morti, con grande sconcerto e preoccupazione di residenti e pescatori.Le spiagge sono state invase da migliaia di gamberetti rossi, "cotti" da un'ondata d'acqua marina troppo calda. I colpevoli? Forse il riscaldamento globale. E non è la prima volta che succede...
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Post n°959 pubblicato il 21 Marzo 2013 da personcina
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