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UN UN TERREMOTO TIRA L'ALTRO? LE NUOVE RICERCHE CI DICONO CHE UN RAPPORTO C'E', ANCHE SE MOLTO COMPLESSO.

Post n°923 pubblicato il 14 Aprile 2012 da personcina

Un terremoto tira l'altro

Fino ad ora era soltanto un'ipotesi nel campo della geologia: forse i sismi più violenti “si parlano”, innescando scosse anche in luoghi molto lontani tra loro. Ora le nuove ricerche ci dicono che un rapporto c'è. Anche se molto complesso.

A volte la Terra sembra svegliarsi da un sonno profondo, scossa da tremori che rimbalzano da un luogo all’altro del pianeta. Il 29 settembre 2009, per esempio, alle 19:48 ora italiana, un terremoto di magnitudo 8.1 ha scosso le isole Samoa, nell’oceano Pacifico, causando decine di vittime e generando un violento tsunami che ha attraversato tutto l’oceano. Sedici ore dopo, un altro violento sisma (magnitudo 7.6) ha colpito l’area meridionale di Sumatra, a circa 10 mila km di distanza, provocando centinaia di morti. Poi è stata la volta delle isole Vanuatu, a 2 mila km da Samoa nella stessa direzione di Sumatra, colpite da un sisma di magnitudo 7.3, cioè simile a quello d’Abruzzo. Abbastanza simile il caso del terremoto a Sumatra (11 aprile 2011) seguito 2 giorni dopo da un piccolo sisma a Palermo.
Quale filo lega questa sorprendente sequenza di eventi? È possibile che un sisma in Turchia, per esempio, possa provocarne uno in Italia? E si può arrivare, almeno in casi come questi, a prevedere l’arrivo di un terremoto e quindi a evacuare la popolazione nelle aree interessate?Nuove ipotesi
Fino a una decina di anni fa, la risposta dei geologi a queste domande era una sola: assolutamente no; non c’è alcun nesso tra terremoti che si verificano in luoghi così diversi, perché ogni sisma è un evento a sé, scollegato da ogni altro. Più precisamente, non ci sono connessioni tra terremoti che avvengono su faglie (cioè grandi fratture del terreno) diverse. I terremoti, infatti, si formano perché la crosta terrestre è divisa in grandi zattere, le “placche tettoniche”, che si spostano lentamente nel corso dei millenni generando tensioni nelle zone di contatto: sono queste tensioni a causare i terremoti. Già da tempo si sa che i sismi intensi generano repliche di minore intensità lungo la stessa faglia; ma fino a una decina di anni fa si riteneva impossibile che faglie diverse “si parlassero”, ossia che un terremoto avvenuto su una faglia potesse provocarne un altro in un’altra faglia. 
Spostamento di energia
Ora, invece, si sospetta che ciò possa accadere. Da questo punto di vista, una delle aree più interessanti del pianeta è la faglia nord anatolica, in Turchia. Questa lunga frattura, che si estende per circa 1.200 km dal Caucaso al Mar Egeo, infatti, è composta da molte faglie che, secondo le teorie tradizionali, non dovrebbero “comunicare” tra loro. I terremoti in questa zona, in altre parole, dovrebbero avvenire in modo del tutto casuale, come se l’epicentro di ogni scossa fosse deciso con un lancio di dado. Invece i 9 terremoti intensi (magnitudo superiore a 7) che si sono susseguiti nell’area dal 1939 al 1999 si sono spostati con regolarità nel tempo da oriente verso occidente: segno che non avvenivano a caso, ma che erano collegati tra loro. Come? E da noi? Nessuna prova
E in Italia? «Da noi non ci sono prove dirette di relazioni tra terremoti in faglie diverse» dice Piersanti. «Ma questo, forse, non tanto perché non esistono, ma perché è assai difficile rilevare queste interazioni in modo scientifico. Relazioni lungo la stessa faglia per riversamento di energia, invece, sono state rilevate, perché più semplici da mettere in evidenza. Il terremoto dell’Irpinia, per esempio, viene oggi spiegato come un fenomeno legato a una faglia che si ruppe in 2 o 3 punti diversi a breve distanza di tempo». Per il resto, mancano coincidenze sismiche interessanti e studi approfonditi. Tornando alla recente e impressionante sequenza di terremoti a Samoa, Sumatra e isole Vanuatu, invece, è probabile che una connessione effettivamente ci sia, anche se finora nessuno è stato in grado di dimostrarlo. Perché l’analisi di questi fenomeni dura molti mesi. E non c’è da stupirsi: lo studio di come i terremoti “parlano” tra loro è appena cominciato.

 

 

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