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Creato da personcina il 15/08/2007

L'ECOSISTEMA.

Ambiente natura

 

Messaggi di Giugno 2012

NUOVO PERICOLO PETROLIO ALLA LARGO DELLA SIBERIA. MINACCATI ORSI FOCHE MERLUZZI E PINGUINI

Post n°943 pubblicato il 28 Giugno 2012 da personcina

kara 280

BP e Russia unite per trivellare l’ArticoNuovo pericolo petrolio al largo della Siberia: orsi, foche e merluzzi minacciati dalla ricerca dell’oro nero. Ma non è tutta colpa di chi trivella.

Nuova polemica intorno al nome Bp, ormai conosciuto ai più per la triste vicenda della marea nera nel Golfo del Messico.

Nonostante il cambio ai vertici del colosso petrolifero dopo l’esplosione dello scorso anno, le mire della Bp non sembrano cambiate, anzi, il nuovo amministratore delegato Bob Dudley sembra intenzionato a conquistare nuovi pozzi petroliferi.In quest’ottica, l’accordo per esplorazioni di petrolio e gas al largo della Siberia, nel mare di Kara, siglato tra la società britannica e la società di stato russa Rosneft, preoccupa gli ambientalisti delle associazioni internazionali.
Amici della Terra, Greenpeace e WWF hanno reso noto il proprio disappunto verso una strategia che rischia di mettere a repentaglio un ecosistema marino prezioso, nel quale trovano rifugio specie protette come trichechi, orsi polari, foche e merluzzi.ll dubbio che anima i dibattiti, in effetti, è legittimo: se la Bp non ha saputo contenere i danni e gestire efficacemente un’emergenza nel Golfo del Messico, come potrebbe garantire sicurezza e rispetto di vincoli ambientali in un’area, come quella artica, già meteorologicamente complessa? Infatti secondo Dax Lovegrove, responsabile WWF, nell’Artico “ci sono meno infrastrutture, meno attrezzature per prevenire perdite di greggio e meno navi per risucchiare perdite in superficie".
Ecco quindi che per gli ambientalisti il mar di Kara sarà il “nuovo campo di battaglia”.Non è un periodo facile dunque per la società britannica, che nonostante le passate dichiarazioni, secondo cui sembrava intenzionata a passare all’energia verde, sembra invece essere entrata a tutto diritto nella “lista nera” di associazioni e attivisti.Resta da vedere come l’accordo si concretizzerà e, non meno importante, vigilare su tutte le altre trivellazioni che diverse compagnie petrolifere compiono quotidianamente, anche vicino alle coste italiane.Ricordando che la responsabilità non è solo in mano a chi trivella.Se la società moderna si alimentasse con fonti energetiche pulite, il mercato del petrolio non avrebbe tutto questo potere.

 

 

 

 

 
 
 

POLO NORD AGLI SGOCCIOLI, NIENTE PIU' GHIACCIO, LIBERE LE ROTTE NAVALI E ALLE POSSIBILITA' COMMERCIALI

Post n°942 pubblicato il 28 Giugno 2012 da personcina

artico crisi

Polo nord agli sgoccioli: niente più ghiaccio, libere le rotte navaliPolo Nord rischia a causa dello scioglimento dei ghiacciai. Ma il mondo è più interessato alle possibilità commerciali che queste condizioni offriranno

I fenomeno osservato per la prima volta nel 2008, ovvero lo scioglimento dei ghiacci al Polo Nord tale da liberare contemporaneamente il celebre Passaggio a Nord-Ovest, che attraversa le coste settentrionali di Canada e Alaska, e la rotta del Mare del Nord, che passa sopra la Russia, si sta ripetendo proprio ora, nell’estate 2011.

Esa, l'Agenzia Spaziale Europea, non ha dubbi a riguardo: sta accadendo di nuovo. Mentre il passaggio nel Mare del Nord si è aperto da metà agosto, i satelliti mostrano come anche la tratta tra Canada e Alaska sia ormai navigabile. Non un dettaglio da poco, dato che proprio questo passaggio, una volta libero, costituisce una notevole scorciatoia per il traffico marittimo tra Asia ed Europa.L’ultimo scioglimento da record risale al 2007, anno in cui ondate di aria calda si sono spinte fino ai territori artici, contribuendo pesantemente alla dispersione del ghiaccio. Sono prorio queste condizioni climatiche che hanno contribuito, l’anno successivo, alla riapertura del Polo Nord. I dati riportati da Esa sono drammatici: da una superficie di 8 milioni di Kmq censita nei primi anni ‘80, si è scesi nel 2007 ad un minimo mai registrato prima di 4,24 milioni di kmq di ghiaccio.Leif Toudal Pedersen, dell'Istituto meteorologico danese, ha precisato: «a prescindere dal fatto che i ghiacci raggiungeranno o meno un nuovo minimo, quest'anno abbiamo avuto un'ulteriore conferma che ci troviamo ormai in un nuovo regime, caratterizzato da un livello dei ghiacci sostanzialmente inferiore a quello finora osservato nell'Artico». Ed è proprio questo «nuovo regime» ad accelerare i processi decisionali volti alla spartizione geopolitica dei territori artici: più ghiaccio si scioglie, più terreno si rende disponibile a trivellazioni petrolifere ed esplorazioni commerciali.
Purtroppo le rilevazioni raccolte negli ultimi cinque anni non migliorano le prospettive: è da fine estate 2006 che i satelliti registrano, anno dopo anno, il minimo storico nelle estensioni dei ghiacciai.
Sebbene infatti, lo spostamento di acqua e ghiaccio al Polo Nord sia un fenomeno tipico degli ecosistemi glaciali, che si ripete con il susseguirsi delle stagioni, la gravità della situazione attuale è data dalla velocità con cui queste lastre si sciolgono e, non da meno, dalla quantità di suolo che, nel complesso, ogni anno viene persa.Ma come si accennava sopra, di fronte a questo prezioso ecosistema in ginocchio, c’è anche chi prepara piani di sfruttamento. La partita per spartirsi le risorse custodite nel sottosuolo artico è già ai ferri corti da tempo: giocata da Russia, Usa, Norvegia, Danimarca e Canada, sembrava potersi dilungare tra richieste di proprietà e ricorsi, fino almeno al 2014, ma sembra che, data la velocità alla quale il ghiaccio sparice, le Nazioni Unite dovranno decidere quanto prima quale Stato potrà intervenire e con quali tipi di attività.
L’unico paese che pare aver intercettato efficacemente le accelerate tempistiche di questa catastrofe ambientale è la Danimarca che, forse incoraggiata da diritti di sfruttamento geograficamente legittimabili, inizia a recriminare con maggior insistenza libertà d’azione in territorio polare.
L'unico dato certo, per ora, è che l'Agenzia Spaziale Europea continuerà a controllare la situazione con i satelliti Envisat, CryoSat e Smos, particolarmente adatti alla regione artica perché in grado di ottenere immagini attraverso nuvole e oscurità.

 

 

 

 
 
 

RISCALDAMENTO GLOBALE METTE A NCHE A RISCHIO GLI INUIT, IL POPOLO DELL'ARTICO

Post n°941 pubblicato il 28 Giugno 2012 da personcina

Riscaldamento globale: mette a rischio anche gli InuitA causa dello scioglimento repentino dei ghiacci, i batteri proliferano e il popolo Inuit si ammala.

Il ghiaccio si scioglie velocemente, i batteri cominciano a proliferare e gli Inuit si ammalano. Il riscaldamento globale non risparmia neanche il popolo dell'artico.

A lanciare l’allarme uno studio pubblicato dalla rivista EcoHealth che ha coinvolto la comunità di Rigolet, sulla costa nord del Labrador, in Canada.Gli studiosi hanno messo in relazione il meteo, analisi settimanali della qualità dell'acqua di fiumi e ruscelli e le segnalazioni di malattie gastrointestinali: «Combinando i dati abbiamo trovato dei trend molto interessanti - spiega al sito del National Geographic Sherilee Harper, dell'università canadese di Guelph - ad esempio abbiamo visto che dopo periodi di piogge massicce o di scioglimento rapido dei ghiacci c'é un aumento di batteri come l'Escherichia Coli nell'acqua, e due settimane dopo puntualmente crescono i casi di diarrea o vomito».La proliferazione dei batteri, spiega l'esperta, riguarda le fonti di acqua dolce come appunto i ruscelli, che sono utilizzati dagli Inuit soprattutto mentre sono a caccia o a pesca. Il fatto che proprio l'Artico, e in generale tutta la criosfera, cioé la parte del pianeta ricoperta periodicamente da ghiacci, sia la zona più minacciate dai cambiamenti climatici è stato confermato anche da una serie di studi pubblicati dalla rivista BioScience: i primi impatti, spiegano gli esperti, si stanno già vedendo sia per gli animali più grandi, come orsi e pinguini, sia per le alghe microscopiche, il primo anello della catena alimentare, che di norma vivono sotto i ghiacci e che ora stanno diminuendo.
 
 
 

NEL MEDITERRANEO GALLEGGIA PIU' PLASTICA CHE IN ATLANTICO E PACIFICO

Post n°940 pubblicato il 28 Giugno 2012 da personcina

 

Mediterraneo, galleggia più plastica che in Atlantico e PacificoUna montagna di micro rifiuti in plastica va alla deriva nelle acque del Mediterraneo. Se si continua così in 30 anni il mare nostrum sarà morto.

Gli allarmi si susseguono e riguardano tutti la salute del bacino del Mediterraneo. Aggredita dall’inquinamento, dalle trivelle petrolifere, dall’eccesso di pesca. Notizie preoccupanti arrivano ora anche dai dati elaborati rilevati da due missioni francesi, "Med - Mediterraneo in pericolo", che hanno monitorato le acque del mare nostrum nel 2010 e nel 2011.Emerge che ben duecentonovanta miliardi di micro-rifiuti di plastica galleggiano sulla superficie. E che se l'inquinamento continuerà ai ritmi attuali, il Mediterraneo diventerà in 30-40 anni un mare praticamente morto.

E non si tratta di ansie estreme da ambientalisti. Il dato è certo. E assieme alla preoccupazioni naturalistiche, così, entrano in gioco anche quelle legate a tutte le attività umane collegate, con un impatto economico che viene stimato catastrofico per tutte le popolazioni del litorale, che in molti casi vivono di turismo e pesca o hanno comunque occupazioni strettamente correlate.

La presenza di micro rifiuti in plastica sarebbe da record. La concentrazione media per chilometro quadrato, secondo i dati delle missioni Med, guidate da Bruno Dumontet, è superiore sia a quella dell’Atlantico che a quella del Pacifico.La nuova missione di Med, in partenza questa estate alla fine di luglio, progetta così di porre le condizioni di base per affrontare il problema.L’idea è quella di creare una sorta di prima grande mappa esaustiva, in grado di dire quanta monnezza di plastiche varie è presente nelle acque, come e dove si sposta.Il piano è quello di organizzare delle vere e proprie postazioni di controllo e di coinvolgere nello screening e nella mappatura anche i ricercatori locali di tutte le zone rivierasche, ogni gruppo dettagliando sui micro rifiuti in plastica delle coste dei propri paesi.

 

 

 

 
 
 

GRAZIE A QUESTI PAESI CHE STAMANE HANNO VISITATO IL MIO BLOG. SPERO CHE RITORNINO.INTANTO UN ABBRACCIO A TUTTI

Post n°939 pubblicato il 25 Giugno 2012 da personcina

Assèmini, ItalyToday @ 12:20 pm13
Rome, ItalyToday @ 12:01 pm3,487
Cagliari, ItalyToday @ 11:26 am225
ItalyToday @ 11:06 am2,236
Bologna, ItalyToday @ 11:05 am476
Naples, ItalyToday @ 10:33 am988
Milan, ItalyToday @ 9:57 am2,690
Pescara, ItalyToday @ 1:27 am203
Corciano, ItalyToday @ 12:17 am5

 
 
 

SULLE TEMATICHE AMBIENTALI I GIOVANI ITALIANI DAI 18 AI 30 ANNI NE SANNO POCO O NIENTE

Post n°938 pubblicato il 25 Giugno 2012 da personcina

Ambiente e sostenibilità: quasi
sconosciuti per i giovani italiani

Molti si dichiarano «sostenibili», ma nella vita di tutti i giorni agiscono in maniera superficiale e contraria

 - Poca consapevolezza per il futuro e tanta confusione sui termini, ma anche sui comportamenti per la tutela del pianeta. È questo l’atteggiamento dei ragazzi, la fascia dai 18 ai 30, quando si parla di tematiche ambientali. A dirlo, in concomitanza con la conferenza mondiale sullo sviluppo sostenibileRio+20, un’indagine condotta dal gruppo di ricerca dell’Università Iulm di Milano in collaborazione con gli atenei di Catania e di Palermo, che ha sviscerato con domande su abitudini e azioni quotidiane, il rapporto tra i giovani e la sostenibilità. Svelando una fotografia della gioventù italiana ben poco incoraggiante.   - Chi dovrà occuparsi di salvaguardare il mondo in futuro, infatti, non solo non comprende pienamente quali siano le vere azioni per farlo, ma si rivela anche incoerente, dichiarandosi sostenibile per poi agire, nella vita di tutti i giorni, in maniera contraria. Un vuoto culturale, secondo i ricercatori, da attribuire principalmente agli organi d'informazione, soprattutto tv e pubblicità, che affrontano la questione della sostenibilità in maniera superficiale, sfruttando i temi ambientali senza spiegarne la complessità e diffondendo messaggi di comportamento scorretto.  - Molti, del resto, i giovani totalmente disinteressati all’argomento. Infatti, secondo lo studio effettuato su un campione di mille studenti tra i 18 e 30 anni su tutto il territorio nazionale e coordinato da Vincenzo Russo, professore di psicologia dei consumi dello Iulm, il 33% si è dichiarato totalmente non sostenibile. Con il 19% che butta ancora tutti i rifiuti nello stesso sacco, senza nessun tipo di differenzazione. Meglio, invece, per quello che riguarda la categoria dei ragazzi, il 23%, che si dichiarano molto sostenibili. Anche se, le azioni prese in considerazione dai giovani per ridurre l’impatto ambientale del pianeta si riducono soltanto a poche categorie. «Le questioni affrontate dai giovani», afferma Russo, «quando si parla di sostenibilità si riducono allo spreco dell’energia elettrica, alla raccolta differenziata e al consumo di prodotti biologici. Anche se, nel caso del mangiare, oltre al piacere di comperare prodotti bio emergono anche una grande diffidenza e un forte scetticismo per la loro provenienza».

 

 

 

 
 
 

UN GRAZIE E CON AFFETTO A QUESTI PAESI CHE STAMATTINA HANNO VISITATO IL MIO BLOG. SPERO RITORNIATE. UN BACIO A TUTTI

Post n°937 pubblicato il 22 Giugno 2012 da personcina

Campolongo Maggiore, ItalyToday @ 8:25 am4
EuropeToday @ 8:23 am39
ItalyToday @ 8:22 am2,232
Turin, ItalyToday @ 8:22 am980
Florence, ItalyToday @ 8:20 am540
Fiumicino, ItalyToday @ 8:20 am10
Corridonia, ItalyToday @ 7:58 am2
Vicenza, ItalyToday @ 7:52 am140
Sarasota, FL, United StatesToday @ 3:11 am2
Foggia, ItalyToday @ 2:43 am32
Rome, ItalyToday @ 2:36 am3,474
Mountain View, CA, United StatesToday @ 1:07 am517

 
 
 

ALGHE IN CINA CHE DISTRUGGONO L'ECOSISTEMA

Post n°936 pubblicato il 22 Giugno 2012 da personcina

ALGHE IN CINA CHE DISTRUGGONO L'ECOSISTEMA.

Una punta di azzurro, una pennellata di verde. Sembra appena uscita dallo studio di un pittore la superficie del lago Chaohu, in Cina. Peccato che questo fenomeno non sia dovuto a un artista ma all'inquinamento. Questi sono infatti i colori delle alghe, che ogni anno invadono il bacino da giugno a settembre, distruggendo gran parte dell’ecosistema. La loro proliferazione secondo il governo, è legata all’alta concentrazione di fosforo e azoto nell'acqua per colpa dei fertilizzanti usati per concimare i campi vicini, alla mancanza di vento e all'innalzamento della temperatura nella zona.

 
 
 

PRIME LUCI SULLA MISTERIOSA STRUTTURA DEL MAR BALTICO

Post n°935 pubblicato il 22 Giugno 2012 da personcina

Prime luci sulla misteriosa struttura del Mar Baltico.

Dopo le prime immersioni dell’Ocean X, la società svedese-norvegese sorta per capire cos’è lo strano oggetto che si trova nel cuore del Mar Baltico, risulta che esso è sì “misterioso”, ma certamente non si tratta di una nave aliena affondata in mare come in un primo tempo si era lasciato intendere.
Per capire di cosa stiamo parlando dobbiamo tornare indietro di circa sei mesi quando la società in questione, che si è specializzata nella ricerca di navi affondate nel passato, aveva scoperto nel cuore del Mar Baltico un corpo adagiato sul fondo del mare che dalle risposte del sonar sembrava essere un oggetto artificiale, o almeno così dicevano i responsabili del team.

FUngo gigante
Dopo una notevole campagna pubblicitaria che ha fatto parlare di loro in tutto il mondo, la Ocean X ha deciso di analizzare l’oggetto da vicino, facendo immergere alcuni sommozzatori proprio sul luogo dove si trova la misteriosa formazione. E in questi ultimi giorni si hanno i primi risultati.Stando ai report si tratterebbe di un oggetto circolare che, nonostante l’esperienza dei sommozzatori, non è mai stato osservato in altre parti del mondo. “Inizialmente sembrava un corpo roccioso, ma ad un’attenta osservazione appare come un gigantesco fungo  con un diametro di circa 60 metri che si eleva dal fondo del mare per 3-4 metri e come un fungo possiede dei bordi arrotondati”, dicono dall’Ocean X.Secondo gli esploratori l’oggetto avrebbe un foro dalla forma simile ad un uovo sulla parte sommitale, come fosse un’apertura. E sempre sulla parte alta dell’oggetto vi sarebbero delle strane conformazioni di rocce come fossero dei piccoli focolai . E il tutto sembra ricoperto da una specie di fuliggine.

 

 

 

 
 
 

IL DECLINO DEGLI UCCELLI ITALIANI. MOLTI IN FASE D'ESTINZIONE

Post n°934 pubblicato il 22 Giugno 2012 da personcina

Il declino degli uccelli italiani.

Se gli uccelli selvatici sono in declino, a essere minacciata è la nostra stessa qualità di vita. E’ il messaggio forte che emerge dal primo rapporto “Uccelli comuni in Italia – Gli andamenti di popolazione dal 2000 al 2010” realizzata dalla LIPU-BirdLife Italia con la Rete rurale nazionale e il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, e presentato a Comacchio nell’ambitodella Po Delta Birdwatching Fair dal presidente LIPU Fulvio Mamone Capria, da Guido Tellini Florenzano e da Lorenzo Fornasari del coordinamento MITO 2000.Il rapporto rende noti i dati del progetto di monitoraggio Mito2000, realizzato nel decennio appena concluso, dal 2000 al 2010, su 99 specie di uccelli selvatici “comuni”. Il rapporto ha studiato diversi gruppi di specie a seconda dell’appartenenza all’habitat di riferimento: ad ognuno di questi è stato abbinato un indice di biodiversità, quali il Farmland Bird index (specie ambienti agricoli), Woodland Bird Index (specie ambienti boschivi), e l’All Common Species index (tutte le residue specie comuni non rientranti nei precedenti due).Dodici specie agricole su 26 studiate, appartenenti al Farmland Bird Index, hanno segnato un declino, 11 sono risultate in aumento e 3 stabili. Tra le specie in declino, a causa della meccanizzazione e intensificazione dell’agricoltura, dell’uso di pesticidi, del degrado dell’habitat appaiono la calandrella (-14,4% il decremento medio annuo, -66% dal 2000 al 2010, in Pericolo di estinzione nella Lista Rossa), l’allodola (-2,9% annuo, – 30% sul decennio, Vulnerabile in Lista Rossa), l’averla piccola (-3,6% annuo e -42% sul decennio, Vulnerabile in Lista Rossa), la rondine (-30% nel decennio), i passeri (-40%), il torcicollo (-56%), la cutrettola (-38%) e il cardellino (-34%). Tra le specie che frequentano ambienti agricoli sono invece in aumento gazza, cornacchia grigia, gheppio, ortolano, rigogolo, usignolo, upupa, tortora selvatica, luì bianco e strillozzo.
Tra le specie boschive invece del Woodland Bird Index (che al contrario del Farmland risulta stabile) sono risultate in declino regolo, cincia mora e ciuffolotto, mentre in aumento il picchio rosso maggiore, il fiorrancino, lo scricciolo, il rampichino comune, il pettirosso e la cinciarella.  

                                                       

 

ALLODOLA
Diffusa in tutta Europa negli ambienti aperti erbosi, sia incolti che coltivi e pascoli. E’ in calo del 2,9% (variazione media annuale) e si trova in uno stato di cattiva conservazione. Secondo la nuova Lista Rossa italiana è Vulnerabile. Non si è ripresa dal declino che l’ha colpita nella seconda metà del Novecento. Le cause del declino sono imputabili al degrado dell’habitat, alle bonifiche agricole, alla meccanizzazione e all’industrializzazione dell’agricoltura.

CALANDRELLA
Diffusa nell’Europa meridionale. Migratore transhariano, vive in ambienti aperti, al margine di aree umide o steppiche. E’ la specie che registra un maggior decremento su base annua: – 14,4%. Si trova in un cattivo stato di conservazione, è secondo la Lista Rossa italiana in Pericolo di estinzione (CR – Critically endangered). Le cause del declino sono da ricondurre all’uso di pesticidi, alla meccanizzazione delle pratiche agricole, allo spietramento delle aree steppiche.

RONDINE
Uccello simbolo degli ambienti agricoli, nidifica in tutta Europa in colonie, in prevalenza nelle stalle, nelle cascine e nei fienili. E’ legato ad ambienti con presenza di bestiame, che assicura la presenza di insetti, in particolare ditteri, di cui si nutre. Il decremento medio annuo è pari al 2,1%, mentre nel decennio 2000-2010 è pari al 25%. E’ in declino in gran parte dei Paesi dell’Europa centrale, e in passato ha subito un drastico decremento da cui non si è ancora ripresa. Beneficia dei programmi di sviluppo rurale che attivino misure, tra le altre, quali il mantenimento di prati stabili e pascoli, il mantenimento della zootecnia, l’agricoltura biologica, la costruzione e ristrutturazione di edifici compatibili con le esigenze della specie.

 

PASSERA MATTUGIA
Specie stanziale, nidifica in tutta Europa, e tra i passeri è la specie più legata agli ambienti agricoli. Nidifica in buchi negli edifici e in cavità scavate da altri uccelli sui tronchi degli alberi. Il suo decremento medio annuo è del 3 per cento. E’ classificata come Vulnerabile dalla lista Rossa italiana. Può beneficiare di misure quali il mantenimento delle stoppie in periodo invernale, creazione e mantenimento di siepi, filari e superfici a riposo.

TORTORA SELVATICA
Specie ritenuta un buon indicatore degli ambienti agricoli non semplificati sul piano naturale. La tortora risulta in incremento moderato, tuttavia il fatto che la specie sia risultata a livello europeo in declino marcato nel periodo 1980-1990 e poi moderato nel decennio successivo fa pensare che il monitoraggio italiano, partito nel 2000, sia iniziato quando la specie era già fortemente diminuita. Il suo stato di conservazione è giudicato cattivo, anche se la Lista Rossa non la colloca a rischio di estinzione.L’Italia, pur non ospitando popolazioni tra le più abbondanti in Europa, svolge un grande ruolo di salvaguardia delle popolazioni europee di questa specie, che migrano attraversando il nostro Paese, collocato in posizione strategica nel Mediterraneo.

 

 

 

 
 
 

COME STA IL NOSTRO PIANETA NEL GIUGNO 2012?

Post n°933 pubblicato il 22 Giugno 2012 da personcina

 

Giugno 2012. Come sta il Pianeta?

Ogni tanto mi sembra giusto chiedermi come sta il nostro pianeta… Temperatura, ghiacci, anidride carbonica… E scopro che non c’è nulla che aiuta a pensare che le cose vadano migliorando. Desidero mettervi al corrente dello stato del pianeta di questi ultimi giorni.

Quanta anidride carbonica c’è nell’atmosfera? Ecco la cifra 396,78 parti per miliardo, ossia se prendete un metro cubo di atmosfera e la dividete in un miliardo di cubetti, 396 sono di anidride carbonica. Non facciamoci ingannare dal piccolo numero perché se è davvero l’anidride carbonica ad intrappolare il calore terrestre (qualche ricercatore ha ancora dei dubbi) significa che anche una piccolissima variazione del suo contenuto ha ripercussioni molto importanti sul clima. E come vedete nel grafico qui a sinistra la quantità di anidride carbonica nell’atmosfera continua a crescere senza remissione. I dati provengono dal centro per lo studio dell’atmosfera delle Hawaii, uno dei centri più oggettivi e precisi al mondo in fatto di dati.

E passiamo ai ghiacci del Polo Nord. Negli ultimi giorni la loro estensione è ai minimi storici per questo periodo. Mai durante il mese di giugno si erano ridotti di così tanto… Ci eravamo illusi che durante l’inverno la loro estensione era tornata nella media del trentennio. Questo faceva ben sperare per l’estate. Invece con l’arrivo della primavera i ghiacci del Polo Nord hanno iniziato a sciogliersi e si sono ridotti IN MODO DRAMMATICO. Nemmeno il 2007, l’anno che vide la riduzione massima dei ghiacci polari, ebbe un inizio di giugno così drammatico. Cosa aspettarci per l’estate? Innanzi tutto, come già dicono vari ricercatori, si aprirà di nuovo il Passaggio a Nord Est che permetterà a navi di ogni stazza di partire dalla Russia e arrivare in Europa passando per il Polo Nord, poi non è da escludere che verso settembre vedremo una riduzione dei ghiacci polari settentrionali come mai li abbiamo visti a memoria d’uomo. E questo potrebbe avere ripercussioni molto forti sull’inverno a venire se, come sembra, una maggiore riduzione dei ghiacci polari estivi significa inverni sempre più freddi.

Infine la situazione della temperatura globale. Il maggio appena trascorso è stato il secondo maggio dal 1880 ad oggi in fatto di temperatura media. In alcuni luoghi del pianeta, come sugli Stati Uniti, la temperatura tra marzo e maggio è stata la più alta di sempre. La temperatura media del pianeta è stata mediamente di 14,8°C, 1,21°C sopra la media del secolo scorso. Ma come ormai è ben chiaro, gli effetti di tutto ciò non sono omogenei, se in alcune parti infatti, la temperatura può essere di molto sopra la media in altre può essere al di sotto. A questo punto cosa dire? Ben poco visto che né le parole né i fatti ci spronano a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Forse, a questo punto, dobbiamo cercare di capire meglio quali potranno essere le conseguenze della situazione e cercare di prevenire gli effetti. Come si dovrebbe fare per i terremoti. Ma anche questo ci sembra qualcosa di lontano e utopistico. E allora non ci resta che prendere atto che quel che avverrà era stato previsto e senza lacrime andiamoci incontro.

 

 

 

 

 

 
 
 

GRAZIE A TUTTE QUESTE LOCALITà CHE HANNO VISITATO IL MIO BLOG STAMATTINA. UN ABBRACCIO

Post n°932 pubblicato il 15 Giugno 2012 da personcina

Vicenza, ItalyToday @ 12:47 pm139
Rome, ItalyToday @ 12:39 pm3,437
Leno, ItalyToday @ 12:19 pm1
Sassari, ItalyToday @ 10:01 am42
ItalyToday @ 7:55 am2,217
Guidizzolo, ItalyToday @ 1:49 am9
Rovato, ItalyToday @ 12:53 am9
Naples, ItalyToday @ 12:37 am967

 
 
 

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