Molto più loquace il suo interlocutore che ha tenuto subito a far sapere che il campo era ora sgombro da quello che sembrava il macigno più pesante, ovvero la prescrizione breve, che avrebbe avuto l'effetto di un colpo di spugna non solo su migliaia di processi penali in corso, compresi quelli a carico del premier.
La sensazione è che Fini, per il ruolo istituzionale che ricopre e anche per le cose che ha affermato dall'inizio della legislatura, sia per il momento riuscito a frenare le preoccupazioni del suo interlocutore per l'«offensiva giudiziaria» che ritiene incombente su di sé e sul governo, convogliandole entro canali meno dirompenti per le opposizioni e per il Quirinale.
Fini ha ottenuto che questa norma venga presentata con un disegno di legge di iniziativa parlamentare e non con un decreto governativo; inoltre il processo breve, secondo il presidente della Camera, dovrà essere accompagnato da un cospicuo aumento dei fondi per la macchina giudiziaria, perché se è «innegabile che in Italia la durata media dei processi è troppo lunga» è anche vero che è dovere del governo «mettere a disposizione di magistrati, cancellieri, avvocati, cospicue risorse finanziarie perché in molti casi la lentezza dipende dal fatto che i tribunali sono in forte disagio».
A me non interessa sapere se risolve o meno tutti i problemi, si tratta di garantire al potere legislativo la possibilità definita dalla Costituzione di agire in piena autonomia, senza per questo limitare il diritto del potere giudiziario di indagare».
Fonte:
http://www.avvenire.it/Cronaca/GIUSTIZIA+BERLUSCONI+FINI_200911100757344570000.htm
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il 13/06/2008 alle 20:05