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Chiesa e Pedofilia

Post n°124 pubblicato il 04 Maggio 2010 da Piero_Calzona
 

Chiesa e Pedofilia

Il nuovo crimine, che attualmente sta infangando la Chiesa Cattolica, riguarda le molestie e le violenze sessuali perpetrate da preti, suore e laici cattolici, su scolari e studenti, minori e non, di orfanotrofi, scuole, seminari e parrocchie da loro ge­stiti in Europa e in America. Si tratta di stupri e di torture si­stematici di bambini, avvenuti spesso col concreto tacito concorso di una gerarchia che, in piena consapevolezza, anzi­ché punire i colpevoli, li sposta in parrocchie dove sarebbero stati più al sicuro, consentendo loro così di iterare i loro abu­si.

 

Nonostante le molte denunce (solo negli Stati Uniti fino al 2003 ne sono state presentate 11.000), che riguardano i Paesi cattolici, queste, a detta dei conoscitori del fenomeno, rap­presentano solo la punta dell'iceberg, tenendo conto di quan­te vittime, per pudore, vergogna, ricatti e minacce (spesso appoggiate dall'opinione pubblica teocon), hanno subito i so­prusi in silenzio e senza reagire. Ma l'aspetto più grave di

questo fenomeno non riguarda solo la violenza sessuale che ha coinvolto, non solo preti e suore, ma anche decine di ve­scovi e qualche cardinale, quanto la copertura degli scandali da parte delle gerarchie ecclesiastiche, spesso appoggiate dai partiti politici clericali. La Chiesa, come una piovra ferita, si è battuta con ferocia inaudita per impedire che i suoi colpevoli ministri venissero incriminati e, se condannati, li ha imboscati in modo che non finissero in carcere. Per di più, con sommo cinismo, ha tentato in tutti i modi di non risarcire le vittime dei soprusi patiti.

 

A voler imporre il silenzio, anzi il "segreto pontificio" sui reati gravi commessi dai religiosi, compresi gli stupri di mino­ri, è stato proprio l'attuale papa Ratzinger quando, da cardi­nale, era a capo della Congregazione per la dottrina della fede (la vecchia Inquisizione). Con una ben precisa circolare "De Delictis Gravioribus", inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001, egli non solo ha imposto il segreto su questi orribili abusi, ma ha rivelato che a volere una tale sciagurata direttiva era il papa in persona, quel Wojtyla che il popolino vuole sia fatto santo "subito".

 

Nel 2005, a causa di questa circolare, Ratzinger è stato in­criminato negli Stati Uniti per cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili presso la Corte distrettu­ale di Harris County. Ma nel settembre dello stesso anno, il ministero della Giustizia degli Usa, per intervento di Bush e di Condolezza Rice, ha bloccato il processo contro di lui, in quanto, essendo diventato nel frattempo sovrano dello Stato pontificio, aveva diritto all'immunità riconosciuta a tutti i capi di Stato. Ciononostante, la giustizia statunitense, con somma lealtà, è riuscita a superare i mille ostacoli frapposti dai ve­scovi locali e dal Vaticano e far risarcire le sue vittime con circa un miliardo di dollari, portando alla letterale bancarotta

cinque diocesi (Tucson in Arizona, Portland in Oregon, Spo­lpane in Washington, Davenport in Iowa e San Diego in Cali­fornia).

 

Di fronte a questi fatti nasce spontanea la domanda: perché ciò avviene solo nella Chiesa Cattolica e non nelle Chiese protestanti o ortodosse? La risposta è lapalissiana: a causa del celibato imposto al clero. Gli apostoli erano sposati e così pu­re i fratelli di Gesù. Lo affermano apertamente le Lettere di Paolo, i più antichi documenti del Nuovo Testamento. E Ge­sù? Era sposato pure lui come lo erano tutti i rabbi ebrei. In­fatti la legge Mishnaica del suo tempo, molto esplicita a que­sto proposito, recitava: "un uomo non sposato non può esse­re un Maestro". E noi leggiamo che Gesù è sempre chiamato rabbi o Maestro nei Vangeli sia canonici, sia gnostici ed apo­crifi. Quindi al suo tempo il matrimonio era considerato la condizione naturale dell'uomo e tutti in Israele dovevano sposarsi, soprattutto i sacerdoti e i rabbini. Il Talmud, il libro dell'esegesi della Legge, raccomandava addirittura al rabbino di «accoppiarsi con la propria moglie ogni notte, al fine di mantenere sgombro il cervello per gli studi».

D'altra parte, quando mai nei Vangeli troviamo che Gesù abbia predicato in favore del celibato? Al contrario egli di­chiarò esplicitamente: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse: Per questo l'uo­mo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola?" (Matteo 19,4). Ma chi era la consorte di Gesù? Penso di aprire una porta spalancata di­cendo che era Maria Maddalena, sorella di Lazzaro, il disce­polo che Gesù amava.

Dai Vangeli sappiamo che Gesù, nell'ultimo periodo della sua vita, frequentava abitualmente Betania, un villaggio molto prossimo a Gerusalemme, e trascorreva la notte in casa di Lazzaro e delle sue sorelle. Quella era quindi la sua famiglia acquisita. In un Vangelo apocrifo, di tendenza gnostica, risa­lente al secondo secolo e conosciuto come il Vangelo di Fi­lippo, troviamo: "Erano tre le donne che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella e la Maddalena che è detta sua consorte. Infatti si chiamavano Maria sua so­rella, sua madre e la sua consorte" (Vangelo di Filippo, ver­setto 32). Nello stesso Vangelo, come ulteriore conferma, leggiamo: "...la consorte di Cristo è Maria Maddalena..." (Ivi, 55).

Ci sono altri testi apocrifi che confermano il legame tra Ge­sù e Maria di Magdala, come il Vangelo di Pietro e il Vangelo di Tommaso.

Ma tutto questo fu cancellato quando i seguaci di Paolo, volendo trasformare Gesù da Messia javista, quale era stato nella realtà, nel Cristo "figlio di dio", quale doveva divenire nella loro costruzione teologica, dovettero avvolgerlo in un alone di misticismo incompatibile con il ruolo, troppo terre­no, del matrimonio. Ecco perché i tre Vangeli Sinottici hanno cancellato dalle loro pagine ogni riferimento a Lazzaro e alle sua sorelle, che noi possiamo conoscere soltanto attraverso il Vangelo di Giovanni, l'unico che ci illumina in questo campo.

 

Se Gesù e gli apostoli erano sposati come mai la Chiesa Cattolica, senza addurre un valido fondamento biblico né dottrinale, impone il celibato ai suoi sacerdoti? Durante i primi tre secoli del cristianesimo, preti, vescovi e papi erano regolarmente sposati. Paolo di Tarso, il vero creatore del cri­stianesimo, raccomandava nelle sue Lettere che i vescovi fos­sero sposati "con una sola moglie" e con figli ubbidienti. Fu il Concilio romano del 386 d.C. che stabilì che vescovi e sacer­doti sposati dovessero ripudiare le loro mogli e vivere celibi. La norma fu ampiamente contestata e disattesa, tanto che il IX Concilio di Toledo del 655, dovendo combattere la dila­gante lussuria del clero, decretò che tutti i figli generati dagli ecclesiastici, dai vescovi fino ai suddiaconi, diventavano per sempre schiavi della Chiesa. Pare però che, nonostante que­sto decreto, l'alto e il basso clero continuassero a vivere nella lussuria e nel concubinaggio.

 

Dal Medioevo fino a tutto il Rinascimento: papi, clero, mo­naci e monache, come ci raccontano le cronache del tempo, furono dediti a tutte le perversioni sessuali al punto che nel 1414 re Enrico V d'Inghilterra, per porre un freno a questa generale lascivia, tentò di introdurre la castrazione forzata nel rituale dell'ordinazione sacerdotale. Ma fu solo col Concilio di Trento (1547), convocato in seguito alla ribellione di Lute­ro, che la Chiesa riuscì a imporre ai suoi ecclesiastici una condotta meno scandalosa e a ribadire la necessità del celibato.

Da allora questa imposizione si è progressivamente impo­sta, suscitando sempre forti resistenze nel clero. Per la Chiesa, il celibato dovrebbe conferire al sacerdote un maggior cari­sma spirituale e concedergli maggior tempo da dedicare alle funzioni religiose. Viceversa, col matrimonio e con la nascita dei figli, sarebbe portato a pensare ai beni terreni e alla pro­sperità della famiglia. Ma questa imposizione ha determinato in molti dei suoi ministri delle frustrazioni sessuali, degenera­te spesso in perversioni vere e proprie, quali l'omofilia e la pedofilia, come abbiamo visto sopra. Infatti, la Chiesa Catto­lica è l'organizzazione sociale che, secondo molti ricercatori, conta, a tutti i livelli della sua scala gerarchica, la più alta con­centrazione di persone omosessuali. Preti, vescovi e cardinali, però, per camuffare le loro tendenze non tralasciano di sparare continuamente anatemi sulla "innaturalità" dei rapporti omosessuali, alimentando in questo modo l'odio e la discriminazione contro i gay. Al contrario della Chiesa Cattolica, quella Protestante, accettando o addirittura incoraggiando il matrimonio per i suoi ministri di culto, ha evitato perversioni, scandali e danni materiali.

 

Bibliografia:

La “mala” religione – di Leo Zen

 

 

 
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