CUORE NERO
le ombre dell'anima non più sole nel vortice del tempo


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Qualcuno mi ha detto che ho attraversato i secoli e la non vita
per ritrovarti, ed ora forse mi sto avvicinando,
sto venendo a prenderti
La mia visione in una notte di primo autunno mi indica la strada

La notte degli spiriti
L'aria era fredda,
mancavano pochi minuti a mezzanotte
e tornava alla memoria
la superstizione sull'ora degli spiriti.
Nell'oscurità un coro di ululati selvaggi,
il calesse correva veloce in mezzo ad alberi
che si chiudevano sopra di me come lunghi artigli,
si scuotevano sotto il fischiare del vento,
quel vento che tagliava come lama rabbiosa.
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Sempre più freddo
mentre cominciava a cadere la neve fitta e polverosa.
I miei occhi fissavano le tenebre così immobili
che li sentivo pungere da spilli
e mi sembrava di intravedere oltre quel bosco spettrale,
delle strane fiammelle azzurre ...
L'ululato dei lupi era ovunque,
il mio respiro era un'altalena di vapore
sulle dita ormai bloccate dal ghiaccio,
sentivo i sassi rotolare dietro di me con eco assordante,
i rimbalzi forti mi dicevano che stavamo salendo in maniera repentina.
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All'improvviso la bufera scomparve
per cedere alla luce fioca di una luna pallidissima,
cime frastagliate e pini contorti
che parevano ascoltare i demoni dell'abisso .
Intorno lupi bianchi con occhi di fuoco, ero paralizzata dal terrore,
nella mia bocca sentivo lo scricchiolio delle foglie rinsecchite dei viali,
ogni tanto le nuvole nere oscuravano la strada.
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L'odore di antico velluto e sigari spenti si amplificava nel freddo ...
Poi di colpo uno stridore sconosciuto
e mi trovavo davanti ad un castello diroccato,
nemmeno un raggio di luce.
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Sei con me in questo viaggio e non posso
prometterti di riportarti indietro ...

Sotto i miei passi lo scricchiolio di neve indurita,
allungando una mano sentivo un muro di pietra gelida
percorrendolo arrivavo ad un alto cancello.
Un cigolio sinistro di vecchia ruggine nell'aprirlo mi fermava il respiro,
un chiarore da fonte incomprensibile mostrava una ripida scala,
in alto un portone di antico legno ...
dovevo andare avanti ...
Il fischiare di venti gelidi portava un'onda di nube bianca,
una nebbia viva che aleggiava intorno,
ululati lontani come soffocati da una mano feroce
eppure sembravano così vicini ...
ma l'eco ritornava da quelle mura di sasso umide,
mentre salivo iniziavo a intravedere una fioca luce che filtrava
dalle fessure.
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Non sapere cosa potesse esserci là dietro ...
mille domande nella mente ... un disagio saliva forte,
eppure mi sembrava di sentire qualcuno dietro
ma c'era il vuoto ... un vuoto nero ...
arrivata a quell'uscio provai a picchiare sul battente,
improvvisamente il portone aperto dinnanzi a me
una sagoma d'uomo altissimo
in controluce ...
faceva segno di entrare.
Mi raggiunse un bagliore e percorrendo il suo viso
raccolsi uno sguardo al di là di ogni immaginazione.
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Un'onda mi attraversò come una freccia dentro la seta,
era come se avessi atteso quello sguardo da tutta una vita
forse anche di più ... senza chiedere avanzavo verso il salone,
nello stesso tempo un desiderio di tornare subito indietro ...
qualcosa di misterioso ed orribile ma affascinante
mi rapiva dentro quel castello.
Passandogli accanto mi sembrava di non cogliere nulla di
umano e possibile ... nessun calore ..
solo un profumo di fuoco spento .. di cenere antica.
Mi sentivo afferrare l'anima dentro una morsa che mi
tratteneva ogni suono in fondo alla gola,
un tonfo secco ed il portone si chiudeva dietro di me
la speranza si chiudeva dietro di me.
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Incontro
Non ero mai stata in quel castello
Eppure lo conoscevo
Nella luce delle candele frammenta dalle sbarre
Pensieri come lampi ... di gioia perduta
Un sole lontano un ricordo dannato
E poi sprofondavo nelle tenebre
Pareva che tutti i secoli fossero passati di là
Uno spessore di tempo incalcolabile
Sentivo le pietre pesarmi sull'anima
Era come se qualcosa mi avesse ricondotta a casa
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Sentivo lo sguardo di quell'uomo troppo vicino a me
E d'un tratto appariva più giovane
Ne sentivo la dolce invasione
Ma non udivo rumore alcuno
Se non il fischiar di venti là fuori
E i lamenti dei lupi che fissavano la luna
Lungo un corridoio spezzato da fiammelle fumose
Sentivo l'aria sempre più umida e acre odore di olio consumato
Oltre i miei riccioli freddi sul viso
Vedevo i suoi occhi bruciare e affondare nell'anima
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Non potevo nulla
Non potevo controllare un fiume nero che scorreva dentro
Lui mi avvicinava
Stretto
Così stretto che sentivo il cuore battere
Ma era solo il mio
Questo mi terrorizzava
Dovevo ancora capire
La volontà mi stava abbandonando
Scendeva su di me la notte più scura
L'eco dei miei passi
Come in una valle profonda
Sentivo il mio cuore nero
Immobile
...


-i racconti di pikkepo65- ![]()

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Ho appena creato il mio blog.
Presto inserirò i messaggi. Torna in un altro momento. Ciao