Creato da egregius il 28/07/2008

PINOTECA

Ovverossia la bottega di Pino

 

TORNA INSIEME AL VENTO

Post n°62 pubblicato il 06 Gennaio 2013 da egregius
Foto di egregius

TORNA INSIEME AL VENTO 

È nostro il giorno, torna insieme al vento.

Stringiti come cinghia al miofianco.

Il fuoco dell’estate s’è già spento, 

di voglia di deserto sonostanco.

 

Le piogge di stagione adesso sento

e fra l’erba bruciata non arranco.

Al lume dei tuoi occhi resto attento, 

le porte del giardino tispalanco.

 

M’aprirò come terra ai germogli, 

un cantico ho composto per saluto,

sistemerò i fiori che raccogli 

 

con fili del sorriso ritrovato, 

per ricordar che nulla va perduto

di quanto per amore viene dato. 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

HANNO CONTATO I FUICHI

Post n°59 pubblicato il 22 Dicembre 2011 da egregius
 
Foto di egregius

HANNO CONTATO I FUOCHI


Hanno contato i fuochi

sulle terre dei baroni,

soffiando via la cenere.

Non videro la pioggia di sangue

penetrata nelle terra

nè noi vedemmo più teste

appese ai pali.

Il viaggio dei morti s'è compiuto

sotto gli occhi coperti dei vivi.

Ma non tutte le sterpaglie

si son fatte giardino.

Lo scorridore di campagna

s'è trasferito in città.

 
 
 

UN LIBRO SOTTO L'ALBERO

Post n°58 pubblicato il 02 Dicembre 2011 da egregius
 
Foto di egregius

Se state pensando a un bel libro da regalare, ricordatevi del romanzo L'ULTIMA BRIGANTESSA - La vera storia di "Ciccilla" (Marco Valerio Edizioni).
Non c'è tempo migliore per L'ULTIMA BRIGANTESSA delle feste natalizie.
Il racconto si apre, infatti, proprio con la vigilia di Natale del lontno 1863.
E' in quella notte che Maria Oliverio detta "Ciccilla" ricostruisce la sua storia d'amore e la sua
vita di brigantessa.
Buona lettura!


 
 
 

L'ULTIMA BRIGANTESSA - La vera storia di "Ciccilla"

Post n°57 pubblicato il 08 Novembre 2011 da egregius
 
Foto di egregius

 

                           L’ULTIMA BRIGANTESSA

 

Sinossi

 

   24 dicembre 1863. La storia inizia in medias res quando la brigantessa Maria Oliverio, detta Ciccilla, si sveglia nel cuore della notte per l’abbaiare insistente

di un cane.

   Nel capanno dove ha trovato riparo, il marito, Pietro Monaco, alias Brutta Cera, sdraiato accanto a lei, continua a dormire e il fuoco sta per spegnersi.

    Il freddo si fa sentire. Maria si alza, alimenta il fuoco e alle fiamme inquiete

 i ricordi la scuotono e la tengono desta.

   Rivive così i suoi primi incontri con Pietro e la sua misera vita da sposata, con il marito che si adatta a fare il boscaiolo.

   Nel Regno di Napoli era consentito dagli ordinamenti militari farsi sostituire da altri giovani per assolvere gli obblighi di Leva.

   Pietro si lascia convincere da un possidente della zona e, dietro un allettante compenso in denaro, va nuovamente sotto le armi al posto di un altro. Non termina

il periodo prescritto e, all’inizio del 1860, diserta e torna dalla sua bella

e giovane moglie.

   Dopo lo sbarco di Garibaldi in Calabria, Pietro segue l’esercito garibaldino, indotto dalle promesse di condono della diserzione.

   Completata l’impresa dei Mille, Pietro torna a casa e la sua delusione è amara nell’apprendere due cose: la mancata applicazione dei Decreti Garibaldi sulle terre demaniali della Sila e la chiamata alle armi dei disertori, di quelli, cioè, che non avevano completato il servizio di leva sotto i Borboni.

   Pietro decide di non rispondere alla chiamata, si rifugia nei boschi della Sila

e si aggrega alla comitiva brigantesca di Domenico Straface, detto Palma.  

   Dopo qualche tempo decide di costituire una sua banda, che diventa la più numerosa e la più temuta della provincia.

   Intanto Maria, nel marzo del 1862, è arrestata insieme alla sorella Teresa

dalle guardie nazionali del Maggiore Fumel e costretta a due mesi di reclusione

nel tentativo di portare il marito allo scoperto.

   Uscita di prigione, viene a conoscenza di una relazione tra la sorella Teresa

e il marito. Sopraffatta dalla gelosia, la notte del 27 maggio del 1862, uccide Teresa brutalmente e, vestiti i panni di brigante, si unisce alla comitiva del marito,

con cui si rende complice di numerosi atti briganteschi.

   Alla vigilia del Natale del 1863, Pietro Monaco viene ucciso da tre dei suoi gregari più fidati. Maria non si arrende. Assume il comando della banda e tiene la campagna per altri quarantasette giorni, sfuggendo alla caccia spietata della forza pubblica.

   Alla fine è catturata nel febbraio del 1864, in una grotta lungo il fiume Neto

in località Bosco di Caccuri nel comune di Santa Severina.

   Processata a Catanzaro dal Tribunale Militare, il 30 aprile del 1864 è condannata

 “a morte mediante fucilazione alla schiena”.

   E’ l’unica brigantessa italiana alla quale è data una tale pena, che però è subito commutata dal Re Vittorio Emanuele II in quella di lavori forzati a vita.

   Viene rinchiusa nella Fortezza di Fenestrelle, in Val Chisone, in quello che

da alcuni è considerato il lager dei Savoia, dove si spegne quindici anni dopo.

 

 
 
 

L'ULTIMA BRIGANTESSA

Foto di egregius

Sono lieto di poter esporre fra gli scaffali della bottega il mio primo romanzo dal titolo L'ULTIMA BRIGANTESSA, edito da Marco Valerio Edizioni.

Racconta la storia della brigantessa Maria Oliverio, detta Ciccilla, moglie del capobrigante Pietro Monaco, alia Brutta Cera.

UNA INQUIETANTE STORIA D'AMORE

E UN SOGNO DI LIBERTA' IMPOSSIBILE

NEL CLIMA AGITATO E VIOLENTO

DELL'ITALIA RISORGIMENTALE.

 

UN ROMANZO STORICO

TRA LA CALABRIA E IL PIEMONTE

 

 

Vigilia di Natale del 1863. La brigantessa Maria Oliverio, detta Ciccilla, nell’immobile buio di un misero capanno, dove ha trovato riparo insieme al marito, il capobrigante Pietro Monaco, Brutta Cera, si lascia assalire dai ricordi che la  scuotono e la tengono desta.

Quando il marito è ucciso da tre dei suoi gregari più fidati, Maria non si arrende e assume il comando della banda. Catturata nel febbraio del 1864, è processata e condannata a morte “mediante fucilazione nella schiena”. E’ l’unica brigantessa italiana alla quale è data una tale pena, che però è subito commutata dal Re nei lavori forzati a vita. Rinchiusa nella celebre Fortezza di Fenestrelle, si spegne quindici anni dopo.

La storia, tutta vera, fa cogliere il senso di quell’evento complesso e straordinario quale fu il brigantaggio meridionale e disvela scenari che concordano nell’imputare al processo di unificazione politica dell’Italia e alle sue modalità la nascita di una “nazione forzata”.

 

 

 

 
 
 

HO POSATO IL CUORE

Post n°54 pubblicato il 12 Gennaio 2010 da egregius
 
Foto di egregius

Ho posato il cuore

sulle ali di un gabbiano

che ama il vento.

Per un po'

abbiamo insieme coltivato

rose di parole

non pensando alle spine.

S'è acceso un fuoco

di canti e melodie.

L'amore è passato leggero

senza consumare la legna.

Costava troppo fermarlo

e nessuno poteva.

Ma quando non fermi l'amore

che senso ha coltivare giardini?

I sogni non hanno visto l'alba

e le stelle son cadute fra le nuvole.

Ora c'è solo l'attesa

che il cuore si copra di ruggine.

 
 
 

RIAPERTURA

Post n°53 pubblicato il 12 Gennaio 2010 da egregius
Foto di egregius

Apro di nuovo la bottega dopo averla tenuta chiusa per crisi di prodotti. In questo periodo ho incontrato e stretto amicizia con un onorevole meridionale di nome Carmelo Pappaciullo, che mi ha convito a riaprire bottega. Sarà lui a fornirmi il materiale necessario per tenere pieni gli scaffali di merce a basso costo.

 
 
 

Post N° 52

Post n°52 pubblicato il 14 Settembre 2009 da egregius
 
Foto di egregius

 

AL RISTORANTE

 

Le nubi corrono

sulle ali del vento.

Non fanno rumore,

passano senza impacci

ed io al ristorante

per antipasto chiedo

ostriche e caviale.

 

Le nubi vanno verso Lampedusa.

Al caldo nel locale

suonano un lento.

Porta i primi il cameriere:

risotto all’aragosta

e tagliatelle ai funghi porcini.

 

                               Come sardine

                               siamo ammassati

                               nel barcone perduto fra i flutti.

 

         Per secondo ci porti

         una grigliata mista

         e un’altra bottiglia

         dello stesso champagne.

 

Ricoprono le nubi Lampedusa.

Nel Canale di Sicilia

il vento le sparpaglia

e qualcuna raggiunge

le coste dell’Africa.

Non servono a loro barconi,

passaporti o carrette di mare

e neppure tangenti

hanno ai trafficanti da pagare.

 

         Dopo il tiramisù,

         porti alla signora un caffè.

                        Io prendo un grappino.

 

 
 
 

LO SCAFFALE DEGLI STRATI DI SE'

Post n°51 pubblicato il 20 Giugno 2009 da egregius
 

Nel mare magno del web si fanno incontri di ogni tipo. Nella maggior parte delle relazioni, le persone restano ferme al primo strato di sé, che è quello della “cortesia”, lo “strato delle frasi fatte”, delle frasi come “Buona giornata”, “Felice serata”, “Come stai?”, “Sono lieto di sentirti”. Che cosa succede quando si va oltre?

Una risposta illuminante può essere fornita, seguendo uno studio sulla terapia della gestalt dello psicoterapeuta americano James Simkim. Secondo Simkim il passaggio successivo riguarda il secondo strato di sé, che è lo strato del ruolo, ruolo di maschio, di donna fatale, d’intellettuale, di marito, di padre, di figlio. Si tratta di ruoli prestabiliti, organizzati. Ma la “persona” non è là, è il suo ruolo che è là, è il modo di presentarsi.

Spesso due persone prendono contatto così. Un ruolo incontra l’altro ruolo. Quando decidiamo di mettere da parte le frasi di cortesia, i ruoli, arriviamo a una sensazione di vuoto. Tantissime persone, quando arrivano allo strato di vuoto, non vogliono proseguire oltre questo strato, o immaginano che sotto non ci sia niente. Invece oltre il vuoto c’è lo strato implosivo-esplosivo.

Lo strato esplosivo corrisponde a ciò che avviene quando si dice che le emozioni salgono alla superficie, che si è sul punto di piangere, di ridere, comunque di esplodere in qualche forte manifestazione esplosiva. Per esempio, le sensazioni sessuali forti esplodono nell’orgasmo. In una situazione sociale interpersonale puoi esplodere in gioia, in rabbia, in violenza, in lacrime. L’esplosività viene spesso repressa specie in alcune società o in alcune subculture, e quindi l’esplosività diviene implosività, cioè un comprimere, un trattenere, caratterizzato da disturbi psicosomatici come l’ulcera, l’emicrania, l’insonnia, tutti quegli spiacevoli malesseri fisici per cui il medico non riesce a trovare una causa organica.

Sotto questi strani fenomeni ci sei tu e tu sei esplosiva.

 

 
 
 

LO SCAFFALE DEL GABBIANO STANCO

Post n°48 pubblicato il 05 Giugno 2009 da egregius
 

Sospinta dai capricci del vento,

come stanco gabbiano ti sei fermata

sugli scogli della mia isola.

Di smontare i tuoi porti non ti chiedo,

se son lacci e  catene

non ti fermeranno.

Farti ascoltare altre onde,

portarti su sentieri inesplorati

è il mio sogno.

Se vuoi bere

al pozzo del mio autunno

non devi riempire di paure

fragili vasi di coccio.

Per addolcire le labbra arse

ti dirò dove cogliere melagrane mature.

Ma devi da sola scalare

il muro alto dell’orto.

Tu puoi ancora volare.

Io posso solo sognare

non certo inseguire un gabbiano.

Anche se i canti del vento aprono vie,

come posso credere che quest’ isola

abbia per te richiami d’amore?

E poi? Dove ti condurrà questo vento

che rumoroso il cielo spalanca?

Quanti altri scogli ti daranno riparo?

In quante altre isole troverai dimora?

Da me l’inverno è in agguato

e il fuoco ha consumato la legna.

Per questo in ogni caso ti prego

di non lasciarti appesantire le ali,

la pioggia non conosce ragioni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

LO SCAFFALE DEI BACI

Post n°47 pubblicato il 30 Maggio 2009 da egregius
 
Tag: amore, baci

Baci

ad ogni incontro

dammi da bere.

 

Con i baci l’amore germoglia

e l’amor baci reclama,

baci dolci, baci lenti,

baci caldi, baci ardenti,

baci fervidi, profondi,

baci teneri, struggenti,

baci intensi, appassionati,

infuocati, disperati,

baci aperti, scatenati,

calorosi, mescolati,

baci allegri, rinnovati,

impacciati, complicati,

baci pieni, baci estesi,

baci trepidi, fugaci,

baci sciolti, baci lieti,

baci solidi, completi.

 

Le labbra offrimi

e il mistero,

fusione ed estasi,

si compirà nel gaudio

dei tuoi baci.

 
 
 

UNA DOMANDA AI TENERI NAVIGANTI

Post n°46 pubblicato il 20 Maggio 2009 da egregius

Eccoci qui, grandi e piccoli navigatori, esploratori solitari, visitatori frettolosi, alla deriva in un universo così grande da non avere confini, ma dove è possibile abbracciare, ignorare o respingere altri a noi simili o per noi diversi e complicati, e che cercano di colmare vuoti, di soddisfare bisogni, di realizzare desideri, alcuni frivoli, altri elevati.

Qualcuno ci riesce, vero?

 
 
 

L'IMPEGNO DEI POLITICI E LA CORRELAZIONE DELLE COSE

Post n°44 pubblicato il 14 Maggio 2009 da egregius
 
Foto di egregius

      Dobbiamo riconoscere che tutti i politici italiani, a qualsiasi livello e di qualsiasi colore, sono sostenuti e animati da un forte ideale: fare politica perché conviene.

      Inoltre vivono il loro impegno politico senza perdere di vista una felice quanto geniale intuizione: non serve spendersi per creare una nuova politica, conta di più spendersi per trasformare, migliorandone le condizioni, gli uomini, gli esseri viventi, a cominciare da se stessi e dai più prossimi.

      Per questo tutti esaltano gli affetti familiari e consigliano di portare verso i parenti un amore superiore a quello che si porta verso gli altri.

      Esiste un filo conduttore che annoda il loro comportamento: la correlazione delle cose.

      La società è un organismo, in cui ciascun elemento contribuisce al funzionamento della totalità.

      Cosa significa, in concreto, sottolineare l’interrelazione delle cose, da un punto di vista politico e sociale?

      Il governo di una comunità, di una regione, di uno stato, l’amministrazione della famiglia, l’attenzione verso la propria persona, la realizzazione dei propri progetti e delle proprie ambizioni sono interdipendenti.

      Il buon politico è colui che sa curare in primo luogo gli affari della sua famiglia non meno che i propri.

      L’uomo politico è grande quando lavora spontaneamente per il suo benessere, in totale e completa naturalezza, senza cedere a pressioni di varia natura.

      L’attività del politico acquista così una particolare consistenza ed efficacia.

      Si colloca nella dimensione della “azione senza azione”, in apparenza passiva; in realtà, profondamente conforme alla spontaneità della natura universale, che vuole che i privilegi siano solo delle “caste”.

      E’ l’azione del minimo sforzo, che asseconda il corso delle cose anziché ostacolarlo.

    

 

 
 
 

SALUTE E FELICITA'

Post n°43 pubblicato il 10 Maggio 2009 da egregius
 

Non c’è chi non veda che tra felicità e salute c’è corrispondenza, c’è equivalenza.

Tanto è vero che la saggezza del popolo dice della salute la stessa cosa che Epicuro ebbe a dire della felicità. Dice il popolo: “Quando c’è la salute, c’è tutto”.

Dice Epicuro a proposito della felicità: “Quando essa c’è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla”. Lo stesso Epicuro, che possiamo considerare il filosofo del “buon vivere”, non tralascia di darci qualche insegnamento anche in ordine alla cultura dell’alimentazione. Egli sostiene che “il vero saggio dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce”.

 
 
 

UN PENSIERO ESTRAVAGANTE RIVOLTO AL MONDO DEL LAVORO

Post n°38 pubblicato il 01 Maggio 2009 da egregius
 
Foto di egregius

Vorrei, da bottegaio, ricordare il mondo del lavoro e soprattutto i giovani che lo cercano, ripetendo due versi, che un mio nipote, aspirante poeta, ha congegnato per sé e per i suoi amici:

Perché, fratelli cercate lavoro?

Viva il riposo che porta ristoro.

I giovani, i quali meglio dei vecchi sanno ricrearsi, con le loro riserve di disponibilità al sogno e di senso istintivo per lo svago, ci dimostrano che più si predilige il riposo più si dà peso al lavoro.

Del resto, è vero che un popolo che non riposa è un popolo stanco e un popolo stanco non sarà mai un popolo ricco e felice.

E’, forse, questa la rivoluzione più grande che oggi ai giovani viene imposta: la rivoluzione del riposo.

Forse è l’egemonia di cui abbiamo bisogno.

 
 
 

LO SCAFFALE DEI RITUALI

Post n°37 pubblicato il 25 Aprile 2009 da egregius
 
Foto di egregius

 

Il nostro vivere quotidiano è pieno di rituali.

I rituali, in effetti, servono ad esorcizzare le nostre ansie.

Lo prova il fatto che se cerchiamo di opporci al bisogno impellente di compiere un determinato rituale, andiamo incontro allo scatenarsi di una crisi ansiosa.

Allora, che fare?

Innanzi tutto è bene accettare i rituali di cui è costellata la nostra giornata, sempre che non interferiscano con l’esistenza altrui e non condizionano pesantemente la nostra vita.

Se i rituali ci schiacciano, può essere il sintomo di una nevrosi fobico-ossessiva e come tale deve essere presa sempre molto seriamente. Ricordiamoci che in genere chi compie molti rituali è una persona che è stata educata in modo rigido, pignolo e metodico. Quindi, presumibilmente, siamo troppo squadrati e precisi. Cerchiamo di concederci un pizzico di diversità.

 
 
 

LO SCAFFALE DELLE STORIE VERE

Post n°36 pubblicato il 15 Aprile 2009 da egregius
Foto di egregius

   Potresti essere il gabbiano

   che viaggia non per salutare,

   ma per cercare lo scoglio

   perduto nel mare.

   Non essere il passero morto

   caduto fuori dal nido.

   Fermati nel paese

   dove la luna è piena,

   fermati nel campo

   dove la spiga è matura,

   troverò tempo e fiato

   per raccontarti storie vere.

 
 
 

LO SCAFFALE DELLE MACERIE

Post n°35 pubblicato il 13 Aprile 2009 da egregius
 

DA SOTTO LE MACERIE

Una manciata di secondi

e il rosario dei ricordi

s’allunga d’altre poste dolorose.

Abbiamo gridato aiuto

e neppure un cane ci ha udito.

Abbiamo gridato

il nostro dolore al cielo

e la terra ha continuato a tremare.

Abbiamo scavato con le unghie

al grido disperato di chi moriva impazzito.

Disseppelliremo i morti,

lasciando sotto le macerie

amori e speranze.

Nella storia dei disastri

sono tanti i fantasmi delle negligenze.

Qui ed ora

hanno lo stesso volto

delle nostre case distrutte.

Qui ed ora

possono far compagnia

ai nostri morti imbrattati di calce.

Come non darsi pensiero

per le centinaia di morti

e per le migliaia che piangono!

Sotto i riflettori

il dolore trascina.

Domani il libro delle tragedie

ha solo qualche pagina in più.

 

 
 
 

LO SCAFFALE DELL'EUFORIA

Post n°33 pubblicato il 22 Marzo 2009 da egregius
 
Foto di egregius

Qualche giorno fa è entrata nella bottega una giovane signora tutta allegra e particolarmente su di giri. Si è avvicinata alla commessa e sorridendo le ha sussurrato:-Si vede che oggi sono euforica. Definirci euforici quando siamo su di giri è sbagliato. La parola euforia sta a significare uno stato di normale tono dell'umore. Si conttrappone al termine disforia, che può indicare sia la depressione, sia una condizione di eccitazione o di immotivata allegria.

Questa precisazione, che può sembrare pedantesca, è solo un invito rivolto ai clienti di questa bottega a voler vivere in uno stato di perenne euforia.

 
 
 

LO SCAFFALE DEGLI OCCHI DEGLI ALTRI

Post n°32 pubblicato il 10 Marzo 2009 da egregius
 
Tag: occhi

E’ uno scaffale che non passa inosservato.

Vi si trovano in bella mostra gli occhi di tutti

coloro che abbiamo conosciuto e/o che

vorremmo conoscere.

Ti puoi avvicinare, prendere gli occhi della persona

che ti interessa e metterli al posto dei tuoi occhi.

L’altro potrà prendere i tuoi occhi

e metterli al posto dei suoi.

In tal modo ti vedrà con i tuoi occhi

e tu lo vedrai con i suoi.

Sarà un vero incontro.

Mettersi al posto dell’altro per vedere

al suo posto e con i suoi occhi ciò che l’altro

sente e vede è il modo più vero, più intenso

per incontrarsi, per meglio comprendere

se stesso e per meglio percepire l’Altro.

 
 
 
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