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DISASTRO AEREO - Aereo di una compagnia filippina sbaglia l'atterraggio e finisce in mare. Tragedia sfiorata per i 118 passeggeri, ma per fortuna tutto si č risolto per il meglio, nessuna vittima: l'aereo sapeva nuotare!!!!
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SCOPERTE SCIENTIFICHE
Ho sentito da un nuovo grillinoscienziato che non è più necessario vaccinarsi: basta bere la pipì. Dopo una grande scoperta del genere penso alle povere case farmaceutiche; però la domanda è: Sarà una cura erogata dal servizio sanitario nazionale? Si dovrà pagare il tiket? Il prodotto si troverà nelle parafarmacie? Ci sarà del volontariato? Perché le belle idee sono molto difficili da realizzare. Che ne dite? E lo scienziato che ha scoperto questa cura fenomenale lo vogliamo premiare o ci accontentiamo di dargli la medaglia a 5 stalle? Fatemi sapere, sono ansioso
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COLLOQUIO IMMAGINARIO
Brunetta, "Prof., buongiorno. Vedo che la sua statura cattedratica è superiore alla mia, per questo è costretto a camminare Bocconi!
Monti, "No, non volevo alludere, veramente la penso all'altezza di ciò che dice, ma le pare!
Brunetta, "Ho sempre avuto una curiosità: Professore: qual è la misura del suo cappello?
Monti, "Beh, che domanda, cosa c'entra? Se proprio vuol saperlo porto il 52.
Brunetta, "Ah lo sospettavo!
Monti, "Cosa sospettava!
Brunetta, "Anch'io porto il 52.
Monti," E allora?
Brunetta, "Come allora. Se io con la mia statura cattedratica porto il 52, lei con la sua statura cattedratica anche, significa che io in proporzione ho quasi il doppio di materia grigia. Lei i conti li sa fare vero? Almeno dicono. Tra le altre cose a me avevano riferito che i tappi stanno sempre sopra le bottiglie, le risulta?
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RICORDI, NON RICORDI?
Sei entrata come altre volte nel mio laboratorio / rifugio / negozio.
Con la tua amica stai guardando alla luce della piccola vetrina uno dei miei manufatti. Lo giri e lo rigiri, è un vaso di acero tornito con delle rose intarsiate di madreperla. Lo commentate, io, indietro, non sento le vostre parole. Mi fermo sulle tue mani, ecco, anch’io ammiro qualcosa e un ricordo pungente mi assale: una volta sola ebbi il piacere di stringertele. Con sentimento, intendo. Formalmente molte volte, alle ricorrenze, agli incontri occasionali, agli arrivi, alle partenze. Ma ricordo solo quella volta. Eravamo giovani, 17 anni io e 16 tu, per la festa di ss. Cosma e Damiano ci si recava tutti al Santuario. Parlo di circa 60 anni fa. Come nei racconti era una splendida giornata di settembre, su per l’erta che portava alla chiesetta, vigne, uliveti e prati. Il nostro gruppo prendeva le scorciatoie, ci si fermava, si aspettavano gli adulti, qualche battuta scherzosa, mai irriverente, si ripartiva: era la gioia serena dell’età. Giunti alla meta, la funzione religiosa, il pranzo al sacco (perdon, il pic-nic) con i gruppi sempre in movimento che si dividevano, si aggregavano, si ricomponevano., La processione finale e il ritorno al paese.
Tutti i giovani, noi compresi, si attardavano a scherzare, cantare, ridere di un nonnulla, a fare dimostrazioni di abilità, salti pericolosi, capriole senza mani. corse con le mani a terra e testa all’ingiù; ormai anche per noi era giunto il tempo di scendere a valle. Il sentiero ci sembrava lungo e tagliammo per i prati. Prima a passo, poi sempre più in fretta: una buca, io che ti ero vicino afferrai la tua mano per impedirti di cadere. Non la ritraesti, no. Cominciammo a correre a rotta di collo. Con la tua mano tenera e calda nella mia già rugosa avvertii tutto il mondo dei sogni. Tenertela per sorreggerti, tenertela perché non ti portino via, tenertela per aiutarci, tenerla per tutta la vita. Nella nostra corsa, che non saprei dire quanto durò, progettai tutto un futuro radioso, un sogno che al giungere alla strada maestra sciogliesti. La tu mano si ritrasse e “ciao, ci vediamo”.
Continui a guardare il vaso, ne sfiori la sagoma (lo dico a me stesso: è bello) con quella mano che il tempo ha segnato. Quella mano che qualche volta avrei voluto nei miei capelli, che avrei voluto mi sfiorasse il volto con la stessa voluttà che sta sfiorando le anse del mio lavoro, che avrei voluto nei momenti tristi sentirla sulla mia spalla, con te dietro che senza profferir parola mi facevi coraggio. Prendendo una frase da uno scritto a me caro dico anch’io: “ricordi, non ricordi?” Forse nel vaso che sfiori, e che so già ti regalerò, c’è il ricordo della mia mano rugosa, della nostra corsa sfrenata, del nostro (voglio illudermi fosse anche il tuo) sogno svanito.
Annotare questi ricordi su pagine dove sembra ci sia la mostra delle prestazioni erotiche, la fiera della vendita e degli acquisti della dignità propria e del prossimo farà ridere molti. Ci sarà invece chi come me avrà un ricordo dolce che lo ha accompagnato nell’arco della vita, che ha custodito gelosamente nell’angolo del cuore affinché nessuno potesse sfiorarlo e queste note gli porteranno un po’ di tenerezza. L’età e il tempo ci hanno segnato e resi saggi ma non sono stati così crudeli da toglierci i ricordi .
Si avvicina con la sua amica. Le chiedo: “ti piace?”
“Sì, è bello, molto bello”
“Se vuoi, prendilo”
Lo accetta, mi ringrazia e: “Ciao, ci vediamo”, come allora, e come allora la mia mano resta sola.
Escono, noto il suo incedere leggermente ondeggiante e incerto, una stretta al cuore, anch’io cammino così: la nostra corsa si avvicina alla strada maestra: tranquilla, tu non lo sai ma la mia mano rugosa da quel giorno stringe sempre la tua e da lontano ci sorreggiamo a vicenda.
Pi. Ago.
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Come ti chiami fanciulla?
Il tuo nome non conta,
Eri un fiore tra fiori
E ti hanno estirpata
Il tuo carnefice ignorante e bestiale
Che al posto del cuore ha una pietra
Si crede potente, forte, invincibile
Invece ha un tarlo invisibile
Che piano lo rode.
E' pazzo e pazzo rimane,
Troverà sul cammino, forte lo spero
Qualcuno che il circolo chiude.
E tu, invece fiore tra i fiori
Ci rimani per sempre nei cuori.
Pi Ago
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