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pino.bullara
   
 
Creato da pino.bullara il 24/04/2011
poesie

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Pino Bullara.
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Omino

La disubbidienza civile ( Ghandi)

  «La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo» (Ghandi).

 

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Franca

Post n°125 pubblicato il 29 Maggio 2012 da pino.bullara

 

"Franca Viola, nata ad Alcamo nel 1947, fu la prima donna siciliana a rifiutare il matrimonio riparatore, diventando un simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane".

Franca

 

«Matrimonio senza l’amore,

matrimonio di  riparazione.

Dire sì al mio violentatore

e rassegnarmi all’umiliazione.

 

Per Santo Stefano io fui rapita

da un vile  “guappo” arrogante:

cambiò per sempre la mia vita,

offesa da un’azione infamante.

 

Finsi, coi miei, di acconsentire.

Tornammo per celebrare il rito.

I carabinieri, pronti a intervenire,

lo catturarono e in cella fu spedito.

 

Franca sono stata nell’agire,

al processo ancor più risoluta,

non mi feci da lui intimorire,

alla fine, giustizia ho avuta.

 

In prigione, rimase dieci anni.

Uscì dopo che pagò il suo errore.

Fu ucciso, poi, per altri danni.

Io feci un matrimonio d’amore.»

                   ( Pino Bullara)

Donne

 

 
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La Pucelle d’Orléans

Post n°124 pubblicato il 27 Maggio 2012 da pino.bullara

La Pucelle d’Orléans

 

« Ce sera un symbole de contradiction:

signe de sauveur ou de perdition.»

Et toi, aussi, comme Notre Seigneur,

tu as été signe de joie et de douleur.

 

Fille du Moyen Age, pour naissance,

mais vécue à l’aube de la renaissance,

tu vivais dans la foi et les traditions

et  tu as affirmé fort tes convictions.

 

Tu as quitté ton village et tes moutons

et as porté une épée et des pantalons.

A Reims tu as fait sacré le Dauphin,

en réalisant ton rêve et ton destin.

 

On t’a brûlée vive  comme sorcière,

puis faite Sainte pour la France entière.

Tu as conduit une guerre de libération,

poussant ton pays à son unification.

 

Les voix que tu entendais étaient de vérité,

parce que tu les sentais dans ton intimité.

Là-haut du ciel brilles,  que tu es belle !

Jeanne d’Arc de Loraine, la Pucelle.

(Pino Bullara)

(Sotto c'è la versione italiana)

 
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La Pulzella d’Orléans

Post n°123 pubblicato il 27 Maggio 2012 da pino.bullara

La Pulzella d’Orléans

 

“Sarà un simbolo di contraddizione:

segno di salvezza o di perdizione”.

E anche  tu, come Nostro Signore,

sei stata segno di gioia e di dolore.

 

Figlia ancora d’un mondo medioevale,

vissuta all’alba dell’era rinascimentale,

vivevi tutta nella fede e nelle tradizioni,

con forza affermasti le tue convinzioni.

 

Lasciasti il tuo villaggio e i tuoi montoni

e come un uomo, portasti spada e calzoni.

A Reims, hai fatto incoronare il Delfino,

realizzando il tuo sogno e il tuo destino.

 

Ti hanno bruciata viva come una strega,

poi fatta Santa, tutta la Francia ti prega.

Hai condotto una guerra  di liberazione,

avviando il tuo paese all’unificazione.

 

Le voci che udivi erano voci di verità,

perchè le sentivi forte nella tua intimità.

Ora brilli lassù in ciel come una stella,

Giovanna d’Arco di Lorena, la Pulzella.

                                 (Pino Bullara)

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Sofonisba

Post n°122 pubblicato il 27 Maggio 2012 da pino.bullara

Sofonisba

 

«Il nuovo mondo, pian piano, si scopriva;

il nuovo secolo sette lustri già compiva;

dove "torrone, Torrazzo, tettone" vi sono,

là a Cremona, della vita ricevetti il dono.

Il nome mio è Sofonisba degli Anguissola.

A superare ostacoli e pregiudizi non fui sola:

mio padre mi sostenne nella mia aspirazione,

le mie sorelle mi seguirono con convinzione.

 

Con me il Rinascimento si tinge di rosa,

a vent'anni divenni una pittrice famosa.

Amavo la musica, le arti e la letteratura,

ebbi rapporti epistolari con gente di cultura.

Di Bernardino Campi fui allieva provetta,

della notorietà, presto, raggiunsi la vetta.

In Spagna vissi la mia carriera più bella:

ritrattista alla corte della regina Isabella.

 

A palazzo, feci ritratti alla famiglia reale;

della regina fui una dama devota e leale.

Lasciai, poi, la Spagna per un'altra contrada:

in Sicilia, sposai il nobile Fabrizio Moncada.

Ma il mare, dopo un lustro, mi rubò lo sposo;

sconvolta, non trovavo più né pace né riposo.

Lasciata Paternò, ormai diventata un inferno,

mi fermai a Livorno, dove passai l'inverno.

 

Qui conobbi Orazio Lomellini, un genovese;

mi sposai a Pisa con questo capitano cortese.

Vissi a Genova. Poi tornai in Sicilia con gioia,

a corte del vicerè Emanuele Filiberto di Savoia.

Da tutti ero stimata e considerata grande artista.

Dipinsi fino a quando m'accompagnò la vista.

Un quarto di secolo quello successivo contava,

il sedici novembre l'anima mia in cielo volava.

 

 

Nella chiesa di San Giorgio c'è la mia fossa,

a Palermo, dove riposano in pace le mie ossa.

Lì una lapide, in mia memoria, ancora rimane:

"... tanto insigne nel ritrarre le immagini umane...

Orazio Lomellini, colpito da immenso dolore,

pose questo estremo segno di onore..."

"Volere è potere". Pittrice decisi di diventare:

che da stimolo ed esempio sia stato il mio fare.»

 

                       ( Pino Bullara )

 

 
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L’euru

Post n°120 pubblicato il 19 Maggio 2012 da pino.bullara

L’euru


«Salutamu, ‘mpari Turiddru, comu stamu?»
«Saluti a vu’, masciu Giurlannu, cca tiramu;
i’ staju bonu e nu’ mi pozzu lamintari,
meglio ‘accussì nun si po propriu stari.»

«Sugnu cuntentu ca nu’ vi lamintati,
ma cu chist’euru comu vi truvati?»
«Ma chi va diri? Pi mia nenti ha cangiatu,
u postu ‘e milli liri, l’euru ha pigliatu.»

«No, masciu Giurlannu, bisogna sapiri
ca un euru è quasi quasi du mila liri.»
«Ma chi è? Chi mi stati ‘mpapucchiannu!?
Un euru è milli liri vi staju dicennu:

Un chilu ‘i puma o pira, un mazzu ‘i giri,
ora sunnu un euru, prima eranu milli liri;
‘na carta d’ova, millecincucentu liri si cunta,
ora però, sunnu propriu un euru e cinquanta.»

«Caru compari, m’aviti propriu cumminciutu,
ora, ‘stu cuntu ‘u capivu grazii o vostru aiutu.
Ma, du me stipendiu, vu’ ca sapiti ‘a verità,
cu mi l’av’ a dari a mia l’antra mità?»

(Pino Bullara)

 

 
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