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Creato da pino.bullara il 24/04/2011
Poesie di Pino Bullara

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il proprio parere liberamente.

Le persone fanatiche,

bigotte e volgari

 non sono gradite.

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 L’autore delle poesie
di questo blog è
Pino Bullara.
Ai sensi del D.L.196/2003,
il materiale qui contenuto
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senza il permesso dell’autore.

 

 

Omino

La disubbidienza civile ( Ghandi)

  «La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo» (Ghandi).

 

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I misteri del "Cenacolo" di Leonardo.

Post n°189 pubblicato il 18 Maggio 2013 da pino.bullara

 

 

 

 

 

 

   

I misteri del "Cenacolo" di  Leonardo.

 

 Il primo personaggio, alla destra di Cristo, non è Giovanni, come si dice comunemente, Maria Maddalena, come avrebbe ipotizzato qualcuno, ma Maria, la madre. A riprova, il suo volto è sovrapponibile con quello di un altro dipinto di Leonardo: "La Vergine delle rocce".

   Sempre a destra, dietro il terzo personaggio, si nasconderebbe Giuda, indegno di essere raffigurato, con le braccia aperte, e di cui si vedono solo le mani: quella sinistra che indica minacciosa il collo di Maria e quella destra che impugna un coltello, visibile al centro di questa metà tavola. Queste mani non sono attribuibili al secondo personaggio né a nessun altro, perché, così, si avrebbero degli arti sproporzionati e deformi, decisamente non in linea con le capacità artistiche di Leonardo.

(Pino Bullara) 

 

Cenacolo (Particolare)

Il 4° uomo

 

http://www.nelvento.eu/ucodicidavinci.htm

 

http://www.nelvento.eu/leonardo.htm

 

 
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Mimetizzazione

Post n°187 pubblicato il 24 Aprile 2013 da pino.bullara

Mimetizzazione

 

Per gli antichi Greci, l'aspetto esteriore

doveva corrispondere a quello interiore.

Chi era bello aveva pure l'animo gentile,

chi era brutto era, anche, malvagio e vile.

 

Questo schema era una regola universale,

valida sia per l'uomo che per l'animale.

I furbi, allora, cercarono di darsi da fare,

e il loro aspetto cominciarono a mutare.

 

Così, animali velenosi, brutti e orripilanti

si mutarono in esseri belli e affascinanti.

Mentre insetti innocui fecero mutamenti,

fino a somigliare a pezzetti di escrementi.

 

L’innocuo serpente Anilus appare rosso-giallo,

per somigliare al velenoso serpente corallo.

Il pesce leone innocuo e variopinto appare,

ma con i suoi aculei non c'è da scherzare.

 

Anche l'uomo utilizza la mimetizzazione,

nascondendo la sua indole con attenzione.

Ci sono uomini malvagi, come lupi rapaci,

che però con sorrisi e moine mandano baci.

 

Conosco un tizio, di malvagità è intriso,

che cela la sua cattiveria dietro il sorriso.

Prima o poi, col mordersi la lingua finirà,

e con lo stesso veleno del suo morso... morirà!

                               (Pino Bullara)

 

 

 
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I mestieri di una volta.

Post n°186 pubblicato il 11 Aprile 2013 da pino.bullara

I mestieri di una volta.

Passa il tempo e non trova mai posa,

cambia il paese e cambia ogni cosa.

Quanti mestieri che c'erano una volta!

Spariti tutti! La società è stravolta!

 

La mattina, quando il sole si levava,

Antonio il capraio per le vie passava;

ogni giorno portava il latte alla gente,

mungendo le sue caprette direttamente.

 

Per strada, a gran voce si sentiva gridare:

“La ricotta in brodo venite a comprare!”

Con un contenitore ognuno si partiva,

con la ricotta in brodo poi si veniva.

 

Quanti mercanti! Quanta gente d’affari!

Il pescivendolo portava polpi e calamari;

il contadino: cicoria, tenerume e bietole,

ma anche azzeruoli, pere, mele e nespole.

 

Si vendevano carciofini, per le vie paesane,

chiocciole asperse, vignaiuole, thebe pisane.

D’estate, con la carriola dal fondo zincato,

si vendeva ghiaccio a pezzi o grattugiato.

 

Nelle botteghe si vendevano sarde salate,

ma nelle foglie di fico venivano arrotolate.

Trippa cotta, sanguinaccio e poi piedini

si servivano nelle taverne, fra odor di vini.

 

 I calzolai tacchi e suole mettevano,

i sarti vestiti per uomo facevano.

La sartina ricamava le lenzuola,

c’era chi vendeva  passeri e scagliola.

 

Chi cestini e sedie impagliava,

chi bambole per capelli cambiava;

per ferro-vecchio o alluminio vile,

ricevevi una bagnarola o un bacile.

 

L’arrotino per le viuzze passava:

forbici, coltelli e lame molava.

Uova  e pollastrelle si vendevano,

oche e galline sotto casa si tenevano.

 

Nero come l'inchiostro era il carbonaio,

bianco come la lisciva era il gessinaio;

il venditore d’olio unto e uggioso era,

sporco, il fabbro della casa cantoniera.

 

Le cose si vendevano e si compravano,

ma le cose rotte sempre si riparavano.

C'era chi piatti e vasellame incollava,

chi ombrelli, vasi e imbuti aggiustava.

 

'Una volta, quando povera era la gente,

si teneva di tutto, non si gettava niente;

ora buttiamo ogni cosa e niente dura,

e fin'a quando si mantiene... è ventura.

(Pino Bullara)

 
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I mistera di 'na vota.

Post n°184 pubblicato il 11 Aprile 2013 da pino.bullara

 

'I mistera di 'na vota.

 

Passa 'u tempu e nun havi  posa,

cangia 'u paisi e cangia ogni cosa.

Quantu mistera ca c'eranu 'na vota!

A unu a unu stannu sparennu a rota.

 

'A matina, quannu 'u suli si susiva,

'u zi' 'Ndoniu, 'na vaneddra, 'viniva;

ogni jornu purtava 'u latti a la genti,

mungennu 'i so crapuzzi direttamenti.

 

Na  vaneddra si sintiva vanniari:

“'A ricotta a brodu, itivi accattari!”

Ca caputa ognunu si nni partiva,

ca ricotta a brodru si nni viniva.

 

Quantu cristiani si vidivanu arrivari!

'U pisciaru purtava purpi e calamari;

'u viddranu: zarchi, cicoria, tinniruma,

e po' nespuli, azzalori, pira e puma .

 

Cacocciuli calli si vinnivanu ni vaneddri,

muntuna, scataddrizzi e babbaluceddri.

'A stati, passava 'a curriola, comu sacciu,

a vinniri grattatella e pezz'i ghiacciu.

 

'I putiara vinnivanu 'i sardi salati,

ma ni pampini di ficu eranu 'ntrusciati.

Robba-cotta, sangunazzu e piduzzi

c'eranu ni putii 'i vinu e ni stratuzzi.

 

I scarpara tacchi e soli mittivanu,

'i custurera  vistita allistivanu,

'a sartina arraccamava linzola,

e cu vinniva passari e scagliola.

 

C'era cu panara e seggi 'mpagliava,

cu bambuli pi capiddri cangiava;

pi ferru-vecchiu e alluminiu c'era

cu ti dava un vacili o 'na bagnera.

 

Si vidivanu passari na vaneddra

cu ammulava forbici e cuteddra.

Si vinnivanu ova  e puddrasceddri;

ochi e gaddrini si tinivanu ni vaneddri.

 

Nivuru comu l'inca era 'u cravunaru,

biancu comu 'a liscia era 'u issaru,

l'ogliularu sempri untu e sivusu era,

'ngrasciatu 'u firraru stava 'ncantunera.

 

'I cosi si vinnivanu e s'accattavanu,

e i cosi rutti sempri s'azzizzavanu;

c'era cu ncuddrava piatta e caputi,

cu cunzava paracca, grasti e muti.

 

'Na vota ca puvureddra era la genti,

si sarbava  tuttu, nun si ittava nenti;

ora  jittamu ogni cosa  e nenti dura

e fin'a quannu teni ... è vintura.

                   (Pino Bullara) 

 
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