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Creato da pino.bullara il 24/04/2011
Poesie di Pino Bullara
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Omino
La disubbidienza civile ( Ghandi)
«La disobbedienza civile diviene un dovere sacro quando lo Stato diviene dispotico o, il che è la stessa cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile Stato è partecipe della sua corruzione e del suo dispotismo» (Ghandi).
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I misteri del "Cenacolo" di Leonardo.
Il primo personaggio, alla destra di Cristo, non è Giovanni, come si dice comunemente, né Maria Maddalena, come avrebbe ipotizzato qualcuno, ma Maria, la madre. A riprova, il suo volto è sovrapponibile con quello di un altro dipinto di Leonardo: "La Vergine delle rocce".
Sempre a destra, dietro il terzo personaggio, si nasconderebbe Giuda, indegno di essere raffigurato, con le braccia aperte, e di cui si vedono solo le mani: quella sinistra che indica minacciosa il collo di Maria e quella destra che impugna un coltello, visibile al centro di questa metà tavola. Queste mani non sono attribuibili al secondo personaggio né a nessun altro, perché, così, si avrebbero degli arti sproporzionati e deformi, decisamente non in linea con le capacità artistiche di Leonardo.
(Pino Bullara)

Cenacolo (Particolare)

Il 4° uomo
http://www.nelvento.eu/ucodicidavinci.htm
http://www.nelvento.eu/leonardo.htm
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Mimetizzazione
Per gli antichi Greci, l'aspetto esteriore
doveva corrispondere a quello interiore.
Chi era bello aveva pure l'animo gentile,
chi era brutto era, anche, malvagio e vile.
Questo schema era una regola universale,
valida sia per l'uomo che per l'animale.
I furbi, allora, cercarono di darsi da fare,
e il loro aspetto cominciarono a mutare.
Così, animali velenosi, brutti e orripilanti
si mutarono in esseri belli e affascinanti.
Mentre insetti innocui fecero mutamenti,
fino a somigliare a pezzetti di escrementi.
L’innocuo serpente Anilus appare rosso-giallo,
per somigliare al velenoso serpente corallo.
Il pesce leone innocuo e variopinto appare,
ma con i suoi aculei non c'è da scherzare.
Anche l'uomo utilizza la mimetizzazione,
nascondendo la sua indole con attenzione.
Ci sono uomini malvagi, come lupi rapaci,
che però con sorrisi e moine mandano baci.
Conosco un tizio, di malvagità è intriso,
che cela la sua cattiveria dietro il sorriso.
Prima o poi, col mordersi la lingua finirà,
e con lo stesso veleno del suo morso... morirà!
(Pino Bullara)
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I mestieri di una volta.
Passa il tempo e non trova mai posa,
cambia il paese e cambia ogni cosa.
Quanti mestieri che c'erano una volta!
Spariti tutti! La società è stravolta!
La mattina, quando il sole si levava,
Antonio il capraio per le vie passava;
ogni giorno portava il latte alla gente,
mungendo le sue caprette direttamente.
Per strada, a gran voce si sentiva gridare:
“La ricotta in brodo venite a comprare!”
Con un contenitore ognuno si partiva,
con la ricotta in brodo poi si veniva.
Quanti mercanti! Quanta gente d’affari!
Il pescivendolo portava polpi e calamari;
il contadino: cicoria, tenerume e bietole,
ma anche azzeruoli, pere, mele e nespole.
Si vendevano carciofini, per le vie paesane,
chiocciole asperse, vignaiuole, thebe pisane.
D’estate, con la carriola dal fondo zincato,
si vendeva ghiaccio a pezzi o grattugiato.
Nelle botteghe si vendevano sarde salate,
ma nelle foglie di fico venivano arrotolate.
Trippa cotta, sanguinaccio e poi piedini
si servivano nelle taverne, fra odor di vini.
I calzolai tacchi e suole mettevano,
i sarti vestiti per uomo facevano.
La sartina ricamava le lenzuola,
c’era chi vendeva passeri e scagliola.
Chi cestini e sedie impagliava,
chi bambole per capelli cambiava;
per ferro-vecchio o alluminio vile,
ricevevi una bagnarola o un bacile.
L’arrotino per le viuzze passava:
forbici, coltelli e lame molava.
Uova e pollastrelle si vendevano,
oche e galline sotto casa si tenevano.
Nero come l'inchiostro era il carbonaio,
bianco come la lisciva era il gessinaio;
il venditore d’olio unto e uggioso era,
sporco, il fabbro della casa cantoniera.
Le cose si vendevano e si compravano,
ma le cose rotte sempre si riparavano.
C'era chi piatti e vasellame incollava,
chi ombrelli, vasi e imbuti aggiustava.
'Una volta, quando povera era la gente,
si teneva di tutto, non si gettava niente;
ora buttiamo ogni cosa e niente dura,
e fin'a quando si mantiene... è ventura.
(Pino Bullara)
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'I mistera di 'na vota.
Passa 'u tempu e nun havi posa,
cangia 'u paisi e cangia ogni cosa.
Quantu mistera ca c'eranu 'na vota!
A unu a unu stannu sparennu a rota.
'A matina, quannu 'u suli si susiva,
'u zi' 'Ndoniu, 'na vaneddra, 'viniva;
ogni jornu purtava 'u latti a la genti,
mungennu 'i so crapuzzi direttamenti.
Na vaneddra si sintiva vanniari:
“'A ricotta a brodu, itivi accattari!”
Ca caputa ognunu si nni partiva,
ca ricotta a brodru si nni viniva.
Quantu cristiani si vidivanu arrivari!
'U pisciaru purtava purpi e calamari;
'u viddranu: zarchi, cicoria, tinniruma,
e po' nespuli, azzalori, pira e puma .
Cacocciuli calli si vinnivanu ni vaneddri,
muntuna, scataddrizzi e babbaluceddri.
'A stati, passava 'a curriola, comu sacciu,
a vinniri grattatella e pezz'i ghiacciu.
'I putiara vinnivanu 'i sardi salati,
ma ni pampini di ficu eranu 'ntrusciati.
Robba-cotta, sangunazzu e piduzzi
c'eranu ni putii 'i vinu e ni stratuzzi.
I scarpara tacchi e soli mittivanu,
'i custurera vistita allistivanu,
'a sartina arraccamava linzola,
e cu vinniva passari e scagliola.
C'era cu panara e seggi 'mpagliava,
cu bambuli pi capiddri cangiava;
pi ferru-vecchiu e alluminiu c'era
cu ti dava un vacili o 'na bagnera.
Si vidivanu passari na vaneddra
cu ammulava forbici e cuteddra.
Si vinnivanu ova e puddrasceddri;
ochi e gaddrini si tinivanu ni vaneddri.
Nivuru comu l'inca era 'u cravunaru,
biancu comu 'a liscia era 'u issaru,
l'ogliularu sempri untu e sivusu era,
'ngrasciatu 'u firraru stava 'ncantunera.
'I cosi si vinnivanu e s'accattavanu,
e i cosi rutti sempri s'azzizzavanu;
c'era cu ncuddrava piatta e caputi,
cu cunzava paracca, grasti e muti.
'Na vota ca puvureddra era la genti,
si sarbava tuttu, nun si ittava nenti;
ora jittamu ogni cosa e nenti dura
e fin'a quannu teni ... è vintura.
(Pino Bullara)
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