“La libertà è solo un mezzo, il fine è la felicità.”
L'ONDA DI NIETZSCHE
Come giunge avida quest'onda, come se potesse giungere a qualcosa!
Come si insinua con spaventevole precipitazione nel più intimo recesso dell'anfratto roccioso! Pare che voglia presentarsi a qualcuno; pare che vi sia nascosto qualcosa di valore, di grande valore. E adesso torna indietro, un po’ più lentamente, sempre bianchissima per l'eccitazione.
È delusa? Ha trovato quel che cercava? Si finge delusa? Ma già si avvicina un'altra onda, più avida e più selvaggia ancora della prima; anche la sua anima sembra colma di misteri e della bramosia di scavare tesori.
Così vivono le onde. Così viviamo noi, animati dalla volontà!
ULTIMI COMMENTI
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Post n°1875 pubblicato il 10 Febbraio 2012 da poetella
.. . . . Zitti zitti come topolini ad aspettar
la neve
Io te … … … (by poetella)
Si tu vois ma merè - Sidney Bechet
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Post n°1874 pubblicato il 09 Febbraio 2012 da poetella
. . . Perché non ci rassegnamo che sia Perché non può essere non può essere che
E si combatte, io sì combatto Io contro il grigio e il nero e l’acido Il vuoto e il povero, il poco, il poco poco, il crudo, il duro il freddo, l’amaro, il niente.
Io combatto con i miei no Guardami! Dico no ché c’è il bello. Guarda quant’è bello quel cumulo di neve ancora bianco sull’asfalto
Senti quant’è bella questa musica che fa ancora e ancora il cosmo. E ancora
che facciamo noi se guardiamo il dono del cielo e delle rondini e delle stelle
Per cento o per dieci, per cinque, per due per uno che la fa, che la canta questa musica, se ce n’è uno che la fa per quello, ancora, ancora dico sì.
Per quello ancora dico senti! Guarda! Ancora e ancora Per quello ancora è bello ora
e c’è splendore, ancora e meraviglia … … … (by poetella)
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Post n°1873 pubblicato il 08 Febbraio 2012 da poetella
. . . E poi torniamocene a casa che fa freddo senza lasciare scarpette di vetro come se fosse niente
Niente tutta la luce, teniamocela in petto la luce, dietro gli occhi la festa, bassi, ché non si veda Microesplosioni, pollini luminosi
Ché non posso, non posso proprio e invece posso legarmelo in cuore questo Valhalla di ferite rimarginate di banchetti e di canti [Tutte le Valchirie scese da cavallo e ballano un valzer al suono di pianola] Gira gira la manovella Gira gira questo tempo Gira e si chiude il cerchio. Attorno a te
Torniamocene a casa zitta zitta come dal mercato, le mani le braccia colme di un tutto che sembra un niente
Di un toccare le nuvole e pasticciarcisi tutta … … … (by poetella)
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Post n°1872 pubblicato il 06 Febbraio 2012 da poetella
. . – Ma sì, fammela una carezza, fammela non la levo la mano, non la tiro via con la scusa di una ciglia nell’occhio, dei capelli che scappano dal mollettone come ci fosse vento e non c’è vento, non c’è mai vento, non c’è più vento ormai qui dentro, da tanto, da tanto e allora coraggio, fammela questa carezza, una di quelle che si fanno ai vecchi su una mano sempre fredda, no, non la mia mano, la mia, quella non è fredda. La mano, per lo meno. Magari è vecchia, la mia mano. Magari lei sì. Vedi l’indice? È un po’ curvo, quello della destra, dico, un po’ curvo a forza di scrivere e scrivere, la penna, il mouse, deve essere quello che l’ha curvato, [vedi la sinistra, quella del cuore? Quella no. Non è piena di solchi e nodi. Quella no. È giovane. Quella del cuore] La destra, invece. Sarà quel sempre voler indicare un lontano, ci si stanca a indicare sempre un lontano chissà dove, laggiù dove si schiudono i sogni. Dove potremmo, dove potrebbero, prima o poi. Vedrai che. Coraggio. - Ma sì, fammela una carezza, fammela che vedrai, ti sorriderò come allora, tanto tempo. Tanto tempo passato. Allora, quando credevo che Visto? Pure io ho trovato. Mica solo le altre. Mica solo Giovanna, o Caterina, o Sara o che ne so, non mi ricordo come si chiamava e lei ce l’aveva l’innamorato. E io pensavo Io mai! Io mai lo troverò uno che. Io che papà non si fa trenta chilometri per venirmi a portare un cesto di frutta prima che mi svegli. Ché io non me lo merito, Caterina o Giovanna o Sarà sì. A loro i padri glieli portano i cesti di frutta. Io mai. Io no. Io non lo trovo uno che mi ama finalmente e mi fa scordare che tu, papà, non mi porti i cesti di frutta. E invece poi. - Ma sì, fammela una carezza, fammela Che non ti dirò Ma che fai, scemo. Non ti prenderò in giro. Non ti dirò siamo vecchi. Lascia perdere che non. Ti sorriderò come sorridevo a correrti incontro, quaranta, trentacinque, trenta, tanti anni fa, quando ancora credevo che sarebbe bastato salvare il mondo, magari salvare solo te dal mondo per sentire che anche io, no, i cesti di frutta no, ma non per colpa mia. Io ero ok. Io salvavo il mondo. Io salvavo te dal mondo. Ero brava. Ero bella. Ero meglio di Giovanna, Caterina o Sara o non so chi. Non ricordo chi. - Ma sì, fammela una carezza, fammela che ti sorriderò come fossimo in una nuova casa tutta bianca e rossa, in un nuovo giardino, no nuovo, il primo giardino, ché non abbiamo mai avuto un giardino nostro e ci nascondevamo nei giardinetti pubblici per scambiarci l’anima e scoprire i corpi diversi. E non ci siamo accorti che. Allora non ci siamo accorti che tutto era diverso. Non abbiamo voluto vedere che noi stessi. Si guarda sempre dentro di noi, da ragazzi e si cerca il riflesso. Ci si illude del riflesso. Ci si convince del riflesso. Poi, quando s’aprono gli occhi, c’è chi li apre, sai? tutto si svela, ma ormai è tardi. Non si possono ricucire i silenzi, non si possono spianare i monti. Si tira avanti e ogni tanto - Ma sì, fammela una carezza, fammela così, per dimenticare d’esserci sbagliati. Per cercare scuse alla nostra fragilità, alla nostra voglia di perdono. Che non c’è tempo più, ormai. Non c’è tempo per ricominciare. Per riscrivere la pergamena del destino. Siamo vecchi. E allora, allora - Ma sì, fammela una carezza, fammela Fammela e resta qui, vicino a me. Resta qui e aspetta che faccia effetto, ci vuole poco sai? m’ha assicurato che ci vuole poco. Gli ho detto del gatto, il cancro, non voglio vedere che … piano piano… soffrendo. Voglio farlo io. Ci vuole poco, vedrai. Aspetta con me che faccia effetto quest’addio al tutto, al niente, al passato e al futuro che non voglio, quest’addio che ho buttato giù con un po’ d’acqua. Era fresca, sai. … … … (by poetella) .
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Post n°1871 pubblicato il 04 Febbraio 2012 da poetella
. . . Quello che vorrei dirti è che non basta questa neve a scaldare il mio tempo non basta
anche se tutto è così strano e bello e bianco e nuovo e tutto coperto e non si vede il grigio il brutto il vuoto di questa periferia dei miei pensieri che vaga verso il suo centro
e non lo trova tutto bloccato tutto sbarrato tutto gelato e non si può andare a cercare non si può e domandare e vendere e comprare e neanche regalare ché ti regalerei tanto tempo tutto il tempo lungo tempo bianco e soffice
lungo tempo colorato lungo tempo padrone intransigente
abbindolato da un sorriso e un occhiolino e conquistato. E vinto a festa … … … (by poetella)
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Post n°1870 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da poetella
. . . chi vuole un biscottino?
sono buonissimiiiiiiiiiii! . |
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Post n°1869 pubblicato il 02 Febbraio 2012 da poetella
. . . Com’ero prima Mi ricordo cos’ero. Basta guardare un po’ dietro
Un grumo di domande senza rassegnazione [metti le mani giunte e prega] freccia in cerca d’arco sasso di fionda Sbando, ero sbando di falena grandi colpi contro la lampadina ché accade che ci si inganni accade che la luce il calore, il calore! anche una fiammella un’incandescenza accade che e allora grandi picchiate verso e friccichi di sbruciacchiamenti
Com’ero prima che lo so com’ero come chiedevo, mi chiedevo, vi chiedevo come ti chiedevo lo so. Prima. Come tremavo. Come temevo
Poi è stato un chiaro un largo dopo quel taglio, quel segno quel buco fondo quelle unghie a scavare e ribaltare strappare via
fino al puro del sangue.
È stato poi tutto un sempre tutto un anche Poi tutto un sereno, dopo che … … … (by poetella)
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Post n°1868 pubblicato il 01 Febbraio 2012 da poetella
. . . Su in cima l’aria Stacchiamoci! Me lo chiede Me lo chiede questa pioggia che ha smesso svanita di leggerezza dimenticanza del cielo
Stacchiamoci di foglia che si stacca Di foglia, mi stacco indolore di foglia che non piange il suo morire vegetale
Le oscillazioni di rami Ma guarda! Spericolate al vento a questo forte vento gelido vento Le oscillazioni forsennate strappano, loro, scacciano (forti)
liberandosi. Liberandoci
Liberiamoci di tutto tutto quello che facilmente/difficilmente si stacca
Strappiamoci via pensieri e sigilli e nomi Battiamoci per l’essenza
La foglia, la foglia che mi volteggia (smuove l’aria) che ne so
direi che, tuttavia, parrebbe felice … … … (by poetella)
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Post n°1867 pubblicato il 31 Gennaio 2012 da poetella
. . . Stiamo sospesi Semplice respiro trattenuto vuoti. Vagamente in attesa di un
Dice che dovrebbe nevicare.
Io sono sempre, sarò sempre quella che aspetta. Una deriva, sarò una probabilità. Sarò un se un forse
forse nevicherà.
Traccia progetti bianchi su carta lucida l’inverno. S’infila nelle filigrane dei giorni nel collo delle ore lungo la schiena della mia ragione. Spoglia, l’inverno. Sfoglia quest’agendina col nastro rosso da spostare. Ci soffia su.
Sposto più avanti lo sguardo. Oltre. Nel grigio del cielo.
E forse, dico forse, forse nevicherà. … … … (by poetella)
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Post n°1866 pubblicato il 30 Gennaio 2012 da poetella
.. . . . . . . . . al diavolo! e buona notte . . . . . ..
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il 10 Novembre, ore 18.00
al Mangiaparole, poetella
presenta il suo libro
"Storia senza rima"...
Chi ci viene?
................................
Beh...peccato per chi non
c'è stato!
Un trionfo!


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Inviato da: poetella
il 10/02/2012 alle 15:37
Inviato da: tamatoni
il 10/02/2012 alle 15:13
Inviato da: poetella
il 08/02/2012 alle 21:36
Inviato da: fin_che_ci_sono
il 08/02/2012 alle 21:33
Inviato da: poetella
il 08/02/2012 alle 21:26