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Post n°113 pubblicato il 20 Aprile 2010 da preshi


Da qui non riesco a vedere.
E’ notte buia la fuori e io non so regolarmi con l’umore perché un po’ l’umore mi cambia con il tempo, una regola implicita del mio comportamento quotidiano.
Ma questo non vuol dire che sono allegro solo se c’è il sole o triste solo se piove.
Si, questo va bene, ma è un bene che vale solo per le questioni elementari. Per i discorsi complessi non è mai così e la mia meteoropatia inizia a fare acqua da tutte le parti, il modello non funziona più, diventa una convinzione allo stato liquido.
E’ metà notte e mi accorgo che devo dormire. Domani mi devo alzare presto.
Devo dormire ma tutto si accresce, ancora, e così non è semplice sostenere certe scelte quando i pensieri ti costringono a valutare cose che per la maggior parte sono passate o cose che ti proiettano nel futuro, in propositi, in supposizioni, perché quando c’è l’occasione spesso non sei pronto e quando lo sei, dell’occasione, nemmeno a parlarne.
Non è facile riuscire a vedere le cose, è una questione di luce.
E allora uno, le cose da guardare, deve andarsele a cercare ma per far questo ogni volta devi affrontare problemi di scelta, esclusioni, preferenze che riguardano l’io.
A volte mi piacerebbe guardare le cose mettendomi da parte, cosicché il mondo, guardi il mondo.




 
 
 

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Post n°112 pubblicato il 30 Marzo 2010 da preshi


A volte quando fisso la parete vuota davanti a me, tutto a un tratto inizio a ricordare e non so mai cosa. A dire il vero non mi accorgo nemmeno di fissarla, mi viene e basta, come quando si perde coscienza.
Una possibile soluzione sarebbe quella di cambiarne l'inclinazione, di farla scendere fino sull’orizzonte per non scivolare più. O riempirne il vuoto.
I ricordi mi diventano lucidi da un certo punto in poi e ne ho memoria e non so come. Per il resto, so che c'è stato un prima.
Altri invece, via via che vado avanti, il tempo me li invecchia, divengono sempre più brumosi e si separano sempre più dalla realtà, dalla verità e mi chiedo quanto ci sia di vero, se non sono tutte mie invenzioni, mie immaginazioni che poi è quanto di più vero di noi si esprime.
Tuttavia forse la realtà è un'altra, ogni cosa può esistere solamente.
Così dovrei andare indietro ma chi è che ne stabilisce il limite.
Bisognerebbe andare indietro e recuperare tutte le cose perse, le occasioni, le speranze, gli errori, i rimpianti, i visi le voci, un futuro che non ci sarà più. L’infanzia e la giovinezza quando il condividere l’esistenza sembra così facile, eterno ma dopo, in età adulta, ognuno per se e non si sa come sia potuto accadere. Improvvisamente, senza un motivo. Adesso mi sembra sia successo così.
Quante cose. Non pensi nemmeno di averle dentro, a volte penso di non averlo neanche un dentro.
A volte mi viene da pensare così.



 
 
 

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Post n°111 pubblicato il 11 Marzo 2010 da preshi


Quando sono fuori e mi metto ad aspettare, a volte lo faccio sul ciglio del marciapiede.
Mi piace stare sul ciglio del marciapiede, mi piace che i marciapiedi abbiano un ciglio.
Al di là della strada, dai cornicioni sono saltati pezzi di intonaco grigio e sui muri sono aggrappati decine e decine di motori di condizionatori.
A volte mi incanto a guardare le facce dei manifesti.
Uno normale sui manifesti non c’è mai.
Sento che sto  generalizzando. Anche a questo non avevo pensato, alla sindrome antigeneralizzazione.
Guai a dire qualsiasi cosa; si generalizza sempre.
Ma su un manifesto c’è la faccia del sindaco, che mi sta davanti con il suo riporto e mi fissa come chi ha gli occhi sulle fesserie, con un sorriso di chi è abituato a pensare che tutti gli credano; un sorriso di risate finte.
Qualche tempo fa con un’ordinanza aveva fatto una strage di quei motori. Io la politica non la capisco molto ma i motori dei condizionatori nemmeno, e sono tornati.
Alle spalle ho un muretto basso, senza ringhiera. Se ti sei scocciato della vista basta fare un salto e passi nei giardinetti che con le nuvole che da giorni passano come treni, già mi ci vedo con le scarpe a fare plaff plaff nel terreno infangato. 
Gli anziani che sono ai giardinetti, il muretto non lo saltano e le loro facce sono diverse. Non sono facce da manifesto.
Qualcuno sembra contare, conta le dita o i soldi oppure i suoi anni o tutto quanto non è stato. Altri invece si muovono lenti e mi fanno l’effetto di camomilla dolce. Da altri invece ci andrei a farmi raccontare qualcosa, o a farmi spiegare le cose difficili.
E’ che li guardo fino a farmi bruciare gli occhi ma ho un po' paura perchè io non lo so se sarò capace di starci dentro. Ma adesso cosa importa che  tanto prima, mi deve crescere la barba bianca.

 

 
 
 

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Post n°110 pubblicato il 01 Marzo 2010 da preshi


"stavo nel mio letto l’altra notte a guardare un soffitto pieno di stelle…"

Nessuno guarda le stelle qualche istante prima del tramonto eppure è quello il tempo in cui la loro esistenza è ancora in forse.
Nel cielo stellato ci trovo tanta vita dentro eppure tutto mi sembra sfuggire in quello spazio che c’è tra due stelle. Niente, in quello spazio, interviene a darmi una considerevole chiarezza di quanto si sottrae al mio sguardo.
Ed è così che trovo il nulla, uno stato uguale a se stesso, definitivo che non può pensare di cambiare e che si avvicina così tanto a quel mio pensiero della morte.
Se ho paura della morte? Qualche volta si e qualche volta no, voglio dire quando non ci penso.
Ma altre volte piango, quando vado troppo avanti.
Molto tempo fa pensavo che tutti i vivi restassero sempre vivi e forse era in questa convinzione che trovavo il mio futuro, intendo dire il mio senso di stabilità.
Eppure cosa c’è di più stabile della morte.
Non mi abituerò mai a questa delusione eppure non si può vivere senza morire.
Comincio a credere che non imparerò mai, a fare il morto.
Non sarò mai un gran morto.



 
 
 

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Post n°109 pubblicato il 12 Febbraio 2010 da preshi


Quando ho un grande nodo dentro che non mi passa più, la giornata si fa lenta e non mi importa più che ora è, che sia mattina o sera, che tanto è la stessa cosa.
A volte mi sento così, come quando tutto intorno hai gente che si strafà di canne e di alcool e ti uccide il cervello. Ma gli uomini alti sono forti e non muoiono mai, ti credono invincibile e invece no.
Associazioni celebrali, come se uno potesse sempre darsi la forza che non ha, io che  desideravo non essere alto e lo desidero ancora, più di prima, per liberarmi dall'idea.
Si, a volte mi sento così e vorrei passare il resto della giornata a guardare gli altri da un'altezza vertiginosa, come da un precipizio, ma visto da sopra, e non caderci dentro.
Mi sembra bella l'idea di un tempo trascorso così. Bello, anche se, non so se esiste un'idea così.
Ma tanto cosa importa, dopo un po' mi stuferei.
Veramente, mi sento stufo, stufo di dover capire, ma poi cosa dovrei capire, io non voglio più capire.
Vorrei restare con quella serena sensazione di assenza di comprensione e invece sono senza una conclusione.


     
 "Stavo nel mio letto l'altra notte a guardare un soffitto pieno di stelle..."

 

 
 
 

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Post n°108 pubblicato il 25 Gennaio 2010 da preshi

Sono giorni che c'è uno strano odore di vernice che mi arriva con quell'aria di terribile importanza che nella vita la senti mediamente cinque, sei volte al massimo, almeno credo.
Lo strano non è per l'odore ma è che non so da dove arriva.
Adesso mi ci vorrebbe una carrozzeria nei paraggi e non so quanto grande, quanto distante e cosa importa se non c'è mai stata.
Mi ci vorrebbe e basta come le cose che ieri non c'erano e oggi ci chiediamo com'è possibile che siano nate così, dal nulla. E poi quando è successo? Forse proprio in quell'attimo infinitesimale in cui mi sono distratto. Ma distratto da cosa?
No, non riesco neanche a immaginarla la carrozzeria, il carrozziere invece si.
Lui è un uomo robusto, calvo ma con lunghe e folte basette e con i baffi. Cinquantadue, gli anni, vestito con una tuta di jeans di quelle con la pettorina e le bretelle. Sembra non pensare a niente, a niente che sia lontano dal suo lavoro.
Ma io cosa me ne faccio di un carrozziere senza una carrozzeria?
E' che cerco vagamente una ragione per non pensarci più perché questa cosa qui sento che adesso mi inquieta. Sarà che quando mi arrivano le cose penso sempre da dove arrivano o sarà che a volte anch'io non so da dove arrivo e questo mi toglie ogni senso di appartenenza, a un luogo, un luogo che sia uno, uno solo ben preciso, specifico. Con un suo nome, da nominare e che mi leghi all’esistere.
E' incredibile come spesso della realtà si capisca poco e così ci sfugga il senso della realtà.
Certo è che questo odore adesso mi lascia qui, in mezzo al caos, mentale credo.
Punti di vista.


 PFM

 

 
 
 

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Post n°107 pubblicato il 11 Gennaio 2010 da preshi


Ci sono luoghi che attraversi e quando lo fai poi cambia tutto.
Cambia il paesaggio, cambiano i colori, cambiano i visi, cambiano i corpi e cambio anch’io e niente di più.
Adesso però vorrei non andare via mai, vorrei rimanere, rimanere qui per sempre. Ma rimanere è una virtù di pochi.  Certo anche le cose rimangono, anche per sempre, ma ci sorprendono meno, decisamente meno.
L’aria sa di buono e inizio a respirare, indugiando in un lungo sospiro che non finisce più, come a volerne trattenere il ricordo, a legare il mio nome agli odori che questa terra restituisce al mondo.
Lo stesso mi accade con gli occhi che nel chiuderli c’è qualcosa di sconvolgente perché io non so mai dove, tutto questo, poi mi lascerà.





 
 
 

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Post n°106 pubblicato il 21 Dicembre 2009 da preshi


Dev’essere l’ora tarda perché non reggo più il sonno e questo mi fa strapensare.
Fuori c’è un vento grigio che con prepotenza sgraziata ondeggia forte le cose, sposta la luce e cambia la notte, come se fosse normale che il vedere, sia solo una questione di luce.
Ma cosa ne so di cos'è normale e cosa non lo è.
C’è vento e vento ma questo è un vento irragionevole e gelido che ti imprigiona nel cuore dell’inverno e lascia un odore di qualcosa che sta per perdersi, nella notte quando comunque tutto rallenta e si azzittisce e va verso il nulla e io, io non so, ma adesso mi verrebbe da dirmi: hai perso qualcosa?

 

  

 

 
 
 

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Post n°105 pubblicato il 07 Dicembre 2009 da preshi


E’ come quando sei in un luogo e di gente ce n’è ma sembra non esserci e quindi non ti disturba.

Adesso è così che ricordo di un sogno di una notte di neanche molto tempo fa e mi sembra di capire, lasciando che il sogno si mescoli all’incertezza della realtà.
I sogni hanno una loro chiarezza.
Naturalmente è un’illusione.
E’ solo un sogno, un sogno che ha a che fare con lo stupore di un bambino di fronte al primo giorno di scuola, alla pasta al burro, a un aereo di carta che vola. E poi cade.
Chi mostra più come si fanno gli aerei di carta, ai bambini.
E io non so perché proprio gli aerei di carta.
Forse perché un giorno rimasi incantato davanti a quel volo leggero che mi volava sopra.
Sentivo solo il suono dell’aria e dell'infanzia, rassicurante e senza tempo e intanto diventava sera e qualcuno mi guardava da lontano.
Mi vengono in mente di questi ricordi. Che scemo.
Oggi cercavo una cosa semplice e non la trovavo, ma oggi è una giornata dove l’aria è tersa e libera e sembra ci sia più spazio anche per gli aerei di carta che puntano in alto, lontano, lontano da tutto, dove sembra che la bellezza del mondo si sia concentrata tutta.
Oltre i miei anni.


 
pioggia e sole cambiano faccia alle persone...

 
 
 

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Post n°104 pubblicato il 14 Novembre 2009 da preshi

 

Oggi sembra una mattina come tutte le altre e invece non lo è.
Volevo dire una cosa che adesso non so più.
Eppure l’ho avuta in testa per tutto questo tempo, come fosse la cosa più importante.
Ho solo paura, paura che non mi venga  più niente da dire, che non ci sia niente da ascoltare.
Adesso vorrei uscire senza avere uno scopo per farlo.
Vorrei avere l’intuito di uscire e andare, andare verso il sud del mondo, verso un’isola, e nel farlo, salvarmi.
Ma il fatto è che anche le isole poi finiscono e arriva il mare, il mare che è così grande, tanto che finisce dove comincia il cielo.
Il mare che ti prende e ti porta via in una gigantesca un’unica onda.
Via non so dove.
E’ una giornata alta, una promessa dove tutto deve ancora essere e vorrei che restasse così, sospesa in tutto quel niente, che non arrivasse mai.

 
 
 
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