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Tobia spiega

Post n°335 pubblicato il 24 Maggio 2012 da brottof
 
Tag: Autismo

L'Orto di San Francesco non vuole essere chiuso al territorio, al contrario! Purtroppo, la capacità di corretta socializzazione di molti dei nostri ragazzi è assai limitata, ma questo non significa affatto che gli autistici non amino la compagnia. Opportunamente guidati, anche loro possono partecipare alla vita sociale. Quest'anno, alcune classi delle medie sono venute in visita. Qui vediamo Tobia spiegare ai ragazzi suoi coetanei come funziona la cucina dell'Orto, servendosi del nostro ricettario visivo. Infatti molti autistici non comunicano verbalmente, e occorre utilizzare delle immagini. Nella cucina dell'Orto il librone delle ricette è fatto con sequenze di fotografie, che indicano le varie fasi della preparazione dei cibi.

 
 
 

Manifestazione sospesa, ma...

Post n°334 pubblicato il 20 Maggio 2012 da brottof

COMUNICATO STAMPA

ISEE: Manifestazione sospesa, rimane la mobilitazione
 

L’azione di protesta di FAND e FISH ha prodotto un primo importante risultato in tempi insperati. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, a nemmeno 24 ore dalla proclamazione della Manifestazione nazionale delle persone con disabilità contro l’ISEE, ha diramato un comunicato stampa ufficiale che parzialmente smentisce alcune voci inquietanti circolate sulla stampa:

In riferimento ad alcuni articoli stampa, il governo dichiara che è priva di ogni fondamento la notizia che si possa utilizzare la riforma dell’Isee, (l’indicatore della situazione economica) per operare un taglio della spesa sociale, a partire dalla indennità di accompagnamento per i disabili.’’

Prosegue la nota di Palazzo Chigi: “Il governo sta lavorando alla riforma dell’Isee per migliorarne l’efficacia come strumento di misurazione della condizione economica delle famiglie e, quindi, per rafforzare il sistema dei controlli e renderlo più equo. In quest’ambito è stato aperto un tavolo di confronto con regioni, comuni, parti sociali e le federazioni delle persone con disabilità (Fish e Fand), che coinvolgerà anche il forum del Terzo settore e il forum delle Famiglie per elaborare una proposta che verrà in seguito presentata al Parlamento.”

Quanto alle ipotesi di condizionare l’erogazione dell’indennità di accompagnamento al reddito, la nota precisa: “una auspicabile riforma dell’indennità di accompagnamento, anche ai fini di adattarla in funzione del bisogno, sarà oggetto di attenzione nell’ambito di un più ampio piano di sostegno alle persone non autosufficienti e alle loro famiglie, a cui il governo sta lavorando, che potrà essere attuata solo gradualmente, in ragione degli attuali vincoli di finanza pubblica.”

Se da un lato la nota di Palazzo Chigi lascia aperti importanti interrogativi per il futuro, non si può disconoscere l’attenzione riservata alle istanze avanzate, in questi giorni con più forza, dalle organizzazioni delle persone con disabilità. In attesa che tale attenzione si trasformi in atti concreti, le Federazioni FAND e FISH hanno stabilito di sospendere la Manifestazione nazionale indetta per il 23 maggio.

Rimane lo stato di mobilitazione e di accurata attenzione in particolare sui criteri di calcolo dell’ISEE poiché, anche se è vero che non sono pensati direttamente “per operare un taglio della spesa sociale”, sicuramente possono produrre effetti gravemente distorsivi nella fruizione di servizi e prestazioni sociali per milioni di persone.


19 maggio 2012

 
 
 

Nozioni di base

Post n°333 pubblicato il 19 Maggio 2012 da brottof

La dott.ssa Paola Visconti, neuropsichiatra infantile, dell'Ambulatorio autismo dell'Ausl di Bologna, illustra le caratteristiche della sintomatologia dello spettro autistico nei primi tre anni di vita.
Relazione tenuta al convegno Intervento precoce nell'autismo, tenutosi a Bologna, Sala dell'Osservanza, il 9 aprile 2011, organizzato dal distretto Lions 108Tb con la consulenza dell'ANGSA regionale del'Emilia-Romagna

 
 
 

Dagli ai disabili!

Post n°332 pubblicato il 17 Maggio 2012 da brottof

 

COMUNICATO STAMPA

Manifestazione delle persone con disabilità contro il nuovo ISEE

 La Manovra Monti, approvata a larga maggioranza, ha delegato il Governo a rivedere i criteri di calcolo e gli ambiti di applicazione dell’ISEE.

L’ISEE, indicatore delle situazione economica equivalente, è lo strumento usato per stabilire il diritto all’accesso a molti servizi e prestazioni sociali e per fissare l’eventuale partecipazione alla spesa. Si ricorre all’ISEE per l’accesso agli asili nido, al trasporto e alle mense scolastiche, ai servizi per gli anziani e per i disabili, alle agevolazioni tariffarie su elettricità e gas e molto altro.

Uno strumento che interessa milioni di famiglie italiane, in particolare quelle in maggiore difficoltà.

In questi giorni il Ministero del Lavoro e quello dell’Economia stanno definendo il testo del decreto che interverrà sull’ISEE e i segnali sono tutt’altro che rassicuranti. Il nuovo ISEE sarà gravemente svantaggioso per le famiglie in cui è presente una persona con disabilità grave o un anziano non autosufficiente. Le misure in via di adozione prevedono, infatti, di conteggiare come se fossero redditi anche gli aiuti monetari che lo Stato riconosce alle persone con disabilità (assegni di cura, indennità di accompagnamento, pensioni). Le detrazioni previste per spese sanitarie e di assistenza non modificano l’impatto negativo dell’impianto. Centinaia di migliaia di famiglie verranno escluse dall’accesso agevolato ai servizi e alle prestazioni. Una misura iniqua che colpisce i più deboli.

Ma non è tutto. Circolano insistentemente voci ancora più inquietanti rispetto all’applicazione futura dell’ISEE. Questo sarebbe applicato anche ai fini della concessione di pensioni e indennità di accompagnamento riservate alle persone con grave disabilità e ad ogni altra prestazione di sostegno all’autonomia personale. Un’ipotesi gravissima e smaccatamente volta a tagliare quel già minimo sostegno economico che lo Stato riconosce in caso di invalidità civile. A pagarne il prezzo sarebbero, ancora una volta, le persone con disabilità e le loro famiglie. Un’ipotesi che le Federazioni delle persone con disabilità respingono decisamente e con sdegno e che nessuna voce ufficiale del Governo ha finora smentito.

FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili) e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), di fronte a questo duplice e grave attacco ai diritti e alla dignità delle persone con disabilità, sono in stato di mobilitazione.

Informare i Cittadini e le organizzazioni dell’impegno civile, sollecitare un intervento del Parlamento, convincere lo stesso Governo della sciagura di cui potrebbe essere causa: sono queste le linee immediate di azione fino a culminare con una grande Manifestazione Nazionale indetta a Roma per il giorno 23 maggio prossimo.


17 maggio 2012

17 maggio

 
 
 

Lettera di due genitori (2)

Post n°331 pubblicato il 13 Maggio 2012 da brottof

Di fronte ad un giudizio così apparentemente ineluttabile, i genitori meno preparati interpellano immediatamente la propria coscienza sebbene il loro cuore li rassicuri e sprofondano nell’incertezza, nella colpa e, solo dopo, nella disperazione. A questa, con interminabile logorio dell’anima che ripercorre pedissequamente i pochi anni di vita del figlio per individuare una possibile causa ma anche con un instancabile desiderio di reagire, segue un’elaborazione profonda del sé genitore, della coppia, della famiglia, della nuova condizione che si pone. Ma prima di individuare la strategia più corretta di intervento, si attraversa la fase del GATHERING, cioè la raccolta di quante più informazioni “possibili e impossibili”, apportando poi le scremature opportune. 
I genitori non sono preparati alle diagnosi palesemente errate o legate alla “presitoria dell’autismo” come scrive Hilde De Clercq nel suo libro “l’autismo da dentro”. Ci riferiamo a quelle diagnosi figlie del lacanismo ancora dilagante e che, per fortuna, é totalmente assente solo negli operatori del settore che hanno meno di 30 anni e che seguono le più recenti e comprovate scuole di pensiero. Ma soprattutto le famiglie non sono preparate alla rete di familiari ed operatori che, di li a poco, si aggregheranno in forma silenziosa ed invisibile per dimostrare che la causa della condizione autistica del loro figlio sono proprio loro. A questo punto si realizza una condizione unica fra tutte le patologie cioè la credenza che l’autismo sia causato e addirittura voluto dai genitori. 
Da quel momento, infatti, diversamente da ciò che accade ad un malato di cancro o diabete, succede che, nella maggior parte degli operatori, scatti quel misto di compassione e atto di accusa e che si esplicita in frasi del genere “.. Ma suo figlio ha avuto quel comportamento perché voi...”. E ci risiamo: si osserva il comportamento prodotto da un individuo avocandolo con assoluta certezza come indotto da un altro. E l’amore tra genitori e figlio? Quello non c’è non c’è mai stato e mai ci sarà..! Addirittura, in quelle sedute di “sostegno alla coppia” ci si sente dire: “Non è che vostro figlio saltella schiaffeggiandosi le cosce perché respira un’atmosfera di nervosismo in casa?”. Quindi siccome non amiamo i nostri figli, perché abbiamo aspettato tanto, perché li abbiamo viziati, perché non abbiamo stimolato in loro il sentimento dell’amicizia, creiamo anche delle situazioni che favoriscono il loro autolesionismo! Ma cosa siamo,...dei mostri? Non siamo degni di essere genitori, proprio di nessuno, nemmeno degli altri figli che abbiamo e che inspiegabilmente non sono autistici! 
No... siamo solo egoisti: vogliamo i figli ad ogni costo in barba all’età.. E allora? Bene,...siamo stati puniti! Non si possono amare i figli a 40 anni, il cuore ormai è egoista, è stanco, è cieco e tutto ciò che si genera è insano. 
E se invece si è in età fertile socialmente accettabile e si desidera un bambino, allora è concesso purché sia il primo, perché ai secondogeniti maschi, in età non più così florida, che bisogna fare attenzione. Poi, scorrendo le poche statistiche pubbliche ci si imbatte in primogeniti, terzogeniti, figli unici, secondogenite, e via dicendo che confermano la casualità della natura e il cieco pregiudizio di chi sa solo condannare. 
Dunque i genitori che cercano sostegno e comprensione per i comportamenti/problema del proprio figlio vengo violentati in psico-analisi che conducono inevitabilmente ad alcune conclusioni condivise dalla rete delle agenzie educative: 
● la causa della condizione autistica è da addebitare ai genitori 
● il motivo per cui il bimbo non si sblocca è a causa dell’atteggiamento errato dei genitori 
● i genitori non vogliono che il bimbo si “sblocchi” perché preferiscono auto compatirsi e decidono di sacrificare la loro creatura. 
E’ evidente che, per chi ruota attorno a questi paletti, i genitori, non solo non meritano attenzioni, ma non meritano nemmeno il rispetto che si riconosce a qualsiasi familiare di un malato. 
Come biasimare quei genitori che per ignoranza non entrano nella giostra delle diagnosi a causa del fatto che la loro “auto-diagnosi” li spinge a non vedere la patologia? 
Altri genitori, pur accorgendosi che sono presenti molte cose che non vanno nel loro figlio, poiché si ritengono responsabili delle cause, li nascondono in casa. 
Di che cosa li accusiamo? Di non conoscere l’autismo e come si diagnostica? Li accusiamo di non aver mai visto una locandina di una qualche associazione di genitori con i quali parlare di quei primordiali comportamenti strani? 
La prima diagnosi, dunque, arriva sostenuta da due o tre sedute di terapia di coppia, mezz’ora di osservazione nel gioco, venti minuti di vani tentativi di riproduzione di suoni, il tutto sotto la dicitura “Disturbo generalizzato dello sviluppo” che assolve tutti, ma soprattutto il relatore. 
Il problema comincia con la terapia proposta. Infatti, ad una diagnosi superficiale arrivano terapie occupazionali che nulla hanno a che fare con il disturbo autistico, quando va bene si propone il TEACCH, da vedere poi come viene somministrato. In alcuni casi addirittura, oltre a trattamenti con musiche somministrate tramite cuffie attraverso macchinari che modificano le frequenze, si sente parlare di massaggi rilassanti applicati da logopediste. C’è poi l’ippoterapia, la pet terapy, la cromoterapia, l’osteopatia pronta a fornire risposte a qualsiasi domanda sull’autismo, etc. 
Superfluo dire che si è ancora in pieno lacanismo in quanto all’origine vi è il ragionamento seguente: "se la tua mamma non ti ha fatto le coccole, facendoti diventare autistico, te le faccio io che sono il surrogato di tua mamma”. Non scandalizziamoci noi genitori. Molti operatori del settore attualmente ancora presenti nel ciclo produttivo sarebbero pronti a confermare, dentro di loro, questa posizione ma, chissà perché non la sottoscriverebbero mai pubblicamente e non se ne chiedono il perché. Come detto il problema è la terapia. 
Occupazionale? La musica in cuffia? O la tanto amata dai cugini americani e dissennata terapia DAN? 
Il punto, per ciascuno di essi, è la causa, poiché dalla causa si individua la diagnosi. Visto il proliferare di documentari, di siti internet e di associazioni che individuano la causa dell’autismo nella somministrazione di alcuni vaccini all’età di 18 mesi, proprio nel periodo di emersione dei primi sintomi dell’autismo, i cugini americani, per quasi l’80% dei casi, ritengono che la causa sia da attribuire al mercurio utilizzato come conservante. Vi è grande adesione a questa tesi da parte loro, tesi che purtroppo sta dilagando anche nella sottocultura italiana pur senza essere in grado di fornire dati che spieghino l’incidenza inferiore su bambini non vaccinati o sul numero di maschi affetti rispetto alle femmine che rimane, per entrambi i casi, uno a quattro. L’unico elemento addotto è il periodo di manifestazione dei primi sintomi con la concomitanza della vaccinazione. Il dato è ovviamente insufficiente ma almeno non vede la causa nella funzione genitoriale. Probabilmente l'addebitare la causa ai vaccini ha rappresentato l’unico antidoto utilizzato dai genitori da poco usciti dalla preistoria degli studi di Leo Kanner. 
La mancanza di una codifica univoca delle diagnosi non permette alle strutture italiane di raggiungere l’era post industriale della gestione dell’autismo approcciando esclusivamente a carrozzoni che si alternano uno all’altro in una successione di costante mediocrità ed ecco che proliferano i campanili o, peggio, i baroni. 
Che fare allora? Chiudersi nel proprio particolare? Trasformarsi in semplice scudo del nostro figlio per difenderlo, ogni giorno, dal mondo esterno popolato da avventurieri dell’autismo che propongono grandi progetti alle famiglie e che alla fine servono solo alla loro di famiglia? Fanno bene i genitori che lottano per non avere l’insegnate di sostegno a scuola perché loro figlio “non ha nulla: deve solo sbloccarsi”, e quando si incrociano nei centri di trattamento non ti guardano nemmeno “perché loro sono lì per errore”? Oppure è consigliato generare una visione credibile, e realizzabile, pur con le mille difficoltà che si dovranno affrontare, come, del resto ogni progetto ambizioso presenta? Oppure provare a gettare il cuore oltre l’ostacolo contando sulle ultime energie disponibili? Giunti all’età di 40 anni con un bimbo autistico di 5 si impone una scelta di campo. Accettare la scarsezza di proposte educative ed abilitative presenti, o le proposte che il pubblico proporrà da qui a pochi giorni e che finiranno come le altre proposte nate bene ma finite per essere carrozzoni di qualcheduno. 
Rassegnarsi a questo oppure appropriarsi del futuro, e costruire, assieme ad altre famiglie, una proposta che lavori concretamente, almeno, ad un “dopo di noi” dignitoso per i nostri figli? 
Le possibilità di essere parte attiva ci sono, se le vogliamo vedere. Le strade da percorrere si possono battere. Se la società ci vede. 

                       papà e mamma di Luca 

 
 
 

Lettera di due genitori (1)

Post n°330 pubblicato il 13 Maggio 2012 da brottof

I percorsi di vita dei bambini affetti da autismo e dei loro genitori sono un po’ tutti uguali. 
Cominciano sempre con l’osservazione di comportamenti anomali. 
Complice l’assenza totale di informazione sull’autismo, i genitori che notano qualcosa che non va nei comportamenti del loro figlio non hanno nessuna consulenza. Infatti, nei primi luoghi di contatto, come ambulatori medici, guardia medica, scuole e consultori, non esiste alcuna informazione sull’autismo o su qualche associazione che possa dare un qualsiasi riferimento sull’autismo a genitori che si insospettiscono di certi comportamenti poco “tipici”. Di lì, la diagnosi arriva quasi sempre tardiva: nei primi punti di osservazione ci si sente dire: “Ma guardi che suo figlio non ha niente, vedrà che fra poco comincierà a parlare...”, oppure: “ Anche sua zia ha imparato a parlare a cinque anni ed ora è una grande oratrice!”. 
Poi si aggiungono amici e familiari che affermano:” Vedrai che se cominci a parlare meno o con tono di voce più basso il bimbo si farà coraggio ed inizierà a parlare.”, ed anche: “E’ solo viziato, lasciatelo che si arrangi... Voi coprite tutte le sue necessità impedendogli di acquisire le normali autonomie, ne pagherete tutti le conseguenze.”, o ancora:” Non invitate mai nessuno a casa vostra, ecco perché il bimbo non sa giocare con i suoi coetanei!”. 
Nel frattempo passano i mesi e in tutti quei luoghi che, con i bimbi di due anni si frequentano, come ambulatori di vaccinazioni o guardie mediche o pediatri non c’è nulla che possa mettere una pulce nell’orecchio ed indurre ad approfondire una condizione diffusa e che si manifesta proprio con questi sintomi. 
I primi colpi inferti ai soggetti ed al loro disturbo arrivano in questo modo: al ritardo dello sviluppo si aggiunge inesorabilmente il ritardo della diagnosi causato dalla superficialità del riconoscimento dei sintomi da parte dei genitori. 
L’incidenza della condizione autistica (1 su 100 nuovi nati) è tanto alta rispetto a patologie più conosciute, come ad esempio la sindrome di Down (che ne colpisce 1 su 1000), quanto sconosciuta ai più. La divulgazione resta inspiegabilmente scarsa se non addirittura assente, oppure viene sostituita dal racconto di un singolo caso che balza agli onori della stampa grazie alla “realizzazione” di un viaggio in motocicletta in modo da interessare i media ad occuparsi, naturalmente in modo romanzato dell’autismo. Meglio di niente. Ma l’informazione non va oltre e rifiuta la normalità delle storie comuni zeppe di pianti ingiustificati al supermercato o portiere d’auto che si aprono improvvisamente o attacchi di panico quando si sente una voce maschile provenire da un pupazzo animato. A chi interessa tutto ciò. Per far sparire l’autismo dunque non se ne parla assestando quindi un ulteriore colpo basso ad una condizione patologica che colpisce in modo quanto mai indifferenziato la società. Ci sono adulti autistici che parlano, soggetti anziani non verbali, autistici logorroici, autistici che tengono convegni sull’autismo, bambini autistici che sembrano “normo tipici” ad un occhio inesperto ma che invece lo sono. 
I soggetti autistici sono in mezzo a noi ma noi non li vediamo perché non conosciamo l’autismo complice anche il fatto che siamo sempre occupati da noi stessi. 
Nel caso in cui il bambino è vittima anche di altre patologie, fisiche o mentali, che influenzano negativamente la sua vita quotidiana, tutti, compresi i clinici, sono indotti a ritenere i genitori infondatamente preoccupati quando notano una comportamento anomalo che invece osservano proprio grazie al fatto che conoscono molto bene il loro figlio, ma non vengono creduti. Anzi, sono esortarli a guardare altrove per non essere accusati di “cercare la patologia anche dove non c’è”. In più, qualche clinico li esorta a rispettare il loro ruolo, senza debordare, attenendosi al ruolo di genitori. 
Ad un certo momento però, nonostante tutti gli inviti ad attendere, appare chiaro che non è più il caso di dar seguito ai “consigli” di aspettare tempi migliori e si decide di chiedere aiuto. Ma a chi e dove, se non si ha mai visto nessun manifesto o locandina da nessuna parte? Beh, naturalmente su internet. Prima a WIKIpedia e poi a qualche conoscente. Wikipedia naturalmente comincia spiegando la storia dell’autismo partendo da Leo Kanner, ma va oltre e poi dice tutto. Ma poi? Dopo aver ricevuto una ottima formazione storiografica aggiornata alle ultime implicazioni genetiche ed alle ultime terapie cognitivo comportamentali che si fa? Si legge qualche libro scritto da genitori che hanno qualche esperienza in più cercando di cogliere qualche similitudine fra suo figlio ed il proprio, ma anche quello serve a poco. 
Arriva la prima diagnosi. 
Ancora oggi la diagnosi di autismo passa per l’analisi dei genitori. Accade quindi che anziché essere diagnosticato il bimbo, vengono diagnosticati i genitori. Si, è proprio così, e paradossalmente questi luminari sconfessano i loro colleghi clinici che invitavano i genitori ad attendere, certi del fatto che tutto si sistemerà da solo, a dire:” Ma perché avete aspettato tanto!?! Cari genitori, perché non vi siete preoccupati quando avete visto che qualcosa non andava. Perché avete fatto finta di niente? Ora potrebbe essere troppo tardi.” 
Di fronte a queste parole si pensa alla schizofrenia della neuropsichiatria, e al baratro dove, di li a poco, ci si appresta a cadere. S’intuisce l’inizio della rincorsa ai soccorsi sempre insufficienti, alla solitudine che diverrà la grande compagna di viaggio. 
Mentre il bimbo viene messo a giocare con una ragazza che spesso non è laureata in psicologia, il neuropsichiatra intervista i genitori per individuare problemi di coppia o di relazione figliale. In questa fase, cioè nella fase in cui i genitori non sanno nulla di autismo, è automatico cadere in diagnosi redatte da operatori che, essendosi laureati su libri di testo scritti 30 anni or sono, o che hanno età anagrafica superiore ai 40 anni, indagano sulla vita di coppia e non somministrano tests ai bambini oggetto di diagnosi, finendo per esprimere un giudizio sui genitori anziché sul bimbo. 
Le domande che ci si sente rivolgere quindi sono classiche:”Il papà gioca con il figlio? La mamma fa le coccole? Lo volevate il figlio? Qual è il clima che questo bambino respira a casa? 
E' possibile che sia così nervoso perché respira un’atmosfera di tensione a casa?”. 
Questo è il tenore dell’indagine a conclusione della quale si sentenzia, per esempio, che “Il papà si dichiara ossessivo”, solo perché ha insegnato a suo figlio che il luogo deputato a consumare il cibo, è la cucina e non l’intero appartamento. Chi viene diagnosticato? I genitori o il bambino? 

 
 
 

Autismo duro

Post n°329 pubblicato il 08 Maggio 2012 da brottof
 

 

L’autismo ha molte facce. Ci sono facce accattivanti, che suscitano umana simpatia, che sollecitano il senso di cura e protezione, che commuovono. Ci sono i volti dell’autismo ad alto funzionamento, le persone neurodiverse con capacità particolari, generatrici di storie, su cui si possono fare film, o i ragazzi autistici che hanno genitori ricchi, che li portano in giro per il mondo e fanno sì che su di loro si scrivano romanzi di successo. Ci sono gli autistici bambini, che in quanto bambini fanno sempre tenerezza. Ma tutti i bambini crescono, e diventano adulti, e non fanno più tenerezza, ma spesso disturbano, danno fastidio, fanno volgere lo sguardo altrove. Ricordiamocelo sempre, anche noi sostenitori senza se e senza ma dell’intervento precoce: anche tra i soggetti trattati precocissimamente le possibilità di miglioramento sono legate al livello intellettivo: più questo è basso, meno rilevanti in linea di massima saranno i progressi. C’è un autismo duro, come quello di Saulo, accompagnato da ritardo mentale grave o gravissimo, che per ogni famiglia che ne è colpita rappresenta un peso enorme, spesso insostenibile. Di questo autismo duro io ho conosciuto molti casi, alcuni anche drammatici. Spesso si tratta di donne sole, di madri lasciate dal marito, perché costui non reggeva al peso della disabilità del figlio. L’autismo duro richiede anzitutto ai genitori una pazienza ed una forza sovrumane. E qui ricordo che i dati scientifici di cui disponiamo ci mostrano come anche tra coloro che sono trattati con ABA e altri metodi avanzati una percentuale non trascurabile ottiene progressi poco significativi o nulli. Di queste persone nei congressi scientifici, nei convegni e nei corsi non si parla, non si mostrano filmati. Siamo nell’ambito del publication bias. Per questo ritengo che questo video vada diffuso, per stimolare una presa di coscienza: anche le persone con autismo grave e le loro famiglie debbono poter vivere una vita umanamente dignitosa. Oggi in troppi casi l’umanità stessa viene offesa. E negli istituti per troppo tempo è stata cancellata.

 
 
 

Alllarme disabilità

Post n°328 pubblicato il 04 Maggio 2012 da brottof
 

 

Il presidente del CPAH (Coordinamento Provinciale Associazioni Handicap) di Treviso, Ivano Pillon, esprime l’allarme di tutte le associazioni che si occupano di persone con handicap per i tagli in atto e per quelli che si profilano all’orizzonte.

 
 
 

1 maggio

Post n°327 pubblicato il 01 Maggio 2012 da brottof
 
Tag: Autismo

Cosa dice la Festa dei Lavoratori alle persone con autismo e alle loro famiglie? Che nel mondo intero sono ben pochi gli autistici che svolgono un autentico lavoro; che la stragrande maggioranza di loro non ne avrà mai uno; che in Italia il problema è scarsamente avvertito e casi di autistici con attività lavorativa reale non sono noti; che pochi, ad ogni livello, lavorano seriamente per loro: tant’è che non esiste nemmeno una statistica attendibile di quante persone con autismo vivano in questo momento in Italia. Buon Primo Maggio!

 
 
 

La scuola non può tagliare il sostegno

Post n°326 pubblicato il 24 Aprile 2012 da brottof
 
Tag: Autismo

JUS ABILI

In un momento in cui il futuro delle persone disabili appare tutt’altro che promettente a causa della scure che pende sul welfare, è bene ricordarsi sempre dei diritti sanciti dalle leggi. Finché queste leggi avranno vigore dovranno essere rispettate, e i cittadini con handicap e i loro familiari debbono ricorrere ad esse. Soprusi di ogni genere avvengono anche in ambito scolastico, dove il diritto proclamato dall’Ordinamento ad una inclusione serena e proficua viene spesso vanificato. Le amministrazioni scolastiche molte volte sono negligenti, ma quasi sempre si nascondono dietro mancanza di risorse  e tagli che piovono dall’alto. Le famiglie dei ragazzi disabili debbono però sapere che non mancano gli strumenti per difendere il diritto essenziale dei loro figli.
Una sentenza molto importante è stata emessa il 10 gennaio 2011, quando il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso proposto dalla LEDHA ( Lega per i diritti delle persone con disabilità) e da un gruppo di genitori contro i tagli al sostegno scolastico degli alunni disabili. Il Tribunale stesso, infatti, ha dichiarato che ridurre le ore di sostegno assegnate l’anno precedente, senza una motivazione di carattere pedagogico, ma solo per ragioni di risparmio, è discriminazione verso gli alunni con disabilità. Ha anzi precisato che non vi sarebbe stata discriminazione se fossero state ridotte le ore di scuola a tutti gli alunni della classe. Avere invece ridotto solo quelle di sostegno agli alunni con disabilità li pone in condizione di disuguaglianza nei confronti dei compagni.
L’esistenza di un diritto soggettivo “incomprimibile” del disabile a un adeguato sostegno scolastico era già stata affermata in varie pronunce di TAR e anche dalla Corte Costituzionale nella sentenza 80/2010, ma la decisione del Tribunale di Milano è di particolare rilievo perchè è la prima che ha fatto utilizzo, per questa materia, della speciale procedura della “azione civile contro la discriminazione” introdotta dapprima dal D.Lgs. 216/2003 per la discriminazione del disabile in ambiente di lavoro e estesa poi dalla L. 67/2006 a tutti gli ambiti della vita sociale e dunque anche alla scuola.

Anche sulla base della convenzione ONU 13.12.2006 recepita con L. 18/2009 il divieto di discriminazione comporta non solo il riconoscimento di una astratta “parità”, ma anche l’obbligo per la pubblica amministrazione di porre il disabile in condizioni tali da poter effettivamente esercitare i diritti fondamentali, tra i quali appunto il diritto all’istruzione.
La decisione ha quindi un rilievo generale, utilizzabile anche da chi non era direttamente parte nel giudizio. [Ripreso da
Jusabili, dove si può leggere la Sentenza]

 
 
 
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