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MALEDETTA EVA, MISOGINIA, UNA MALATTIA MASCHILE CHE NASCONDE UN CONFLITTO OMOSESSUALE, GINOFOBIA, FANTASIE DI CASTRAZIONE

Post n°9027 pubblicato il 04 Marzo 2017 da psicologiaforense

Mentre la ginofobia è la "paura delle donne"  che, in psicoanalisi,  si riconduce alla fantasia maschile della castrazione che la donna non solo rappresenta, ma attivamente richiama, la misoginia è una avversione per il mondo femminile  che nasce da conflitti  omosessuali latenti.

 

NOTA INTEGRATIVA

 


Essere:  "contro la donna".

In pratica ci sono persone che, pur non essendo apertamente contro la donna per motivi di prudenza, si comportano e pensano in senso misogino. Per costoro la donna vale soltanto a letto, ma anche a letto la considerano come un essere senza intelligenza e senza volontà. Il più delle volte questi misogini accaniti sono degli impotenti "scottati", ossia uomini di scarsa efficienza erettile, e di ancora più scarso desiderio, che hanno avuto delle precedenti esperienze sessuali negative, tanto che al solo sentire il nome di una donna hanno reazioni di rigetto. Per costoro la donna è come il fumo negli occhi, ma, poiché non possono apertamente ammettere questa allergia, vanno a scovare tanti cavilli morali, filosofici, religiosi e sociali per demolire il sesso femminile. È il caso di alcuni datori di lavoro che, fino a poco tempo fa, non accettavano donne nell'azienda, adducendo i più strani pretesti fra i quali il timore della gravidanza. È il caso della Chiesa che esclude la donna dal sacerdozio, dalla confessione, dalla celebrazione della messa, perfino dall'amministrazione della estrema unzione. È il caso del moralista tutto d'un pezzo che censura, taglia scene di film dove la donna mostra la propria femminilità. Era il caso dei signorotti medioevali che amavano torturare le ragazze avendo come pretesto una disobbedienza. È il caso del sadico morale che richiede dalla donna servilismo.

 
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BERGAMO, SERIAL KILLER DI GATTI, UN SADICO COMPULSIVO CON TRAUMI EMOTIVI E SESSUALI

Post n°9022 pubblicato il 03 Marzo 2017 da psicologiaforense

Una sentenza clamorosa. Bergamo, il serial killer dei gatti condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere. Si tratta della condanna più severa mai inflitta in Italia per questi reati. L'individuo  si procurava gattini attraverso annunci per poi  torturarli  e ucciderli. Infine, informava del tragico destino toccato alle bestiole chi gliele aveva affidate o fatte adottare. Per questo, come ho sopra riportato,   è stato condannato a 3 anni e sei mesi di reclusione M.F., un 43enne di Trescore Balneario (Bergamo). Una pena destinata a fare giurisprudenza: più del doppio degli anni chiesti dalla Procura, che si era fermata a un anno e 4 mesi, per il reato, con la recidiva, di maltrattamento e uccisione di animali. Non è tutto. Il giudice ha disposto che, a pena espiata, sia applicata al condannato una misura di sicurezza che prevede due anni di libertà vigilata. 
«Da Bergamo viene lanciato un segnale importantissimo - spiega Carla Rocchi, presidente dell’Ente nazionale protezione animali (Enpa) -. Dall’entità della pena mi sembra vi sia finalmente una piena valutazione della reale portata e gravità di questo tipo di delitti. Mi auguro che si inneschi un effetto domino, che coinvolga tutti gli altri procedimenti giudiziari che abbiano ad oggetto reati in danno agli animali».

 
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L'ARTE DI VOLERSI BENE

Post n°9019 pubblicato il 01 Marzo 2017 da psicologiaforense

Il "volersi bene",  che poi si articola in forme complesse che afferiscono però sempre all'autostima,  rende tutti più forti e aiuta ad affrontare la vita proficuamente, con coraggio e con entusiamo.... 


L'autostima non è innata ma si forma insieme alla storia di ogni persona. E' il risultato della lunga sequenza di azioni e sentimenti che si verificano nel corso della vita. Non è affatto statica: si può accrescere, facendole mettere solide radici o, al contrario, lasciare che resti debole e fragile. Aumentarla e sostenerla in una persona è l'obiettivo più alto del processo educativo.  Nella realtà delle cose è inutile nascondersi che non è facile cambiare la propria autostima. Se lo fosse nessuno soffrirebbe per averla sotto le scarpe e non ci sarebbero persone insicure, timide o dipendenti. Ma tutto si può raggiungere se c'è un impegno serio per aumentare la stima in se stessi. Le persone hanno la capacità di cambiare e l'occasione di imparare per tutta la vita. Detto questo, se vogliamo rafforzare la nostra autostima, il primo passo è fermarsi a riflettere chiedendosi onestamente: "Chi sono io? Quali sono i miei punti di forza? Quali i miei difetti? Cosa devo integrare come parte di me stesso e cosa dovrei cambiare che davvero non mi piace?". Il modo migliore per sviluppare una forte stima di sè è quello di creare un clima di relazioni personali sicuro in cui è possibile fare esperienza. Il rispetto, l'accettazione e la libertà di agire diventano fattori spontanei se supportati dall'amicizia e dal sostegno degli altri. Questo ambiente sicuro e protetto permette di fare nuove esperienze senza incappare nei meccanismi di autodifesa e di distorsione tipici di chi si sente minacciato.

 
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SORPRESA IN CARROZZERIA, UNA BARA DA COLORARE DI ROSA

Post n°9016 pubblicato il 28 Febbraio 2017 da psicologiaforense

E intanto spuntano anche la versione in vimini e il funerale in streaming... Sempre più spesso la persona che sta per morire pensa, con largo anticipo, a come vorrebbe la sua cerimonia funebre. E lo comunica, in seguito, ai familiari. Nei dettagli. C’è parecchio interesse, ad esempio, per le bare in vimini. A basso impatto ecologico.  Anche i parenti fanno la loro parte. E osano di più rispetto al passato. Una sciarpa, un cappello, una fotografia. Si cerca di ricordare la vita del defunto, in qualche modo, esponendo oggetti legati al suo lavoro, ai suoi hobby, ecc... Poi c’è la tecnologia, con le sue  infinite variabili. In alcuni Paesi  si producono video e dirette streaming delle cerimonie.  Basta così? No. Perché, intanto, nei cimiteri, arriva pure il QR Code sulle lapidi. Basta avvicinarsi con il cellulare e si apre una pagina internet che ripercorre la vita del defunto...

 
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LE EMOZIONI ESPLODONO IN SCHEGGE INCONTENIBILI

Post n°9015 pubblicato il 26 Febbraio 2017 da psicologiaforense

La vita quotidiana è intrisa di emozionalità. Attraversata e nutrita, dalle grandi emozioni umane: amore, gioia, compassione, sorpresa, paura, collera, disgusto, tristezza, seduzione...   Il linguaggio pubblico parla il linguaggio delle emozioni. Appassionata è la ricerca di "scorciatoie" per la felicità, di tecnologie emotive (buona relazionalità, psicoterapia, arte visiva, musica, esperienze sensoriali, droghe, meditazione, sport, danza, immersione nella rete) di cui l'essere umano si rende spesso interessato se non accanito autore. Consistente è la domanda di emozioni collettive e pressante è l'esigenza di parteciparle e condividerle di cui il medesimo si rende protagonista, dimostrandosi non di rado bisognoso di entusiasmi collettivi, di sprofondamenti e dissolvimenti nella massa, e shock socializzato di mobilitazioni emozionali condivise, di adesioni a gruppi a elevata densità affettiva, di deliri collettivi, di ebbrezza generale, di fusioni dell'ego, con il rischio, peraltro, che la voce della sua ragione venga sommersa dall'emozione collettiva. Nella società globalizzata la persona finisce con l'essere tendenzialmente una cacciatrice di sensazioni, una "viaggiatrice" alla continua ricerca di emozioni nuove e piacevoli anche da condividere, peraltro sovente senza legarsi a nessuno e a nessun luogo. Si tratta di esperienze che paiono consentire alla persona la soddisfazione a un tempo dell'istanza dell'appartenenza e dell'istanza dell'individualità, che sembrano permetterle di sentirsi partecipe e di percepirsi unica, di avere un legame sociale e di essere autonoma.

 
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INTELLIGENZA AFFETTIVA, ESSERE CON IL CUORE, RIFLESSIONE IN MENO DI 20 RIGHE

Post n°9014 pubblicato il 25 Febbraio 2017 da psicologiaforense



Fino a non molto tempo fa la dimensione affettiva della personalità, nei confronti del pensiero e della ragione, del logico e del razionale, ha conosciuto non poche e irrilevanti sottovalutazioni, se non soppressioni e rimozioni. La cultura moderna ha espulso da sé l'essere totale dell'uomo Per occuparsi soltanto del suo pensiero. Non è difficile rilevare l'inaridimento del cuore, l'estromissione o la marginalizzazione delle emozioni e dei sentimenti nelle strutture sociali e sanitarie e la correlata sottostima o inattivazione della componente affettiva della professionalità. Ancora oggi in tali contesti, dove pare privilegiato un agire di tipo "scientifico", l'affettività non trova sufficienti spazi di espressione e azione e spesso si finisce con il curare la persona senza averne cura.  Così sono dimenticate o sottovalutate le sue paure, le sue speranze, le sue aspettative, le sue abitudini, la sua storia.

 
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AL MATTINO A SCUOLA, AL POMERIGGIO NUDE IN CHAT, LE CAM GIRL, 2MILA EURO A SETTIMANA

Post n°9012 pubblicato il 24 Febbraio 2017 da psicologiaforense

Per più di qualche ragazzina, questo è diventato un vero e proprio lavoro di cui i genitori non sanno nulla: «Dai mille euro al mese – racconta una 18enne pordenonese – ora, stando in cam più tempo, arrivo a guadagnare circa 2mila euro a settimana».

La giornata tipo di una camgirl è più o meno la stessa. Si alza, fa colazione e prepara la stanza. Esce, va a scuola  e, quando torna, nella sua testa c’è un solo pensiero: connettersi al sito di incontri virtuali. Posta una foto su Facebook o su Twitter per far sapere ai suoi fan che sta per trasmettere, indossa un bel completino intimo ed inizia... Le sessioni possono variare a seconda dei giorni e, soprattutto, delle esigenze dei clienti.  Le chat, quelle di ultima generazione, che attirano sempre più l’attenzione delle giovanissime, non si basano sul rapporto uno a uno, ovvero da “cam a cam”, ma sono pubbliche, aperte a chiunque e soprattutto totalmente gratuite: l’homepage si presenta come un mosaico di finestre dalle cui anteprime è facile immaginare cosa succeda all’interno, basta cliccare per accedere a quei mondi impastati di carne e pixel, desiderio e connessione veloce. Solo in un secondo momento, se si vuole interagire, è necessaria la registrazione. Anche qui tutto gratis.

 
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COMMUNITY, BLOG, LA NOIA FITTA DI UN PERIODO DI TRANSIZIONE

Post n°9009 pubblicato il 23 Febbraio 2017 da psicologiaforense

Per Pascal l'essere umano che non pensa a Dio è condannato alla noia. Per Kant è una questione di cultura, più si cercano nuovi divertimenti e più si è condannati alla noia. Per Kierkegaard la noia è un segno di nobiltà. Quell'allegrone di Schopenhauer diceva che si può solo vivere «fra il dolore e la noia». E Leopardi non aveva dubbi, fra le due condizioni avrebbe scelto il dolore. Per Moravia la noia «potrebbe essere definita un malattia degli oggetti, consistente in un avvizzimento o perdita di vitalità quasi repentina».

Forse bisognerebbe ragionare anche sul fatto che la noia è sempre «la mia noia»,  e intorno a quel «mia» misurarne le richieste, cercarne la cura mentre si naviga tra blog in questo  periodo di fluttuanti incertezze... 

 
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DAL RAGIONAMENTO INCERTO AL RAGIONAMENTO INGENUO, TU DI CHE RAGIONAMENTO SEI? CHE STRATEGIA USI?

Post n°9008 pubblicato il 22 Febbraio 2017 da psicologiaforense

Esistono tre forme essenziali di ragionamento:

- Il ragionamento deduttivo, che consiste nel trarre una conclusione partendo da determinate premesse mediante i procedimenti dell'analisi e dell'astrazione (ragionamento logico);

- il ragionamento induttivo, che parte da un numero minimo di dati e ne ricava un'ipotesi da verificare (ricerca di una legge);

- il ragionamento valutativo, che giudica la validità di un pensiero o di un'azione basandosi sui criteri della logica formale ed utilizzando un modello di riferimento. La strategia utilizzata in un ragionamento consiste nel raccogliere le informazioni ritenute utili ordinarle ed elaborarle per la formulazione di un'ipotesi

Le strategie di ragionamento  utilizzate più frequentemente sono:

- strategia globale, che consiste nell'utilizzare tutte le informazioni a disposizione, procedendo per eliminazioni successive fino a quando non si giunge a ridurre l'ipotesi originaria ai soli elementi presenti in tutti i casi esaminati

- strategia parziale, che consiste nel formulare un'ipotesi iniziale utilizzando soltanto una parte dei dati a disposizione. Nel caso di errore, si cambiano i dati di partenza; in caso di successo, si mantiene l'ipotesi formulata.
Rispetto alla strategia globale, il metodo parziale presenta l'inconveniente di richiedere un grosso sforzo mnemonico; inoltre occorre avere molto tempo disponibile nell'eventualità che vengano cambiate più volte le varie ipotesi di lavoro.

NOTA INTEGRATIVA DI MARCO PRESTA:

Una delle grandi tragedie della nostra epoca consiste nel fatto che tutti sono convinti di avere un'opinione. Qualunque babbeo ti trovi di fronte si sente in dovere di dire la sua sulk rapporto di coppia, sulla vita, sull'educazione dei figli,  sull'economia mondiale, sul Medioriente, sull'ultima scoperta scientifica....  Ci vorrebbero delle sanzioni economiche: sei un imbecille, parli del crollo delle Borse, trecento euro di multa. Invece niente.

 
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VALE PIÙ UN AMICO, UNA CERCHIA DI AMICI ALLUNGA LA VITA

Post n°9004 pubblicato il 22 Febbraio 2017 da psicologiaforense

L'amore e l'amicizia sono necessari all'uomo come l'aria che respira. Un individuo che scelga la solitudine crede di aver avuto un'intuizione geniale e invece è caduto nel più grossolano degli errori. Non è fuggendo dalla vita che la si conquista. Non aspettiamoci che siano gli altri a offrirci su un piatto d'argento i sentimenti che vorremmo ricevere con una presunzione che è di chiara derivazione infantile. Non siamo più così adorabili come lo eravamo da bambini per la nostra mamma. Diventati adulti, dobbiamo saper giocare tra i sentimenti altrui, scegliere, indovinare, riconoscere, vedere, senza lasciarci accecare da pregiudizi che ingiustamente ci porterebbero a escludere dal giro delle nostre amicizie persone che invece meriterebbero stima.

 
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PROSCIOLTO LO STUPRATORE, CHIEDIAMO SCUSA AL POPOLO ITALIANO, ABUSI SESSUALI

Post n°9002 pubblicato il 21 Febbraio 2017 da psicologiaforense



Fa pubblica ammenda per la lentezza della giustizia italiana una giudice costretta a prosciogliere lo stupratore di una bambina perché il delitto è ormai caduto in prescrizione. «Questo è un caso in cui bisogna chiedere scusa al popolo italiano», ha dichiarato Paola Dezani, della Corte d’Appello di Torino, come riportato da Repubblica.

I fatti contestati risalgono a ben 20 anni fa. La vittima, che nel 1997 aveva 7 anni, era stata ripetutamente violentata dal convivente della madre mentre quest’ultima si trovava al lavoro. Trovata spaesata per strada, era stata ricoverata in ospedale. Le erano stati riscontrati segni di abusi e diagnosticate infezioni sessualmente trasmissibili.

Il suo assalitore era stato dapprima dichiarato colpevole per maltrattamenti e, solo successivamente, condannato a 12 anni di carcere anche per violenza sessuale. A quel punto, però, il processo di primo grado era durato già 10 anni, dal 1997 al 2007. Alla sentenza era stato fatto appello e il caso era passato da Alessandria a Torino. Qui era rimasto fermo per nove anni prima di essere calendarizzato. Arrivato in aula lunedì non ha potuto che essere chiuso per l’intervenuta prescrizione dei fatti.

«Questa è un’ingiustizia per tutti, in cui la vittima è stata violentata due volte, la prima dal suo orco, la seconda dal sistema», ha dichiarato il presidente della Corte d’Appello, Arturo Soprano. Il motivo del ritardo, ha spiegato, è stata una congestione dei procedimenti nel suo foro risolta solo nel 2016: ben mille fascicoli non evasi (fra cui questo) che gravavano sulla seconda sezione della Corte d’Appello di Torino e che sono stati quindi ridistribuiti su altre tre sezioni. «Rappresentavano il cronico arretrato che si era accumulato», ha ammesso Soprano.

Dal canto suo, la vittima di questa violenza andata impunita, ora 27enne, aveva già smesso da tempo di sperare nella giustizia. Contattata telefonicamente durante l’udienza di lunedì ha detto: «Voglio solo dimenticare».  

 
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I COMMENTI SONO SCOMPARSI, SI VA VERSO L'ESTINZIONE DEI BLOG?

Post n°9001 pubblicato il 21 Febbraio 2017 da psicologiaforense

Ci sono sempre meno commenti sui blog. Forse dipende  dalla vita frenetica che conduciamo, dalla brevità dei contenuti mordi-e-fuggi a cui ci  hanno abituando i social network oppure dai dispositivi mobili così scomodi per scrivere lunghe porzioni di testo....  Qualunque sia la causa è un dato di fatto  che i lettori dei blog (anche quelli che compaiono sui grandi giornali, ecc) sono diventanti aridi di parole e avari di commenti. In questa stessa dimensione  per NICHOLE KELLY, autrice di “HOW TO MEASURE SOCIAL MEDIA” e CEO di “SOCIAL MEDIA EXPLORER”, i commenti dei blog sono morti. Se qualche anno fa i blog erano molto pochi e seguire quelli preferiti era un piacere – così come lasciare le proprie osservazioni dopo un post che aveva suscitato in noi interesse – oggi c’è un’esplosione di contenuti, un moltiplicarsi di blog e un’alta varietà di piattaforme dove molti, tutti, scrivono articoli, elzeviri, opinioni, pagine di diario, poesie, osservazioni, riflessioni, aggiornamenti di stato, gossip o contenuti elaborati.... Per questo è anche vero che riuscire a seguire i blog interessanti  è diventata davvero un’attività molto impegnativa.

NOTA INTEGRATIVA

CI SONO VARI TIPI DI COMMENTI AI POST:   
a) commento/saluto; b) commento di dissenso o di  approvazione; c) commento di critica; d)commento ad integrazione del post; e)commento di approfondimento; f)commento che offre spunti di discussione/riflessione; g)commento di documentazione (in cui si riportano studi, ricerche, pubblicazioni, dati, informazioni, arricchimenti ecc..); h)commento di richiesta chiarimenti/spiegazioni; i) commento di outing; l)  commento di disturbo; m) commento provocatorio;  n) commento di mero "scambio";  o)  commento “spam”.

 
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FURTI, RICATTI E SEDUZIONE: L'ALTRA FACCIA DELLE BADANTI

Post n°9000 pubblicato il 20 Febbraio 2017 da psicologiaforense

 

Un numero mai visto di famiglie è  “badante-dipendente”. Senza non saprebbero a che Santo votarsi.  Così la badante  è diventata parte integrante della pianificazione familiare, anche se affidare ad uno sconosciuto la gestione dell'abitazione e dei beni (oltre che della propria persona) rimane una decisione sofferta. Trovare la persona giusta, infatti,  è, quasi sempre, un terno al lotto.  E di certo non mancano truffe, raggiri, scontri interni,  incompatibilità, maltrattamenti, seduzioni, raggiri, circonvenzione di incapaci… Tanto che tra horror, thriller, commedia all'italiana e splatter, il variegato mondo delle badanti sembra offrire spunti cinematografici per tutti i gusti. Il fenomeno più comune  è il “matrimonio”  tra ultra 65enni e le proprie ex badanti  a volte  più giovani anche di 40 o più anni. Gli esempi sono innumerevoli. Altri fenomeni frequentissimi sono  i furti, l’occupazione della casa dopo la morte dell’assistito,  ecc.. Da ultimo, l'aspetto più tragico e terribilmente drammatico: gli abusi sugli anziani. I casi riguardano sia badanti straniere  sia italiane ed hanno in comune una violenza spietata: calci, pugni, soffocamenti, segregazioni... In alcune occasioni le vittime sono  decedute…

 
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LA PRIMA FACOLTÀ DELL'UOMO: L'IMMAGINAZIONE

Post n°8997 pubblicato il 19 Febbraio 2017 da psicologiaforense

 

Eppure di questa capaci­tà, che Albert Einstein considerava più importante della conoscenza stessa, in generale  facciamo un uso ben misero come, per esempio, immaginare disgrazie, pericoli inesistenti,  limiti, ostacoli insormontabili, rischi micidiali, ecc… TUTTO NEGATIVO INSOMMA! E con questo  dimentichiamo  che, quando imma­giniamo qualcosa, nel cervello si genera un'esperienza reale, il che significa che la nostra mente sta elaboran­do quell' esperienza come se fosse reale, vera, vissuta… nonostante la stiamo solo immaginando.  Così questa straor­dinaria risorsa di cui disponiamo, l'immaginazione, di­venta  un problema terribile  se la utilizziamo per le nostre convinzioni limitanti, quelle certezze che viviamo come reali pur senza esserlo, ingigantendo le dimensioni degli ostacoli e  minimizza­ndo la portata delle nostre capacità. Ecco perché ci ri­sulta difficile uscire dalle nostre ristrette trincee mentali e accettare il fatto che ci sia molto di più di quanto sia­mo normalmente capaci di vedere, lasciando liberi di ri­svegliarsi la nostra curiosità e il nostro gusto per l'esplo­razione. La mente mette in pratica ciò che il cuore vuole sentire, perché sono le emozioni ad aprire l'intelletto, e non il contrario. Ma come può aprirsi l'intelligenza se siamo oppressi dalla paura, se non abbiamo fiducia in noi stessi e non siamo davvero motivati? È quindi di primaria importanza  far emergere quelle risorse emotive tanto necessarie, e per farlo  bisogna utilizzare la nostra immaginazione creativa, capace di aiutarci a scoprire nuove opzioni e percorsi che ci consentono di approfittare delle opportunità esistenti o di crearne di nuove.

 
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VENEZIA SOFFOCATA DAI TURISTI, CARNEVALE 2017, REGIONE INVOCA NUMERO CHIUSO ED AUTONOMIA

Post n°8993 pubblicato il 16 Febbraio 2017 da psicologiaforense

CARNEVALE 2017. Venezia è al collasso, calpestata, sporcata, intasata, svuotata dei suoi abitanti e costretta a riempirsi di chioschetti, fast food e negozi di chincaglieria da una quantità di turisti spropositata. Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, invoca il  numero chiuso e l' autonomia del Veneto.

«Io credo al numero chiuso. Venezia non può sopportare più di un certo numero di visitatori al giorno quindi i flussi vanno rigorosamente regolamentati», dichiara il leghista tornando su un progetto spesso riproposto. Il numero chiuso, continua, è da preferire assolutamente a una tassa d’ingresso per ridurre gli arrivi: «Venezia deve restare alla portata di tutti», sottolinea.

Zaia, tuttavia, non perde l’occasione per promuovere un punto che sta al centro della sua agenda politica degli ultimi anni: l’indizione di un referendum per l’autonomia del Veneto. «Roma resta ladrona», premette il presidente regionale denunciando la negativa ingerenza dello Stato centrale nella regolamentazione dell’ingresso delle grandi navi da crociera in laguna e nel cantiere per la costruzione delle paratie mobili contro le maree (Mose).

«La soluzione è una soltanto: l’autonomia del Veneto e uno Stato federale», continua. Il riferimento è al referendum consultivo sull’autonomia regionale che Zaia sta tentando di organizzare in Veneto. L’obiettivo: uno statuto sul modello altoatesino. Una prima consultazione (sull'indipendenza) era stata bocciata nel 2015 dalla Corte Costituzionale e la Regione sta tuttora risarcendo i circa 1’300 donatori che l’avevano sostenuta. «Dopo anni, ora, la Corte Costituzionale lo ha ammesso», assicura Zaia, che promette di andare al voto in concomitanza con le amministrative o comunque in primavera.     

 
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MANDANO LA LORO RAGAZZA NUDA IN RETE, LA DISTRIBUISCONO IN INTERNET,

Post n°8992 pubblicato il 15 Febbraio 2017 da psicologiaforense

Vanno in giro strizzate nei jeans, l’ombelico esposto, scollature pazzesche, tacchi alti. Sedurre è il loro massimo obbiettivo. Sedurre, più che innamorarsi. Il sesso è diventato un must. Altro che conquista! Altro che battaglia contro! Le adolescenti sono quelle che vincono. Sono quelle che possono scrivere la cifra più alta su quell’assegno in bianco che è l’avvenenza femminile.  La mamma si preoccupa se non lo pratichi, il sesso. Si preoccupa se non sei bella, se non ce la fai.
Così scrive LIDIA RAVERA: quella dei giovani del 2000 inoltrato è una generazione “amusement oriented”, dedita al divertimento. Sembrano avere lo svago come massimo obbiettivo. Si ammazzano in macchina di notte tornando dalle discoteche pieni di pasticche per provare sensazioni forti. Si picchiano alla fine delle feste o alla fine delle partite, perché “le risse sono divertenti”.  Fanno sesso, certo, ma non al buio. Lo fanno riprendendosi l’un l’altro (o in gruppo o tutti contro uno) col telefonino. Mandano la loro ragazza nuda in rete, la distribuiscono via internet. L’intimità? Non interessa. Nessuno sembra eccitato dall’idea di lavorare per la propria formazione. Il che non vuol dire andare bene a scuola, vuol dire costruirsi una personalità. Progettare se stessi, che dovrebbe essere il gioco più eccitante della giovinezza... 

 
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AMORI IMPOSSIBILI? KEITH URBAN CREDEVA CHE NICOLE KIDMAN FOSSE TROPPO PER LUI

Post n°8991 pubblicato il 15 Febbraio 2017 da psicologiaforense

Keith Urban non ha richiamato Nicole Kidman perché pensava che lei fosse 'troppo' per lui.

L'attrice ha recentemente rivelato di aver aspettato per ben quattro mesi che colui che oggi è suo marito la richiamasse dopo che si erano incontrati per la prima volta nel febbraio del 2005. Adesso è lui a dare la sua versione della vicenda.

Al cantante è stato chiesto di commentare quanto detto dalla moglie durante la passerella per il red carpet dell'edizione 2017 dei Grammy Awards a Los Angeles. «E' una storia molto lunga. Non vi è mai capitato di incontrare qualcuno e pensare che sia troppo per voi?», ha rivelato Keith.

La Kidman aveva dichiarato di essere stata immediatamente colpita da Urban, l'uomo assieme al quale oggi ha due figlie, Sunday, 8 anni, e Fath, 6.

«Avevo proprio una bella cotta per lui e io non gli interessavo. È vero! Non mi ha richiamato per quattro mesi», aveva detto. Le era stato domandato se poi avesse mai chiesto spiegazioni su questo comportamento: «Ci sono alcune cose - penso che chiunque sia sposato è d'accordo con me - che è meglio lasciare lì. Adesso siamo qui e va tutto bene, non c'è bisogno di tirare fuori argomenti del genere».

 
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PLAYBOY TORNA AL NUDO, LA RIVISTA FA MARCIA INDIETRO, CI RIPRENDIAMO LA NOSTRA IDENTITÀ

Post n°8990 pubblicato il 14 Febbraio 2017 da psicologiaforense

La rivista americana Playboy fa marcia indietro rispetto alla sua decisione dell’anno scorso di non proporre più nudi femminili : «Rimuovere  la nudità è stato un  clamoroso errore», ha scritto Hefner su Twitter. «Oggi ci riprendiamo la nostra identità e rivendichiamo chi siamo», ha aggiunto. Secondo Samir Husni, professore di giornalismo all’Università del Mississippi, la scelta di lasciare perdere la nudità aveva allontanato  i lettori.  «Playboy e l’idea della non-nudità sono una sorta di ossimoro», ha dichiarato all’Associated Press. Per l’esperto, la rivista deve ancora trovare un modo di catturare il pubblico giovane figlio dell’era digitale e del libero accesso alla nudità online.
NOTA
Playboy (o Playboy Magazine) è una celebre rivista erotica  rivolta al pubblico maschile, ma non solo...  fondata nel 1953 a Chicago da Hugh Hefner e diffusa in tutto il mondo, sia nella versione originale sia in edizioni locali.    

 
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TROPPE DOCCE FANNO MALE ALLA SALUTE

Post n°8989 pubblicato il 13 Febbraio 2017 da psicologiaforense

C’è chi la considera un immancabile appuntamento di relax prima di cena, per lavare via di dosso tutte le tensioni e fatiche accumulate. Chi invece non sa rinunciare ad una bella doccia energizzante appena alzati la mattina, indispensabile per iniziare col piede giusto la giornata. Di certo nessuno ha mai pensato che fare troppe docce possa far male alla salute. Anzi, al contrario, lavarsi poco lascia addosso una sensazione di sgradevole malessere…

PERCHE’ FARE TROPPO DOCCE FA MALE

E’ vero che lavarsi poco è certamente sintomo di scarsa igiene personale. O quanto meno espone chiunque al rischio di compromettere i propri rapporti sociali. Fare troppe docce d’altro canto potrebbe fare più male che bene. Un eccesso di pulizia potrebbe infatti danneggiare il microbioma umano. Quell’insieme di batteri, virus ed altri microbi che vivono nel e sul nostro corpo, sono anch’essi necessari al mantenimento di un corretto stato di salute.

LO STUDIO DELL’UNIVERSITA’ DELLO UTAH

A sostenere questa tesi è il Centro Genetica presso l’Università dello Utah. Lo staff ha analizzato la correlazione fra la corretta funzionalità del nostro sistema immunitario e la frequenza di docce e lavaggi effettuati. Specialmente con l’uso di detergenti chimici, shampoo, balsamo e doccia schiuma. Per arrivare al risultato sopra esposto, i ricercatori hanno anche studiato la popolazione del Yanomami in Amazzonia. Hanno riscontrato che questa comunità presentava una maggiore ricchezza di microbi nella loro pelle. Anzi “la più alta diversità di batteri e funzioni genetiche mai riportati in un gruppo umano.” Alcuni di questi batteri avevano anche una forte resistenza agli antibiotici, pur essendo entrati in contatto con essi.

LE CONCLUSIONI DELLA RICERCA: NO A TROPPE DOCCE

Dunque, secondo questa ricerca, lo stile di vita occidentale in riferimento all’igiene personale può a volte considerarsi troppo zelante. Ai limiti del pericolo per la salute. Detto ciò, non è stato indicato un numero minimo o massimo di docce al quale fare riferimento. Il nostro consiglio è sempre quello di farsi guidare dal buon senso e dalle esigenze del nostro corpo. Meglio, sicuramente, evitare comunque i detergenti troppo aggressivi e privilegiare quelli a base di sostanze naturali, privi di parabeni, siliconi e alluminio.
(LA STAMPA)

 
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GWYNETH PALTROW, 50 SFUMATURE DI PERDIZIONE E DI REDENZIONE

Post n°8987 pubblicato il 13 Febbraio 2017 da psicologiaforense

Gwyneth Paltrow si sente sempre sexy:  «Mi piace quando le donne si sentono sicure e si vestono in modo sexy, ma allo stesso tempo mi piace quando c'è un equilibrio tra il modo in cui ci si mostra e il proprio cervello. L'obiettivo è una buona combinazione di sensualità e intelligenza»,

L'attrice ha imparato ad amare il suo corpo sempre di più con il passare degli anni e dà il merito della grande sicurezza che ha oggi agli alti e bassi affrontati in passato.

 
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