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Creato da ciaobettina0 il 14/09/2008

scintilla

semplicemente le mie letture

 

 

La salute vien mangiando!

Post n°8 pubblicato il 05 Gennaio 2012 da ciaobettina0

A volte ho la sensazione che a guidarci nella scelta di un libro da leggere sia un misterioso istinto che ci conduce su un percorso ben preciso, percorso che ci fa inconsapevolmente preferire di volta in volta ciò che di cui abbiamo bisogno in precisi momenti della nostra vita.

Naturalmente ciò avviene solo se le nostre preferenze non scaturiscono dall'adesione alle mode, e se lo scopo del nostro leggere non è mostrarsi agli altri edotti su argomenti unanimemente considerati di fondamentale importanza.

Se nella scelta si segue l'ispirazione personale, il contenuto del testo scelto andrà con tutta probabilità a colmare un vuoto, a soddisfare un bisogno, ad arricchire chi lo legge, e tale arricchimento potrà essere con soddisfazione condiviso con altre persone. 

Mi sono resa conto che ultimamente non sempre riesco a trovare il tempo di raccontare in questo spazio virtuale tutto ciò che leggo, e che in alcuni casi l'arricchimento è mio e non ha senso condividerlo; in altri, invece, sento che posso dire qualcosa di utile per chi legge.

Spero che i libri e i link che cito in questo post possano spronare (come hanno fatto con me) altre persone a rivedere il proprio modo di vivere e soprattutto di alimentarsi.

Ritornando al "percorso" di cui parlavo all'inizio, sono passata dai testi che suggerivano come star bene con se stessi e con gli altri, o che miravano a far apprezzare la vita in modo più pieno dandole un senso, ad altri che riguardano il sentirsi sani, attivi ed in salute. 

copertina del libroIl libro che ha segnato per me questo passaggio (e che consiglio di leggere) è "un nuovo modo di vivere anti cancro", di David Servan-Shreiber.

Si tratta non soltanto di un manuale d'istruzioni per la prevenzione della malattia oggi più temuta, corredato da interessanti spiegazioni scientifiche (l'autore è un medico), ma anche di una serie di considerazioni su come mutano le relazioni con gli altri al sopraggiungere del cancro, e della teorizzazione di una vera e propria filosofia di vita anti-cancro, di uno stile di vita che può essere utile a tutti per vivere meglio e non soltanto per prevenire la malattia... addirittura, nel capitolo intitolato "disinnescare la paura", l'autore espone alcuni concetti volti a mitigare la paura della morte. 

Non parlerò del contenuto di questo libro perchè l'ho letto parecchio tempo fa, ma rimando all'esauriente descrizione del testo visualizzabile sul link al sito VitaFelice.

Consiglio invece il link al sito La salute migliore per visualizzare una sintesi corredata da immagini relativa ai"cibi buoni" menzionati da David Servan-Shreiber.

La scelta dei libri che ho letto successivamente si è indirizzata in modo più specifico verso uno degli aspetti trattati dal libro sopracitato: l'alimentazione.

A questo proposito i diversi testi non sono concordi su tutto, ma leggendoli sono comunque riuscita a farmi un'idea, trovando alcuni comuni denominatori, su come poter correggere la mia alimentazione e il mio stile di vita. Ecco un link e due  testi che ho letto con interesse:

  • copertina libro"I segreti dei popoli centenari", di Muriel Levet, 
    è un affascinante viaggio tra le usanze alimentari (e non solo) di alcuni popolazioni che vantano il maggior numero di centenari in buona salute; e se la fortuna di alcuni popoli non è purtroppo alla nostra portata (ad esempio la prodigiosa acqua bevuta dagli abitanti della valle di Vilcabamba, in Ecuador), è però vero che altre sane abitudini alimentari riguardanti la preferenza di alcuni cibi o la loro modalità di assunzione, o ancora il tipo di cottura, sono invece adottabili da tutti. Così, per esempio, la cucina mediterranea dei Cretesi, ricca di condimenti a base di olio extravergine di oliva, pomodoro, erbe aromatiche, aglio e scalogno, è sicuramente di facile imitazione. Meno usuale per noi è il consumo di alimenti tipici della cucina asiatica di Okinawa, come alghe (in alcune varietà assai più ricche di calcio dei latticini) e pesce crudo, ma anche in questo caso si possono trarre diversi spunti dal regime alimentare di questo popolo orientale. Comune denominatore tra l'alimentazione dei popoli che godono di ottima salute, è comunque l'abbondante consumo di frutta, verdura, legumi e cereali.
  • "E' facile controllare il peso se sai come farlo", di Allen Carr, f
    non propone una vera e propria dieta, ma alcune riflessioni sui più comuni errori che riguardano l'alimentazione di oggi. Riguardo a questo testo, non mi sono trovata d'accordo su tutto ciò che viene espresso... non mi trovo ad esempio d'accordo sul considerare carne e prodotti caseari come totalmente inadeguati al nostro organismo; l'autore del libro individua infatti la dieta basata esclusivamente su alimenti origine vegetale come il regime alimentare ideale per l'uomo: io però sono convinta che l'evoluzione della specie umana rispetto alle origini ci abbia reso in grado di digerire e di assimilare bene anche questi alimenti... del resto già nella preistoria venivano cacciati gli animali per l'alimentazione umana,  e già Greci, Etruschi e Romani producevano e mangiavano formaggio.
    E' comunque un libro che ha il pregio di mostrare in una luce diversa tutto il concetto del mangiare e che spinge a considerare con maggiore attenzione ciò che introduciamo nel nostro corpo quando ci nutriamo. Spesso la scelta di un cibo non si basa tanto sulla sua capacità di portare un contributo positivo alla salute del nostro organismo, quanto sulla gradevolezza del suo sapore: atteggiamento che ha modificato il nostro gusto fino a indurci a scegliere alimenti sempre più elaborati, pieni di additivi volti ad esaltarne il sapore, la consistenza e mirati ad assicurare la conservazione del prodotto per lunghi periodi, alimenti che poco o nulla conservano dei principi nutritivi originari propri dei sigoli elementi che lo compongono.
  • Inoltre ho trovato interessante il sito dell'associazione CIBO è SALUTE, che inizialmente ho consultato per documentarmi sulle modalità di cottura dei cibi e che in seguito ho letto con più attenzione. 

 
 
 

MESSAGGIO PER UN'AQUILA CHE SI CREDE UN POLLO - Antony De Mello

Post n°7 pubblicato il 06 Gennaio 2010 da ciaobettina0

copertinaQuesto libro è stato per me una vera e propria “scintilla”; letto circa un anno e mezzo fa, da allora alcune riflessioni in esso presenti hanno cambiato profondamente il mio modo di vedere la vita, me stessa e le persone che mi circondano.
A volte ci sentiamo depressi o insoddisfatti della nostra vita; così ci affanniamo nella ricerca di qualcosa che la cambi in meglio. In realtà non dovremmo guardare altrove per trovare questa serenità, ma “dentro” la nostra vita, imparando a gustarne ogni istante.  De Mello ricorda spesso che “la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti”, e  che viviamo costantemente proiettati in avanti: ad esempio spesso si spende molto tempo per progettare una vacanza, e poi quando si è in vacanza la nostra mente si concentra già sul ritorno a casa, sulle foto che mostreremo. De Mello suggerisce invece di annusare, gustare, ascoltare tutti i rumori che un’esperienza nuova (come una viaggio in un posto mai visto) ci può offrire; del resto ciò ci riesce comprensibilmente difficile perché la nostra cultura ci ha abituati, fin da piccoli, a porci mete da raggiungere, degli obiettivi. E già dall’infanzia ci hanno convinti che i migliori “nutrimenti” da ricercare siano “droghe” quali l’approvazione, l’attenzione, il successo, anziché “il cibo solido e nutriente della vita: lavoro gioco, divertimento, risate…”; così, abituati come siamo alle nostre “droghe”, in loro assenza andiamo in crisi.  Il segreto per vivere pienamente la propria vita è la “consapevolezza”, concetto che non può essere comunicato in maniera piena e significativa se si utilizzano gli schemi logici che normalmente guidano i nostri ragionamenti. Consapevolezza è “morbidezza e apertura mentale”; per De Mello non è sufficiente “conoscere” la Verità, bisogna “assaggiarla”.
Insomma, per vivere in maniera più piena e serena la nostra vita, dobbiamo abbandonare gli schemi mentali che normalmente siamo abituati a seguire, e questo non è mai facile, è doloroso. Non è facile ammettere “fin ora ho avuto torto”. Ma se non consideriamo un modo di vedere la vita diverso da quello che ci ha sempre guidati non potremmo mai “svegliarci”. Spesso nel suo libro l’autore scuote i lettori dicendo: “svegliatevi!” e dà un’immagine molto poetica della persona che si è svegliata: essa “ non marcia al ritmo dei tamburi della società, ma danza seguendo la musica che sgorga dentro di lei”.
Vedere la realtà da un’angolazione diversa dal solito significa provare ad immedesimarsi nell’altro, considerare il suo punto di vista; la cieca fiducia nei confronti di un’ideologia ci chiude all’altro, perché non siamo disposti a vedere cosa c’è di buono dalla parte opposta, mentre De Mello afferma che “La vita è un mistero e ha senso solo quando la si percepisce come tale” e che “il dubbio è infinitamente più importante del culto”.
Non sempre le idee esposte da Anthony De Mello, padre gesuita, sono state ben accolte; il suo incitare il lettore a mettere in discussione certezze assolute, come il suo affermare che praticare la carità in modo troppo consapevole scaturisca da un bisogno di sentirsi ”migliori”, e quindi da un nostro egoistico bisogno spesso mascherato da altruismo, non sempre ha riscosso consenso nell’ambiente in cui si trovava ad operare. Del resto nel suo libro afferma che ogni idea innovativa all’inizio è blasfema, che inizialmente i seguaci di Gesù erano una minoranza e che Gesù aveva dei problemi con chi si sentiva buono, dalla parte dei giusti.
Inoltre, secondo l’autore del libro, bisogna imparare ad “accogliere i propri demoni”: ovvero, non bisogna auto-obbligarci ad una rinuncia per aderire ad una condotta che in modo molto razionale e innaturale ci imponiamo;  secondo lui, rinunciare ad una cosa, significa continuare a desiderarla per sempre, mentre quando smettiamo di “combattere” i nostri “demoni” ce ne allontaniamo in modo del tutto naturale e spontaneo, e quindi definitivo.
La visione della vera amicizia e del vero amore che scaturisce da questo libro ha davvero cambiato il mio modo di vedere “l’altro”: è caratterizzata da una “non dipendenza” dall’altra persona e dalla negazione di un atteggiamento possessivo nei confronti di chi amiamo; io posso godere della presenza dell’altro, ma l’altro non mi appartiene, così come io non gli appartengo e non sono dipendente da lui. E non devo avvicinarmi all’altro con idee preconcette, ma libero sia da pregiudizi negativi cha da una considerazione troppo positiva; spesso infatti rimaniamo delusi da una persona perché ce ne siamo fatta un’idea troppo alta, che non corrisponde alla realtà; nessuno si può considerare migliore degli altri, anche se quando si è innamorati si tende a sopravvalutare l’oggetto delle nostre attenzioni. La delusione quindi deriva solo dalla constatazione che la persona in questione non corrisponde alle nostre aspettative.
Insomma, in ognuno di noi c’è un’aquila che può librarsi maestosa nel cielo, che però non potrà mai alzarsi da terra se non si diviene consapevoli della sua presenza.

 
 
 

HENRY DRUMMOND - IL DONO SUPREMO - Paulo Coelho

Post n°6 pubblicato il 28 Dicembre 2008 da ciaobettina0

Nel post precedente ho accennato a questo libriccino, perciò ho deciso di parlarne in maniera un po' più approfondita. Il testo riporta un discorso che, circa un secolo fa, doveva essere tenuto da un famoso predicatore, ma che invece venne esposto da un missionario appena tornato dall'Africa, giovane e ancora incerto circa la sua vera vocazione; ed è proprio mettendosi in discussione in prima persona di fronte al grande mistero dell'amore che il giovane riesce ad affascinare e a coinvolgere la sua platea, dando un grande esempio di umiltà.
L'amore (il Dono Supremo) è dunque il fulcro attorno al quale ruota tutto il discorso di Henry Drummond, e per parlarne sceglie come punto di partenza la prima lettera di San Paolo ai Corinzi.
Il testo comunica tutto il fervore di un giovane alla ricerca della cosa più importante dell' esistenza, quella verso la quale valga la pena indirizzare tutti i nostri sforzi, "giacchè nessun altro può vivere per noi". L'amore, vera energia della vita, viene paragonato alla luce che può essere scomposta nei colori dell'arcobaleno; alcuni tra i colori dell'amore sono: la pazienza, la generosità, l'umiltà, la gentilezza, la dedizione, la tolleranza, l'innocenza e la sincerità; l'amore vero, pieno e totale, inconsapevolmente possiede tutte queste virtù.
- La pazienza: l'amore sa aspettare, non segue tempi prevedibili e prestabiliti;
-La generosità: amare vuol dire donarsi, adoperarsi per rerndere felice qualcuno senza pretendere nulla in cambio; l'amore non si mette in competizione, la competizione genera invidia, gelosia;
-L'umiltà: l'amore evita l'autocompiacimento;
-La gentilezza: chi ama non si comporta mai in maniera aggressiva;
-La dedizione: l'amore comporta un impegno verso il prossimo e non persegue il proprio interesse, non cerca una ricompensa. "L'opera è questa, l'amore dato è già ricompensa e basta a se stesso...l'amore che non cerca ricompensa è capace di colmare ogni minuto della sua stessa luce";
-La tolleranza: l'amore tollera anche ciò che le comuni convenzioni possono giudicare intollerabile;
-l'innocenza e la sincerità: posso aiutare gli altri solo se ne ho rispetto, se mi sento uguale a loro e non mi pongo di fronte a loro sentendomi  migliore o superiore.
Dopo aver analizzato i diversi "ingredienti" dell'amore, Henry Drummond cerca di aiutare chi lo ascolta a far sì che questi ingredienti entrino a far parte della vita; e aggiunge che l'anima, per imparare ad amare, necessita di esercizio, esattamente come il corpo che deve esercitrarsi per poter compiere bene un'azione; e la vita ci offre cotinuamente le occasioni per "esercitare" la nostra capacità di amare.
L'amore non può essere circoscritto e definito, non ci sono regole per imparare ad amare ma, secondo Drummond, molto si può imparare osservando chi ama in modo sincero, perchè l'amore è qualcosa di contagioso, che attira e coinvolge.
Perchè ci dispiace morire? Perchè vorremmo trascorrere più tempo possibile con le persone che amiamo, o per avere più tempo per trovare persone da amare e che ci amino. L'amore è la vita, dunque, e chi sente di non essere amato da nessuno prova il desiderio di morire: il destino peggiore per un uomo è infatti quello di morire senza essere amato. Del nostro passato i ricordi che ci fanno sentire più contenti non sono tanto quelli che si riferscono ad azioni eclatanti che abbiamo compiuto, ma quelli dei momenti in cui abbiamo amato: ciò significa che l'amore sfida il tempo, può andare oltre la brevità di una vita: l'amore dato permane nel ricordo.

 
 
 

I libri di Raffaele Morelli, Coelho e alcune riflessioni...

Post n°5 pubblicato il 21 Dicembre 2008 da ciaobettina0

Ho letto diversi libri di Raffaele Morelli; li ho letti in periodi nei quali mi sentivo un po' giù, e pur essendo abbastanza simili tra loro per la riproposizione di alcuni concetti fondamentali, ogni volta sono riusciti a rasserenarmi.
Del resto, "non siamo nati per soffrire", secondo lui, quindi non vale la pena di rovinarsi la vita con giudizi troppo severi su se stessi e sugli altri, e nè di fare sforzi incredibili per aderire ad un ideale di noi stessi che ci siamo creati, magari sotto l'influenza di ciò crediamo che il mondo si aspetti da noi. Sì, perchè "ciascuno è perfetto" così com'è, e non bisogna fare sforzi per cercare di essere diversi.
Anche il nostro giudizio su ciò che è "bene" e ciò che è "male", o su ciò che caratterizza un atteggiamento"vincente" o "perdente", è influenzato da schemi che ci vengono trasmessi dall'esterno, dalla nostra cultura e dalle nostre tradizioni; perciò se agiamo trasgredendo i "parametri" che l'ambiente esterno ci ha trasmessi si scatena dentro di noi un conflitto. E la sofferenza psicologica che tale conflitto porta arriva, secondo Morelli, per farci capire che un qualcosa di noi troppo a lungo soffocato cerca di salire a galla e di manifestarsi per essere vissuto.

Dopo aver letto Coelho (in particolar modo dopo aver letto "il dono supremo", discorso di Henry Drummond riportato da Coelho in un piccolo volumetto) e Morelli, mi è venuto spontaneo mettere a confronto due visioni della vita così diverse, l'anima spirituale di Coelho e quella laica di Morelli, apparentemente distanti ma in fondo molto vicine.

Per Coelho la vita ci pone talvolta di fronte a situazioni di fronte alle quali dobbiamo scegliere, dobbiamo prendere una decisione; la vita può riservarci delle tentazioni che hanno lo scopo di "metterci alla prova"e come guerrieri dobbiamo saper scegliere la strada giusta, saper perseguire un obiettivo superando ogni ostacolo, anche a costo di soffrire.

Per Morelli invece "non siamo nati per soffrire", e qualsiasi autoimposizione rende il nostro atteggiamento forzato sottraendo spontaneità alle nostre azioni. Non si deve, secondo lui, imporsi un obiettivo e perseguirlo: noi ci illudiamo di guidare il corso della nostra vita con le nostre decisioni, ma essa è come una pianta che si sviluppa con grande energia autonomamente rispetto alla nostra volontà. Perciò secondo questo modo di pensare, quando ci troviamo di fronte ad un bivio, quando ci pare che la vita ci imponga di compiere una scelta, senza rovinarci la vita con mille inutili ragionamenti, dovremmo fermarci e non pensare, lasciarci guidare dalla nostra interorità, dalla nostra essenza più profonda.

Amore spirituale secondo Coelho, e amore che coinvolge tutta la persona, che passa attraverso i sensi per Morelli; ma secondo Morelli non c'è distinzione, non c'è amor sacro e amor profano; "ama e non pensare", afferma; ama senza appesantire un sentimento così spontaneo con tanti tortuosi ragionamenti, senza porti mille perchè.

C'è, in tutti e due i punti di vista, l'attrbuzione di un alto valore all'amore e alla vita in se stessa; Morelli ci consiglia più volte di lasciare crescere "la pianta che siamo", una pianta che si sviluppa autonomamente dalla nostra volontà, dalle nostre decisioni; c'è in noi una forza creatrice che ci trasforma in ogni istante, come quella che fa sviluppare il feto nel ventre della madre; un'energia che ci rinnova incessantemente. 
La resa a questa forza creatrice placa i nostri conflitti e la consapevolezza della sua esistenza in ogni istante, anche quando compiamo i piccoli e banali gesti della vita quotidiana, ci fa vivere con pienezza.

La religione cristiana suggerisce di porsi dinnanzi alla vita come vasi vuoti, pronti ad essere riempiti dello Spirito di Dio e a farsi guidare da Lui. La resa alla forza creatrice che alberga dentro ognuno di noi, mi appare come qualcosa di molto simile. E se Dio fosse questa forza? Del resto Gesù ha affermato che Dio è nel nostro prossimo, e in particolare nei piccoli, in coloro che vedono il mondo con gli occhi di un bambino, ancora non offuscati da mille schemi mentali. "ama il prossimo tuo come te stesso": per amare gli altri dobbiamo amare prima di tutto noi stessi, e gli altri come noi: perchè questa forza potente è in noi e nelle altre persone.
Secondo una visione più laica, la scintilla che ci fa crescere e progredire è una totale fiducia in noi stessi, in questa forza creatrice che ognuno di noi possiede; secondo la visione cristiana, questa scintilla è la fede totale ed incondizionata in Dio che ci guida lungo il nostro cammino...molto simile no?

 
 
 

SONO COME IL FIUME CHE SCORRE - Paulo Coelho

Post n°4 pubblicato il 09 Ottobre 2008 da ciaobettina0

Paulo Coelho è un autore molto letto ultimamente, di cui la gente parla. Perchè? Dopo i molti testi pubblicati negli scorsi decenni che svelano i segreti per diventare persone "di successo", la gente ha scoperto che ha bisogno di "andare oltre" in questa società delle apparenze per sentirsi davvero soddisfatta della propria vita.
All'interno della copertina del libro leggo che Coelho rimane sempre "ancorato alla sua missione: comunicare a chi sa disporsi all'ascolto la verità e la bellezza dell'unverso"; Coelho sente quindi il suo lavoro di scrittore come una missione, e nel corso della sua vita ha costantemente inseguito il suo sogno a dispetto di tutto e di tutti, affrontando le molte difficoltà con lo spirito del "guerriero".
Il libro è una raccolta di racconti (storie o brani di vita vissuta), che pongono il lettore di fronte alle situazioni più diverse stimolandolo alla riflessione; storie belle e semplici come "La storia della matita", che fa riflettere su come ogni azione compiuta vada vissuta con coscienza perchè lascia sempre un segno, o come "Gengis Khan e il suo falco", sull'amicizia, che fa capire come un'azione  all'apparenza sgradevole compiuta da un amico possa nascondere la volontà di aiutarci; interessante la storia di Manuel, uomo "importante" e di successo - un modello da seguire nella nostra società delle apparenze - che scopre troppo tardi di aver sorvolato frettolosamente su tutti quei valori che rendono la vita davvero degna di essere vissuta e di aver impiegato tutte le sue energie per qualcosa che, una volta giunto al termine della sua esistenza, non lo soddisfa pienamente. Nel racconto "Il pianista nel centro commerciale"c'è anche un messaggio per gli artisti: un incoraggiamento a vivere pienamente la propria aspirazione artistica anche quando si è incompresi dalla maggioranza delle persone. C'è anche una riflessione interessante sull'eleganza, vista come l'espressione, attraverso gestualità e il portamento, di una serenità interiore; eleganza che non mette l'accento sulla volontà di apparire migliori degli altri o sul mostrare oggetti costosi o alla moda, ma sul valore opposto, ovvero sulla ricerca dell'essenzialità e dell'eliminazione del superfluo.

 
 
 
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