Questo libro è stato per me una vera e propria “scintilla”; letto circa un anno e mezzo fa, da allora alcune riflessioni in esso presenti hanno cambiato profondamente il mio modo di vedere la vita, me stessa e le persone che mi circondano.
A volte ci sentiamo depressi o insoddisfatti della nostra vita; così ci affanniamo nella ricerca di qualcosa che la cambi in meglio. In realtà non dovremmo guardare altrove per trovare questa serenità, ma “dentro” la nostra vita, imparando a gustarne ogni istante. De Mello ricorda spesso che “la vita è quella cosa che ci accade mentre siamo impegnati a fare altri progetti”, e che viviamo costantemente proiettati in avanti: ad esempio spesso si spende molto tempo per progettare una vacanza, e poi quando si è in vacanza la nostra mente si concentra già sul ritorno a casa, sulle foto che mostreremo. De Mello suggerisce invece di annusare, gustare, ascoltare tutti i rumori che un’esperienza nuova (come una viaggio in un posto mai visto) ci può offrire; del resto ciò ci riesce comprensibilmente difficile perché la nostra cultura ci ha abituati, fin da piccoli, a porci mete da raggiungere, degli obiettivi. E già dall’infanzia ci hanno convinti che i migliori “nutrimenti” da ricercare siano “droghe” quali l’approvazione, l’attenzione, il successo, anziché “il cibo solido e nutriente della vita: lavoro gioco, divertimento, risate…”; così, abituati come siamo alle nostre “droghe”, in loro assenza andiamo in crisi. Il segreto per vivere pienamente la propria vita è la “consapevolezza”, concetto che non può essere comunicato in maniera piena e significativa se si utilizzano gli schemi logici che normalmente guidano i nostri ragionamenti. Consapevolezza è “morbidezza e apertura mentale”; per De Mello non è sufficiente “conoscere” la Verità, bisogna “assaggiarla”.
Insomma, per vivere in maniera più piena e serena la nostra vita, dobbiamo abbandonare gli schemi mentali che normalmente siamo abituati a seguire, e questo non è mai facile, è doloroso. Non è facile ammettere “fin ora ho avuto torto”. Ma se non consideriamo un modo di vedere la vita diverso da quello che ci ha sempre guidati non potremmo mai “svegliarci”. Spesso nel suo libro l’autore scuote i lettori dicendo: “svegliatevi!” e dà un’immagine molto poetica della persona che si è svegliata: essa “ non marcia al ritmo dei tamburi della società, ma danza seguendo la musica che sgorga dentro di lei”.
Vedere la realtà da un’angolazione diversa dal solito significa provare ad immedesimarsi nell’altro, considerare il suo punto di vista; la cieca fiducia nei confronti di un’ideologia ci chiude all’altro, perché non siamo disposti a vedere cosa c’è di buono dalla parte opposta, mentre De Mello afferma che “La vita è un mistero e ha senso solo quando la si percepisce come tale” e che “il dubbio è infinitamente più importante del culto”.
Non sempre le idee esposte da Anthony De Mello, padre gesuita, sono state ben accolte; il suo incitare il lettore a mettere in discussione certezze assolute, come il suo affermare che praticare la carità in modo troppo consapevole scaturisca da un bisogno di sentirsi ”migliori”, e quindi da un nostro egoistico bisogno spesso mascherato da altruismo, non sempre ha riscosso consenso nell’ambiente in cui si trovava ad operare. Del resto nel suo libro afferma che ogni idea innovativa all’inizio è blasfema, che inizialmente i seguaci di Gesù erano una minoranza e che Gesù aveva dei problemi con chi si sentiva buono, dalla parte dei giusti.
Inoltre, secondo l’autore del libro, bisogna imparare ad “accogliere i propri demoni”: ovvero, non bisogna auto-obbligarci ad una rinuncia per aderire ad una condotta che in modo molto razionale e innaturale ci imponiamo; secondo lui, rinunciare ad una cosa, significa continuare a desiderarla per sempre, mentre quando smettiamo di “combattere” i nostri “demoni” ce ne allontaniamo in modo del tutto naturale e spontaneo, e quindi definitivo.
La visione della vera amicizia e del vero amore che scaturisce da questo libro ha davvero cambiato il mio modo di vedere “l’altro”: è caratterizzata da una “non dipendenza” dall’altra persona e dalla negazione di un atteggiamento possessivo nei confronti di chi amiamo; io posso godere della presenza dell’altro, ma l’altro non mi appartiene, così come io non gli appartengo e non sono dipendente da lui. E non devo avvicinarmi all’altro con idee preconcette, ma libero sia da pregiudizi negativi cha da una considerazione troppo positiva; spesso infatti rimaniamo delusi da una persona perché ce ne siamo fatta un’idea troppo alta, che non corrisponde alla realtà; nessuno si può considerare migliore degli altri, anche se quando si è innamorati si tende a sopravvalutare l’oggetto delle nostre attenzioni. La delusione quindi deriva solo dalla constatazione che la persona in questione non corrisponde alle nostre aspettative.
Insomma, in ognuno di noi c’è un’aquila che può librarsi maestosa nel cielo, che però non potrà mai alzarsi da terra se non si diviene consapevoli della sua presenza.
Inviato da: ciaobettina0
il 15/01/2012 alle 19:31
Inviato da: sorry75.micia
il 13/01/2012 alle 05:52
Inviato da: ciaobettina0
il 08/01/2010 alle 09:23
Inviato da: loscrigno10
il 07/01/2010 alle 21:55
Inviato da: ciaobettina0
il 07/01/2010 alle 21:50