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Creato da rossaquercia il 19/04/2006

querciarossa

Riflessioni per l'egalitarismo e la giustizia sociale

 

 

Iniziativa contro la privatizzazione della strada Treviso - mare

Post n°367 pubblicato il 15 Dicembre 2009 da rossaquercia

Lunedì 21 Dicembre 2009 ore 20.30 a Meolo

presso Sport Hotel all'Ancora (località Losson della Battaglia, via Diaz 120)

iniziativa pubblica contro la privatizzazione della SR 89 Treviso - mare

con 

LUIGI BARDINI Comitato “Sì Treviso Mare”

ALESSANDRO ORTOLAN Unindustria di Venezia

On.le SIMONETTA RUBINATO Sindaco di Roncade

On.le LUCIANO FALCIER

Cons. Regionale GIAMPIERO MARCHESE

Pres. Provincia di Treviso LEONARDO MURARO

E CON LA PARTECIPAZIONE DI

Amministratori e Consiglieri dei Comuni di Meolo, Monastier, Roncade, Silea, Musile, S. Biagio di Callalta

Rappresentanti delle Associazioni Sindacali lavoratori e Associazioni di Artigiani, Commercianti e Agricoltori

 
 
 

1000 Piazze per l'alternativa

Post n°366 pubblicato il 10 Dicembre 2009 da rossaquercia
 

1000 Piazze per l'alternativa

Parte da oggi la campagna di mobilitazione del PD per l’appuntamento dell’11 e 12 dicembre “1000 Piazze Per l’alternativa”, due giorni di manifestazioni nelle principali piazze italiane in cui il partito presenterà le sue proposte su lavoro, imprese, sanità, scuola, famiglie.

In preparazione dell’evento, il sito del PD realizzerà uno speciale con l’attivazione di box informativi, video, liveblogging. Sarà inoltre attivata la piattaforma mobilitanti.it per raccogliere la disponibilità di tutti coloro che vorranno partecipare come volontari a questa iniziativa e a quelle future del partito.

Due milioni di volantini “1000 Piazze per l’alternativa” saranno in distribuzione presso tutte le sedi provinciali del PD. I manifesti della campagna sono scaricabili dal sito: www.partitodemocratico.it

Spot radiofonici saranno trasmessi su oltre 54 emittenti in tutto il territorio.

Youdem.tv seguirà l’evento e manderà in onda un video del segretario, Pier Luigi Bersani, per invitare i circoli territoriali e gli iscritti a realizzare video autoprodotti che raccontino luoghi e storie dell’Italia in difficoltà.

 
 
 

Marrazzo, dimissioni non rinviabili

Post n°365 pubblicato il 27 Ottobre 2009 da rossaquercia

Per l'alieno che proviene da un altro pianeta o per il lettore del futuro (o del passato, se è un viaggiatore del tempo) che si imbatterà nel presente post  vorrei illustrare (nei limiti delle mie capacità) l'affaire Marrazzo.

Marrazzo è un importante uomo politico, un governatore di una regione italiana ed è al centro di uno scandalo sessuale: avrebbe avuto una relazione extraconiugale con dei travestiti brasiliani, degli uomini che si travestono da donna e che sopravvivono contrattando prestazioni sessuali (si presume con soggetti facoltosi in cerca di avventure erotiche trasgressive).

Il dott. Piero Marrazzo è stato colto in flagrante da un gruppo di Carabinieri. I gendarmi avrebbero organizzato una trappola per ricattare il governatore della Regione Lazio: avrebbero inscenato una falsa perquisizione nella stanza di un travestito, sapendo della presenza di Marrazzo. Secondo le indiscrezioni giornalistiche e in base agli elementi forniti dagli inquirenti, la banda di lestofanti avrebbe sequestrato, all'interno dell'abitazione dei prostituiti, delle dosi di stupefacente: si trattava di materiale che gli stessi Carabinieri avevano artattamente portato per aggravare la posizione di Marrazzo. Naturalmente tutta l'operazione proditoriamente architettata dai pezzi deviati dell'Arma aveva un unico scopo: quello di ricavare dei denari mediante ricatto.

Per quanto mi riguarda, il sig. Marrazzo è libero di sollazzarsi come meglio gli aggrada, anche se un uomo politico dovrebbe essere consapevole, più di altri, che la vita privata e la vita pubblica non possono essere incoerenti: c'è un debito di trasparenza, di onestà intellettuale, di sincerità, di responsabilità  con gli elettori e con i cittadini.

Ma ciò che non si può assolutamente perdonare a Marrazzo (ed è la ragione per cui si dovrebbero invocare immediatamente le dimissioni) è la vulnerabilità conferita al suo ruolo istituzionale. E' un uomo ricattabile e non più in grado di operare con spirito di servizio per il bene comune.

Infatti Berlusconi lo teneva in pugno. Non fosse scoppiato lo scandalo, non fosse stata pubblicata la notizia (Marrazzo in ogni modo aveva cercato di tacitare lo scandalo, grazie alle rassicurazioni del premier di centrodestra), Marrazzo sarebbe potuto esser ricandidato alla presidenza della Regione Lazio. E quindi sarebbe stato possibile che un governatore di area di centrosinistra venisse continuamente ammaestrato e ricattato dal potente premier Berlusconi, che possiede gli elementi (i video girati nelle stanze dei transessuali) per distruggere politicamente Marrazzo.

Le dimissioni sono l'ultimo atto di responsabilità e dignità politica di Marrazzo.

Ma vorrei anche sapere: quanti uomini e donne (politici e non) sono ricattati da Silvio Berlusconi (a sua volta uomo ricattato e ricattabile) attraverso il suo potentissimo sistema di controllo multimediale (si ricordi il caso Boffo, le intimidazioni a Fini, e Tremonti e così via)? Fuori i nomi! Via i ricattati, i ricattabili e i ricattatori!

 
 
 

Le primarie del Partito Democratico

Post n°364 pubblicato il 16 Ottobre 2009 da rossaquercia

Ricorda che Domenica 25 Ottobre si vota per eleggere il segretario del Partito Democratico: vai a votare!

I candidati alla segreteria: Pierluigi Bersani (che ha ottenuto il gradimento del 55 % degli iscritti al Partito), Daio Franceschini (37 %) e Ignazio Marino (8 %).

Noi di Querciarossa sosteniamo la candidatura di Bersani.

Ricorda che a Venezia si corre la Venice Marathon. Noi corriamo: dopo la corsa, andiamo a votare.

 
 
 

Una maratona per Bersani

Post n°363 pubblicato il 14 Ottobre 2009 da rossaquercia

Il 25 Ottobre 2009 si svolgeranno le primarie per eleggere il segretario del glorioso Partito Democratico.
Noi di Querciarossa, in collaborazione con tanti gruppi di giovani e dinamici democratiche e democratici, abbiamo deciso da tempo di sostenere la candidatura di Pierluigi Bersani.
Abbiamo fatto un lungo e duro lavoro, una vera maratona perché Bersani diventasse segretario del PD.
E il 25 di Ottobre ne faremo un'altra: a Venezia, infatti, si corre la Venice Marathon.


Chi volesse partecipare, può chiedere la maglietta a sostegno della candidatura di Bersani: prima la maratona e poi tutti a votare!
Sulla maglietta ci sono due scritte.
Davanti: "Sono Partito Democratico ...".
Dietro: " ... e ho fatto una maratona per Bersani".

Ciao e buon lavoro a tutti.
E buona corsa.

Querciarossa
Neomeolo
Podisti Democratici per Bersani
Associazione A sinistra (del Veneto e di Venezia)
Ecologisti per Bersani

 
 
 

Gli audio degli incontri sessuali fra Berlusconi e le cortigiane a pagamento

Post n°362 pubblicato il 21 Luglio 2009 da rossaquercia

Pubblichiamo le registrazioni degli amplessi sessuali tra Berlusconi e una escort di lusso (le escort non sono le auto della Ford, ma cortigiane d'alto bordo), tal D'Addario. Le registrazioni dimostrano che Berlusconi è un politico sotto il ricatto di personaggi loschi e quindi inadatto a governare un grande paese come l'Italia.

 
 
 

Diritto alla Rete

Post n°361 pubblicato il 14 Luglio 2009 da rossaquercia

sciopero dei blog
contro il DDL Alfano
e per il diritto alla Rete


comunicato stampa


Per la prima volta nella storia della Rete i blog entrano in sciopero.
Accade oggi, 14 luglio, con una giornata di rumoroso silenzio dei blog italiani contro il disegno di legge Alfano, i cui effetti sarebbero quelli di imbavagliare l'informazione in Rete.
Il cosiddetto obbligo di rettifica, pensato sessant'anni fa per la stampa, se imposto a tutti i blog (anche amatoriali) e con le pesanti sanzioni pecuniarie previste, metterebbe di fatto un silenziatore alle conversazioni on line e alla libera espressione in Internet.

Oggi 14 luglio dunque, invece dei consueti post, i blog italiani mettono on line solo il logo della protesta, con un link al manifesto per il Diritto alla Rete: http://dirittoallarete.ning.com. Sul network verrà pubblicato inoltre uno slideshow di tuti i blogger imbavagliati che hanno aderito.

L'iniziativa prevede anche un incontro-sit in piazza Navona a Roma, alle ore 19 di martedì 14 luglio, e un simbolico imbavagliamento sia dei blogger presenti sia della statua simbolo della libertà di espressione, quella del Pasquino.

Hanno aderito all'iniziativa blogger di ogni area politica (ma anche non politici) ed esponenti di diversi partiti e associazioni.

Tra gli altri: Ignazio Marino, Vincenzo Vita, Mario Adinolfi e Francesco Verducci (Pd); Antonio Di Pietro (Idv): Pietro Folena (Partito della Sinistra Europea); Amici di Beppe Grillo di Roma, Calabria e Taranto; Articolo 21; Sinistra e Libertà; Per il Bene Comune; Partito Liberale Italiano (PLI).

Hanno aderito a titolo personale anche Giuseppe Civati, Sergio Ferrentino, Massimo Mantellini, Alessandro Robecchi, Claudio Sabelli Fioretti, Ivan Scalfarotto, Luca Sofri, Marco Travaglio e Vittorio Zambardino.

Anche alcuni parlamentari della maggioranza (come Antonio Palmieri e Bruno Murgia), seppur non verranno in piazza, hanno espresso la loro contrarietà alla norma imbavaglia-Rete presente nel ddl Alfano.

Sarà in piazza Navona anche il professor Derrick de Kerckhove, guru della Rete e docente all’Università di Toronto. Verrà infine annunciata la costituzione della “Consulta permanente per il Diritto alla Rete”: avrà l’obiettivo di aprire un tavolo di confronto tra il mondo della Rete e la politica, che tenga conto della libertà di espressione e di informazione, e soprattutto delle necessità di chi la Rete la vive ogni giorno come utente e cittadino.

Diritto alla Rete

 
 
 

Berlinguer, chi era costui?

Post n°360 pubblicato il 12 Giugno 2009 da rossaquercia

 
 
 

Enrico

Post n°359 pubblicato il 11 Giugno 2009 da rossaquercia

Alfredo Reichlin [l'Unità 10 giugno 2009]

p01

Dalla morte di Enrico Berlinguer è passato un quarto di secolo, e da allora tutto è cambiato: il mondo. Del comunismo si è sbiadito perfino il ricordo e l’ethos del paese è dominato da idee, culture, modi di vivere rispetto ai quali quell’uomo schivo che invocava l’austerità e che chiedeva ai giovani del suo partito di sottomettersi alla dura disciplina «dell’arido studio», sembrerebbe un alieno. Perché allora torniamo a parlarne? La verità è che – come sempre per certi anniversari - sono i problemi di oggi che ci interrogano.(...)

Berlinguer è stato l’emblema di un nodo fondamentale della storia italiana, affrontato consapevolmente (i suoi amici possono testimoniarlo) ma non risolto: quel peculiare sistema italiano quale era stato edificato dopo la Resistenza e la Costituzione e via via si era sviluppato durante la guerra fredda in un complesso gioco di equilibri interni e internazionali. Una democrazia incompiuta la quale però aveva garantito il progresso del paese. Il Berlinguer che oggi torna ad occupare i nostri pensieri assume la responsabilità della segreteria comunista come un duro dovere e in nome del rifiuto di ogni mito (iniziò citando il Machiavelli che esorta a non almanaccare su «repubbliche che non esistono»).

Ma egli era animato da una profonda convinzione: tornare a pensare la politica in funzione del fatto che le fondamenta dello Stato non si erano consolidate e che quindi ciò che era necessario non erano riforme dall’alto ma una seconda tappa di quella autentica rivoluzione democratica che tra il ’43 e il ’46 aveva trasformato l’Italietta sabauda e fascista nell’Italia repubblicana. A me sembra che stia qui il punto su cui bisognerebbe tornare a riflettere. Perché questo non era il segno del suo anacronismo ma di un problema italiano tuttora cruciale: parlo del bisogno di una politica concepita come strumento di un nuovo protagonismo delle masse sub-alterne.

Non sto parlando di movimenti di protesta ma di un vasto disegno politico basato su una diversa combinazione delle forze storiche, della formazione di un blocco culturale, dell’idea di porre la difesa e lo sviluppo della democrazia su una base più solida, su un nuovo rapporto tra dirigenti e diretti. Questo era il suo tema. Ma se di questo si trattava, era del tutto evidente che egli non poteva sfuggire alla necessità di fare i conti con le ambiguità e il modo di essere del PCI quale la generazione di Togliatti ci aveva consegnato. Bisognava uscire dalla condizione di una opposizione ambiguamente collocata tra una vecchia cultura comunista alternativa al sistema e una visione nazionale (non solo di classe) dei problemi del paese volta a rendere possibile una funzione di governo.

Lo sblocco del sistema politico creato dalla guerra fredda e la fine della democrazia dimezzata non erano più separabili dall’uscire dal campo sovietico. Di qui lo strappo. E, in coerenza, la dichiarazione sulla NATO come strumento anche di garanzia per la gestione stessa della lotta democratica.(...) Io penso che Berlinguer vada giudicato in rapporto al suo disegno politico, ovvero al modo come si misurò con il problema della democrazia italiana quale in quegli anni 70 tornò a riproporsi.

Anni drammatici segnati dal fallimento del centrosinistra, dall’inflazione a due cifre, da grandi sommovimenti sociali che investivano le scuole e le fabbriche; dall’avvento su scala mondiale di una svolta conservatrice che poneva fine al compromesso tra capitalismo e democrazia, dal terrorismo che cominciava a sparare e a uccidere. Riemergeva il grande tema della «democrazia difficile» (come la chiamò Moro) cioè delle basi fragili dello Stato italiano.(...)

Un problema cruciale e per certi aspetti analogo a quello che ancora ci assilla, era davanti a noi. Parlo del venir meno delle condizioni fondamentali che avevano reso possibile quello straordinario balzo dell’economia italiana che fu «il miracolo economico» e cioè il regime tipicamente italiano dei bassi salari, milioni di contadini che abbandonavano i loro paesi e si offrivano ai cancelli delle fabbriche, cambi fissi, una domanda mondiale crescente di beni di consumo durevoli (l’auto, i frigoriferi). È tutto questo equilibrio che saltava, con l’internazionalizzazione dei mercati e il sistema politico ne fu scosso dalle fondamenta.

Si tentò la strada del centro sinistra, il ’68 e l’autunno caldo gonfiavano le nostre vele. Si creava così – è vero - una situazione nuova favorevole al PCI ma anche altamente pericolosa perché se da un lato grandi forze spingevano verso il superamento del sistema politico bloccato dall’altro riemergevano tutte le fratture della società italiana: dalle cieche resistenze delle forze reazionarie, alla mobilitazione del sovversivismo cosiddetto di sinistra. Di tutto ciò Enrico Berlinguer fu acutamente consapevole.

La sua ossessione (posso testimoniarlo) era che essendosi rotto qualcosa di molto profondo nei vecchi equilibri italiani la situazione era arrivata a quel passaggio cruciale in cui se le spinte del paese verso il cambiamento non trovavano uno sbocco politico «avremmo subito una feroce reazione del sistema». Qui sta la ragione originaria di ciò che prese il nome di compromesso storico. L’idea di fondo era che per uscire da quel dilemma occorreva una sorta di patto costituente, il quale facendo leva sull’intesa tra i grandi partiti popolari consentisse al tempo stesso una mobilitazione di vecchie e nuove potenze sociali.

Ciò che egli chiamò una seconda tappa della rivoluzione democratica. Era un progetto forte. Ma i fatti, i duri fatti, dicono che non andò a buon fine. Tuttavia la prova tragica che quella ipotesi non era campata in aria l’ha dato il fatto che Moro è stato assassinato. E la contro prova che la posta in gioco era molto più seria di un «inciucio» tra comunisti e democristiani l’ha data il fatto che, subito dopo finisce la repubblica dei partiti. La DC viene decapitata, il PSI subisce quella metamorfosi che sappiamo e il PCI viene chiuso nell’angolo senza più una capacità di incidere nei grandi processi di ristrutturazione ormai in atto (la mondializzazione, il neo-liberismo, la rivoluzione conservatrice).

Il vuoto politico che si venne a creare era grande e molto pericoloso. Si aprì la fase della lunga transizione italiana che non so se si è chiusa ancora: il lungo travaglio volto a porre su nuove basi lo sviluppo di un paese che si europeizzava. Sono passati 25 anni da allora. È finito il 900. L’URSS non c’è più. La storia del comunismo italiano è davvero storia conclusa. Perché allora parliamo ancora di Enrico Berlinguer? Sostanzialmente, io credo, perché nella sua opera c’è ancora qualcosa di politicamente operante.

Questo qualcosa – per dirla in breve e per usare il suo lessico - io credo sia il bisogno oggettivo di un pensiero più lungo che non si affidi a una nuova filosofia della storia ma sia però capace di leggere la nuova struttura del mondo che resta in gran parte sconosciuta alle mappe di cui disponiamo. In ciò sta il senso del mio ricordo: nel bisogno di un pensiero che produca senso e che ci dica dove andiamo.

 
 
 

La storia del Partito Democratico

Post n°358 pubblicato il 06 Giugno 2009 da rossaquercia

Del come si è arrivati al Partito Democratico attraverso una personalissima storia della sinistra italiana dagli anni 70 ad oggi
 

 
 
 
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