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Post N° 711
Post n°711 pubblicato il 24 Novembre 2007 da meltea
Mocci-coIeri l'altro 22 Novembre 2007 mi trovavo a Ferrara al conservatorio Frescobaldi a trovare una mia amica. Ho avuto un'oretta libera, la mia amica aveva lezione per un'ora, ho girellato per la città sotto la pioggia e la nebbia: clima osceno, Ferrara, come sempre. è stato lì che mi è venuto il pensiero di comprare un libro di Moccia, uno a caso, quello che costava meno. Sono entrata al Mel Bookstore dunque, ho afferrato CERCASI NIKI DISPERATAMENTE, ho detto alla commessa: "Mi faccia un pacchettino" vergognandomi come una ladra e da là è iniziata la mia lettura terminata ieri in autobus. Un'esperienza da vivere. Perché se una come me arriva a dire che si rimpiange Melissa P. deve esser veramente passata attraverso un'esperienza da vivere. Ve ne passo alcune chicche, per i conoscenti che vorranno poi leggere la copia unica della mia edizione critica "CERCASI NIKI DISPERATAMENTE, BURP", la impresto volentieri. Procediamo dunque l'analisi per nuclei concettuali, se non per doppioni oppositivi: 1) INFANTILISMO E VECCHIAIA La sottoscritta, come ben sapete, non è soddisfatta della prosa dell'unico libro pubblicato, L'Ultimo Uomo Sulla Terra, la trova carica, pesante, ed evidentemente proveniente dalla penna di una sedicenne. Ora, non so quanti anni abbia Federico Moccia, in retrocopertina non lo scrive per vergonga. Ma una cosa la posso dire: neanche nelle mie fantasie più perverse ho mai utilizzato l'espressione "giocare a calciotto". (oh sì, lo ha fatto, e nelle prime pagine per giunta). Od un passaggio come il seguente: "...guardo la cupola di San Pietro da Cortona. Sta lì e ci osserva da stanto, almeno da tre secoli. Chissà se si è annoiata. Non credo." Roba da far indignare i giovani scrittori di sette/otto anni, come lo era la sottoscritta una quindicina di anni fa: o non avrebbero diritto anche loro ad una pubblicazione? 2) LE CITAZIONi A CAZZO Ogni tanto Moccia (nel testo Mocci-co) si perde in monologhi deliranti quasi sempre conclusi in bellezza con una citazione presa dal libro degli aforismi (preché francamente dubito che di tali autori il Nostro abbia letto le opere complete, forse di alcuni). Si parte semioticamente: un bell'Umberto Eco d'annata a pag 10: [antefatto: Moccia vede delle ragazzine per via dei Giuochi Istmici e gli ispirano il romanzo "Scusa ma ti chiamo amore"] "E in quello stesso momento, grazie a lei e a loro è nato Scusa ma ti chiamo amore. Lei. Dovrei darle un nome però. I nomi sono i segni coi quali l'uomo tenta di dare ordine al mondo, dice Umberto Eco." Umberto caro, questo è il prezzo che devi pagare per la popolarità, suppongo. ...e comunque questa non è la migliore Segue a pag 40: [Sta di nuovo fantasticando su Niki e la sua vita] "...Ma una ragazza si può perfino trovare in difficoltà per la sua bellezza, una di quelle ragazza che alle volte avrebbe voluto essere brutta pur di non far soffrire...Ti è capitato, vero? Ci ho preso, Niki, o mi sbaglio? Anche se come diceva David Hume, la bellezza esiste solo nella mente di chi osserva. [cosrivo, grassetto e sottolineato mio]. Ma in realtà seguono Camus, Van Gogh, Voltaire... 3) LE BATTUTE CHE NON FANNO RIDERE S'inizia subito bene da pagina 10, dove il nostro Mocci-co dimostra d'essere un fine umorista: [una delle ragazze sta organizzando un inciucio tra l'amica Niki ed un Lui] "Sì, è quel lui. E non sembra tanto contento. Senza neanche guardarla, fa il gesto inequivocabile della mandata a visitare luoghi lontani. E si gira a parlare con l'amico. ' ma non lo vedi che lo scocci?' Un'altra ragazza si avvicina, ha i capelli più corti delle altre due. La voce tranquilla. ' Macché scoccio, magari! Qui di scoccio c'è solo il nastro adesivo con cui lo dovrei impacchettare e gettare a fiume!'" Lasciatemi spezzare una lancia però, oh sì lasciatemi. Effettivamente tutto ciò rende benissimo l'atmosfera che la sottoscritta ha respirato nella mediocrità delle medie (raramente alle superiori). La differenza tra me e Mocci-co però è che a lui, da vecchio porco travestito da romantico qual'è, tutto questo piace. Ad un certo punto del libro difatti mi è anche venuto da pensare che il Nosto abbia imparato a scrivere mandando SMS a ragazzine conosciute in chat o so io dove. Passaggi come: "Notte. Notte che scende come le note di una canzone. Notte di gente ch e lascia un segno di rombo di motore nel cuore di chi non riesce a dormire. Notte di fantasie rubate al vento, impossibili da definire, ma bellissime da sognare. Notte di un venerdì. Notte prima di quel sabato. Che poi è un attimo ed anche quella settimana è già finita". Li ho riletti in SMS, mail, lettere di vecchi porchi più o meno durante ogni fase della mia vita. C'eri anche tu tra questi, Federico da roma? C'ho azzeccato? Sì? Ma lasciatemi trascrivere un'altra battutona: [dialogo durante lo shopping] "la L porca miseria ma non è possibile!" E l'altra che accorre sentendo il tono. "Cioè?" "Cioè la M veste pochissimo e mi tocca prendere la L" "La M vestirà M no?" "Macchè ci sono quelle finte, c'attaccano la taglia sbagliata sopra per mortificarti" "Ma scusa, che ti frega, fai vedere"....e la osserva attentamente "Stai benissimo! M, L o altra consonante che sia!" e ridono finalmente libere da qualsiasi schiavitù alfabetica. o ancora [le due amiche a terza media debbono decidere i licei] "Dai andiamo alla stessa scuola" "Ma non mi piace il greco" "E che ne sai, scusa, mica lo hai studiato" "Non mi piace imparare una lingua di un paese col formaggio che puzza" "Ma che, la feta?" "Eh" "Ma mica puzza! E poi che c'entra guarda che si fa greco antico" "Peggio, feta vecchia" ... ("And the angels will weep") 4) LE SGRAMMATICATURE E LE COSE INCOMPRENSIBILI Spero vivamente che non venga fuori una generazione che scrive e parla come il nostro amico Mocci-co. Anche perché, già l'Italiano è bistrattato da chiunque, poverino, perché calcare la mano con costruzioni impossbili quali: "Ci sono momenti nella vita dove i se schiacciano come nubi d'estate" ??? "Non mi ammalare di te" eh? o "Ma di che! T'ha informata male. Oppure hai sentito male tu, origliando dietro al porta. Classico da te..." Classico tuo, magari. Oppure Classico, da te... segue la clamorosa: "non dirmi che vuoi parlarmi" Due dativi in cinque parole. Record. C'è da dire però che il Nostro si riprende qualche riga dopo facendoci riflettere: "Dov'è l'amore? Come si fa a sentirci felici, sicuri? Che vuol dire crescere? Perché il punto interrogativo non diventa esclamativo?" ..perché non sai scrivere, coglione! E non è che in Inglese si salvi: secondo lui per consigliare a qualcuno la visita di Londra si dice "you should go" Where, for heven's sake, where? "You should go and visit London" "You should go there". O molto più semplicemente "You should go to hell, Mocci-co" 5) i PESSIMI GUSTI MUSICALI Okay okay, la cosa è soggettiva. E si è capito che al nostro il Piada-Rock piace veramente molto, Ligabue e Vasco in testa. Niki ascolta Vasco come se fosse il poeta della rivelazione, le sue canzoni "sono come finestre che si aprono all'improvviso in una stanza vuota. E fuori c'è la luce che dentro ti inverste. Di quella luce poi non ne puoi più fare a meno". Eh già, certi versi come "Vorrei possederti sulla poltrona di casa mia con il Rewind" sono proprio indimenticabili... 6) IL NOSTRO AMA I PARAGONI E NON SA UTILIZZARE LE METAFORE Ma l'intero libro è un'ostentazione, e l'ostentazione, la didascalia, la sottolineatura è tipica del paragone, mentre la vera poesia è metafora. Che mi frega ad esempio se Niki prima di scrivere toglie il tappo alla penna, o se sul lettore dvd lo schermo si fa blu e compare la scritta loading? Tutte cose che Moccia scrive tatticamente: si sa che almeno una ragazzina su un campione di 10 dirà "Oh ma Niki è come me, anche io ho la Smemo" oppure "Olly è come me anche io ho comperato Il MAtrimonio Del Mio Migliore Amico in DVD". Creando un gusto pessimo in una classe sociale, i giovani truzzi, che già stiamo perdendo. E allora spariamo anche sulla croce rossa, già che ci siamo! Non che l'uso dei paragoni lo padroneggi, spesso e volentieri ne escono fuori cose assurde, del tipo: "Vasco poi attraversa generazioni con la stessa naturalezza di una rondine nel cielo azzurro a primavera" (un'immagine di leggiadria che gli si adatta proprio!) "Quel paio di occhi neri ti sembrano il mare" ...come non si dice capelli di miele per una mora, così non siparagonano due occhi neri al mare, idiotes! o il sublime: "Penso che quando qualcuno se ne va, lì per lì restano solo le ore. Ore come scogli mentre nuoti a cui vai incontro epr riposare un po'". Sinceramente non capisco. Fatemi capire. L'unico senso è che stia parlando delle divinità. Anche se vista l'occasione, magari ci stavano meglio le Parche. 7) I PESSIMI DIALOGHI E LE COSE GIà SCRITTE ORECCHIATE Prendiamo per esempio alcuni titoli di capitoli: Una Storia Infinita Il Muretto La Strada ...i titoli di due film ed un telefilm cioè. Ma il libro è pieno di cose del genere, canzoni, frasi sentite, cambiate un po' e non citate, cose che alla fine l'inconscio riconosce e la mente traviata degli adolescenti di Truzzoland accetta come propri. Concludo col: 8) DIABETE cioè la zuccherosità intollerabile di certi passaggi di cui riporto interamente un dialogo, un discorso che Simona, la mamma di Niki, le fa dopo aver visto "Vi presento Joe Black" con Brad Pitt. "Voglio che qualcuno ti travolga, voglio che tu leviti, voglio che tu canti con rapimento e danza come un derviscio [?]. Abbi una felicità delirante o almeno non respingerla. Lo so che ti suona smielato [!] ma l'amore è passione, ossessione, qualcuno senza cui non vivi. Io ti dico: buttati a capofitto, trova qualcuno da amare alla follia e che ti ami alla stessa maniera. Come trovarlo? Be' dimentica il cervello e ascolta il tuo cuore. Io non sento il tuo cuore. Perché la verità tesoro è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente be equivale a non vivere. Ma devi tentare, perché se non hai tentato non hai ai vissuto. Non tirarti indietro, chissà, esiste il colpo di fulmine" ...a parte che non c'è bisogno che Simona dica a Niki di dimenticare il cervello, poiché la figlia ne è altamente sprovvista e lo dimostrerà, qua si dimostra che il nostro Mocci-co non è un artista vero, è solo un comune banale scribacchino: un artista sa bene che la propria arte è avanti a tutto, ti parla di fine della vita in funzione di un'ossessione, non di un senso che la vita non ha senza un amore che puoi conoscere o non conoscere, fa lo stesso, non è quello l'importante. E notate la conclusione, pliz. Sì, no, comunque volevo fare le mie sentite scuse a Melissa P. Cara, credevo fossi la peggio e mi sbagliavo. The End |
L'HOMME DE LA MANCHA (PAR JACQUES BREL)
Porter le chagrin des départs
Brûler d'une possible fièvre
Partir où personne ne part
Aimer jusqu'à la déchirure
Aimer, même trop, même mal,
Tenter, sans force et sans armure,
D'atteindre l'inaccessible étoile
Telle est ma quête,
Suivre l'étoile
Peu m'importent mes chances
Peu m'importe le temps
Ou ma désespérance
Et puis lutter toujours
Sans questions ni repos
Se damner
Pour l'or d'un mot d'amour
Je ne sais si je serai ce héros
Mais mon cœur serait tranquille
Et les villes s'éclabousseraient de bleu
Parce qu'un malheureux
Brûle encore, bien qu'ayant tout brûlé
Brûle encore, même trop, même mal
Pour atteindre à s'en écarteler
Pour atteindre l'inaccessible étoile.

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CESARE PAVESE, POESIE
You, Wind Of March
Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda -
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
- anemone o nube -
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.
Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.
Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la tetra trema
di un antico tremore.
Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
e il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose -
e le cose, nel cielo e nel cuore
soffrono e si contorcono
nell'attesa di te.
E', il mattino, è l'aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.
La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.
VERRà LA MORTE E AVRà I TOUI OCCHI
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

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DOROTHY ROTSCHILD PARKER CAMPBELL
Poetess (1893-1967)
Testament
Oh, let it be a night of lyric rain
And singing breezes, when my bell is tolled.
I have so loved the rain that I would hold
Last in my ears its friendly, dim refraln.
I shall lie cool and quiet, who have lain
Fevered, and watched the book of day unfold.
Death will not see me flinch; the heart is bold
That pain has made incapable of pain.
Kinder the busy worms than ever love;
It will be peace to lie there, empty-eyed,
My bed made secret by the leveling showers,
My breast replenishing the weeds above.
And you will say of me, "Then has she died?
Perhaps I should have sent a spray of flowers."














