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Creato da meltea il 12/12/2005

El Quijote

...et puis lutter toujours...

 

 

« Messaggio #711Allegoria Di Naufragi »

Sull'Omicidio Furlan

Post n°712 pubblicato il 09 Dicembre 2007 da meltea


Intanto,
cari giornalisti, si dice émpoli con la "é" chiusa, 'gnurant! Tutti
questi anni in serie A che ci paghiamo solo perché la gente impari la
corretta dizione del nostro nome non vi hanno insegnato proprio un bel
niente! (ma vogliamo parlare dell'ultima edizione del TG2 dove gli
inquirenti sono stati intervistati di fronte allo Stadio Castellani
"Comprato all'IKEA"? è veramente l'unico nostro vanto, la squadra di
calcio?).
TG COM invece taglia la testa al toro e scrive "Giallo a Firenze". Ma non è Firenze. è Spicchio-Sovigliana.


"
è un giallo a Spicchio vicino Empoli la morte di un odontotecnica
scomparsa a fine Novembre. Il corpo era in un bosco e presenta ferite
che fanno ritenere che si tratti di un omicidio"


Spicchio,
che di cognome fa Sovigliana, nel senso che sono due paesi attaccati
sulla sponda destra del fiume Arno, di fronte a Empoli ma in comune di
Vinci, io lo conosco bene, avendoci vissuto per 19 anni. E per 19 anni
l'ho visto crescere come un paese brutto, anonimo, con manie di barbara
edilizia tipica di qualunque ex paesotto in crisi di identità in
periferia di una cittadina: pochi autoctoni e molti esuli (tre quarti
della mia famiglia compresi), in parte cresciuti sentendosi
"Spicchiesi" o "Soviglianesi" (tirando fra l'altro avanti questa
pittoresca rivalità in un paese che è ormai suturato), gli altri al
massimo si dicono Empolesi, oppure sono andati via, come me.

Non
ho idea di chi fosse la signora Furlan, odontotecnica. Un Furlan era
stato mio maestro di recitazione, anni or sono, ma dubito che c'entri
con lei. Non so chi fosse il suo compagno, o il figlio. Per particolari
piccanti, che comunque non scriverò, debbo ancora aspettare sabato, mi
basterà parlare con mia nonna per qualche minuto. Conosco bene invece i
posti rammentati, le zone inquadrate, Spicchio, Sovigliana, Limite,
Capraia...ex villaggi incollati in un unico agglomerato che guarda
l'Arno, cresciuti a dismisura, scoppiati. In quei boschi c'andavo con
mia madre e con due amici ai tempi delle medie a fare vitalbe per le
ricerche di scienze, mentre quel cartello, quello che inquadrano
continuamente ai tg, quello sta sul ponte vecchio, hanno cambiato varie
volte perché la prima volta avevano scritto  in grosso
"Spicchio"e "Sovigliana"
in piccolo sotto, a "noi" soviglianesi non andò giù, nonostante fosse
cosa logica, visto che passando il ponte effettivamente si è in
territorio Spicchiese. L'hanno inquadrato, prendendo anche
l'imboccatura del viale Togliatti, stranamente vuoto sotto la pioggia,
di una tristezza che mi ricorda perché io non abiti più là.

Questo
per dirvi quanto la familiarità può far rilassare troppo la gente. Si
pensa sempre che le cose al proprio paese non accadano mai, vero?

E
qua occorre precisare: la Meltea è la prima a non credere ai giornali e
a non farsi spaventare, c'è una ragione per cui parla così di quella
che bene o male è stata casa sua, ed è una ragione un po' più diretta e
personale. I toscani sembrano solari e caciaroni, ma le nostre colline
hanno sempre nascosto tante cose, mentre i nostri killer sono temibili
perché inaspettati- o truci, evidentemente malati, come il Mostro di
Firenze. La Meltea non si scorda che ad Aprile hanno tentato di
spararle sotto casa, non crediate. Ed il fatto che fosse nelle vacanze
di Pasqua e che fino ad allora fosse stata a Parigi non semplifica la
sensazione di inquiteudine nata alla notizia di quest'ultimo, ennesimo
fatto di cronaca.

Perché io all'epoca delle medie a Spicchio
Sovigliana mi annoiavo. Ma sapevo anche quelle tante piccole cose che
quando fai le scuole medie ed inizi a vivere in società- o tenti di
tirartene fuori- si sanno. Si vocifera di tizio e caio che fanno i
satanisti, di tizia che in Fensa la sera si fa pagare per prestazioni
sessuali, che il parente di tale si è fottuto i neuroni... si vocifera,
lo dice "'a ggende". La Meltea se n'è sempre tenuta fuori da queste
storie per mancanza di interesse, difatti ne ricorda molto poco a dire
il vero. Le tornano a mente però tante sensazioni passate, e capisce
che forse l'odio che prova per quei due sputi di paese attaccati
insieme, covato proprio dall'epoca pre-liceo, forse aveva una sua
ragione nella bruttezza di certe persone che vi abitano, di certe
atmosfere di falsa pace.

E comunque tutto questo non m'impedisce di rimanere stupita.

 
 
 
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L'HOMME DE LA MANCHA (PAR JACQUES BREL)

Rêver un impossible rêve
Porter le chagrin des départs
Brûler d'une possible fièvre
Partir où personne ne part

Aimer jusqu'à la déchirure
Aimer, même trop, même mal,
Tenter, sans force et sans armure,
D'atteindre l'inaccessible étoile

Telle est ma quête,
Suivre l'étoile
Peu m'importent mes chances
Peu m'importe le temps
Ou ma désespérance
Et puis lutter toujours
Sans questions ni repos
Se damner
Pour l'or d'un mot d'amour
Je ne sais si je serai ce héros
Mais mon cœur serait tranquille
Et les villes s'éclabousseraient de bleu
Parce qu'un malheureux

Brûle encore, bien qu'ayant tout brûlé
Brûle encore, même trop, même mal
Pour atteindre à s'en écarteler
Pour atteindre l'inaccessible étoile.

 

FRANCE E DINTORNI

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AREA PERSONALE

 

CESARE PAVESE, POESIE

You, Wind Of March

Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda -
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
- anemone o nube -
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.

Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.

Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la tetra trema
di un antico tremore.

Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
e il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose -
e le cose, nel cielo e nel cuore
soffrono e si contorcono
nell'attesa di te.
E', il mattino, è l'aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.

La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.

VERRà LA MORTE E AVRà I TOUI OCCHI

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

 

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DOROTHY ROTSCHILD PARKER CAMPBELL

Poetess (1893-1967)

Testament
 

 

Oh, let it be a night of lyric rain
And singing breezes, when my bell is tolled.
I have so loved the rain that I would hold
Last in my ears its friendly, dim refraln.
I shall lie cool and quiet, who have lain
Fevered, and watched the book of day unfold.
Death will not see me flinch; the heart is bold
That pain has made incapable of pain.

Kinder the busy worms than ever love;
It will be peace to lie there, empty-eyed,
My bed made secret by the leveling showers,
My breast replenishing the weeds above.
And you will say of me, "Then has she died?
Perhaps I should have sent a spray of flowers."

 

 
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