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Su Una Tragedia
Post n°714 pubblicato il 27 Gennaio 2008 da meltea
Ultimamente siamo sempre sulla cronaca. Il bambino ucciso dall'altro bambino durante una battuta di caccia a Montespertoli (Fi) era di Empoli. Un caro amico di mio padre è caro amico del padre del bambino e mio padre e il padre del bambino si conoscono. Non vorrei essere lui. Ma soprattutto non vorrei essere la sua ex moglie. Credo che lo ucciderei se fossi la sua ex moglie. Perché infondo infondo nei confronti della categoria cacciatori contemporanei non riesco a provare pietà. E non è solo una questione di punto di vista animalista, ognuno è libero di fare quello che gli va, di avere la morale e l'etica che vuole. Ma che la caccia contemporanea, in un mondo in cui l'uomo si può permettere, se non di farne a meno di non farlo o di non farlo come sport, in un mondo in cui ci sarebbe bisogno del rispetto che gli indiani riservano ai bisonti che uccidevano (chiedendo poi perdono), genera un'etica desensibilizzata di cui francamente il mondo contemporaneo non ha bisogno è un fatto. Mi spiego: la mia opinione è che i cacciatori non si rendano conto che i loro fucili uccidano. Considerando le vite degli animali vite di serie B, non arrivano a pensare che forse il loro strumento può mandare al creatore anche il miglior amico, il compagno di battuta, il figlio...e piangono quando invece l'arma si mostra per quel che è. I cacciatori delle cività primordiali avevano generalmente delle grandi anime. Le animelle inaridite dei cacciatori di oggi invece in un certo senso mi fanno compassione. Come quel padre di quel figlio, poverino, al quale però non mi sento di esprimere lo stesso grado di solidarietà che esprimerei alla madre se l'avessi davanti a me, povera donna. |
L'HOMME DE LA MANCHA (PAR JACQUES BREL)
Porter le chagrin des départs
Brûler d'une possible fièvre
Partir où personne ne part
Aimer jusqu'à la déchirure
Aimer, même trop, même mal,
Tenter, sans force et sans armure,
D'atteindre l'inaccessible étoile
Telle est ma quête,
Suivre l'étoile
Peu m'importent mes chances
Peu m'importe le temps
Ou ma désespérance
Et puis lutter toujours
Sans questions ni repos
Se damner
Pour l'or d'un mot d'amour
Je ne sais si je serai ce héros
Mais mon cœur serait tranquille
Et les villes s'éclabousseraient de bleu
Parce qu'un malheureux
Brûle encore, bien qu'ayant tout brûlé
Brûle encore, même trop, même mal
Pour atteindre à s'en écarteler
Pour atteindre l'inaccessible étoile.

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CESARE PAVESE, POESIE
You, Wind Of March
Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda -
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
- anemone o nube -
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.
Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.
Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la tetra trema
di un antico tremore.
Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
e il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose -
e le cose, nel cielo e nel cuore
soffrono e si contorcono
nell'attesa di te.
E', il mattino, è l'aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.
La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.
VERRà LA MORTE E AVRà I TOUI OCCHI
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla
Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

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DOROTHY ROTSCHILD PARKER CAMPBELL
Poetess (1893-1967)
Testament
Oh, let it be a night of lyric rain
And singing breezes, when my bell is tolled.
I have so loved the rain that I would hold
Last in my ears its friendly, dim refraln.
I shall lie cool and quiet, who have lain
Fevered, and watched the book of day unfold.
Death will not see me flinch; the heart is bold
That pain has made incapable of pain.
Kinder the busy worms than ever love;
It will be peace to lie there, empty-eyed,
My bed made secret by the leveling showers,
My breast replenishing the weeds above.
And you will say of me, "Then has she died?
Perhaps I should have sent a spray of flowers."













