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Creato da meltea il 12/12/2005

El Quijote

...et puis lutter toujours...

 

 

« Su Una TragediaLa Gelmini »

Sul depressino andante

Post n°715 pubblicato il 05 Giugno 2008 da meltea

Suicide Letter



 



Non ricordo più come ho potuto



Portare il peso di essere me



Stessa fino a ora: mi amavo,



per me provavo stima, prima, mesi



fa, quando sapevo chi ero, sape-



vo che fare, dove andare, non



contando mancanze di soldi o ri-



fiuti, non ricordo più come ho potu-



to sperare di venir capita, quan-



do neanche io so chi sono, uomo



solo, destinato ad amare



senza venir ricambiato, dal pro-



prio mestiere, dal proprio dovere, da



chi mi consiglia senza sapere chi sono,



uomo depresso, a cui è concesso poco,



a cui la vita ha regalato un



tarlo- potrei uccidermi, perché non



farlo? Solo perché lo annuncio e



i suicidi non sono mai annuncia-



ti? Se ho i conati dalla dispe-



razione, se ho il magone, se



ho paura, non ho diritto a una



cura a un mestiere, a un amo-



re non sprecato invano? Strano, io



forza l’avevo, lottavo, sapevo



ne ero certa- Parlare? E con chi?



Tutti mi danno consigli sbagliati,



inappropriati, mentre l’unico che vorrei



non c’è, lo tengo a distanza perché



ho paura, questa è la mia fre-



gatura, m’innamoro di chi non dov-



rei, non posso non farlo, la vita mi ha



dato un secondo tarlo, non mi vuo-



le al mondo, è questo che debbo pen-



sare? Che fare? Che fare?

 
 
 
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L'HOMME DE LA MANCHA (PAR JACQUES BREL)

Rêver un impossible rêve
Porter le chagrin des départs
Brûler d'une possible fièvre
Partir où personne ne part

Aimer jusqu'à la déchirure
Aimer, même trop, même mal,
Tenter, sans force et sans armure,
D'atteindre l'inaccessible étoile

Telle est ma quête,
Suivre l'étoile
Peu m'importent mes chances
Peu m'importe le temps
Ou ma désespérance
Et puis lutter toujours
Sans questions ni repos
Se damner
Pour l'or d'un mot d'amour
Je ne sais si je serai ce héros
Mais mon cœur serait tranquille
Et les villes s'éclabousseraient de bleu
Parce qu'un malheureux

Brûle encore, bien qu'ayant tout brûlé
Brûle encore, même trop, même mal
Pour atteindre à s'en écarteler
Pour atteindre l'inaccessible étoile.

 

FRANCE E DINTORNI

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AREA PERSONALE

 

CESARE PAVESE, POESIE

You, Wind Of March

Sei la vita e la morte.
Sei venuta di marzo
sulla terra nuda -
il tuo brivido dura.
Sangue di primavera
- anemone o nube -
il tuo passo leggero
ha violato la terra.
Ricomincia il dolore.

Il tuo passo leggero
ha riaperto il dolore.
Era fredda la terra
sotto povero cielo,
era immobile e chiusa
in un torpido sogno,
come chi più non soffre.
Anche il gelo era dolce
dentro il cuore profondo.
Tra la vita e la morte
la speranza taceva.

Ora ha una voce e un sangue
ogni cosa che vive.
Ora la terra e il cielo
sono un brivido forte,
la speranza li torce,
li sconvolge il mattino,
li sommerge il tuo passo,
il tuo fiato d'aurora.
Sangue di primavera,
tutta la tetra trema
di un antico tremore.

Hai riaperto il dolore.
Sei la vita e la morte.
Sopra la terra nuda
sei passata leggera
come rondine o nube,
e il torrente del cuore
si è ridestato e irrompe
e si specchia nel cielo
e rispecchia le cose -
e le cose, nel cielo e nel cuore
soffrono e si contorcono
nell'attesa di te.
E', il mattino, è l'aurora,
sangue di primavera,
tu hai violato la terra.

La speranza si torce,
e ti attende ti chiama.
Sei la vita e la morte.
Il tuo passo è leggero.

VERRà LA MORTE E AVRà I TOUI OCCHI

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

 

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DOROTHY ROTSCHILD PARKER CAMPBELL

Poetess (1893-1967)

Testament
 

 

Oh, let it be a night of lyric rain
And singing breezes, when my bell is tolled.
I have so loved the rain that I would hold
Last in my ears its friendly, dim refraln.
I shall lie cool and quiet, who have lain
Fevered, and watched the book of day unfold.
Death will not see me flinch; the heart is bold
That pain has made incapable of pain.

Kinder the busy worms than ever love;
It will be peace to lie there, empty-eyed,
My bed made secret by the leveling showers,
My breast replenishing the weeds above.
And you will say of me, "Then has she died?
Perhaps I should have sent a spray of flowers."

 

 
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