
Devo proprio essere arrivato in fondo se oggi mi ritrovo a scrivere su Morgan.
Per chi non conoscesse Morgan, egli è un cantante diventato celebre per la canzone “Nel blu dipinto di blu”, cioè per “Via con me”, anzi no per “La donna cannone”… No, non me lo ricordo proprio che cosa ha fatto questo tizio per diventare famoso, ma sono certo che voi, che siete più informati di me, lo saprete sicuramente. Certo è, che parte della sua fama è direttamente collegata al suo celeberrimo rapporto con l’attrice Asia Argento, strepitosa interprete di “La dolce vita”…. O era “Roma città aperta”? Non mi viene in mente, però di lei ricordo una foto in cui, seminuda, lecca le labbra ad un cane, e questo pare sia sufficiente a guadagnarsi un’intervista in qualcuno di quei giornaletti per casalinghe frustrate che si intitolano tutti con la parola “donna” seguito da qualche aggettivo accattivante quanto inutile.
Morgan è conosciuto anche per partecipare ad una nota trasmissione televisiva, dove un manipolo di cantanti mediocri si impegnano a giudicare una serie di cantanti scarsissimi, affinché i primi sembrino qualcosa di più di quello che in realtà sono. Questa, per quanto mi riguarda, è la biografia del soggetto di cui mi appresto a discorrere.
A Morgan, che poi si chiama Carlo Perretti o qualcosa del genere, gli piace recitare il ruolo dell’artista maledetto, del tormentato cantore dei drammi interiori, ruolo lasciato vacante da molto tempo in Italia, un po’ per scarsità di materiale umano, un po’ per scarsità di vero tormento interiore, un po’ perché una circolare del Ministero della Gioventù stabilisce che nel nostro Paese è vietato ai ragazzi pensare troppo alla vita, visto che anche quella è in esaurimento scorte, incitandoli a favorire l’attività fisica attraverso la caccia all’immigrato clandestino e al celodurismo post adolescenziale. Quindi, tornando a bomba, il nostro compaesano maledetto, provando a ricalcare uno stereotipo che sicuramente non gli appartiene, s’è messo a dire di fare quello che di solito tutti gli artisti maledetti e tormentati fanno: cioè drogarsi. E qui apriti cielo, nella più classica delle recite all’italiana dove tutti infilano il dito nella marmellata ma nessuno deve osare confessarlo che qui è peggio raccontarle che farle le cose. Poi, sempre seguendo il citato schema, chiunque si è sentito in dovere di parlare di questo tema, creando la solita confusione, il solito ribaltamento della frittata, il solito stucchevole perbenismo morale che da dopo l’impero romano ha impedito all’Italia di diventare un Paese civile. Il finale è più triste del protagonista di questa storia. L’artista maledetto ha chinato la testa, si è scusato, si è rimangiato tutto, si è appellato vigliaccamente alle sue sfortune, ha citato la mamma e la figlia. Se avesse avuto un mandolino avrebbe intonato qualche canzone napoletana, ma per fortuna ciò non è successo.
Eccolo qui l’artista maledetto made in Italy.
Io non ho potuto fare a meno di scorrere mentalmente tutti i suoi predecessori nella storia, quelli veri intendo, e il primo che ho ricordato, forse perché nutro per lui una stima illimitata, è stato Baudelaire. Mi sono immaginato Charles portare le sue poesie ad un editore, e quello senza motivo gli chiede se si droga. Allora il poeta tutto spavaldo ammette la sua dipendenza all’assenzio, e l’editore, che è un italiano (?) chiama don Mazzi (?) e inizia una bella ramanzina sulle tossicodipendenze con tutti i sciatti luoghi comuni del caso, e che lui non può pubblicare le poesie di un “drogato”. Allora Baudelaire, un po’ spiazzato, inizia ad ammettere che hanno ragione loro, che lui ha avuto da bambino uno shock perché ha visto il cugino nudo, e che quindi non può fare a meno di trovare sollievo negli stupefacenti. Alla fine sono tutti soddisfatti e Baudelaire la svanga…
Ma: a parte il fatto che la gente si droga per piacere ed è ora di sfatare l’assioma droga-società cattiva, che semmai è società inconcludente; a parte il fatto che si drogano tutti, dai politici ai ragazzini il sabato sera, dai manager rampanti che tanto bene hanno fatto alla nostra economia di inizio millennio, ai calciatori; a parte il fatto che chi non si droga con gli stupefacenti lo fa con il calcio, con i gratta e vinci, con le sigarette, con l’alcool, con le macchinette ai bar, e con qualsiasi minchiata atta a riempire un’esistenza che evidentemente non siamo riusciti a far progredire insieme al nostro grado di sviluppo tecnologico che ci permette di iscriverci ad un social network per fare i test su quale panino ci rappresenta di più e non riesce a imporre un’energia che non sia quella a petrolio o nucleare, il problema, in questo caso, secondo me è un altro.
Se Michelangelo si fosse drogato, cosa molto probabile, secondo voi a qualcuno gliene sarebbe fregato qualcosa? A causa dell’LSD i Beatles hanno venduto per caso meno dischi? Di fronte alla genialità non c’è niente da fare; se tu sei un torsolo di mela puoi spararti in vena qualsiasi cosa, ma sempre uno scarto rimani. Certo è che se tu sei un genio, la droga, in certi casi, non può far altro che migliorarti, aprirti, e sicuramente lenire il dolore della causa della tua genialità che non è altro che una fame destinata a rimanere tale. C’è un pozzo dentro di noi, un pozzo nero, tutti ne siamo portatori sani, ma alcuni questo pozzo ce l’hanno secco e arido e altri ancora invece pieno d’acqua. Per i secondi basta chinarsi un poco per raccogliere dell’acqua freschissima, ai primi invece non resta che arrendersi alla loro triste natura.
Ora, siccome sono sicuro che tra i miei lettori non ce n’è neanche uno che si droga, e quindi sono tutti lucidi esponenti di pensieri ancor più lucidi, secondo voi il nostro amico Morgan, a quale classe di persona appartiene?
SPLEEN
Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
Sullo spirito che geme in preda a lunghi affanni,
E versa abbracciando l'intero giro dell'orizzonte
Una luce diurna più triste della notte;
Quando la terra è trasformata in umida prigione,
Dove come un pipistrello la Speranza
Batte contro i muri con la sua timida ala
Picchiando la testa sui soffitti marcescenti;
Quando la pioggia distendendo le sue immense strisce
Imita le sbarre di un grande carcere
Ed un popolo muto di infami ragni
Tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,
Improvvisamente delle campane sbattono con furia
E lanciano verso il cielo un urlo orrendo
Simili a spiriti vaganti senza patria
Che si mettono a gemere ostinati
E lunghi trasporti funebri senza tamburi, senza bande
Sfilano lentamente nella mia anima vinta;
La Speranza
Piange e l'atroce angoscia dispotica
Pianta sul mio cranio chinato il suo nero vessillo.
(CHARLES BAUDELAIRE)
* Chiedo scusa per aver scomodato Murakami Haruki solo per scrivere il titolo di una merda di post.
Inviato da: sofiaa7
il 11/02/2012 alle 02:06
Inviato da: Padània non esiste.
il 10/02/2012 alle 19:37
Inviato da: non.sono.io
il 10/02/2012 alle 16:31
Inviato da: non.sono.io
il 10/02/2012 alle 16:31
Inviato da: blimund.a
il 10/02/2012 alle 16:25