Creato da lacey_munro il 24/03/2014

Tony Albert Brewster

T.A.B.

 

 

# 235

Post n°238 pubblicato il 23 Gennaio 2018 da lacey_munro

 











Le lune nel pozzo

Ho il cipiglio scuro
notti di strada e santi scomparsi,
mi muovo a malapena in una diminuzione
di passi stretti
insieme alla bevanda spiritosa, poi
corro dietro ai pipistrelli

mentre i tetti assomigliano all'infinito.
Non mi copro abbastanza e fa freddo
alla sommità della torre
dove trovo casa,
le luci tutt'intorno
sono state evacuate:
Io, unico abitante umano
proclamo lo Stato di Visione
e non separo
la Vita dalla Morte.










 
 
 

# 234

Post n°237 pubblicato il 17 Gennaio 2018 da lacey_munro

 










Senigallia (Reprise)

Era un oggetto e
sbatteva contro il bagnasciuga.
Era Senigallia e s'incrinava il vetro
con dentro il messaggio

poi tornava verso il largo ed incocciava delfini
dalle parole plumbee,
afferrato alla banchina fissavo l'andirivieni
ne notavo la matta
voglia di trovare la sabbia,
e al tempo stesso
bolle sul punto di affogarla

risaccava e ondulava finché fu notte
e accesero le luci,
in baia unta s'incagliava,
e i tanti imprecavano o pregavano
mentre un'onda la spingeva di nuovo
verso est

esausti, al mattino, non v'era più traccia
ma era stata un sogno vero

e come adesso vi scrivo
era stata, l'assicuro là,
fra terra, cielo e mare











 
 
 

# 233

Post n°236 pubblicato il 12 Gennaio 2018 da lacey_munro

 











Poesia d'Amore

Perché un cuore è affidato sempre a ogni refolo?
Sta forse scritto su qualche pietra sacra
che esso abbia peso inversamente proporzionale
al calcedonio?
E le massaie, che ricoprono la loro pasta
con ossessione maniacale, si sono mai chieste
se una sola delle loro tagliatelle vale quanto
l'Amore battezzato in un torre
nte?

Giovanni Battista predicava ricoperto di pelle di capra
Io inseguo batuffoli d'allergia e a fatica mi trattengo
la testa
per non farla scomparire anch'essa,
palloncino che diventi ventricolo
e fai male, scappando ed eclissandoti
tornerai tra queste mani?
sono dita che tremano

Io tremo e allungo la mistura di orzo e sangue,
sento pulsare ogni giro di ruota
e singhiozzo con il cucchiaio fra le mani:
saldo non potrei essere

vivo di conserva
apparente, agli amici sorrido
dentro di me sento ogni battito
sordo e spietato

e quando mi chiamano mi distraggo,
giro la testa nella direzione sbagliata
vedo ancora veglie
dove dovrebbero esserci risvegli.
Torcersi le mani è un esercizio difficile,
richiede Lei
e un intero armamentario di fragilità,
un vagone di buone radici estratte










 
 
 

# 232

Post n°235 pubblicato il 08 Gennaio 2018 da lacey_munro

 












Vide

Nulla, esiste niente e verso quell'assenza mi muovo,
niente corpo o fradicia anima
nulla conta
e vedo il vuoto,

in ricettacolo mi sono mutato per te che niente sei
senza di me.
Abbandono il soggetto, mi trasferisco nella coscienza
tua, che non afferro.
Divisi/uniti mai soli, e tanto quanto l'erba
si frusta sotto il vento
o il sasso gela nella neve
così capisco di avere sbagliato.

Poesia? Ricettacolo di Narciso
che immerge la faccia nell'acqua,
giocattolo per vivaci presuntuosi
che riaffermano: IO.
E gli altri si manipolano,
non hanno cuore fegato, polmoni, cistifellea:
conti tu lirico miserabile
nell'esercizio delle tue funzioni

personali,
un bisogno fisiologico di mentire-abbellire
pasta da modellare
unico occhio come il ciclope.

Percepisci che tu sei altro per gli altri,
e ti scandaglia la luce
di fari esterni,
ti grattano le croste
e muovono il riso
perché ogni uomo è un picco
che emerge dalla palude
e tu hai solo scolpito un abbozzo
che erano i tuoi sensi
là dove altri credevano di vedersi
e, al contrario erano creta
per le tue immaginazioni scistose.

Crisi, sorella di mille modi,
abbandonami adesso e purgati sotto la notte
che mi allontano
e lascio che parlino le foglie,
i muri a secco, le zampe di oche,
finalmente si staglia la luce
e brucio tutto.
Di me rimane cenere per un dito
polvere appesa al riflesso
ché una lacrima è unica,
provenga essa da Giovanni o Marco,
Tu non crei il mondo, ne sei vittima.











 
 
 

# 231

Post n°234 pubblicato il 03 Gennaio 2018 da lacey_munro

 












Giorni, e ancora giorni

Avevo, possedevo, amavo qualcuno che
è inabissato o volato
(quel giorno non lo voglio ricordare),
raccontavo storie e ansimavo in dis
tese di
nontiscordardimé,
sniffavo
lune
e da un pezzo di bosco mi osservavano
marmotte, lupi, rane, scie di uccelli.
Tenevo tra le dita
zolle di guerra
un tempo in auge
ora solo reduce.
Lei mi aiutava a sterilizzare le porte
attraverso cui non volevo passare,
parlava con un ricciolo sopra la bocca
e le sere come queste

mi abbracciava
e indicava ogni
albero scortecciato dai picchi.

Girovagavo e, vi dico, felice lo ero
bazzicando falò di drifters,
assumevo lei
non era necessario altro.
Non avevo le tasche colme di roba.
Non piangevo
e non ridevo

isterico.
Masticavo, solo, fili d'erba
le giravo il braccialetto;
baciavo le sue braccia
stupendomi ogni volta
che rilucesse tanto quanto le pupille.
Bastavamo a tutto e lanciandoci dall'alto
dei sogni non potevamo non intrecciarci
fino a cadere
ed emanare vapore di corpi.
spazzolavamo, sì, casa
ed era facile
vivendo in uno scialle.











 
 
 
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