Creato da raniero9 il 21/09/2008

BLOG DI CRONACA

La segnalazione alle autorità è un atto tramite il quale porre all’attenzione comportamenti ed eventi di natura presumibilmente illegale, al fine di permettere di verificare la reale illiceità dei fatti rappresentati. Segnala un reato

 

Come segnalare le truffe via mail

Post n°1521 pubblicato il 15 Ottobre 2014 da raniero9
 

La prima cosa da fare per segnalare una truffa via mail è rivolgersi alla Polizia di Stato che ha creato un sito per raccogliere denunce o segnalazioni di reati online. Per farlo basta cliccare sul banner visibile sul mio profilo/blog e seguire le indicazioni.

Se la mail vi viene inviata da un indirizzo che sembra quello della vostra banca, va segnalata anche al vostro istituto bancario. Attenzione a queste mail: spesso i mittenti usano toni minacciosi per chiedervi informazioni sul vostro conto o i dati, minacciando di chiudere il conto se non fate un’operazione di versamento su un conto della banca o non rilasciate i vostri dati.

Non aprite mai i link contenuti nelle mail truffe, non date mai i vostri dati personali e bancari e controllate sempre, quando fate operazioni online, di controllare la protezione della pagina in cui li inserite. Sull’indirizzo infatti deve esserci “https://” e non “http://”, con un lucchetto nella parte bassa a destra della pagina. In ogni caso segnatale anche al vostro istituto bancario, oltre a rivolgervi alla Polizia di Stato.

Il virus della Polizia Postale

Proprio perché ci si fida della Polizia, i truffatori hanno creato il “virus della Polizia Postale” che compare appena acceso il computer o quando si naviga in rete con intestazione e logo del corpo di polizia.

Citando norme e articoli del codice penale, il virus accusa l’utente di vari reati gravissimi, come la pedopornografia, il terrorismo o attività sovversiva, spiegando per questo il pc deve essere sequestrato. Per paura, debolezza o semplice ignoranza, molte persone cascano nel tranello e cliccano sulla schermata dove si promette di “sanare” la posizione con il pagamento di una certa somma.

Una truffa ben architettata che fa leva sulle paure e sulla poca conoscenza dei mezzi telematici, ma che è meglio conoscere per evitare qualsiasi brutto scherzo.

 
 
 

ESTORSIONI IN VIDEOCHAT, INDAGINI POLPOST

Post n°1520 pubblicato il 10 Ottobre 2014 da raniero9

 L'ultima vicenda risale a ieri quando un imprenditore di 45 anni, si presenta negli uffici della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Pescara per denunciare di essere stato vittima di richieste estorsive. Ma prima di lui ci sono stati ragazzi, pensionati e uomini in carriera. Si tratta delle estorsioni on-line. Un fenomeno criminale che non conosce confini e che è in costante aumento. Come avviene. Gli autori contattano le vittime attraverso chat e servizi di messaggeria immediata (messenger) e dopo averli indotti a mostrarsi alla webcam in "esibizioni" sessuali o equivoche, chiedono all'interlocutore di versare del denaro per evitare che la registrazione, avvenuta a sua insaputa, venga divulgata su internet o trasmessa ad amici e parenti. Gli autori, si presentano con le sembianze di una avvenente ragazza, contattano le vittime attraverso siti di incontri "per cuori solitari" o attraverso un falso profilo sui social network più in voga (come Facebook). Ottenuta "l'amicizia" si instaura un rapporto di fiducia e attaccamento sentimentale, che il più delle volte è caratterizzato da toni piccanti, con una controparte che seduce via web fino ad arrivare a proporre fittizie esperienze sessuali online. Ecco allora che le conversazioni e le foto postate su Facebook non bastano più, per cui i contatti si spostano su servizi di messaggistica istantanea come ad es. Skype. Dall'altra parte dello schermo compare finalmente la ragazza "in carne e ossa", naturalmente bellissima e con indumenti provocanti ovvero completamente nuda che si cimenta in atti di autoerotismo. L'intento e' quello di convincere l'uomo di turno ad accendere la webcam e a denudarsi per prendere parte alle attività erotiche "virtuali".

 
 
 

Vediamo chi sono quelle persone estranee che proteggono i vostri figli

Post n°1518 pubblicato il 30 Settembre 2014 da raniero9

Sono persone che hanno deciso di servire lo stato-mettersi a disposizione dei cittadini-anche a costo della propria vita-difendere i cittadini-soprattutto-DONNE E BAMBINI-

sono poliziotti che danno la caccia agli orchi su internet-
Hanno competenze informatiche aggiornatissime, passano molte ore del loro lavoro online, usano il computer e la tecnologia con grande dimestichezza: sono gli investigatori della Polizia Postale e delle Comunicazioni che, sempre pronte nel cassetto manette e pistola, usano l'ingegno e il click del mouse per "ripulire" la rete da chi ne fa un uso distorto, un uso riprovevole, lo sfruttamento sessuale dei minori.
Con lo studio delle nuove tecnologie, grazie al coordinamento degli uffici periferici e in accordo con le altre forze di polizia straniere, la lotta alla pedofilia online individua, indaga, perquisisce e ha assicurato alla giustizia oltre 3.000 persone negli anni di attività di contrasto.
È un lavoro complesso e articolato quello degli investigatori, che quando conducono un'indagine sotto copertura devono impegnare non solo la mente ma mettere in campo anche tutte le loro risorse psicologiche ed emotive per essere credibili nel fingersi pedofili e per non lasciarsi travolgere dal disgusto e dalla rabbia.

Questi sono gli uomini che proteggono i vostri figli-

PROTEGGERE I BAMBINI E' UN DOVERE DI TUTTI

 
 
 

Torture su bimbi di 5 anni, due arresti

Post n°1517 pubblicato il 26 Settembre 2014 da raniero9
 

L’operazione è denominata “eDonkey2000”, dal nome del programma dove veniva scambiato materiale pedopornografico tra i vari utenti. Che, sparsi in tutta Italia,hanno visto la polizia postale bussare alle porte dei loro appartamenti con un mandato di perquisizione. Trentaquattro sono gli indagati per detenzione e divulgazione di video pedopornografici mediante internet; altri due invece sono stati arrestati. SI TRATTA di due uomini residenti a Milano e Bologna, rispettivamente di 63 e 43 anni, finiti agli arresti per l’ingente quantità di video di abusi sessuali e torture su bambini, che al massimo avevano cinque anni, trovati nelle loro case. Infatti quello che ha colpito di più gli investigatori è stata proprio l’età dei bambini. L’indagine nasce mesi fa, quando sotto copertura gli agenti si sono finti interessati al materiale e hanno iniziato a navigare sul programma per scaricare video “eDonkey2000” e qui hanno trovato tanto materiale pedopornografico, che difficilmente poteva confondersi con altro genere di video. “erano in monitoraggio sotto copertura, ha spiegato un agente che ha condotto le indagini in prima persona , e lo stesso facevano le autorità tedesche, con le quali c’è stato uno scambio di informazioni”. Infatti oltre i 34 italiani sotto accusa e i due finiti agli arresti, sono diverse centinaia le persone indagate in tutto il mondo per aver scaricato e scambiato questo tipo di materiale. “L’attenzione, continua l’agente,è stata focalizzata su video i cui titoli erano chiaramente riconducibili a pornografia infantile, ossia abusi su bambini di 4 o 5 anni. E proprio per l’età delle vittime, è meglio parlare di torture e violenza. I video sequestrati ieri sono davvero tanti. Ad esempio nel caso dei due uomini arrestati, questi ne detenevano quantità notevolissime come 6 o 7mila video. Durante un’altra perquisizione effettuata a Catania, invece, sono stati trovati anche molti file cancellati, ma questo non esime dalle responsabilità”. COSÌ DOPO aver individuato chi scaricava, vedeva e si scambiava materiale, sono scattate le perquisizioni eseguite dalla polizia postale in molte città italiane: Firenze, Ferrara, Brescia, Catania, Como, Roma, Savona, Torino e tante altre ancora. I Computer, gli ****disk, le pen-drive e i supporti tecnici sequestrati adesso sono al vaglio degli inquirenti della Procura, che proseguiranno le indagini con l’analisi dei video, cercando anche di risalire all’identità dei minori vittime di abusi.

 
 
 

Su 'Google Drive' trovati 11 cataloghi pedopornografici

Post n°1516 pubblicato il 20 Agosto 2014 da raniero9
 

 Grazie l'Associazione Meter ha scoperto su "drive google" 11 cataloghi pedopornografici, archiviati e catalogati che coinvolgono bambine da 6 ai 12 anni. L'ha reso noto la stessa associazione sporto denuncia alla Polizia Postale di Catania che ha avviato accertamenti. Meter rileva che "i cataloghi contenuti nello spazio free di Google dove utenti possono archiviare e caricare foto, video e immagini portandoli sempre con sè, sono divulgati e ostentati nelle BBS (bacheche) specializzate in materiale pedofilo". Meter aggiunge che in "un solo catalogo si contano più di 150 piccole modelle, che in set fotografici ben definiti posano indotte in nudo porno e in particolare in atteggiamenti sessuali espliciti". L'associazione rileva che sono molti i cataloghi in cui vi sono "migliaia di bambine coinvolte", e sottolinea come spesso vengono inserite anche foto rubate nelle spiagge con bambini nudi, seminudi, ma anche con il costume". Il fenomeno è definito dagli esperti dell'associazione Meter "pedosoft", e nelle gallery specializzate e utilizzate dai pedofili queste foto "vengono massicciamente caricate a disposizione della perversione sessuale degli amanti dei bambini".

 
 
 
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