Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

NOVEMBRE


 
 E viene il tempo degli alberi
che lasciano cadere foglie d’oro.
E viene il tempo
dei giorni che si accorciano.
Le notti sono lunghe
e ogni sera ha un nome.
sempre nuovo di fiabe.
Nel vano della finestra
una stellina si ferma ad ascoltare
.

E. Borches
 

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Post n°1459 pubblicato il 18 Agosto 2017 da atapo
 
Tag: viaggi

SARDANA

 


 

Ancora una volta la vita gioiosa dell'estate e delle vacanze è stata sporcata da un attentato contro la gente comune e innocente…

Stavolta a Barcellona, di nuovo anche se lontana sentendo le cronache e i commenti mi viene un nodo alla gola e l'angoscia che riassume un miscuglio di sentimenti.

Fra sensazioni contrastanti cerco la “mia” Barcellona, quella dei miei ricordi, o meglio è lei che cerca me perché sono i ricordi che tornano all'improvviso…

C'ero stata nell'estate del 2001, uno dei primi viaggi che facevamo col camper.

In realtà percorremmo tutta la Costa Brava fermandoci in diversi luoghi interessanti e Barcellona fu l'ultima tappa. Come ci succede sempre, ormai il periodo delle ferie di mio marito era agli sgoccioli, ci eravamo soffermati più a lungo del previsto nei paesi precedenti, per quella città che doveva essere la meta principale ci restavano pochissimi giorni.

Eravamo ancora poco esperti col camper, avevamo scoperto che in Spagna questo mezzo di notte doveva per forza stare in campeggio, non era consentita la sosta libera e le aree attrezzate erano rarissime. Il campeggio lo trovammo molto fuori città, in un luogo bellissimo sulla costa tanto che ora è stato smantellato perché quella zona è diventata parco naturale (sono andato a ricercarlo su internet, ecco perché ne conosco la sorte). Per recarci a Barcellona bisognava prendere il pullman che percorreva un'autostrada… coi tempi tecnici lenti che abbiamo noi praticamente si arrivava in città che era quasi ora di pranzo e mio marito partiva in caccia del ristorante… Così se sulla carta (anzi sull'agenda in cui ho notato i ricordi di viaggio) ci siamo andati tre giorni, in realtà non abbiamo visto molto, praticamente solo il centro. Aggiungo che mio marito era (ed è) molto prevenuto sull'arte moderna, figuriamoci il modernismo catalano, non gli interessava affatto! Con insistenza riuscii a trascinarlo davanti alla Sagrada Familia, dove però ebbe come una rivelazione mistica: lui così religioso rimase fortemente colpito dalla costruzione, talmente affascinato che poi volle sapere tutto su questa e il suo autore e ancora oggi ne parla tutto ispirato…

A Barcellona capii che il camper è certo simpatico per viaggiare, ma per visitare bene e conoscere come piace a me una città grande è molto meglio un albergo o una stanza DENTRO la città. Così, come poi in altri viaggi, mi è rimasto quel senso di incompiuto, di lasciato a mezzo, una promessa a me stessa “ci devo tornare” che non ho mai mantenuto.

Ieri sera rivedevo nella mente immagini di quel viaggio e una che in tutti questi anni non avevo mai ricordato: io e mio marito stanchi dopo aver girato a lungo, di pomeriggio, seduti a guardare in una piazza tante persone che danzavano la SARDANA, la danza catalana… non ero neppure sicura che fosse successo a Barcellona ciò che ricordavo, avremmo potuto vederla anche a Perpignan e neppure con mio marito, ma io sola quando andai a Perpignan dalla mia amica…

Mentre riflettevo su questo alla televisione un cronista ha citato proprio la sardana, che la gente catalana danza nei fine settimana vicino alla cattedrale di Barcellona, ricordandola come una danza di unione e fratellanza, perché vengono invitati nel cerchio anche i turisti che assistono… allora sono stata certa che quella volta ero proprio là e non entrai nel cerchio perché avevo camminato tanto quel giorno

E rimane un'angoscia di fondo, che si cerca in tutti i modi di non far emergere, di non ascoltare: dove, quando, a chi toccherà la prossima volta?

 
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