Creato da atapo il 15/09/2007
Once I was a teacher

APRILE

"E sui monti che videro il nostro passo
colmo di lacrime e fatica
non resti dissecato
quel fiore
che si nutrì di sangue
e di rugiada in un aprile stupendo
quando il mondo trattenne il respiro
davanti al vento della libertà
portato dai figli della Resistenza."

 (Giuseppe Bartoli)

 

MAGGIO


"Mia madre, mia eterna margherita
che piangi e mi sorridi
viva ora più di prima,
lo so, lo so quel che dovrei, pazienza
di forte non è questa ostinazione..."

(Mario Luzi)

 

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"Ahlème,
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Messaggi di Settembre 2012

CAMBIO DI STAGIONE

Post n°884 pubblicato il 30 Settembre 2012 da atapo
 

 

PASSAGGIO

Come previsto (e temuto) sto passando qui da sola questo fine settimana, in compagnia della lavatrice rotta, anzi solo della carcassa perchè il motore, dopo inutili tentativi di riparazione casalinghi, venerdì è stato portato dal tecnico il quale “farà sapere”.

Laggiù nel Lazio il trasloco fai-da-te è più complicato del previsto (temuto pure questo...) e non ho idea di quanto tardi torneranno stasera.

Io ho girellato per mercatini e per qualche luogo del cuore che amo percorrere da sola, ho fatto un salto alla festa alternativa nel centro sociale, da sola mi sono ascoltata dentro.

E mi sono resa conto che il mese di settembre è già finito. Non me ne ero accorta, mi è scivolato addosso come quelle piogge così fini che non vale la pena di aprire l'ombrello, ma che alla fine ti ritrovi tutta bagnata e magari anche col raffreddore...

Davvero non c'è stata tregua, come avevo già detto nei giorni scorsi...Fra decisoni prese, cambiate, rimandate, fra impegni che si sovrapponevano, si spostavano, si annullavano, fra esigenze di figli, nipoti, marito, suocera e pure cognati, tutti a fare il bello e cattivo tempo in famiglia...

E' iniziata la scuola, negli anni passati questo fatto mi emozionava ancora molto: quest'anno l'ho sentito solo come nonna, per gli orari degli asili ridotti e differenziati che ci hanno coinvolto nella gestione dei nipoti. Solo pochi giorni fa ho mandato saluti e auguri ai miei ex-colleghi, rispondendo ai loro inviti che sì, passerò a trovarli a scuola quando si riuniscono alla programmazione, ma non posso ancora dire quando.

Ancora non so i miei impegni per i prossimi mesi (quasi nemmeno per i prossimi giorni!): la ginnastica in piscina prima di tutto, ed è già partita, perchè mi consente di stare meglio fisicamente, ma per il resto ho tutto molto vago, indefinito...

Mi sento così, in questo tempo sospeso legato ancora al passato e che fatica a fare programmi...aspetto, con fiducia, sono in fondo ancora curiosa di ciò che arriverà, ma sono anche più stanca del solito, devo confessarlo...

E intanto passano veloci le ultime ore di settembre, il cielo è grigio sempre più spesso, di estate non se ne parla quasi più.

Domani sarà un altro mese: le foglie diventeranno sempre più gialle e le melagrane sempre più rosse, cadranno gli ultimi fiori dell'oleandro. Fra poco torneranno le arance.

 

L'été indien

 
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LA LAVATRICE

Post n°883 pubblicato il 26 Settembre 2012 da atapo

 

DIFFERENZA FRA UN TECNICO E UN MARITO

 

Fisher, Le cascate del Niagara

 

No, per favore, non siate maliziosi...ora spiego...

La lavatrice che, nonostante alcuni sintomi strani, ci aveva “graziati” nel periodo di luglio in cui sembrava che in casa si dovesse rompere tutto, ora, forse per il superlavoro del fine-vacanze e cambio di stagione, ha ricominciato a gemere, anzi a urlare, a fare versi stranissimi e preoccupanti tremolii...

Il marito ha detto: “Qui sta per rompersi, bisogna vedere cosa è successo!”

Ed ecco la differenza...

Se chiamassimo un tecnico la smonterebbe, butterebbe all'aria tutto, spargerebbe i pezzi in giro, ma lavorerebbe le sue otto ore continuate (più o meno), troverebbe (si spera) il guasto, poi rimonterebbe tutto, al massimo il giorno dopo o nella stessa giornata per non avere la scocciatura di tornare.

Mio marito è bravo, lo riconosco, sa fare di tutto in casa, aggiusta quasi tutto, quindi non c'è bisogno di chiamare il tecnico, ma in quanto a tempi...

Durante il lavoro ha l'abitudine di... prendersi degli intervalli, tanto è a casa sua:

lavora un po'...poi guarda uno dei suoi telefilm preferiti in TV,

lavora un altro po'...poi telefona a qualcuno...

poi ha da leggere il giornale...

poi una sosta al computer... poi pranzo e pennichella…

poi i primi contatti organizzativi per le attività parrocchiali del nuovo anno...

e via così.

Ha cominciato domenica pomeriggio e siamo ancora in ballo...

La lavatrice sta nel bagno principale di casa: man mano che lavora gli oggetti che danno noia e i pezzi smontati invadono sempre più spazio, occupano tutto il bagno, per terra, nella vasca, nel lavandino, oggi sono straripati in corridoio e in camera da letto e bisogna cominciare a stare attenti a dove si mettono i piedi camminando...

Naturalmente il bagno è inagibile, per fortuna non è il solo, ma è quello principale dove c'è tutto il necessario...

Mi avvilisce il pensiero di tutta la biancheria da lavare che si va ammucchiando: c'erano ancora avanzi dell'estate che era bene smaltire finchè le giornate calde consentivano un'asciugatura rapida.

Mi preoccupa il fatto che LUI mi abbia mostrato due bulloni che si sono rotti smontando...ma è meglio far finta di niente, altrimenti dice che non ho fiducia.

Mi preoccupa anche il fatto che dopodomani, venerdì, tornerà qui mia suocera che sabato partirà insieme al figlio (LUI) per un primo sopralluogo e mini trasloco nel Lazio.

Mi lasceranno un weekend di solitudine e di libertà, forse in compagnia di una lavatrice smontata e sparsa per casa?

Però non abbiamo dovuto chiamare il tecnico (per ora almeno) e abbiamo risparmiato...


 

 

 
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SUPER SETTEMBRE

Post n°882 pubblicato il 24 Settembre 2012 da atapo
 

 

MA NON E' TUTTO

Nelle ultime settimane riflettevo sul fatto che io e mio marito ora siamo in quell'età di mezzo (o mezz'età, ma non è più di moda dirlo...) nella quale dobbiamo sia occuparci dei genitori anziani (vedi suocera ecc.), sia dare una mano ai nostri figli alle prese con i bebè, cioè i nostri nipotini. E si fa quel che si può...

Questo mese di settembre ci ha visti mobilitati anche sul fronte nipoti, per fortuna solo quelli di mia figlia (ma bastano e avanzano). Lei lavora, l'asilo nido e la scuola materna hanno riaperto, ma con orari ridotti, con l'ambientamento, senza mensa nei primi giorni...Insomma, gli orari di uscita fino a ottobre sono ballerini, le disponibilità delle baby sitter ancora non ben definite lasciavano giorni scoperti... ci sono i nonni per l'emergenza!

E così prendi un nipote a un certo orario da una parte, prendi l'altro a un altro orario dall'altra parte...Devono ancora mangiare o no? Devono fare merenda o no? Dove li teniamo fino al ritorno dei loro genitori? A casa loro o a casa nostra? Alla sera telefonate per organizzare i ...piani di battaglia per il giorno dopo! Tutto questo ad incastrarsi con le esigenze di mia suocera, naturalmente. Le pagine della mia agenda erano molto affollate nelle scorse settimane!

Si è mobilitato anche il marito, soprattutto per andare a ritirare con l'auto quello con la scuola più lontana, poi se dovevo restare con i bimbi diverse ore o ero impegnata a preparargli da mangiare si faceva vedere pure lui un poco. Martino è felicissimo di giocare anche col nonno, il quale però si stanca troppo e troppo rapidamente. In quelle giornate anch'io alla sera sono distrutta, ma è divertente stare con loro, soprattutto pensando che crescono così in fretta...

L'ultima volta in cui siamo stati insieme ho scattato alcune foto mentre giocavano nella loro cameretta, come ricordo di questo mese in cui ci incontriamo così spesso:



 

Martino con le costruzioni ha fatto un letto a castello, perchè fra poco gliene arriverà uno, visto che nel lettino da bebè ormai non ci sta più...

 


 

Damiano sta meditando quale sarà il prossimo giocattolo da usare...

 


 

Beto controlla la situazione: c'è anche lui in famiglia, ha buoni rapporti con i bimbi e li sopporta senza graffiarli anche se ogni tanto gli arriva addosso qualche giocattolo e non ha perso l'abitudine di stare sempre vicino a noi e di interessarsi a tutto ciò che accade in casa: ormai è un signor gatto maturo di 12 anni!

 

 
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SUOCERA

Post n°881 pubblicato il 21 Settembre 2012 da atapo
 

 

A CASA SUA



 

C'è ritornata, finalmente! Mia suocera da pochi giorni è tornata a Bologna, nella casa da cui dovette fuggire quasi tre anni fa...

I suoi figli hanno lavorato per rimetterne almeno alcune stanze in condizioni accettabili, tanto lei ora da sola ha bisogno di poco spazio...

Lei era agitata, non vedeva l'ora e tormentava per sapere a che punto erano le sistemazioni, non voleva allontanarsi dalla casa del figlio che abita in un paese vicino a Bologna, come se da là potesse affrettare il ritorno...

E questo l'ha costretta a fare viaggi Bologna- Firenze perchè qui aveva da tempo prenotato delle visite mediche, poi il viaggio in Friuli per il matrimonio della nipote... Insomma, nonostante tutto questo trambusto e questi spostamenti lei sta bene, anche se è molto stanca. In questo periodo casa mia è stata un porto di mare: quando lei c'era, quando non c'era, quando arrivava qualche cognato a prenderla o a riportarla (sempre con accordi e orari aleatori...), quando doveva mio marito fare l'autista...non sapevo mai per quanti dovevo apparecchiare la tavola!

Finalmente è partita, con un'emozione addosso che si vedeva lontano un miglio!

Ora vedremo come va: il figlio che abita più vicino dice che nella pausa pranzo starà a mangiare con lei, il figlio rappresentante quando gira in Emilia cenerà e dormirà a casa sua, così potranno controllarla meglio. A tutti però resta il dubbio se ciò basterà, se sarà in grado di gestirsi nelle mille incombenze della vita quotidiana, visto come si comportava in questi mesi. Staremo a vedere...

Intanto si definiscono meglio tutte le incombenze burocratiche legate alla morte di mio suocero, questioni di eredità da sistemare e soprattutto sarà urgente andare a svuotare l'appartamento nel paesino del Lazio dove mia suocera ha abitato in questi ultimi anni e che non è proprio dietro l'angolo...Ci sarà parecchio da fare: i quattro figli si dovranno mettere d'accordo per un sacco di cose e visti i caratteri non proprio malleabili che hanno (un po' di follia paterna c'è in tutti) , speriamo in bene! E che lo stress non prenda troppo mio marito...e me...che cerco di restarne coinvolta il meno possibile nelle loro faccende...

 

 
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POST FRIVOLO

Post n°880 pubblicato il 18 Settembre 2012 da atapo
 

 

CAPELLI


Bellini G., Donna allo specchio (particolare)

 

Diceva la mia mamma che da piccola i miei capelli erano bellissimi: dopo averli lavati bastava pettinarli un poco verso l'alto e subito mi venivano riccioli e boccoli. Spesso per darmi un aspetto più “ordinato” me li tirava in due buffi codini sopra le orecchie che a me piacevano tanto. Dalla nascita di mio fratello però, forse perchè aveva meno tempo per coccolare la sua bimbetta non più figlia unica, in estate venivo sottoposta al taglio “alla maschietta” e non sempre dalla parrucchiera, ma a volte dal barbiere che aveva il negozio accanto a quello del mio papà, con i risultati che vi lascio immaginare!

Io odiavo quei capelli così corti e li odiai ancora di più in quelle estati in cui subii i due interventi ortopedici: stavo diventando signorina, vedevo il mio corpo che cambiava e che era stato ai miei occhi anche sfregiato dai chirurghi, e mi sentivo spesso dire che sembravo proprio un maschio!!! Autostima sottoterra!

Allora cominciai a litigare con mia madre, finchè lei mi disse: “Se vuoi tenere i capelli lunghi devi arrangiarti a lavarli, pettinarli, curarteli” Da sola naturalmente, perchè soldi per parrucchiere non ce n'erano per me, solo una o due volte all'anno per la permanente della mamma. Ma tanto io le parrucchiere le ho sempre odiate, raramente mi hanno accontentato e ci vado il meno possibile.

Imparai, chiamavo la mamma solo per una spuntatina ogni tanto, diversi anni della mia adolescenza hanno avuto i capelli lunghi con la frangia davanti, il tutto lisciato doverosamente e a lungo col phon secondo la moda beat del tempo. E mi sentivo finalmente bella...Quando d'estate li asciugavo al sole in terrazza e prendevano riflessi dorati era il massimo!

Dopo la fine del mio primo amore il cambiamento di vita mi spinse a...un taglio radicale anche dei capelli, tornai a quella “maschietta” che ora però mi piaceva e che ingentilivo con una spilla a forma di farfalla tra i riccioli corti.

Poi ancora capelli lunghi, per anni e anni, li tenni corti solo nei mesi in cui mio figlio era appena nato: non avevo proprio tempo per curarli come piaceva a me, con lo sconvolgimento che un neonato porta in famiglia! Adesso era mio marito che aveva imparato a darmi la spuntatina ogni tanto...perchè continuavo a non amare le parrucchiere!

Altro cambio di vita che influenzò le mie chiome: quando diventai “madame professeur de français” e cominciai ad accompagnare le classi in Francia, di solito nel mese di maggio, pensai che fosse più pratico andare in quei viaggi coi capelli corti. Andavamo già in vacanza col camper d'estate e anche lì erano molto più pratici e mio marito non aveva da brontolare per tutta l'acqua che consumavo nei lavaggi frequenti...

Doppio look quindi da quel periodo: tagli drastici estivi, ricrescita lenta e non molto abbondante nei mesi fino all'estate successiva.

Qualche capello bianco cominciavo a scoprirlo qua e là, ma so che non li tingerò mai; vedevo donne con capelli grigi e lunghi e mi pareva che una signora...di una certa età con chiome lunghe al vento rischiasse facilmente di sembrare una strega: io avrei continuato col...doppio look: estivo-invernale.

A metà giugno del 2011, dopo aver interpretato il personaggio di Cora, per il taglio estivo sono andata da una nuova parrucchiera insieme a mia figlia, in un paese confinante con Firenze: c'era la scusa che io le tenevo Damiano neonato mentre lei si faceva i capelli. Finalmente una parrucchiera che mi ha ascoltato e mi ha tagliato i capelli come volevo! Il taglio mi ha talmente soddisfatto che è durato per un anno ed io mi sentivo sempre a posto anche se pian piano ricrescevano, quest'anno a giugno però improvvisamente non mi è venuta la voglia di tagliarli, era come se volessi mantenere un ultimo e strano legame con quell'anno magico che era appena finito. “Ci penserò” dicevo, “in fondo faccio presto a cambiare idea” Invece non ho cambiato idea, ho passato quest'estate rovente con i capelli che crescevano ancora ed anche molto rapidamente, ho riscoperto la fantasia dei fermagli colorati e delle passate da intonare al vestito, ho ritrovato i riccioli di quando ero bambina, l'eleganza della coda di cavallo e la simpatia di quel ciuffo in alto sulla testa quando li attorciglio tutti...c'è qualche capello grigio in più, ma non mi importa, non mi vedo ancora come strega! In camper mio marito ha sopportato, perchè così piacevo anche a lui. E col sole ho rivisto anche quei riflessi dorati di tanti anni fa...

Ora, almeno per il matrimonio in Friuli, era doveroso tornare dalla parrucchiera...quella dell'anno scorso naturalmente! Ma non ho voluto affatto tagliarli corti, solo una spuntatina di pochi centimetri. E, discutendo su come farmi pettinare, ho ceduto alla sua proposta alla moda: me li ha stirati con la piastra, con il solito ciuffo davanti che va sempre dove vuole: un aspetto nuovo! Naturalmente a mio marito non è piaciuto, ma lui fa sempre così di fronte ai cambiamenti drastici, poi si abitua! Invece è piaciuto molto ai miei figli: vedendomi così pettinata e col vestito di pizzo a quel matrimonio Marco ha detto: “Che succede? Forse vuoi far ingelosire papà?”

Insomma, per ora continuo ad avere voglia di capelli lunghi, ora sono lisci, poi rapidamente torneranno ad ondularsi, perchè dalla parrucchiera non ci tornerò fra breve tempo...

Ma non chiedetemi di mettervi qui una foto...forse ci sarà solo per gli amici fidati...forse!


Codogan G. F., Ritratto di Molly, duchessa di Nona

(particolare)

 

 
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SURFANDO

Post n°879 pubblicato il 13 Settembre 2012 da atapo
 

 

LA VITA E' COME IL SURF

 

surfisti a Tenerife, gennaio 2012

 

Artemisia si è un po' meravigliata, leggendo uno dei miei ultimi post, per i discorsi sulla tavola da surf...

Forse anche qualcun altro ha pensato: “Non l'avrei mai detto!” e allora ecco l'occasione per un nuovo post!

Che il mare mi piaccia moltissimo non è un segreto, lo dico anche sul profilo. Da quando si diffuse il surf e vedevo in TV le acrobazie di quegli spericolati, rimasi affascinata da questo sport: sfidare le onde! Mi capitava anche di osservarli nelle vacanze da qualche spiaggia (non tutte sono adatte) e avrei passato ore ad ammirarli...

Ah! Se fossi nata sana e non avessi avuto problemi fisici, come mi sarebbe piaciuto! Ho sempre amato la velocità, fino ai 18 anni in slitta ero spericolata (e anche fortunata a non essermi mai rotta nulla).

Quando nei viaggi in Francia raggiungemmo l'oceano Atlantico scoprii surfisti dappertutto, soprattutto nelle Lande, dalle parti di Bordeaux: seduta sulle dune aspettavo paziente con loro le onde giuste, poi, solo con lo sguardo purtroppo, li seguivo nelle loro evoluzioni, magari commentavo con mio marito poco interessato perchè soffre di vertigini e mal di mare...

Nelle librerie di quelle città sull'oceano ci sono scaffali pieni di testi sul surf, così presi l'abitudine di sfogliare quei libri dalle foto bellissime, poi cominciai a leggere, sempre più incuriosita: le spiagge migliori, i diversi tipi di tavole, i diversi modi di “affrontare” l'onda...mancava solo che mi iscrivessi ad un corso, ma purtroppo sapevo che MAI sarei riuscita a salire in piedi sulla tavola e a starci in equilibrio. Ma feci anche un'altra scoperta decisiva: molte persone, soprattutto i bambini, usavano tavole corte, su cui stavano in ginocchio o sdraiati. Davano l'idea di divertirsi molto a farsi trasportare così dalle onde...forse anch'io... Cominciai a “studiarle” con più attenzione queste persone che scivolavano sdraiate sulle onde non molto distanti dalla riva e nei libri scoprii che ciò che facevano erano i primi passi in quello sport, imparai che si chiama “body board” la tavola corta, che deve essere in proporzione alla propria altezza, ecc.

Finchè un giorno, ignorando i sorrisetti ironici di mio marito, in un negozio specializzato valutai tra le varie tavole quella adatta a me ( da esperta...autodidatta) e LA COMPRAI !!!

Mi batteva il cuore la prima volta che entrai in acqua con la mia tavola...Ero a Biarritz, vero tempio del surf, dove si svolgono campionati mondiali, un degno battesimo! Era una giornata serena, dalle onde lunghe, ma delicate...ottime per principianti!

Mi sono trovata subito a mio agio, ho scoperto un rapporto nuovo con l'acqua e le onde, mi sentivo sicura, allungarmi rapidamente sulla tavola e salire sull'onda nel momento in cui sta per rompersi, poi farsi trasportare sopra la schiuma fino a riva è bellissimo! Non sempre ci si riesce, a volte ci si rovescia...Si sente sotto si sé la forza e la potenza del mare, di cui occorre avere rispetto se si vuole essere trattati bene...Una volta “sfidai” un oceano più burrascoso del solito e le sue “botte” mi facevano davvero paura...

Ma poi abbiamo smesso di andare verso l'oceano, in altri mari le onde non erano adatte, potrei provare a Tenerife, ma laggiù non ho con me la tavola (che tengo in camper) e l'acqua dell'oceano per me è troppo fredda nelle zone adatte a cavalcare le onde...

Ecco il mio amore per il surf , tanto che quando in un blog si chiedeva: “A cosa paragoneresti la vita?” a me è venuto subito in mente il surf:

Conduci la tua tavola dove credi che arrivi l'onda perfetta.

Devi avere pazienza per attendere, ma essere vigile perchè può arrivare all'improvviso.

La cavalchi con gioia e con emozione.

Speri che ti porti fino a riva.

Ma se ti rovescia...

...cercherai nuove forze per ricominciare.


Starò assente per qualche giorno, partiamo per un matrimonio in Friuli, ci risentiamo la prossima settimana.

Il 15, sabato, sarà il quinto compleanno di questo blog: comincia ad avere un'età ragguardevole...

 

 
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AMARCORD

Post n°878 pubblicato il 10 Settembre 2012 da atapo
 
Tag: memoria

 

ESTATI LONTANE

(Effetto madeleines)

Negli anni '50 l'estate cominciava in una domenica di fine primavera, che fosse di bel tempo: io con mamma e papà e più tardi anche col fratellino prendevamo il treno di mattina prestissimo. Un treno locale, sbuffante perchè ancora con locomotiva a vapore, con le panche dure di legno chiaro nella terza classe. Lo ricordo bene, era uno dei pochi viaggi che facevamo, tutti insieme poi!

Andavamo a “cercare la casa al mare”.

Tanto sole e tanto mare!” sentenziava la pediatra da quando ero piccolissima e lo ripeteva tutti gli anni: c'era la mia malformazione ortopedica che fino a tre anni non mi consentì di camminare, un inizio di rachitismo, le adenoidi e le tonsille che mi tormentavano per tutte le stagioni fredde o umide. Insomma, una frana di bambina in quanto a salute! Così i miei genitori, per nulla benestanti, facevano economie durante tutto l'anno, ma il soggiorno estivo al mare era sacrosanto!

Scendevamo alla stazione di Torre Pedrera, un paesino poco a nord di Rimini, tranquillissimo e soprattutto ancora poco conosciuto, dove gli appartamenti si trovavano a prezzi ragionevoli. Camera e cucina, possibilmente col bagno all'interno della casa (eh sì, capitava anche che si dovesse uscire...). Giravamo per le stradine sabbiose da una casetta all'altra, immerse tra giardini e orti, che venivano offerte in affitto e i miei genitori osservavano, valutavano, contrattavano, ritornavano sui propri passi, magari qualcun altro ci aveva soffiato l'affare e toccava continuare il giro...e quasi tutti gli anni la casa era diversa. In quelle ricerche io all'inizio ero incuriosita, ma poi mi annoiavo a morte e non vedevo l'ora della scelta...perchè dopo finalmente ci sarebbe stata la frittura di pesce in una trattoria sul mare, poi la prima passeggiata della stagione sulla spiaggia e magari anche un assaggio di bagno...



 

Quando ero piccolissima preferivano il mese di luglio (meno costoso), così il primo luglio, dopo tante ore di treno o di corriera da Bologna, io e la mamma eravamo a Torre Pedrera. La mia mamma mi ha raccontato che subito mi prendevo la tonsillite con la febbre alta, infatti mi ricordo che stavo là a letto ammalata. Ma dopo qualche giorno ero in spiaggia.

Ho immagini-ricordo di quei primi anni: un fornaio con enormi cassettoni pieni di tipi di pasta che io sceglievo e lui tirava fuori con una specie di paletta, poi mi offriva dei gelati finti: un cono di biscotto che aveva sopra un gelato di zucchero dai colori allucinanti, sicuramente molto nocivi... Una casa con un bellissimo giardino dal tavolo di pietra su cui facevo i miei primi disegni; da questo giardino vedevo la camera della Pensione Graziella, dove stavano mia zia e mio cugino (i parenti ricchi). Così ci facevamo compagnia, noi due bambini e le nostre due mamme tra loro.

Dalle foto di quelle estati (passavano i fotografi in spiaggia e una foto all'anno era doverosa, ogni anno si commenta la crescita rispetto alla foto precedente) vedo che c'era anche un'altra bambina che era mia vicina di casa a Bologna. Tutti con quei costumini di maglia che con l'acqua diventavano pesantissimi e gocciolanti...in spiaggia non c'erano gli ombrelloni, ma poche file di tende dai colori vivaci: dei teli fissati in alto a un palo e in basso a un blocco di cemento che il bagnino spostava ogni tanto in modo che l'ombra seguisse il percorso del sole. Naturalmente io stavo nella fila di tende più indietro, la più economica, ma il mare era lo stesso ad un passo...

Il mio papà veniva a trovarci alla domenica, con quello che, seppi molto più tardi, veniva chiamato “il treno dei cornuti”...ma questo non ci riguarda... Eravamo in spiaggia quando arrivava ed io lo aspettavo con impazienza raddoppiata perchè a lui piaceva moltissimo fare il bagno, a differenza della mamma, così ero sicura che quel giorno sarei stata in acqua con lui molto di più! In un giorno solo prendeva il sole che avrebbe dovuto prendere in una settimana, così regolarmente si ustionava e la domenica successiva aveva ancora l'effetto gambero! Ma a quel tempo si credeva che il sole facesse bene a tutte le ore e anch'io ero costretta a stare sdraiata a fare la “cura del sole”, troppo a lungo per la mia vivacità di bambina! Almeno mi erano risparmiate le sabbiature, dove si seppellivano fino al collo tante persone anziane...

L'estate in cui il mio fratellino era appena nato “saltammo” il mese al mare. Mi mandarono in colonia, ma l'esperienza fu disastrosa per me, così i miei genitori ricominciarono a fare economie per assicurare di nuovo la sospirata e necessaria vacanza. Andavo già alla scuola elementare, un anno incontrai in spiaggia, a poche tende di distanza, la mia maestra con le sue figlie e...non gradii molto: ritrovarmela anche lì, dopo tutti i mesi in classe!!! Temevo sempre che mi chiedesse: “Li fai i compiti? Quanti temi hai già scritto?” Perchè nelle vacanze ci dava sempre 20 temi, 10 a soggetto libero e 10 col titolo assegnato. Che tormento!!!

Invece mi piacevano le settimane in cui, a turno, veniva al mare con noi (suppongo anche per aiutare mia mamma col fratellino piccolo) una di quelle cugine che in conseguenza della guerra avevano situazioni familiari molto difficili: erano già signorine ed io mi ero messa in testa che dovevano trovare il fidanzato per cui le tormentavo facendogli notare i bei ragazzi della spiaggia e quando andavamo a fare il bagno mi offrivo di “cadere” sbadatamente addosso a qualcuno di loro, per favorire la conoscenza. Come arrossivano! Come ero canaglia! Avevo appena imparato a nuotare, anzi, solo a galleggiare e sapete come? Un' amica di spiaggia, di famiglia molto ricca, aveva l'istruttore di nuoto privato: durante le lezioni nell'acqua bassa io sguazzavo accanto a loro (il mare è libero no?), ascoltavo, imitavo, finivo sott'acqua, bevevo e...imparavo! Le uniche lezioni di nuoto della mia vita, a scrocco!

Iniziavano gli anni '60, i treni a vapore scomparivano pian piano anche da quella linea secondaria, ogni anno molte casette fra gli orti si alzavano di un piano, gli orti sparivano e comparivano nuovi hotels, le strade erano asfaltate, le file di tende aumentavano e davanti, quasi sul bagnasciuga, c'era qualche fila di ombrelloni, molto più costosi. Ora, non so il perchè, andavamo al mare in agosto.

Io mi avviavo all'adolescenza, con qualche difficoltà perchè avevo dovuto subire due pesanti interventi ortopedici in un momento delicato per la mia crescita...ero ancora più timida, in spiaggia mi rintanavo sotto la tenda e a stento facevo nuove amicizie, tutte le ragazzine mi sembravano più belle e più spigliate di me.

Finchè non conobbi i Francesi! Prima la sorella, mia coetanea, poi i due fratelli di pochi anni minori, poi...il fratello maggiore!!! La mia prima infatuazione estiva! Uno che più bello e più francese di così non si poteva trovare! E anche lui era molto gentile con me! Stavo sempre con loro, ci ritrovammo l'estate successiva e ci tenemmo in corrispondenza per diversi anni...c'era la scusa che volevo esercitare la lingua, ma sotto sotto non era solo quello...finchè lui entrò nell'aviazione e nell'ultima foto che mi mandò sorrideva nell'abitacolo del suo aereo... fu molto tempo dopo.

Arrivò l'estate del 1966, avevo 15 anni. Abitavamo in un appartamentino accanto ad una trattoria-pensione, il figlio del proprietario aveva la mia età, ma il suo fisico “palestrato” si direbbe oggi, la sua simpatia e il suo caldo temperamento romagnolo attiravano molti ragazzi e ragazze. Mi trascinò ad entrare in quella bellissima e allegrissima compagnia e fu... un mese super! Gianni Morandi cantava “Notte di ferragosto” e noi, dopo aver passato le ore allegre sulla spiaggia, tra chiacchiere, scherzi in acqua e partite di pallavolo alla sera andavamo a ballare in spiaggia. Ad ogni ora del giorno e della sera c'era un giradischi in funzione, erano le estati ruggenti degli anni '60, ho delle belle foto di quei giorni, ricordo i nomi di tanti amici, non mi sentivo più brutta e goffa, ero corteggiata e invitata a ballare, avevo i miei preferiti e amiche con cui scambiare segreti e sogni. Mia mamma era sempre molto vigile, come del resto le altre mamme delle ragazzine e alle 23 arrivavano in spiaggia a riprendersi...le loro Cenerentole...

Un'estate così bella e intensa non ci fu più, fu davvero il mio momento magico.

L'anno dopo tornammo in agosto, ma io avevo lasciato a Bologna il mio primo ragazzo, il siciliano dagli occhi verdi che mi aspettava al capolinea dell'autobus, e la nostalgia di lui mi faceva restare nella solita compagnia, ma in modo più...compassato e meno coinvolto.

Poi ci fu l'estate di montagna e del viaggio premio in Grecia, poi l'anno della maturità. Avevamo già prenotato, mi meritavo il mese di mare dopo l'esame, ma il destino sconvolse i piani di famiglia e passammo l'estate al capezzale di mio padre che si aggravava sempre più e moriva alla fine di agosto.

Quella, e non l'esame a scuola, diventò davvero la mia maturità, senza compassione e senza sconti, e la mia vità cambiò radicalmente.

Tornai ogni tanto sulla riviera adriatica: come insegnante nelle colonie, qualche volta in campeggio con i miei figli preadolescenti, infine ora...

Sono la stessa, ma ogni volta diversa...



 

 

 
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TERZO (e ultimo) COMPITO DELLE VACANZE

Post n°877 pubblicato il 07 Settembre 2012 da atapo
 

RIMINI,

PANE e MADELEINES

Tornata col camper, poche ore per fare il cambio di valigia e la domenica mattina finalmente siamo partiti per Rimini.



 

Avevamo prenotato una stanza anche per mia suocera, ma per non affaticarla troppo lei si è fermata a Bologna da un altro figlio in attesa del funerale al martedì. Poi, dopo il funerale, ha deciso di non venire più al mare, ma di rimanere a Bologna perchè sperava di rientrare in casa sua nel giro di pochissimi giorni.

Così al mare siamo restati da soli. Ah! Che bella settimana! Come speravo, finalmente: vita di spiaggia, temperatura perfetta, relax, pensione tranquilla, cucina romagnola ottima (e non sono aumentata nemmeno di un chilo, anche se non mi sono affatto contenuta!!!)



La Riviera Adriatica non è il massimo delle emozioni per il nostro stile di vacanze preferito, ma è quello che mi serviva attualmente. E pure a mio marito: dopo il funerale si è completamente rilassato, dormiva meglio, pareva un altro, veniva volentieri qualche ora in spiaggia con me, mi ha accompagnato in giro nel centro di Rimini il giorno di mercato, era allegro, non si lamentava quasi di nulla, gli ho scattato una foto in cui è così sorridente come non lo vedevo da tempo.

Abbiamo fatto una tranquilla gita a Sant'Arcangelo di Romagna, seguendo il suggerimento del gestore della pensione abbiamo passato una serata alla festa del borgo di San Giuliano, un quartiere storico di Rimini: questa festa si tiene ogni due anni, era un peccato mancarla! C'erano spettacoli di suoni e luci sull'acqua, esposizioni, musica in tutte le piazzette, tante buoni cibi tipici, gli addobbi da un lato all'altro di alcune stradine erano fatti con vele da surf in disuso e l'aspetto era veramente originale.


il ponte di Tiberio la notte della festa

 

le vele da surf a Borgo San Giuliano

 

Una sera, a cena in pensione, ho assaggiato una fetta di pane locale e...ho risentito in bocca un sapore conosciuto, che proveniva da un passato remoto, molto lontano, di quando avevo pochi anni...E' riemerso in me un mondo di ricordi, di tante estati che mi hanno visto pian piano crescere su quelle spiagge. Mi sembrava di ripercorrere la storia di un'altra persona, come un film visto e tornato alla mente...raccontavo a mio marito fatti di quelle estati, come un romanzo del passato...quando Rimini e i paesini satelliti non erano ancora un affollamento di ombrelloni, luci e divertimenti come è diventato ora.

Insomma, siamo stati proprio bene. Il maltempo è arrivato all'ultimo, poche ore prima della partenza, per rubarmi il sole e il caldo il meno possibile.

 


 

Gli ombrelloni erano chiusi sulla spiaggia vuota e battuta dal vento, mi sono accorta solo allora, col cielo ingrigito, che gli alberi dei viali avevano già troppe foglie gialle...

Il ritorno a Firenze mi fa percepire un'estate ormai finita, è stata dura, ma è finita; sì, tornano le belle giornate, ma ormai è necessario pensare al futuro, alle prossime settimane e ai prossimi mesi: avrò da fare, non so se sono cambiata, forse sono cresciuta perchè ad ogni esperienza non si smette mai di crescere, spero di avere la serenità per riuscire a sistemare ogni cosa al suo posto, dentro di me.

 

 
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SECONDO COMPITO DELLE VACANZE

Post n°876 pubblicato il 06 Settembre 2012 da atapo
 

 

LA SVOLTA

 

tramonto sul mare, a Vada, agosto 2012


Mercoledì 22 agosto, al ritorno dalla nostra consueta passeggiata serale sul lungomare verso il paese di Vada, alla ricerca della luna e di un buon gelato, ho ricevuto una telefonata tremenda da mio marito: aveva appena saputo che era morto suo padre, mio suocero, a 89 anni.

L'aveva trovato morto in casa mio cognato il rappresentante, l'unico figlio che riuscisse a mantenere a stento una parvenza di rapporti “umani” col padre: era stato allertato dai vicini...

Una morte brutta, solitaria e disperata come è stata la sua vita soprattutto da quando, ormai tre anni fa, buttò sua moglie fuori di casa in uno dei suoi accessi di violenza sempre più incontenibili.

Non era necessario che rientrassimo subito dal mare, eventualmente per il funerale mio marito ci avrebbe avvisato. Nei giorni successivi ci siamo sentiti poco, lui e i fratelli avevano un sacco di incombenze burocratiche e giudiziarie...

Mio marito, alla mia domanda se riteneva che dovessimo rinunciare alla sospirata settimana in hotel a Rimini, aveva risposto: “Non ci penso nemmeno! Tanto il funerale ci sarà prima.” E invece...

Mia suocera ha ricordato che lui aveva espresso il desiderio di essere sepolto non a Bologna, ma a Bassano dove ci sono le tombe di altri parenti, così per esaudire questa “ultima volontà” si sono aggiunte altre trafile burocratiche e il funerale è stato fissato per martedì 28 in due momenti: messa e benedizione nella certosa di Bologna al mattino, trasporto e tumulazione a Bassano nel pomeriggio. Anche se ci aspettava questo ...funerale dilatato, mio marito ha voluto partire ugualmente domenica per il mare, poi martedì siamo tornati a Bologna, io solo lì, dove erano venuti da Firenze anche i miei figli, lui anche il pomeriggio a Bassano per poi rientrare a Rimini in tarda serata.

Nonostante tutto il male che questo uomo ha fatto alla sua famiglia ed anche alla mia (chi mi conosce capisce cosa intendo) quando ho saputo della sua morte ho provato una grande pena per l' estrema solitudine a cui la sua pazzia lo aveva portato. E sono rimasta sconvolta nel rendermi conto che i suoi figli e anche sua moglie hanno vissuto questo momento esclusivamente come una liberazione, ho sentito discorsi, battute, ironie che mi hanno lasciato tanta amarezza: era riuscito a litigare con tutti, a offendere e a trattare male tutti, dai parenti ai conoscenti, ai vicini di casa, da sempre intrattabile ora era diventato anche ingestibile. Mio marito ha ribadito che da anni l'aveva cancellato come padre, che ha vissuto cose nella sua famiglia che non dirà mai a nessuno, e quando ho cercato di parlare un po' con lui di questo atteggiamento si è arrabbiato dicendomi che queste faccende con se stesso le aveva sistemate già da molto tempo. Mentre io credo che le abbia solo sepolte e che in fondo continuino a tormentarlo e a incidere sulle sue scelte di vita, comunque non era il caso di approfondire, in fondo io molto di quel marcio l'ho conosciuto realmente solo tre anni fa...

Un funerale che ha impressionato anche i miei figli per quanto è stato misero e sbrigativo, senza affetto né partecipazione: nessun fiore (mia suocera ha detto che a lui non piacevano), a Bologna erano venute solo le due parenti dal Lazio, c'erano solo due dei figli. A Bassano gli altri due e qualche altro parente. Il sacerdote mi sembrava quasi imbarazzato, forse intuiva che c'era un'aria strana, di scarsa partecipazione e di poco dolore...

Si temeva che a causa della malattia mia suocera non superasse l'estate, invece se ne è andato lui all'improvviso...lei ora sta proprio benino. Adesso vuole assolutamente tornare il prima possibile nella casa di Bologna, che però deve essere sgomberata, ripulita, ci sono grossi lavori di manutenzione da fare...in questi tre anni mio suocero l'aveva trasformata in una tana ed è in condizioni inimmaginabili...I suoi figli ora sono impegnati in questo, poi ci sono questioni relative all'eredità, cose poco chiare, cose sparite...chissà cosa aveva combinato in questi ultimi tre anni di solitudine, speriamo non ci siano spiacevoli sorprese!

I figli sono quattro, io spero che vadano d'accordo nel dirimere tutte le questioni, che almeno in questo non assomiglino al padre, però ci sarà da lavorare per un pezzo su queste faccende!

Ecco il colpo di scena di questa mia tormentata estate! Mi convinco sempre di più che la vita, almeno la mia, non è affatto monotona.

 

 
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PRIMO COMPITO DELLE VACANZE

Post n°875 pubblicato il 04 Settembre 2012 da atapo
 

 

IL PAMPER DEL NONNO”

Cosa sarà mai? Ma il CAMPER naturalmente! Così diceva Riccardo, nel riccardese, il suo linguaggio di bimbo di due anni e quattro mesi.

Otto giorni in campeggio sulla costa toscana, a Vada, io, lui e suo padre (mio figlio). E' stata meno dura del previsto: erano anni che non facevo una vita di campeggio così...integrale, da quando i figli erano preadolescenti e confesso che nei primi giorni mi sentivo quasi vecchia per queste cose, ma poi mi sono lasciata andare, anche l'aria di mare ha fatto il suo benefico effetto rilassante e mi sono piacevolmente immersa in quella vita un po' primitiva e zingaresca, con orari approssimativi, delle giornate in campeggio: mi sembrava di ringiovanire ogni giorno di più...e ci stavo proprio bene!

Non che fosse tutto riposo: Riccardo è in piena fase di contestazione, forse anche in seguito a quel periodo difficile che hanno avuto in famiglia, scoppiavano all'improvviso capricci monumentali, i suoi “No voio...” li sentivano per mezzo campeggio (ma era in buona compagnia, perchè lì ce n'erano tanti come e peggio di lui!), la pazienza infinita di mio figlio veniva messa spesso a dura prova... Però c'erano anche momenti bellissimi: i giochi fatti insieme sulla spiaggia, il leggergli diecimila volte la storia della rana rapida su un vecchio libro che avevo portato con me e che lui ha quasi distrutto a forza di girare le pagine e di portarlo nella sabbia, il gelato enorme mangiato insieme mentre ci sgocciolava sulle dita, le passeggiate serali a cercare la luna che si nascondeva tra gli alberi... Lui vuole sempre collaborare e aiutare, apparecchia, mette in ordine, pulisce, mi tira fuori i biscotti dal sacchetto per la colazione e quasi mi imbocca, collauderebbe tutti i pulsanti e le maniglie del pamper, ma gli abbiamo detto che il nonno non sarebbe stato molto contento...

Nel camper teniamo la mia tavola da surf (una piccola, da body board, che credevate?), ma sono anni che non riesco ad usarla perchè ci vogliono le onde di un certo tipo... A Vada sono abbastanza adatte per i bambini, così l'ho proposta a Riccardo, che fino a questa vacanza aveva paura ad entrare in acqua. Un successo! Gli ho insegnato come tenere le mani per stare in equilibrio, ed ero fiera di lui quando ha imparato a “sentire” l'onda che arrivava e lo sollevava, mentre lui teneva la testa alta per evitare gli schizzi e alla fine rideva dicendo “sapore di sale!” Mi piacerebbe che diventasse un surfista, io amo moltissimo questo sport, magari una volta ne parlerò ...

Eccolo qui, guardate quanto è bravo...


lezione di surf

 

Con mio figlio erano anni che non passavamo tanto tempo insieme: ricordavo le nostre vacanze quando era un ragazzino, ora mi sono ritrovata un adulto...Lui non è molto chiacchierone, è abbastanza riservato, poi c'era Riccardo a monopolizzare la situazione, però è stato bello qualche volta raccontarsi dei tempi passati che ora può vedere sotto una luce diversa, ora che è genitore anche lui...fargli sapere che non fu facile quando loro erano piccoli, che non è mai facile la vita, che l'intransigenza non porta da nessuna parte e che occorre comprensione e umiltà nel mettersi dal punto di vista degli altri, che ogni persona ha qualcosa di positivo anche se non è ciò che vorremmo noi...

Di questa vacanza di tre generazioni mi resta in mente un'immagine che non diventò mai fotografia: in una calda sera, al ritorno dalla nostra passeggiata serale lungo una strada buia, io spingevo il passeggino e guardavo commossa davanti a me, illuminati solo dalla luna, le due sagome di mio figlio e mio nipote che ridendo correvano in modo buffo: il piccolo agitava le braccia per tenersi in equilibrio, il grande faceva piccoli saltelli per adeguarsi alla “velocità” di suo figlio...

Avevo il futuro che correva davanti a me.

 

 
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SALUTO

Post n°874 pubblicato il 02 Settembre 2012 da atapo
 
Tag: cronaca

Sono tornata, appena tornata.

Finite le vacanze...

... ma il destino ha avuto in serbo una sorpresa, una grossa sorpresa...

... terribile, ma forse anche no...

Appena potrò, scriverò...

sarà il COMPITO  DELLE  VACANZE.

 
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