Creato da rigel2_rm il 29/03/2010

PENSIERI DI VITA...

Riflessioni...

 

BLOG CHIUSO! UN ABBRACCIO A TUTTI QUELLI CHE MI HANNO SEGUITO E VOLUTO BENE!!!

Post n°217 pubblicato il 09 Agosto 2011 da rigel2_rm

 

  

 

 

Chiudo, ma porterò sempre nel cuore gli amici veri e sinceri che mi hanno sempre seguita in tutto questo tempo e hanno condiviso con me i miei lavori che ho sempre fatto con passione e non per classifiche o per guadagni come fa qualcuno (io non ho neppure la pubblicità).

Ps. Dato che sono viva più che mai, si prega di non copiare nulla nei miei post perchè me ne accorgerò!!! Piuttosto chiedete! Ciaooooooooooo.

Gradite un goccino di Champagne? Però poi non guidate, ehehehheh.

 

 

 

 

 

 

 
 
 

Buone ferie a tutti! Un abbraccio.

Post n°216 pubblicato il 23 Luglio 2011 da rigel2_rm

 

 

 

 

 

 
 
 

"La Chiave di Re Salomone".

Post n°215 pubblicato il 21 Luglio 2011 da rigel2_rm
 

La Chiave di Salomone  è un testo un po' inquietante (ho letto il libro) , ma nello stesso tempo affascina...Non so quanto ci sia di vero in tutto ciò che v'è scritto, comunque sia è sempre interessante venire a conoscenza di questi argomenti... 

Proverò a sintetizzarne il contenuto...

 

 (Re Salomone)

La Chiave di Salomone o Clavis Salomonis è un testo medievale di magia originariamente attribuito al Re Salomone. Non va confuso con la Piccola Chiave di Salomone, un testo successivo. Il testo risale al tardo Medioevo oppure al Rinascimento italiano. Molti di questi grimoire attribuiti a Re Salomone vennero scritti in questo periodo, ultimamente influenziati dai libri ("Sefer" in ebraico) molto più antichi (altomedievali) dei qabbalisti ebraici e degli alchimisti arabi, che a loro volta facevano spesso riferimento alla magia greco-romana del tardo mondo antico.

 

La Clavicula Salomonis, ovvero la Chiave di Re Salomone (detto anche il Libro del Diavolo), è il più celebre ed il più temuto manoscritto di Magia Rituale, proibito dalla Santa Inquisizione che lo dichiarò gravemente eretico.
La chiave si chiama così in onore del re Salomone, il primo ad usarla. Donatagli, si dice, direttamente da Dio per sottomettere al suo volere i demoni. Ma questa è la leggenda.
In concreto è un incantesimo per evocare ed avvalersi della "mano d'opera" dei demoni. O così pare.
A lungo si è discusso della sua autenticità e della sua reale utilità.

Il suo utilizzo è legato a conoscenze di cabala. Insomma, magia cerimoniale ed iniziatica.

 

 

 

L'opera è divisa in due parti: nella prima viene spiegato come evitare sbagli durante le operazioni con gli Spiriti, e quindi nozioni interessanti ed accurate sui tempi e le influenze dei Riti Magici, sui segni e sui pianeti, tutte informazioni che dovrebbero garantire un certo margine di protezione all'evocatore; nella seconda si apprende l'attuazione vera e propria delle Arti Magiche e contiene dettagliate istruzioni per la preparazione dei Rituali, avvisando che nessuna operazione deve essere intrapresa se prima non è stato tracciato e consacrato un Circolo Magico; altra condizione è la consacrazione personale di tutti gli strumenti magici, pena la non riuscita del Rituale. Seguono la descrizione del rito, tempi, modi, paramenti ed invocazioni.

Vi è una parte dedicata anche ai Pentacoli che sono suddivisi per ordine:

Sette pentacoli consacrati a Saturno = Nero

Sette pentacoli consacrati a Giove = Blu

Sette pentacoli consacrati a Marte = Rosso

Sette pentacoli consacrati al Sole = Giallo

Cinque penatcoli consacarti a Venere = Verde

Cinque pentacoli consacrati a Mercurio = Colori misti

Sei pentacoli consacrati alla luna = Argento

 

 

(sesto pentacolo della Luna *)

Il sesto pentacolo della Luna è composto di caratteri mistici della Luna e circondato da un versetto dalla Genesi - VII,11,12 : "Eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e cadde la pioggia sulla Terra".

La Clavicola Salomonis è sicuramente il trattato magico più diffuso e conosciuto di tutta l'area mediterranea. La sua popolarità è dovuta anche al fatto che esso è un vero e proprio manuale pratico di magia che accompagna passo per passo l'aspirante mago: descrivere come preparare se stesso e gli strumenti per le operazioni di magia, quali formule impiegare, di quali simboli e sigilli munirsi per difesa, come conversare con gli spiriti evocati, ed infine cosa chiedere.

Le origini della Clavicula sono di certo molto antiche. Molte delle cerimonie e dei rituali descritti sono molto simili a quelli utilizzati dai, Caldei, dai babilonesi e dagli ebrei. Tuttavia l'attribuzione del testo al re Salomone è da considerarsi senza dubbio leggendaria.
La prima citazione storica certa della Clavicula risale allo storico ebreo Giuseppe Flavio, vissuto nel primo secolo d.C.
Fu citato ne Le Grand Albert, attribuito ad Alberto Magno, in cui sono riportate delle formule attribuite ad un certo Aronne Isacco,mago di corte dell'imperatore di Bisanzio Manuele I Comneno, che le aveva tratte a sua volta da un testo antichissimo, che con tutta probabilità era proprio il testo che oggi va sotto il nome di Clavicula Salomonis.

Esistono diverse versioni manoscritte (in seguito stampate clandestinamente) della Chiave di Salomone (in latino: "Clavis Salomonica"), con diverse traduzioni, alcune con differenze minori e altre con grosse diversità e significative differenze nell'impostazione. L'archetipo dal quale sono stati tratti era probabilmente un testo latino o italiano del XIV o del XV secolo.[1] La maggior parte dei manoscritti esistenti datano al tardo XVI, XVII oppure XVIII secolo, ma esiste un manoscritto in greco, risalente al XV secolo (Harleian MS. 5596), strettamente associato a questo testo. Il manoscritto in greco viene menzionato come Il Trattato Magico di Salomone, e venne pubblicato da Armand Delatte nella Anecdota Atheniensia (Liége, 1927, pp. 397–445.) I suoi contenuti sono molto simili a quelli delle Clavicula, ed infatti potrebbe trattarsi del prototipo sul quale si basano i testi in italiano oppure in latino.

 

 

Un manoscritto in lingua italiana si trova nella Bodleian Library con collocazione Michael MS 276. Un testo più antico in latino soppravvisse nella forma stampata, datata al 1600 circa (Università del Wisconsin-Madison, Memorial Library, Special Collections). Esiste un certo numero di manoscritti in latino più tardo (del XVII secolo). Uno dei più antichi manoscritti esistenti (a parte il già citato Harleian 5596) è un testo tradotto in inglese dal titolo: The Clavicle of Solomon, revealed by Ptolomy the Grecian, datato al 1572. Esiste inoltre un numero di manoscritti in francese, tutti databili al XVIII secolo, con l'eccezione di uno datato al 1641 (P1641, ed. Dumas, 1980.

 

 

 

 

 

Ps. Non c'entra nulla con il post, ma voglio dire che a  me le immagini glitter piacciono molto e pure la musica nel profilo e nel blog! Questo è in risposta a chi ironizza pesantemente sulle scelte altrui!!! Allora  secondo certe persone io sarei  coyote!?! eheheheheh. Aggiungo anche : De gustibus non disputandum est (sui gusti non si discute).

 

 

 
 
 

Il mito di Orfeo ed Euridice!

Post n°214 pubblicato il 18 Luglio 2011 da rigel2_rm
 

Quello di Orfeo ed  Euridice è  uno dei miti greci più belli e ha suscitato la fantasia di pittori, scultori, poeti, romanzieri, musicisti e anche cineasti. 

Orfeo ed Euridice sono due personaggi mitologici legati da una tormentata storia d'amore narrata da Ovidio nelle Metamorfosi.  È una leggenda antica di millenni, ma non per questo poco significativa: parla dell’amore, della morte, della poesia.

Orfeo fu il più famoso poeta e cantore mai esistito, su di lui si basa la religione orfica.

La lira gli fu donata da Apollo che, secondo alcuni, gli fu padre, e le Muse, tra le quali Calliope, sua madre, gli insegnarono ad usarla, ed egli ne apprese l’arte tanto meravigliosamente che non solo gli animali ma anche gli alberi e i massi lo seguivano incantati. Dopo il suo viaggio in Egitto, dove ebbe i primi contatti con i Misteri, prese parte alla spedizione degli Argonauti e con la sua arte fu loro di grande aiuto in situazioni difficili. Amò perdutamente Euridice il cui nome, "colei che giudica in un vasto territorio", che spettava originariamente solo a Persefone, la regina degli Inferi, lascia presagire quanto accadrà.

Orfeo è più noto per la grande impresa che lo fece scendere nell'Ade, per cercare di riportare in vita la sua sposa, Euridice. Egli infatti, amò in tutta la sua vita una sola donna: Euridice. Il destino però non aveva previsto per loro un amore duraturo. Infatti un giorno la bellezza di Euridice fece ardere il cuore di Aristeo che si innamorò di lei e cercò di sedurla. La fanciulla per sfuggire alle sue insistenze si mise a correre ma ebbe la sfortuna di calpestare un serpente nascosto nell'erba che la morsicò, provocandole la morte istantanea.

Narra Pindemonte (Epistole: "A Giovani Pozzo") :

"Tra l'alta erba non vide orrido serpe che del candido piè morte le impresse."che del candido piè morte le impresse. " Orfeo, impazzito dal dolore e non riuscendo a concepire la propria vita senza la sua sposa decise di scendere nell'Ade per cercare di strapparla dal regno dei morti. Convinse Caronte a traghettarlo sull'altra riva dello Stige e circondato da anime dannate che tentavano in tutti i modi di ghermirlo, giunse alla presenza di Ade e Persefone.  

Una volta giunto al loro cospetto, Orfeo iniziò a cantare la sua disperazione e solitudine e nel suo canto mise tanta abilità e tutto il suo dolore che gli stessi signori degli inferi si commossero; le Erinni piansero; la ruota di Issione si fermò ed i perfidi avvoltoi che divoravano il fegato di Tizio non ebbero il coraggio di continuare nel loro macabro compito. Anche Tantalo dimenticò la sua sete e per la prima volta nell'oltretomba si conobbe la pietà, come narra Ovidio nella Metamorfosi (X, 41-60).

Fu così che fu concesso ad Orfeo di ricondurre Euridice nel regno dei vivi a condizione che durante il viaggio verso la terra non si voltasse a guardarla in viso fino a quando fossero giunti alla luce del sole.


Orfeo, presa così per mano la sua sposa iniziò il suo cammino verso la luce ma durante il viaggio, un sospetto cominciò a farsi strada nella sua mente pensando di condurre per mano un'ombra e non Euridice. Dimenticando così la promessa fatta si voltò a guardarla ma nello stesso istante in cui i suoi occhi si posarono sul suo volto Euridice svanì ed Orfeo assistette impotente alla sua morte per la seconda volta. Narra Ovidio nelle Metamorfosi (X, 61-63) : "Ed Ella, morendo per la seconda volta, non si lamentò; e di che cosa avrebbe infatti dovuto lagnarsi se non d'essere troppo amata? Porse al marito l'estremo addio, che Orfeo a stento riuscì ad afferrare, e ripiombò di nuovo nel luogo donde s'era mossa". Invano Orfeo per sette giorni cercò di convincere Caronte a condurlo nuovamente alla presenza del signore degli inferi ma questi per tutta risposta lo ricacciò alla luce della vita.


Si rifugiò allora Orfeo sul monte Rodope, in Tracia trascorrendo il tempo in solitudine e nella disperazione. Riceveva solo uomini e ragazzi che istruiva all'astinenza e sulll'origine del mondo e degli dei. Molte donne tentavano di catturare il suo cuore e tra queste alcune Baccanti. Quest'ultime, irate dalla sua indifferenza e istigate da Dioniso per la mancanza di devozione che Orfeo aveva nei suoi confronti, decisero di ucciderlo durante un'orgia bacchica. Arrivato il momento stabilito, si scagliarono contro di lui con furia selvaggia, lo fecero a pezzi e sparsero le sue membra per la campagna gettando la testa nell' Ebro.

Disse Virgilio (Georgiche, IV): "... anche allora, mentre il capo di Orfeo, spiccato dal collo bianco come marmo, veniva travolto dai flutti, -Euridice!- ripeteva la voce da sola; e la sua lingua già fredda: -Ah, misera Euridice!- chiamava con la voce spirante; el ungo le sponde del fiume l'eco ripeteva -Euridice- "

Le pietre, le selve, gli uccelli piansero la morte del meraviglioso cantore e tutte le ninfe indossarono una veste nera in segno di lutto. Le Muse piangenti raccolsero le membra di Orfeo e le seppellirono ai piedi del monte Olimpo, là dove ancor oggi il canto degli usignoli è più dolce che in qualunque parte del mondo.

Poichè il delitto delle Baccanti era rimasto impunito, gli dei colpirono la Tracia con una terribile pestilenza. L'oracolo, consultato dalla popolazione su come porre fine a tanta tragedia, rispose che per farla cessare, era necessario ricercare la testa di Orfeo e rendere al cantore gli onori funebri. Il suo capo reciso fu così trovato da un pescatore presso la foce del Melete e fu deposta nella grotta di Antissa. In quel luogo la testa di Orfeo iniziò a profetizzare finchè Apollo, vedendo che i suoi oracoli di Delfi, Grinio e Claro non erano più ascoltati, si recò alla grotta e gridò alla testa di Orfeo di smettere di interferire con il suo culto. Da quel giorno la testa tacque per sempre. Apollo, per onorare Orfeo, decise di porre la sua immagine nel cielo che divenne la costellazione della Lyra.

 

 

 

 

 
 
 

Blog in pausa per motivi personali! A presto. Un abbraccio.

Post n°213 pubblicato il 12 Luglio 2011 da rigel2_rm

 

Il blog è in pausa per qualche giorno, ho diversi impegni e non riesco a seguire tutto e vorrei anche riposare un po'! eheheheheh. A presto!!! Bacioni.

 

 

 

 
 
 
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Video creato in collaborazione con Alessandro (AngelFree)

 

 

 

 

 

 

 

 

NON TUTTI SANNO CHE:

COLORO CHE SONO TITOLARI DI UN PROFILO

O DI UN BLOG CON DATI SUFFICIENTEMENTE CHIARI

(ES.:FOTO O NOME) DA RICONDURRE A UNA PERSONA

RICONOSCIBILE NEL MONDO REALE E SONO OGGETTO

DI INGIURIE/OFFESE NEL WEB,POSSONO DENUNCIARE

PENALMENTE L'OFFENSORE

E CITARLO PER DANNO

La Corte di cassazione con la sentenza n. 8824 della Quinta sezione penale depositata il 7 marzo 2011, ha condannato chi, utilizzando un nickname su un forum online diffondeva ingiurie, in forma anonima, nei confronti di altre persone.

L'indirizzo Ip ha inchiodato l'autore della diffamazione, confermando che la traccia digitale permette l'identificazione senza dubbi.

commissariato di P.S. online:

 

 

 

 

Grazie Leon! 

 

 

 

 

 

 

 

 

DONI DEGLI AMICI/E

  Ricevuti dal caro amico Enrico

 

 

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