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Questo blog si vede meglio con Firefox. Provare per credere !
Quante volte avete sentito parlare di privatizzazioni e liberalizzazioni, con i due argomenti spesso confusi tra di loro. A quel punto i favorevoli l'opinione che se ne fa è influenzata da questa confusione e diventa più di matrice politica che non economica.
Chiariamo: liberalizzare non è privatizzare. Sono due cose diverse. E finalmente qualcuno lo sottolinea su un blog del Fatto Quotidiano. Antonio Nicita, docente di politica economica all'Università di Siena, sottolinea che se si privatizza prima di liberalizzare, la seconda opzione tende a morire. Il problema è quello.
liberalizzare significa aprire il mercato ad altri operatori, non vendere le aziende pubbliche, che sarebbe la privatizzazione. In un mercato liberalizzato il pubblico non solo può essere presente, ma a mio avviso è auspicabile in molti settori. L'azienda pubblica, se gestita a dovere, fa da calmiere alle speculazioni dei privati che hanno maggior forza rispetto ad altri operatori minori.
Privatizzare, dare ad un privato (anche parzialmente) aziende dello Stato, delle regioni etc, significa regalare un settore in mano ad una società, senza creare opportunità per nuove aziende. Significa essere monopolisti o leader di un oligopolio di fatto, dove puoi decidere i prezzi e decidere se far fuori o meno le aziende minori. Un potere troppo grande che deve essere contrastato. Cosa che il mantenimento di aziende pubbliche può fare.
Questo può essere valido per i trasporti come per le banche.
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Monti sta portando avanti le proposte del suo governo. Alcune saranno condivisibili , altre meno. Andrà apprezzato il suo lavoro per il rigore finanziario, meno il modello su cui ci si basa sempre, cioé quello secondo cui la democrazia cede il passo alla finanza che influisce definitivamente sulle politiche statali da fare e non fare. Questo modello economico finanziario ha fallito, serve trasformarlo in modo che aiuti la società invece di creare nuovi problemi e nuove disuguaglianze.
Io però non riesco a togliermi dalla testa che Berlusconi si è dimesso continuando a farsi propaganda sui media, affermando che l'ha fatto per responsabilità. E' stato lo stesso figlio Piersilvio a dire che il governo Monti sarà una boccata d'ossigeno per Mediaset. La verità è che la crisi finanziaria legata allo spread stava cominciando a colpire la holding di famiglia, con continue perdite in borsa.
A quel punto Silvio si è tolto di mezzo, e di fretta. Questo è stato Berlusconi per l'Italia, e chi lo ha votato deve prenderne definitivamente coscienza.
Ora Berlusconi dice di essere daccordo sul ritorno dell'Ici ma non a una patrimoniale. E' disposto a far tornare un'imposta su cui si era fatto campagna elettorale nel 2006 e che tolse nel 2008, quando cominciò la crisi economica, piuttosto che mettere un'imposta sui grandi patrimoni, compreso il suo.
Come vedete Silvio fa e non fa quel che gli riguarda, il resto gli importa poco. E vedrete che non si è arreso, tirerà fuori l'ultima carta dal cilindro. Però forse sarà una uscita di scena molto triste.
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Berlusconi si è dimesso in questi minuti. E' un momento storico. Ma Berlusconi non si è arreso. Vedrete che cercherà di inventarsi qualcosa per rimettersi in sella al più presto e rompere le uova nel paniere di chi vuole un governo tecnico.
Ovviamente mi auguro che i suoi comportamenti abbiano gli stessi esiti di quelli di Napoleone dopo l'esilio all'Isola d'Elba.
Però, forse, comincia un'era diversa per l'Italia. Speriamo migliore però. VIGILIAMO.
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Il poco tempo a disposizione ha fatto crollare gli interventi su questo blog. Ma non posso non scrivere qualcosa su quel che sta accadendo. Questo blog nasce a pochi mesi dalle elezioni del 2006. Non aveva ben chiaro il suo futuro, ma in poche settimane decisi che se di qualcosa dovevo parlare, beh, doveva essere di politica. Eravamo a pochi mesi dalla fine del governo Berlusconi, e all'epoca sembrava fosse il tramonto del berlusconismo.
Sono passati quasi 6 anni dall'apertura di Rigitans' blog, di acqua ne è passata sotto i ponti (che detto ora sa di cinico, ma tant'è) e Berlusconi è ancora lì, sullo scranno più alto. Ma non è più come prima. Silvio non fa più presa. La crisi economica ha inclinato il suo rapporto populista con il suo elettorato, educato a pane e mediaset e illuso che "O Silvio o muerte".
L'uscita dal centrodestra di Casini prima e Fini poi è stato uno smacco. Berlusconi ha detto che finalmente poteva fare le riforme che gli italiani attendono dal 94. In realtà la situazione è precipitata. Dopo la fine della relazione con Veronica Lario non è stato più nulla come prima.
Silvio è esagerato nella sua banalità, lascia di stucco perché non sa più fare finta di essere una persona seria che voleva guidare il miracolo italiano del "L'Italia è il Paese che io amo". Silvio ha perso le elezioni locali, e perdendo Milano si sapeva che nulla sarebbe stato come prima (ad opera di un ex parlamentare di Rifondazione comunista poi). Ha perso il referendum, che aveva cercato di bloccare in qualsiasi modo. Il suo alleato leghista non sa più che pesci prendere. Il terzo polo determinante e quindi politicamente ricattatore.
Silvio è vecchio e stanco, come l'Italia del 2011. Ma mentre lui puà abdicare e farsi da parte (cosa che attenzione, non è ancora scontata, perché il coniglio nel cilindro è sempre pret a porter...l'Italia continuerà a essere stanca. Vedremo cosa ci sarà poi, chi vivrà vedrà.
Io stavo già meditando di porre fine a questo blog, che ormai stava perdendo la spinta propulsiva di prima, anche perché Libero non ha più investito sul miglioramento della piattaforma, almeno non quanto io immaginassi.
E' probabile che quando ci sarà una vera nuova fase politica deciderò di salutare tutti. Ma non sparirò dalla circolazione. Ho un altro blog, L'Eco della Terra, su cui parlo di ambiente. E probabilmente ogni tanto da quel blog parlerò anche di politica, anche in ricordo di questa esperienza su questo blog, un'esperienza formativa.
GRAZIE A TUTTI QUELLI CHE SONO PASSATI, HANNO LETTO E SOPRATTUTTO COMMENTATO. SPERO CI SIA MODO DI...RILEGGERCI ;)
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Non sto qui a spiegarvi cosa è accaduto a roma ieri. Voglio fare un discorso che va oltre. Mi pongo la domanda: come mai su quasi mille città in cui si è manifestato, il caos è avvenuto solo a Roma, capitale dell'ITALIA?
Come mai le forze dlel'ordine erano più intente a difendere i ministeri e i palazzi del potere e quasi assenti sul percorso del corteo, almeno finché non sono successe le violenze?
Datevi una risposta. Io aggiungo uno spunto di riflessione. Una manifestazione collegata a livello mondiale, in cui avrebbero partecipato 200mila persone da tutta Italia, poteva essere un problema per i reazionari che gestiscono il potere.
Il problema qui non sono poliziotti e carabinieri che stavano per strada, quelli fanno ciò che gli viene detto di fare e di non fare (certo, potremo chiedergli di organizzarsi internamente e pretendere modalità differenti di gestione e azione). Il problema è chi decide, sono i dirigenti, gli alti ufficiali. Il perché hanno preso certe decisioni e non ne hanno prese altre.
I cosiddetti black bloc hanno potuto fare il bello e il cattivo tempo. Hanno rovinato la giornata a me e a 200mila manifestanti, a una città intera e a milioni di cittadini italiani. Ma le istituzioni sono riuscite solo a non far scappare il morto. Per il resto c'è solo di che lamentarsi.
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