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v Mc 10,28-31 28Pietro allora gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». 29Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, 30che non riceva già al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. 31E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi». |
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La liturgia della parola, con il Vangelo di oggi, ci invita a diventare discepoli di Cristo. A ciascuno di quelli che vogliono seguirlo Gesù dà l’obbligo di rimanere fedele, per giungere alla meta ultima che è il cielo. E noi, pensiamo quanto costa a Gesù uno solo dei suoi discepoli? Sappiamo che il suo cammino porta a Gerusalemme, al Golgota? Siamo sicuri che riusciremo a camminare con lui fino in fondo?
Gesù ci presenta delle condizioni - ardue - per seguirlo: essere pronti a rinunciare alla famiglia, agli amici, all’onore, alla vita stessa. Rinunciare, insomma, a tutti i propri beni: “Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Una cosa è certa: seguendo senza alcuna riserva Gesù, restandogli fedeli, ci si procura la salvezza. Bisogna tuttavia chiarire che Gesù non esige da tutti una rinuncia tanto radicale. Da nessuno esige l’impossibile. È così che Gesù chiama ciascuno di noi sul suo cammino. La più grande “rinuncia” chiesta a tutti è un amore più grande, al quale siamo tutti chiamati. Ripensando alla sofferenza e alla croce di Cristo, invochiamo lo Spirito Santo: chiediamogli l’amore che ha portato Gesù alla croce e che ha compiuto il suo sacrificio. Preghiamo per essere pronti a seguire fedelmente il Signore sulla sua strada. |
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Dio altissimo e onnipotente, fonte di ogni bontà e di ogni gioia, facci comprendere che, seguendoti e facendo la tua volontà, noi siamo liberi. Allontana da noi ciò che ci separa da te ed elimina ciò che opprime il nostro corpo e la nostra anima, perché possiamo, con un cuore libero, fare la tua volontà. |
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In attesa dello Spirito Prima di salire al cielo, Gesù aveva raccomandato ai suoi di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere, nella preghiera, il dono dello Spirito che li avrebbe resi suoi testimoni fino ai confini della terra. Per questo, riuniti attorno a Maria, rimasero a Gerusalemme nel cenacolo concordi nella preghiera. Avranno pure rievocato ricordi preziosi del tempo vissuto con Gesù e ricordi amari per averlo abbandonato nella passione. Ora, nell'attesa dello Spirito, Maria era per loro sostegno e conforto. Luca racconta così il grande evento dello Spirito: "Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro, ed essi, pieni di Spirito Santo, cominciarono a parlare in altre lingue... E tutti dicevano con stupore: Com'è che li sentiamo parlare la nostra lingua nativa e li udiamo annunciare le grandi opere di Dio?" (cf Lc 2,1 ss).
O Maria, prega per noi e con noi perché, ricolmi dello Spirito, sappiamo vivere e comunicare le meraviglie di Dio. Anche noi, come ogni cristiano, siamo incaricati di essere testimoni coraggiosi e credibili di Gesù, ovunque ci troviamo. Aiutaci a stare uniti nella carità e nella preghiera e a vincere il rispetto umano per seguire Gesù senza preoccuparci di chi la pensa diversamente.
Fin dal Battesimo, lo Spirito di Dio vive in noi. Chiediamo a Maria di intercedere perché, corroborati dal fuoco del suo amore, siamo ovunque testimoni fedeli di Gesù. |
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San Massimo di Verona Vescovo Etimologia: Massimo = grandissimo, dal latino
La storicità di Massimo vescovo di Verona è alquanto difficile da stabilire, probabilmente è esistito nel IV secolo. Esso è ricordato in un Martirologio della Chiesa veronese del secolo XVI e nel ‘Martirologio Romano’ al 29 maggio, chiamandolo prelato di esimia dottrina e di specchiata virtù.
Santa Bona da Pisa Vergine Pisa, 1155/6 – 1207 Patronato: Hostesses Etimologia: Dal latino bonum, i; neutro.
Il Codice C 181 depositato presso l'Archivio Capitolare del Duomo di Pisa che raccoglie una prima biografia scritta dal monaco pulsanese Paolo, morto nel 1230, quando era ancora in vita la santa pisana ci informa che Bona nacque a Pisa verso il 1155/1156 nella parrocchia di San Martino di Guazzolongo nel quartiere di Kinzica. Mamma Berta era di origine corsa e dopo essersi stabilita a Pisa conobbe un mercante, Bernardo. Bona fu l'unico frutto di quel matrimonio: Bernardo si imbarcò quando Bona aveva solo tre anni e non fece più ritorno, lasciando così Berta in grandissime difficoltà economiche in quanto straniera e unica responsabile della famiglia. |
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PRIMA LETTERA DI PAOLO AI CORINZI CAPITOLO II
Carattere della predicazione di Paolo (continuazione)
[5] perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. Fondare la fede sulla potenza di Dio ha un solo significato: è fondarla sulla mozione interiore che lo Spirito opera nei cuori, quando è portato nel mondo dal missionario del Vangelo.
Un realtà deve essere certa. Anche se Paolo dice chiaramente qual è la sua volontà: egli non vuole cioè che la fede dei Corinzi sia fondata sulla sapienza umana. Questo lo dice per un eccesso di zelo, per un amore grande verso la verità, poiché nessuna fede potrà mai nascere sulla sapienza umana e partendo dalla sapienza umana.
La sapienza umana non ha questo potere, mai lo potrà avere. Dalla sapienza umana e per sapienza umana possiamo includere la teologia: anche da questa mai potrà nascere la fede.
Una buona lezione di teologia non fa nascere la fede. Se fa nascere la fede, non la fa nascere perché è una buona lezione di teologia, bensì perché in essa c’è lo Spirito Santo che opera. Lo Spirito opera solo nella santità del teologo o di chi amministra la sacra scienza delle verità della fede.
Anche se l’umana sapienza avesse un tale potere di generare la fede nei cuori – il che è assurdo – Paolo vuole evitare anche questa via. Egli non vuole che la fede venga in qualche modo immischiata con la sapienza umana, con l’umana intelligenza.
La fede è solo adesione alla Parola di Cristo e il convincimento nella Parola solo uno lo può fare: lo Spirito Santo di Dio. Ma se lo Spirito opera il convincimento nella Parola, non può certamente operare il convincimento nella nostra sapienza umana.
Questo spiega perché nonostante le molte parole che si dicono la fede non nasce e la vita cristiana non decolla. Non nasce e non decolla perché molti sono quelli che pensano che è dalla parola umana, dal dialogo, dalla sapienza, dalla filosofia e da ogni altro sapere dell’uomo che nasce la fede. Poiché lo credono, attorno a loro c’è il deserto di fede.
La fede non nasce dalla sapienza umana, perché questa è sempre in contrasto con la Parola del Signore. La sapienza umana non può contenere la saggezza ispirata che promana dalla parola di Dio. Mai. La Parola di Dio contiene una saggezza divina e quindi è grande quanto il cielo e la terra. Questa la verità sulla sapienza umana che non può generare la fede nei cuori. Se per assurdo fosse in grado di operare questo, Paolo neanche se ne vuole servire, perché appaia chiaro che la fede per lui si fonda solo sulla potenza dello Spirito Santo.
Lo Spirito Santo portato dal missionario del Vangelo scende nei cuori e li apre alla verità, li dischiude alla grazia, li prepara ad essere buoni cristiani costituendoli membri adulti nella comunità dei credenti che è la Santa Chiesa.
Per capire questo basti pensare cosa è avvenuto nella casa di Zaccaria non appena Elisabetta ebbe ascoltato il saluto di Maria. Lo Spirito del Signore che era sopra la Madre di Dio si posò su Elisabetta e questa ebbe svelato tutto il mistero che avvolgeva sua cugina.
Non appena lo Spirito di Dio si posa su di una persona, questa interiormente cambia, perché è solo e proprio dello Spirito creare la nuova vita nei cuori e donare la vera luce alle intelligenze, rafforzandone la volontà perché credano, si convertano, si aggreghino alla comunità dei credenti.
Chi ha esperienza con l’azione dello Spirito sa che dove noi uomini senza la potenza dello Spirito impieghiamo anche un secolo di tempo e un oceano di parole per convincere qualcuno senza alcun risultato. Allo Spirito del Signore è sufficiente che guardi una persona perché questa si apra al mistero di Cristo, lo accolga, si lasci rinnovare da Lui, immettendosi in un cammino di salvezza.
Domanda: se è così facile allo Spirito convertire un cuore, perché non lo converte sempre?
Lo Spirito Santo è portato dalla persona. Se la persona è poco santa, ha poco Spirito Santo che opera in essa. Questo è il motivo per cui è senza la forza di convertire, di illuminare, di formare alla giustizia un’anima.
Da qui l’urgenza e la necessità a che ognuno cresca lui per primo nello Spirito Santo e faccia crescere la potenza operativa dello Spirito dentro di lui. Questo avviene attraverso la crescita in sapienza e grazia, che per noi è la santità cristiana.
Meno santi, meno conversioni, perché meno Spirito Santo dentro di noi. Meno santi e più parole umane si dicono, ma senza alcuna conversione, perché privi dello Spirito del Signore. |
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v Mc 10,17-27 17Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». 18Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». 20Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». 21Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». 22Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. 23Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». 24I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com'è difficile entrare nel regno di Dio! 25E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». 26Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». 27Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». |
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“Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!”, dice Gesù al giovane ricco che gli chiede la via da seguire per giungere alla vita eterna. È in grado di seguire Cristo solo l’uomo che ha capito che soltanto Dio è grande e che tutto il resto è piccolo ed effimero. Ma comprendere ciò è già una grazia e non dipende da noi. Gesù chiama tutti noi, chiama ogni uomo a seguirlo, si rivolge a tutti i credenti della terra, così come ci insegna la Chiesa. Ma non tutti sono chiamati a seguire Gesù allo stesso modo: non tutti devono rinunciare ad ogni loro bene, non tutti devono subire il martirio. Gesù dice al giovane che vorrebbe seguirlo: “Tu conosci i comandamenti”. E, quando questi gli risponde di averli osservati fin dalla sua giovinezza, Gesù, “fissatolo, lo ama” e gli dice: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri... poi vieni e seguimi”. Gesù lo fissa. Lo sguardo divino, pieno di grazia, si posa su colui che egli chiama. È interessante rileggere l’incontro di Pietro e di Gesù, così come è narrato nel Vangelo secondo Giovanni. “Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: ‘‘Tu sei Simone, il figlio di Giovanni...’’”. Dio chiama gli eletti per nome, li conosce per mezzo del suo sguardo amoroso che tutto sa. Conosce gli uomini e gli uomini lo riconoscono. Gesù sa chi ha scelto e chiamato. Il Santo Padre Giovanni Paolo II, in occasione del suo pellegrinaggio a Monaco, rivolgendosi ai giovani, ha esclamato: “Siate aperti all’ascolto della voce di Cristo in voi. La vostra vita terrena è un’avventura e un rischio a senso unico: essa può diventare benedizione o maledizione”. |
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Con il Figlio risorto Tutti gli evangelisti raccontano episodi di Gesù risorto e apparso a molte persone. Anche Luca ne racconta alcuni e poi, in sintesi, afferma che Gesù risorto si mostrò vivo ai suoi "con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio". Devono essere stati giorni meravigliosi quelli passati con Gesù risorto. Quasi da far dimenticare le sofferenze vissute a causa delle sue torture e della sua morte. Ora Gesù confortava, rallegrava e insegnava ai suoi amici cose importanti per la loro vita e per la missione che li attendeva e che non sarebbe stata facile. Dopo esser rimasto con loro circa quaranta giorni, Gesù salì al cielo, e poiché i suoi amici continuavano a guardare in alto, mentre egli se ne andava, due personaggi si presentarono loro e dissero: "Perché continuate a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato tra voi assunto in cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l'avete visto andare in cielo" (cf Atti 1,10.11).
Ti immaginiamo, Maria, tra gli amici di Gesù, dopo la sua risurrezione. Ascoltavi attenta ogni sua parola, osservavi ogni suo gesto. Nulla sfuggiva al tuo cuore di madre e di fedele discepola. Ascoltavi e meditavi e, mentre godevi della sua visibile presenza, ti preparavi al nuovo compito di sostenere tutti i credenti, cioè la Chiesa, nelle difficoltà che avrebbe incontrato in seguito. Maria aiutaci a essere attenti a Gesù, che ci parla nel Vangelo, e a restargli fedeli nella nostra concreta situazione di vita, anche se non lo vediamo. Sappiamo di poter contare sulla sua promessa: "lo sarò con voi ogni giorno".
Preghiamo Maria perché interceda, ottenendo la luce della fede, per chi non conosce Gesù, per chi non crede in lui o lo rifiuta. |
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PER TE CHUCC.... E PER NOI
La morte non è nulla di terribile.
Dura e difficile
è soltanto la separazione.
Ma anch'essa diventa meno dura
e difficile al pensiero
che non ci separeremo per sempre,
ma soltanto per un breve periodo,
come per un viaggio, allo scopo
di ritrovarci poi eternamente
in una vita immensamente più bella
di questa quaggiù
e che non conoscerà fine.
Chucchiarella è tornata alla casa del Padre
venerdì 22 maggio 2009
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PER UN AMICO
Pinkkkkkk grazie!!! Alla fine dovevi
solo aggiungere... "...Ho detto tutto!"
UN RICORDO..UN VENTO...A...COME AMICIZIA..
Certe cose arrivano direttamente
al cuore. Grazie Viola!!!
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UN GRAZIE A PINKSY PER QUESTO PREMIO ESAGERATO!
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Premio blog brillante
Questo premio lo dono ad una persona che davvero se lo merita. Proprio perche' il suo cuore la sua Anima e tutta la sua persona, sono molto di piu' di questo oggetto. Io dono questo premio a RUTTOLIBERO. |
Grazie Avi per questo bellissimo premio che hai voluto generosamente dedicare a questo blog! Grazie di cuore!
Premio Creatività donato da AVITERBO35 il 5/10/08







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